Mahmoud Darwish, «Il Letto della straniera» | Alessandro Rivera Magos
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Alessandro Rivera Magos   
Mahmoud Darwish, «Il Letto della straniera» | Alessandro Rivera MagosA febbraio la casa editrice Epoché ha pubblicato un libro di Mahmoud Darwish,“Il letto della straniera”. Una raccolta di poesie del grande poeta palestinese scomparso il 9 agosto scorso - “il più grande del mondo”, come lo definiva Saramago.
Darwish è sempre stato identificato con la causa palestinese e la sua poesia definita voce di un popolo in esilio. “Il letto della straniera” ( Sarîr al-gharîba ) è una raccolta pubblicata nel 1999, dopo la seconda operazione al cuore del poeta (1998) - morirà a Houston, Stati Uniti, durante la terza - e prima della pubblicazione di quel dialogo con la morte che è “Murale”. Come Murale, anche questa raccolta è un dialogo privato e intimo, che si discosta dalla più consueta voce pubblica e continua ad aggiungere vastità al paesaggio della sua poetica, non ancora ben conosciuta in Italia.

“Il letto della straniera” è un dialogo tra il poeta e la sua amata a volte molto concreto, quasi orale: “paesi reali, non metafore, le tue braccia intorno a me”.

Anche quando diventa una riflessione a due voci sul sentimento, resta ben visibile l'immagine di una “notte privata”, che è ancora quella della poesia preislamica, come dice lo stesso poeta. Una notte però che è senza tempo, consumata nell'attimo che non finisce. E il dialogo diventa riflessione metafisica che arriva ad individuare il nucleo del sentimento amoroso in quella dualità irriducibile che lo fa assenza e presenza al tempo stesso. E Darwish ribadisce questa consapevolezza in tutto il libro.

Così, le parole che più ricorrono sono quelle della lontananza e dell'assenza: il viaggio e il viaggiatore, lo straniero e, ancora una volta, l'esilio. E non è un caso che gli unici riferimenti ad altre “coppie poetiche” siano a tre amori divisi: Romeo e Giulietta di Shakespeare, il poeta Qays ibn al-Mulawwah(1) , conosciuto come “il folle” ( Majnun , in arabo, letteralmente significa “ottenebrato”) di Leyla”, la donna di cui era innamorato e che fu data in sposa ad un altro, e il poeta Abu Amr Jamil(2) e la sua amata Buthayna, che furono costretti per tutta la vita ad amarsi clandestinamente. L'amore come separazione. Qays vagherà tutta la vita nel deserto, raccontando il suo amore nei falò delle notti carovaniere. E Darwish fa da eco ai lamenti di lei:

“Sento il grido lontano di Leyla
dalla camera da letto: Non lasciarmi
prigioniera di una rima nelle notti delle tribù,
non lasciarmi da loro come un racconto...”

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Mahmoud Darwish
Ma anche se arriva a dire, “Mi stupisce chi, pur conoscendo l'amore, ama ancora!”, con sapienza riconosce che anche la separazione è parte della dualità che compone quel mistero condiviso che è l'attrazione fra due persone, e che può essere unità che cancella la solitudine , come scrive Roberto Mussapi nell'introduzione. E Darwish lo conferma:

“Ho ricevuto il tuo amore con il pane
e non mi preoccupo della mia sorte
fino a che ti starà accanto”

In questo senso, suonano come un manifesto i primi versi del libro, un invito e un congedo che, nella loro perfetta contraddizione, contengono già tutto:

“Andiamocene come siamo:
una signora libera
e un amico fedele.
Andiamocene su due strade diverse,
andiamocene come siamo, uniti
e separati.”

note:
1) Qays ibn al Mulawwah, poeta beduino del I secolo dell'epoca islamica. Sono leggenda le sue poesie dedicate a sua cugina Leyla, che fu data in moglie a un altro uomo quando il poeta rivelo l'identità della sua amata.
2) Jamïl Ibn 'Abd Allā Ibn Ma'mar Al-'Udhrï, 660-701 circa. Amò Bathna o Buthayna, una donna della sua stessa tribù i Banū al-Aḥabb, che andò sposa ad un altro uomo.

www.epoche-edizioni.it/
Alessandro Rivera Magos
(05/03/2009)