«GAZA – Restiamo Umani», V.Arrigoni | Federica Araco
«GAZA – Restiamo Umani», V.Arrigoni Stampa
Federica Araco   
Non si può restare indifferenti davanti alla tragedia umanitaria che sotto il silenzio della comunità internazionale si è abbattuta sui palestinesi della Striscia di Gaza dal 27 dicembre al 18 gennaio.

«GAZA – Restiamo Umani», V.Arrigoni | Federica AracoÈ umanamente impossibile non farsi trascinare in un baratro di dolore e disperazione nell’apprenderne i particolari più raccapriccianti raccontati dai pochi coraggiosi testimoni che, pur potendo fuggire da quell’inferno, hanno scelto di restarvi per resistere e testimoniare.

Vittorio Arrigoni è uno di loro. Attivista per i diritti umani dell’ISM (International solidarity movement), era rientrato a Gaza con le imbarcazioni del Free Gaza Movement pochi giorni prima dell’attacco dell’aviazione israeliana. Malgrado i numerosi solleciti a lasciare la Striscia ricevuti dal Governo italiano, Arrigoni ha scelto di restare al fianco del popolo gazawi insieme ai suoi colleghi dell’ISM, l’unica organizzazione internazionale rimasta nel territorio dopo l’attacco.

Il disperato bisogno di denunciare le atrocità commesse a Gaza ha mobilitato numerosi giornalisti palestinesi, alcuni corrispondenti di media arabi ed internazionali e l’agenzia stampa Ramattan, spingendoli a lavorare in condizioni di estremo pericolo e con scarsissimi mezzi a disposizione. Senza il loro contributo le uniche notizie dell’offensiva militare sarebbero state quelle diffuse dai lanci stampa autorizzati dal governo di Tel Aviv poiché, chiudendo il valico di Erez, Israele ha negato l’accesso a Gaza agli oltre 400 giornalisti della stampa internazionale accorsi sul posto.

La lucida e quotidiana testimonianza del massacro che Vittorio Arrigoni ha trascritto nel suo blog ( http://guerrillaradio.iobloggo.com/ ) è ora raccolta nel volume “Gaza. Restiamo Umani”, pubblicato dal Manifestolibri lo scorso mese di marzo. Servendosi dei pochissimi internet point risparmiati dalle bombe e dotati di un generatore autonomo di energia elettrica, Arrigoni si è fatto portavoce di questa tragedia per scongiurare il rischio dell’oblio, il pericolo di una rimozione collettiva di quanto accaduto nella “più grande prigione a cielo aperto del mondo”. Questo reportage straziante, compilato con disperata energia contro l’inarrestabile avanzare di morte e distruzione, descrive violenze inumane perpetrate a civili inermi, senza risparmiare bambini, donne e anziani, indistintamente colpiti dalle bombe lanciate su abitazioni e ospedali, scuole, moschee, mercati, ambulanze.

Ne emerge un affresco insanguinato, “una Guernica fuoriuscita dalla tela per trasfigurarsi nella realtà” che ci restituisce uno scenario di morte e distruzione dove intere famiglie sono sterminate nelle proprie case sotto una pioggia incessante di missili e corpi estratti dalle macerie rimangono ammucchiati per ore nelle corsie di ospedali senza medicinali né personale medico sufficienti. Le poche ambulanze disponibili che viaggiano senza sosta per Gaza City sono costantemente prese di mira dall’artiglieria israeliana perché accusate di trasportare terroristi di Hamas. Ai volontari dell’ISM, e ai pochi medici e infermieri risparmiati dalle bombe, spetta il macabro lavoro di ricomporre i resti umani senza volto né identità strappati per sempre ad un’esistenza giudicata da altri non degna di esser vissuta.

Un assedio spietato, incapace persino di osservare le tregue concesse, il ferreo embargo e il sistematico bombardamento dei tunnel di collegamento con l’Egitto hanno messo in ginocchio una popolazione già stremata dalla fame e dal freddo, costringendola a cibarsi di pane rancido e acqua imputridita per diversi giorni.
«GAZA – Restiamo Umani», V.Arrigoni | Federica Araco
Vignetta di Gideon Rachman, pubblicata sul Financial Times il 5 gennaio 2009
L’operazione “Piombo Fuso” condotta dall’esercito israeliano con lo scopo ufficiale di colpire Hamas e impedire il lancio di razzi Qassam e Grad verso il sud del paese, ha causato una tragedia umanitaria senza precedenti.

La guerra di Gaza è stata anche una guerra "mediatica" che ha permesso al governo di Tel Aviv di far circolare in tutto il mondo false notizie. In primis la tregua non è stata rotta da Hamas: fu bensì l’offensiva israeliana, che il 7 novembre causò la morte di 6 gazawi, a riaccendere la tensione fra le due parti. Il lancio dei razzi Qassam verso il sud d’Israele è stato una risposta a questo attacco improvviso. Allo stesso modo occorre precisare che, durante la lunga tregua, Israele non ha fatto nulla per allentare il terribile embargo imposto a Gaza in seguito alla vittoria elettorale di Hamas, sanzione che ha privato di ogni genere di prima necessità un milione e mezzo di persone.

Oltre 20 mila case danneggiate, molte delle quali rase completamente al suolo dai carri armati israeliani o dalle bombe, 1300 vittime, di cui 410 bambini, migliaia di feriti e mutilati, senza contare gli irreversibili traumi psicologici subìti dai sopravvissuti, completano il tragico bilancio di questi 22 giorni di guerra. Fortunatamente, a conclusione del conflitto, le vittime israeliane sono state solamente 13, compresi 3 civili.
Ma questo è un bilancio ancora parziale.

L’esercito israeliano ha fatto un uso massiccio di bombe al fosforo bianco, bombe Dime (dense Inert Metal Explosive) –“con testata in fibra di carbonio e resina epossidica integrata con acciaio che fa uso di tungsteno”- e numerose altre armi proibite. L’uranio impoverito gettato senza esitazione sulla popolazione della Striscia, insieme ai residui di molti ordigni inesplosi abbandonati nel territorio, causeranno inevitabilmente malattie genetiche e patologie tumorali nel prossimo futuro. A pagarne le conseguenze, ancora una volta, la popolazione civile, ma questa volta senza alcuna distinzione tra israeliani e palestinesi.

“Chissà quanto tempo ci vorrà per curare questa terra e cicatrizzare le sue ferite”, si chiede Arrigoni a conclusione del suo diario. Pericolosi rigurgiti di odio e una mobilitazione dell’opinione pubblica senza precedenti nel mondo arabo rischiano di creare i presupposti per una terza intifada, che si preannuncia molto più violenta e sanguinosa delle precedenti.

Rimane infine da chiedersi se ci sia un vincitore in questa guerra di inumana violenza.
L’immagine di Israele nel mondo non resterà immune alle conseguenze delle atrocità commesse dal suo esercito, denunciate dall’alto Commissario dell’Onu, Navi Pillay, come “gravissime violazioni che possono costituire crimini di guerra”.
Imputazioni molto pesanti per una presunta democrazia.

Federica Araco
(01/04/2009)





parole-chiave: