“Il Quaderno” di Josè Saramago, blogger d’eccezione | Stefanella Campana
“Il Quaderno” di Josè Saramago, blogger d’eccezione Stampa
Stefanella Campana   
“Il Quaderno” di Josè Saramago, blogger d’eccezione | Stefanella Campana“Sono una persona pacifica, ma fate attenzione all’ira delle persone pacifiche. Vivo in uno stato di indignazione permanente. Sulla mia lapide voglio che si scriva: qui giace José Saramago, indignato. Ho 86 anni e continuo a vedere che il mondo vive male nonostante tutti i progressi, dimenticando che la vita deve portare verso la serenità e la responsabilità.” Il Nobel portoghese per la letteratura Josè Saramago, considerato il più grande romanziere vivente, sta parlando nell’aula magna di Scienze Politiche, all’Università di Torino gremita di giovani attenti. Un incontro atteso, l’occasione anche per il lancio della quinta edizione di Festivalstoria diretto dal prof. Angelo d’Orsi che affronta un tema intrigante: Il potere del libro. Il potere contro i libri. I libri contro il potere.
Ironico e schietto, l’autore di romanzi come “Cecità”, “Il Vangelo secondo Gesù”, “Memoriale del Convento”, “Il viaggio dell’elefante” è anche un blogger d’eccezione. Infatti il suo ultimo libro “Il Quaderno” (prefazione di Umberto Eco) raccoglie i testi scritti on line tra settembre 2008 e marzo 2009. Interventi spesso scomodi su avvenimenti e persone che hanno suscitato anche aspre polemiche. Non a caso esce per Bollati e Boringhieri e non con Einaudi (attualmente del gruppo Mondadori) per venti anni suo editore italiano che ha rifiutato di pubblicarlo per i numerosi attacchi dell’autore a Silvio Berlusconi. In Portogallo è andato subito esaurito e anche in Italia sta avendo un buon successo.
Saramago già annuncia il suo prossimo romanzo “Caino”, in uscita in Portogallo, America Latina e Spagna, reinterpretazione del primo fratricidio tramandato dalla Bibbia. Da ateo convinto Saramago rivaluta il primogenito di Adamo e Eva. Ironia e humour non mancheranno in questo libro che provocherà sconcerto e qualche angustia, assicura Pilar del Rio, la simpatica moglie giornalista e traduttrice che lo accompagna e a cui si deve l’idea del blog e di pubblicarne i testi nel “Quaderno”.
Per essere una persona che adora il silenzio, parole sue, Saramago è un fiume in piena quando viene interpellato. Un giudizio sull’Italia? “E’ un grande paese sotto ogni punto di vista, ma all’estero nessuno riesce a capire perché Berlusconi rimane al potere. Mi sembra una perversione diabolica da parte degli italiani: eppure basterebbe usare il voto per cambiare. C’è un malessere sociale che potrebbe portare a una svolta, tanto più che in Italia c’è stato un Mussolini, che ci sono camorra mafia e n’drangheta…” Un ritorno al Fascismo? “E’ un’ipotesi teorica ma se tornasse sarebbe un’altra cosa, si presenterebbe in modo diverso. Per semplificare, non con le camicie nere ma in camicie bianche, mimetizzato…”
“Il Quaderno” di Josè Saramago, blogger d’eccezione | Stefanella CampanaSaramago parla della profonda crisi economica, del salvataggio delle banche “con i nostri soldi eppure alcune continuano nei loro comportamenti di profonda immoralità”. Più volte invitato all’Università di Torino in veste di docente (dove gli fu conferita la laurea Honoris Causa), come nel 1990 per una lezione sul grande poeta spagnolo Antonio Machado, il romanziere portoghese viene sollecitato a dare un consiglio ai giovani che in questo momento storico sembrano avere poche speranze sul loro futuro. “Non do consigli a nessuno. Tutti noi siamo responsabili della nostra vita” . Ma poi gliene sfugge uno: “Se uno vuole diventare scrittore dico di non avere fretta ma nemmeno di perdere tempo. Essere scrittore è una responsabilità enorme: la letteratura non ha una funzione morale, è un’espressione globale dei sentimenti dello scrittore. Io non mescolo mai dibattito politico e letteratura”.
Ma è fuori di dubbio che nel suo ultimo libro Saramago scrive con passione, spesso con durezza, anche di politica. Non risparmia nessuno nelle sue critiche: a George Bush riconosce un solo programma che ha funzionato alla perfezione: la menzogna. Si scaglia contro gli italiani che portando al potere Berlusconi per tre volte si mostrano “indifferenti a qualsiasi considerazione di ordine morale. In effetti, nel paese della mafia e della camorra, che importanza potrà mai avere il fatto provato che il primo ministro sia un delinquente?” Brusio in sala e applausi a chi precisa “non siamo tutti berlusconiani”. D’altronde nel libro spiega di sentirsi “offeso” nel suo amore per l’Italia, per la cultura italiana, per la storia italiana, “offeso nella mia pertinace speranza che l’incubo abbia fine…”
E’ duro il suo giudizio sulla politica di Israele nei confronti dei palestinesi, “da 60 anni costantemente umiliati da un esercito che ripete gli stessi abusi che i nazisti avevano inferto agli ebrei. L’occupazione della Cisgiordania, il muro, sono una vergogna. Eppure chi protesta viene subito accusato di antisemitismo”. Come è successo appunto a Saramago. Comunista convinto e non pentito si scaglia anche contro la sinistra “non ha la più schifosa idea del mondo in cui vive”.
Ateo da sempre non sopporta di vedere i signori cardinali e i vescovi “abbigliati con un lusso che scandalizzerebbe il povero Gesù di Nazareth”. Ma davanti “alla dignità e al coraggio dello scrittore giornalista Roberto Saviano, maestro di vita” si sente “umile, quasi insignificante”.
I suoi toni si addolciscono quando si riferisce a personaggi femminili. Con accenti femministi consiglia a Hillary Clinton di recuperare il suo cognome Rodham, ricordando come l’obbligo di portare il cognome del marito sia stato e continui ad essere “un’altra forma di sminuimento dell’identità personale e di accentuazione della sottomissione che sempre ci si aspetta dalla donna”.
Nei suoi ripetuti cenni alla moglie Pilar traspare amore, ammirazione. “Ho un’idea molto alta delle donne”, ammette Saramago, “ma nei momenti in cui assumono il potere diventano come gli uomini. La logica del potere schiaccia tutti”. L’omaggio più bello al genere femminile di Saramago arriva all’indomani della festa dell’8 Marzo, dopo aver espresso il suo stupore nei confronti del disgraziato pianeta in cui metà della popolazione deve scendere in piazza per rivendicare quel che ormai dovrebbe essere per tutti ovvio…”Di una cosa sono certo. Con le donne il caos non si sarebbe installato in questo mondo perché loro hanno sempre conosciuto la dimensione dell’umano”.

www.festivalstoria.org

Stefanella Campana
(15/10/2009)


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