"Emigrant", il libro che racconta una storia passata, ma anche attuale | Jovica Momčilović, emigrante, guerra, Bosnia Erzegovina, Bookcity Milano
"Emigrant", il libro che racconta una storia passata, ma anche attuale Stampa
Tatjana Đorđević   

"Emigrant", il libro che racconta una storia passata, ma anche attuale | Jovica Momčilović, emigrante, guerra, Bosnia Erzegovina, Bookcity MilanoViviamo in un mondo dove le vite degli “altri” valgono poco o niente. Oggi tutti noi siamo i testimoni delle vite spezzate, delle persone che hanno perso tutto e che emigrano altrove cercando la vita migliore.  Il libro “Emigrant” di Jovica Momčilović, serbo di Sarajevo ma bergamasco d’adozione, presentato in occasione del Bookcity Milano, parla di una storia passata, quella della guerra in Bosnia Erzegovina, ma comunque attuale in questi anni di guerre nei paesi che circondano il Mediterraneo.

I protagonisti di questo libro sono i serbi costretti a emigrare in tempi e da luoghi diversi. Una storia che racconta gli incontri durante la fuga e la guerra, che narra le coincidenze che influiscono e modificano i percorsi dei protagonisti, portandoli a vivere e rivivere anche storie non loro ma che, per misteriosi aspetti, li riguardano.

 

La prima pagina del suo libro comincia con la frase “Io sono emigrante, ho perso l’anima, ho solo libertà, dov'è casa mia c’è malinconia”. A chi si riferisce?

Il libro mette in scena tanti personaggi che vivono la maledizione o la fortuna dell'emigrazione. Personaggio centrale di tutti i miei libri, e dunque anche di questo, è il piccolo uomo che fa di tutto per fare qualcosa. Ma non fa altro che subire, ed è sempre in perdita. Se nasce, nasce come l'unico essere vivente, consapevole che si nasce per morire. Se ama, ama consapevole che sarà odiato ed abbandonato oppure abbandonerà qualcuno. Se trova qualcuno sul suo cammino, lo trova per perderlo. Quell'uomo, spesso lo descrivo in uno scenario di guerra, perchè considero la guerra la cosa più sincera che l'uomo abbia inventato.

Uno dei racconti in questo libro riporta il titolo “Sangue sporco”, la storia che ci porta nel 1913 in un villaggio dei pastori tra le colline sulla frontiera bulgaro–serba. Cosa succede lì?

“Sangue sporco” è l’altro titolo del libro. È il nostro inizio, e ognuno di noi ha il suo. È il bagaglio che dobbiamo portare, ma d’altra parte non è il nostro bagaglio…è quello arrivato gratis, dagli altri, come l’eredità. È una cosa sulla quale dobbiamo contare, e se non lo faccessimo noi, lo faranno gli altri.

Tutto quello che succede, in questo libro, è avvolto da un alone mistico ed esplora quattro principali aspetti. Quali sono?
Il libro “Emigrant” si basa su quattro cose fondamentali: il destino , non possiamo controllare, anche se ci riguarda; la coincidenza, cioè l’aspetto fondamentale della vita, anche se non pensiamo che sia
così; il sentimento che ci guida nella nostra eterna ricerca di trovare la bestia da cavalcare, la bestia che si chiama amore; e infine il mistero che avvolge, soffoca e affoga ogni attimo della nostra esistenza. Il libro è la semplice storia di una madre e dell’amore.

Sei nato e cresciuto a Sarajevo. Quando è cominciata la guerra in Bosnia sei arrivato in Italia, nel 1993. Come descriveresti quella guerra?

La guerra è disgrazia, miseria, paura, morte, violenza, fame, malattia. Guerra è disprezzo, e mancanza d'amore. La guerra è disumana ma fatta su misura d’uomo. È il buio e la fine di ogni cosa per noi conosciuta, ma d’altra parte è l’inizio di ogni cosa per noi sconosciuta. È una cosa desiderata come nessun'altra...è l’amore dell'odio.

Come era la vita a Sarajevo e come è Sarajevo oggi ?

Sarajevo era la mia casa. Però oggi quella città appartiene a qualcun’altro. Non posso dire niente altro, ho un cuore solo e dentro esso non c'è più posto per l'amore o per l'odio.

 

Vivi ormai da tanti anni in Italia. Ti senti a casa?

Ogni tanto penso che dovrei sistemare la mia vita in un posto che si chiama davvero casa. Ne ho trovata una, più sicura, che durerà quanto durerò io. È quella dentro di me. Ce n'è anche una più bella, che i fortunati trovano. È la sensazione di avere la casa in qualcun altro. La mia si chiama Alessandra, mia moglie. In realtà ogni cosa significativa è la casa, e va bene che sia così. Così nessuno può portarle via tutte. Italia è “la casa” bella, ed è anche “la mia casa”.

 

Dopo tutto quello che hai vissuto, come vivi oggi?

Quel “dopo tutto” non ce più. L’ho visito quando c’era. Adesso vivo prima di tutto. Non faccio altro che respirare. Respiro. Cammino. Cammino verso...Verso dove? Verso cosa? Cosa sono? Quello che ero...era. Vivere....È vivere gli altri. Cammino. Respiro.

//Jovica MomčilovićJovica Momčilović

 


 

Mi hanno preso il nome

Non serve più

È inutile chiamarmi

Non so rispondere

Mi hanno preso l’amore

Non lo faranno più

Amo così tante e tanto

Nessuno sarà in grado

di portarle tutte via

Mi hanno preso la casa

Sono dentro

Io sono fuori

Ogni cosa è casa

Chi può portare via ogni cosa?

Mi hanno preso la nazione

Non è un problema

Ne ho una migliore

La mia nazione sono i vivi

Anche se li eliminano

Continuerò…

Io sto meglio con i morti

Non sono morti per niente

Mi hanno preso i soldi

Che favore

I malvagi hanno preso il male

Mi hanno preso il lavoro

Non ho più lavoro

Ringrazio Dio

Mi hanno preso la speranza

Mi fa ridere

Non spero niente

Non ho niente

per non avere niente

per essere libero

per poter vivere

Possono annientare me

È inutile

L’hanno già fatto

Sono intoccabile

Troppo forte per loro

Non possono fare più niente

Sono più forte del destino

Il destino è il futuro

Non lo voglio il futuro

È troppo lontano

Il presente è mio

Non possono fare più niente

Io sono emigrante

Non riusciranno a trovarmi

Io sono pazzo

ma non sono stupido

 


 

Tatjana Đorđević

29/11/2016