La donna araba, dal serraglio al blog | Federica Araco
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Federica Araco   
La donna araba, dal serraglio al blog | Federica Araco
Lilia Zaouali
Lilia Zaouali ha occhi attenti e curiosi che si illuminano di speranza quando parla del suo Paese, la Tunisia. Scrittrice originaria di Sfax, vive da anni tra la Francia e l’Italia, dove ha studiato e insegnato. Ma ora ha deciso di tornare a casa “almeno fino a ottobre – racconta – per le elezioni dell’Assemblea Costituente”. Molto attiva nella lotta per i diritti delle donne nel mondo arabo, “ambasciatrice” del movimento femminista tunisino all’estero, Lilia è orgogliosa del ruolo centrale che hanno avuto le donne in Tunisia ed Egitto, durante e dopo le rivoluzioni dei mesi scorsi.

“Per comprendere il fermento femminista nel Maghreb e nel Mashrek – spiega – è necessario fare un passo indietro e ripercorrere la storia dei movimenti per i diritti delle donne in questi Paesi. In Tunisia, per esempio, si dice che la donna abbia goduto di enormi privilegi grazie alla politica laica e occidentalista del presidente Habib Bourguiba che, dopo l’indipendenza, avviò alcune riforme rivoluzionarie. A cominciare dal nuovo codice della famiglia, che riconosceva alle donne diritti fondamentali mai concessi prima da nessuna società islamica. Mi riferisco al diritto al voto, alla possibilità di scegliere il proprio marito, al divieto di poligamia e alla legalizzazione di aborto e divorzio. Un’altra figura di riferimento, ancor prima di Bourguiba, fu Tahar Haddad, sindacalista e politico degli anni Trenta che, nei suoi articoli, denunciava la condizione della donna araba proponendo una riforma della società basata sull’istruzione femminile.
In effetti siamo abituati a pensare che la lotta per l’emancipazione delle donne sia frutto di concessioni da parte degli uomini al potere, ma non è così. Negli anni Venti in alcuni Paesi arabi esistevano molte donne ben istruite, capaci di leggere e scrivere in diverse lingue e che, pur vivendo velate e rinchiuse nei serragli, cominciarono a interessarsi al movimento femminista inglese per il suffragio universale. Pur segregate, alcune di loro riuscirono a pubblicare interessanti articoli nei quali rivendicavano i loro diritti”.

Può fare qualche esempio?

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Huda Shaarawi
La poetessa libanese Zaynab Fawwaz nel 1904, in Egitto, diede alle stampe al-Rasa’il al-Zaynabiyya ( Le lettere di Zaynab ), un libro che parlava dell’emarginazione delle donne nelle società arabe. Come lei, anche altre intellettuali cercarono di prender parte attivamente al movimento di rinascita avviato a metà Ottocento. In effetti, nessuno chiese loro di parteciparvi, furono loro a imporsi scrivendo e pubblicando articoli e saggi dai contenuti rivoluzionari. Nel 1907 Nabawiyya Mussa, una donna della media borghesia egiziana, fu la prima musulmana a sostenere l’esame di maturità. Dopo il diploma, pubblicò un libro sul lavoro femminile e creò al Cairo due scuole per ragazze, di cui fu direttrice, guadagnando lo stesso stipendio di un uomo, cosa eccezionale all’epoca. Nel 1920 fu creata una sezione femminile del partito Wafd con Huda Shaarawi alla presidenza. Huda, Nabawiyya e Saiza Nabarawi parteciparono a Roma al meeting internazionale femminista del 1923, in rappresentanza delle donne egiziane. In quegli anni, la principessa Nazli, al Cairo, aveva creato un salotto letterario dove donne e uomini potevano scambiare opinioni su arte, cultura e letteratura parlando attraverso un velo. Il giurista e riformatore Mohammad Abduh, che partecipava agli incontri, si impegnò a favore dell’emancipazione femminile nel Paese anche grazie al fecondo scambio di idee che condivise con queste donne coraggiose e stimolanti. Dopo la morte del marito, Nazli si risposò e si trasferì a Tunisi, dove creò un altro salotto culturale molto conosciuto e frequentato dagli intellettuali dell’epoca. Lì, la femminista Manoubia Wertani aveva già cominciato a scoprire il volto in pubblico, rivendicando negli articoli che pubblicava sui giornali socialisti e riformisti la sua battaglia contro il velo. In quegli anni il Paese stava vivendo una fase di modernizzazione che ricevette un impulso decisivo con le riforme della Costituzione del 1959. Tra le principali novità, c’erano l’abolizione della tassa per ebrei e cristiani e l’apertura delle prime scuole non coraniche per l’insegnamento di materie come il greco, il latino, la matematica e le lingue.
Conoscere la vita di queste donne straordinarie è importante per capire che le conquiste in materia di diritto in Tunisia, come in Egitto, sono merito della loro rivoluzione invisibile e silenziosa, non di concessioni da parte di uomini di potere.

Dal serraglio al blog, in un secolo di lotta, la militanza femminista nel mondo arabo oggi deve ancora fare i conti con una concezione patriarcale della società, che subordina il ruolo della donna a quello dell’uomo...
Nel mondo arabo la figura del Califfo, e poi del Sultano, come rappresentanti del potere divino sulla terra, hanno posto l’uomo al comando della comunità, sia a livello politico e religioso che a livello dell’organizzazione sociale e tribale con la figura del pater familias . La cacciata del dittatore, in Tunisia e in Egitto, esprime anche il rifiuto di questo modello culturale e politico che ha incarnato per secoli un archetipo molto forte e schiacciante. Spero che questo permetta alle nostre società di trasformarsi ed evolvere con meno paure e meno complessi.

Quali sono, oggi, le rivendicazioni delle donne in Tunisia, da un punto di vista giuridico?
I due punti fondamentali riguardano l’eredità e il matrimonio.
La Sharia prevede una spartizione dell’eredità che penalizza le donne rispetto agli uomini. In Tunisia non tutte le famiglie rispettano questa usanza, ma è importante che la parità dei diritti venga ufficializzata. Il secondo punto riguarda il diritto di una donna musulmana di sposare un non musulmano. Le unioni miste sono ad oggi vietate nel Paese, a meno che l’uomo non si converta all’Islam. Un’altra rivendicazione importante per i movimenti femministi tunisini è il diritto al lavoro. I gruppi islamisti, come Ennahda e Tahrir, in vista delle elezioni di ottobre, stanno cercando di convincere le donne meno istruite che lavorano nelle fabbriche o nelle case borghesi ad occuparsi delle faccende domestiche e dei figli. Finanziati dai paesi del Golfo, come il Qatar, ma anche dalle rimesse degli emigranti dalla Francia, questi partiti hanno molti fondi e garantiscono alle operaie lauti stipendi se accettano di lasciare il loro posto di lavoro per tornare a fare le casalinghe. Questa campagna ha un chiaro obbiettivo politico: evitare che le donne in fabbrica aderiscano ai movimenti sindacali e, tramite loro, ai partiti di sinistra, che sono tutti laici. Il voto delle donne, agli occhi di Ennahda, rappresenta un pericolo perché può determinare il risultato elettorale a favore degli schieramenti democratici.

Che rapporto c’è tra femminismo e sindacalismo in Tunisia?
Il processo di emancipazione femminile nel Paese è fortemente legato all’industrializzazione. In qualche modo la lotta femminista è stata accelerata dalle condizioni di vita e di lavoro nelle fabbriche, dove è nata un’ideologia dell’organizzazione che ha costretto le donne a confrontarsi su bisogni molto concreti. Lo sviluppo industriale ha cambiato la struttura famigliare favorendo la mobilità sociale e l’urbanizzazione. Molte donne si sono ritrovate a vivere e a lavorare in città diverse da quelle di origine, dove hanno lasciato la famiglia che rappresentava un importante sostegno per la crescita dei figli. Il cambiamento della struttura sociale ha fatto emergere esigenze diverse, trasformando la mentalità e creando nuovi obbiettivi da raggiungere in materia di diritti e rivendicazioni.

La società civile tunisina ha vinto un’importante battaglia, ottenendo la parità nelle liste dei partiti politici per l’elezione dell’Assemblea Costituente. Un risultato che fa ben sperare per il futuro.
Dopo il 14 gennaio è stata creata in pochissimo tempo una “Commissione uguaglianza” grazie al sostegno della parte laica della popolazione, che rappresenta circa l’87% del Paese. Le forze islamiste sono in rimonta, ma dagli ultimi sondaggi sembra che la coalizione di sinistra possa ottenere il 50% dei voti. Sta anche nascendo una compagine di destra molto importante per mantenere e garantire un equilibrio politico e un contesto di vero pluralismo. Inoltre, stanno nascendo centinaia di associazioni, e questo è segno di un profondo coinvolgimento della cittadinanza nella cosa pubblica. "Engagement citoyen" è una delle associazioni più dinamiche: è composta da giovani qualificati senza alcuna appartenenza politica e fa un grosso lavoro per le donne operaie che, nella maggioranza dei casi, non sanno di avere dei diritti. Ma il vero problema in Tunisia, oggi, è di carattere economico. Il numero dei disoccupati è aumentato, i poveri sono sempre più poveri e tra questi le vedove e le donne divorziate, magari con figli a carico, hanno maggiori disagi e sono anche le più fragili. Perciò, secondo me, il compito delle associazioni cittadine non deve limitarsi a incoraggiare "le réveil politique", ma dovrebbe cercare il modo di aiutarle a raggiungere condizioni economiche più dignitose, tagliando la strada ai partiti corrotti che comprano i voti.
Nonostante questo, sono ottimista per la Tunisia, credo che ce la farà.
Malgrado la paralisi di alcuni settori dell’economia, ogni giorno a Tunisi e nelle principali città del Paese ci sono dibattiti, mostre, festival culturali, fiere di agricoltura e di design. Il sistema scolastico ha ripreso a funzionare e gli esami si sono svolti come ogni anno. La società civile è in fermento e le donne in questo nuovo contesto hanno un ruolo sempre più importante. Non è un miracolo questo?

Federica Araco
11/07/2011


Lilia Zaouali
Studiosa del Mediterraneo del XVI secolo (Dottorato alla Sorbona), ha insegnato al dipartimento di Etnologia, Antropologia e scienze della religione all'Università di Jussieu a Parigi e ha collaborato con alcune università italiane. Autrice di L'islam a tavola dal medioevo a oggi , Laterza ( La grande cuisine arabe du Moyen Age , Officina Libraria) e di numerosi racconti in pubblicazioni collettive come "La pupa di zucchero" in Il sogno e l'approdo. Racconti di stranieri in Sicilia , Sellerio.





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