“Storia delle relazioni tra ebrei e musulmani, dalle origini ai giorni nostri” | Benjamin Stora, Nathalie Galesne, Albin Michel, Abdelwahab Meddeb, colonialismo, ebrei e musulmani, Elias Sanbar, Denis Charbit, WALLS-separate worlds
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Nathalie Galesne   

Innanzitutto non lasciatevi ingannare da questa enciclopedia di 1200 pagine perché, se da un lato questa "Storia delle relazioni tra ebrei e musulmani, dalle origini ai nostri giorni" (Albin Michel) rappresenta una somma colossale, è anche una tumultuosa traversata di saperi, un percorso atipico per raccontare i rapporti tra ebrei e musulmani, solitamente imbrigliati in una camicia di forza ideologica che lascia ben poco spazio all'esattezza dei fatti, alla complessità della storia e all'analisi dei ricordi traumatici.

“Storia delle relazioni tra ebrei e musulmani, dalle origini ai giorni nostri” | Benjamin Stora, Nathalie Galesne, Albin Michel, Abdelwahab Meddeb, colonialismo, ebrei e musulmani, Elias Sanbar, Denis Charbit, WALLS-separate worlds 

Centoventi specialisti di altissimo livello ( tra storici, antropologi, filosofi, etc.) hanno lavorato sotto la direzione di Abdelwahab Meddeb e Benjamin Stora, per ricostruire più di tredici secoli di convivenza tra ebrei e musulmani, dalla nascita dell’Islam alle grandi fratture del presente "da est a ovest, da nord a sud, dal Marocco all'Iran e all’India, dall’Andalusia allo Yemen, dall’Algeria all’Egitto o alla Mesopotamia, dall’Asia Minore fino ai Balcani...".

Al di là della cronologia e dei numerosi paesi che ci invita a scoprire quest’opera, l'originalità del lavoro risiede anche nel suo modo di incrociare le fonti, di indagare le memorie, far luce sulle rappresentazioni e sulle narrazioni reciproche. Questo è ciò che propone in particolare la quarta sezione dedicata agli aspetti trasversali dove confluiscono articoli di esegesi, letteratura, musica, arte culinaria, etc.

“Volevamo superare il prisma che isola ciascuna delle due identità” scrivono nell’introduzione i due co-direttori, “oltrepassare i confini per superare i vincoli del comunitarismo e dei nazionalismi e collocare questo rapporto sull'orizzonte della storia universale, dove si è manifestato. [...] Ci siamo impegnati a rendere possibile questa storia distanziata, equilibrata, pacata, che sembrava in un primo momento impossibile”.

Eppure i dubbi restano: un libro del genere può davvero essere condiviso da entrambi i lati del Mediterraneo, dai due versanti del muro che divide israeliani e palestinesi? Esiste un tipo di storia in grado di "tracciare le vie della riconciliazione", per superare l'inconciliabile mentre numerosi conflitti rimangono ancora oggi senza una soluzione politica?


 

//Benjamin StoraBenjamin StoraIntervista con Benjamin Stora

Pensa che questo libro possa davvero aiutare a superare gli ostacoli ed essere accolto da comunità antagoniste?
Non credo che il lavoro storico o accademico sia sufficiente per riconciliare le memorie, per questo gli atti politici sono assolutamente indispensabili. Tuttavia, c’è da ormai mezzo secolo una tale carenza, una tale separazione tra ebrei e musulmani, un tale abisso di incomprensione tra di loro, una tale progressiva scomparsa nello spazio pubblico musulmano delle minoranze, soprattutto quella ebraica, ma anche cristiana, che il solo fatto di restituire questa storia è in sé un atto politico e sovversivo. Bisogna sapere che oggi le persone di 20-30 anni non hanno mai visto un ebreo nel loro spazio abituale, e anche quando gli si parla di convivenza tra ebrei e musulmani nelle città arabe hanno l’impressione che non ci sia mai stata e che si tratti piuttosto di revisionismo.

 

Eppure esiste un ricordo di questa convivenza, non è forse trasmesso dalle generazioni che l’hanno vissuta?
Ci sono sicuramente delle famiglie che hanno vissuto con le comunità ebraiche e che ne hanno parlato, ma c'è una tale ideologizzazione tra i giovani che questa antica tradizione di famiglia è difficile da trasmettere. Queste storie sono percepite come esagerate, falsificate, sono considerate come parti di una nostalgia fuori luogo delle persone anziane che non capiscono il senso della storia e la abbelliscono. Così l'atto di restituire la storia e la memoria diventa in sé politico.

 

Questo aspetto solleva la questione della ricezione dell’enciclopedia?

La ricezione passa innanzitutto dalla traduzione, e c'è una battaglia per la traduzione di questo libro in arabo che non è stata ancora vinta. In primo luogo perché ci sono problemi economici, ma anche blocchi ideologici profondi. La vera sfida è quella di trovare attori capaci all'interno del mondo arabo di trasmettere questa storia. Tuttavia, ci sono pochissimi grandi storici del mondo arabo che vivono nel Maghreb che sarebbero in grado di farsene carico. In effetti, le autorità politiche hanno diffidato di loro preferendo gli ideologi del nazionalismo arabo o dell’islam agli storici che evitano queste idealizzazioni del mondo per guardare ai fatti. Tuttavia, anche se sono in pochi, qualcuno c’è, ed è proprio tra i collaboratori di questo libro.

 

Lei ha parlato di accelerazione della storia, potrebbe chiarire cosa intende?
La separazione inizia nel diciannovesimo secolo con il colonialismo ( cfr. il decreto Crémieux ). Ma l'accelerazione comincia a metà del ventesimo secolo. Si tratta dunque di capire come cinquant’anni hanno potuto rimuovere tredici secoli di convivenza tra ebrei e musulmani, e quali sono i fattori che hanno causato questa separazione radicale, improvvisa e brutale, questa rimozione. Ci sono diversi episodi in cui la responsabilità è in gran parte imputabile all'Europa: l'emergere del nazionalismo arabo, con i suoi ripiegamenti interni, la nascita del sionismo, la creazione di Israele e le guerre arabo-israeliane, la colonizzazione e la decolonizzazione. Siamo quindi di fronte a una serie di fenomeni che si sono mescolati velocemente. Ma il fattore religioso non è mai in causa, se fosse stato così, i rapporti tra ebrei e musulmani non sarebbero mai durati per tutto questo tempo. Quindi è l’aspetto politico, non quello religioso, che ha prodotto la separazione tra le due comunità.

 

“Storia delle relazioni tra ebrei e musulmani, dalle origini ai giorni nostri” | Benjamin Stora, Nathalie Galesne, Albin Michel, Abdelwahab Meddeb, colonialismo, ebrei e musulmani, Elias Sanbar, Denis Charbit, WALLS-separate worldsQual è l'approccio storico dell’opera?
Esistono già delle storie dell’islam e dell’ebraismo, ma ci sono pochi testi sui loro rapporti. L'originalità di questo lavoro è quindi quello di aver interrogato l'uno rispetto all'altro e confrontato i punti di vista su questioni particolarmente sensibili. Penso ai contributi degli storici palestinesi e israeliani Elias Sanbar sulla Nakba (“catastrofe”) e Denis Charbit sul conflitto ebraico-palestinese. Questo modo di scrivere la storia tramite una dinamica di confronto è realmente innovativo. Eppure, in un contesto di forti tensioni tra le comunità, questo approccio non è stato accolto subito, e abbiamo rischiato di essere disapprovati da entrambe.

 

A pochi mesi dalla sua uscita, che accoglienza ha avuto questo libro?
Questo libro è stato pubblicato nel mese di ottobre, siamo a febbraio e sono già state vendute 12mila copie. È molto per un libro costoso che non ha avuto molta copertura mediatica, specialmente sui canali nazionali. Ha quindi trovato risonanza tra i lettori attraverso la rete, agli incontri, tramite il passaparola, il che dimostra che c’era interesse sull’argomento. Molti dibattiti sono stati organizzati in occasione della sua pubblicazione: all’IMA, il Museo dell'Immigrazione di Parigi, a Strasburgo, a Marsiglia... Ogni volta, c'erano molti giovani, le discussioni erano stimolanti, e questo vuol dire che c'è in loro il desiderio di riappropriarsi e di ricostruire la loro storia.


Intervista di Nathalie Galesne

Traduzione dal francese di Federica Araco

24/02/2014