Concorso letterario 'Lingua Madre: parole alle donne' | Marcella Rodino
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Marcella Rodino   
Concorso letterario 'Lingua Madre: parole alle donne' | Marcella Rodino
Herrety Kessiwaah
“Voglio, mi piace, sogno un mondo fatto di allegria. Amo essere allegra, sono Nanà, Herrety, Kessiwaah e molto altro. Sono il Ghana, sono di Kumasi, sono i miei 40 anni, sono i miei 5 figli”. Con queste parole ha inizio il racconto “Nanà” di Herrety Kessiwaah, terza qualificata, dopo Claudiléia Lemes Dias dal Brasile e Fatima Ahmed dalla Cambogia, all’edizione 2008 di “Lingua Madre”, concorso letterario nazionale diretto a tutte le donne straniere residenti in Italia.

Nanà è visivamente emozionata nel ritirare il premio. Si trova presso la Fiera del Libro a Torino, a fianco del console del Ghana e questo la imbarazza molto. “Non mi aspettavo tutto questo. Sono contenta e allo stesso tempo mi vergogno”. Il suo angelo custode è la dottoressa Alma Passarelli Pula, educatrice al carcere di Trapani, in Sicilia. L’ha accompagnata a Torino, per vivere un’esperienza unica. Nanà è qui vincitrice e protagonista, tra applausi, flash e interviste. “Sono arrivata in Italia nel 1990. Ho vissuto a Napoli e Palermo. Ora mi trovo per una brutta storia nel carcere di Trapani. Ho sei figli. Cinque in Ghana e uno in Italia. Sogno di raggiungere la mia terra, il sole, il profumo dell’Africa, gli amici. Mi piace scherzare, mi piace giocare, mi piace amare gli amici e mi piace anche aiutare se posso”. La storia di Nanà, così Herrety veniva chiamata dalla madre, è una storia triste. “Quando sono nata sono stata affidata a mia sorella che non aveva figli, mia madre aveva problemi ‘di testa’ e andava alla ricerca di continue medicine”, racconta.
Il ricordo più brutto si riferisce al suo allontanamento da casa. “Ero troppo coccolata e pensavano che dovessi imparare la vita, così a quattro anni mia sorella mi ha portato ad Agonà da una donna, Agata, ma non c’era in verità un’altra famiglia. C’era solo lavoro in campagna, lavoro come una schiava e la mia famiglia non sapeva nulla”. A dodici anni Nanà incontra casualmente la sorella in un mercato, “mi ha riconosciuto lei, mi ha detto “tu sei Nanà’ e si è messa a piangere fortissimo”. Nanà non ricordava di avere un’altra famiglia e i suoi ricordi sono tornati rientrando a casa. “Quando mi hanno proposto di venire in Italia ho detto subito di sì. Ho pensato di dare un avvenire diverso ai miei figli. Sono partita in aereo dal Ghana per Napoli. Non pensavo a niente, non guardavo indietro, il viaggio era una speranza”. Arrivata a Napoli, Nanà, molto ingenua, si è accorta di essere in un altro mondo. “Ho iniziato a lavorare a casa di una signora che doveva fare la marmellata di arance. Lei è uscita e io dovevo tagliare le arance, ma non avevo mai visto arance così rosse e ho pensato che erano marce e le ho buttate tutte. La signora si è molto arrabbiata e mi ha licenziato”.

Herrety è sei volte madre. Tre i padri dei suoi figli. “Io non so cosa significa provare piacere in un atto sessuale. Ascoltavo le mie amiche parlare, sento tutt’oggi parlare di questo ma io non so, non sento nulla. Non capivo allora come mai rimanevo gravida se non provavo piacere”. Secondo Nanà essere donna è molto difficile. Ma non si scoraggia: “Finché c’è vita, c’è speranza”, conclude sorridendo.
“Il Ministero di Grazia e Giustizia – spiega Daniela Finocchi, ideatrice e organizzatrice del Concorso - ha diffuso nelle sezioni femminili il bando a partire dalla sua terza edizione. La risposta da parte delle detenute è stata per questo primo anno significativa: 20 le partecipanti su un totale di 250. “Nel 2008 saranno sei le carceri dove terremo un laboratorio collettivo di scrittura – racconta Daniela Finocchi - che coinvolgerà una decina di donne per istituto”.

Nato nel 2005, “Lingua Madre” è giunto con una serie di novità alla sua quarta edizione, che si concluderà il 30 dicembre 2008. La prima grande novità è che diventa un progetto della Fondazione per il Libro, dopo anni di duro lavoro da parte dell’ideatrice e del Centro studi e documentazione Pensiero femminile che l’ha sostenuta. E’ il giusto epilogo di un percorso faticoso: “Avevo in mente questa idea del concorso ormai da tempo – racconta Daniela Finocchi - e ho provato a proporla nel 2005 all’Ufficio stampa della Fiera del libro e alla Regione Piemonte. E’ piaciuto a entrambi, benché non ci fosse denaro disponibile, e mi sono assunta personalmente il rischio dell’impresa”. E’ partito quindi un concorso nazionale in lingua italiana, destinato alle donne straniere residenti in Italia. “Mi sembrava giusto far esprimere le persone nella lingua del Paese che le ospita – spiega Finocchi - e in fondo le donne, di qualsiasi provenienza e cultura, sono abituate a esprimersi in una lingua che gli è estranea, quella dei loro padri”. Il concorso da subito ha previsto una sezione rivolta alle italiane che volessero raccontare i loro “incontri” con donne straniere. Negli anni il concorso si è ingrandito e le donne straniere hanno avuto anche il tempo per assumere maggior dimestichezza con la lingua e migliorare la qualità dei loro scritti.

“Lingua Madre” è un concorso sui generis: “Non vogliamo scoprire lo scrittore dell’anno – spiega Finocchi -, ma ci preme l’incontro, lo scambio, la condivisione nel rispetto delle differenze con l’altro. Perché a mio avviso con la conoscenza dell’altro, la propria identità viene rafforzata”. Si inseriscono perfettamente nello spirito dell’iniziativa le parole pronunciate nel corso della premiazione da Claudiléia Lemes Dias, giovane donna brasiliana, prima classificata, quando descrive lo straniero in Italia: “E’ un insieme di ‘no’: non parla la nostra lingua, non ha le nostre origini, non educa i figli come noi... Solo quando toglieremo questi ‘no’, allora lo straniero diventerà uno di noi”.

A distanza di tre anni dalla prima edizione, il panorama delle autrici che si delinea è molto vario: ci sono donne alla loro prima esperienza letteraria e altre che già scrivevano. Alcune di loro, in seguito alla partecipazione al concorso, hanno anche pubblicato dei libri.

Le provenienze delle donne partecipanti sono tantissime e coprono quasi interamente le comunità straniere presenti in Italia. Nell’edizione appena conclusa, hanno partecipato per la prima volta donne cinesi, giovani di seconda o addirittura terza generazione.

“Uno dei temi ricorrenti dei racconti in questi anni è stato quello dell’identità, anche sofferta, delle donne migranti – spiega Daniela Finocchi -. E poi l’amore, il ponte tra le differenze, il cibo, un altro grande tema che fa parte della cultura femminile. Il ricordo è sempre presente. Ma l’aspetto che più stupisce è l’ironia nei loro racconti, e la forte volontà di rivalsa”. Non sono pressoché mai raccontati episodi di razzismo. “Emerge piuttosto – continua Finocchi - la difficoltà delle seconde generazioni, sospese tra due mondi e culture, e un sentimento di fastidio verso la curiosità invadente”.
Negli anni sono aumentate le collaborazioni al concorso: per primo è entrato il Provveditorato agli Studi con la diffusione del bando negli istituti superiori, poi sono venuti la Scuola Holden, la scuola di recitazione del Teatro Nuovo di Torino, Rotary Club Torino Mole Antonelliana, il Conservatorio…

Con la quarta edizione, aperta a maggio 2008, entra anche Slow food/Terra Madre, con una giuria a sé che andrà a selezionare il racconto che più si ispira ai temi del cibo e della terra. Inoltre estenderà a livello internazionale il concorso, costituendo una sezione rivolta a tutte le comunità del cibo nel mondo. Fa anche la sua comparsa la sezione del Torino Film Festival, che andrà a premiare il racconto che meglio si presta alla trasposizione in sceneggiatura.

Concorso letterario "Lingua Madre", edizione 2009:
www.babelmed.net_concorso_2009

Marcella Rodino
(22/07/2008)

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