“Ladri di lavoro”, i pregiudizi sui migranti | Raffaella Rizzi
“Ladri di lavoro”, i pregiudizi sui migranti Stampa
Raffaella Rizzi   
“Ladri di lavoro”, i pregiudizi sui migranti | Raffaella RizziUn titolo provocatorio che parte dal punto di vista di chi in Italia reputa negativa la presenza dei migranti stranieri. Un’analisi chiara, lucida e approfondita per mostrare l’inconsistenza di un giudizio che non dovrebbe esistere nel mondo attuale teso al raggiungimento di un modello di società transculturale, capace di accogliere i flussi e gli apporti di differenti provenienze, valorizzandoli e facendoli diventare mattoni importanti di una solida costruzione sociale.
Ladri di lavoro di Emanuele Maspoli, con il contributo di Stefania Bragato e Paolo Attanasio, è un libro che, come si legge nell’introduzione, nasce con l’ambizione di legare lo studio e l’analisi scientifica all’emozione delle relazioni personali e della vita vissuta di tante persone diverse che potrebbero incontrarsi e costruire un futuro insieme, ma che per la prevalenza di un giudizio affrettato, come quello proposto dal titolo, si riducono a essere isole di mondi possibili, serbatoi di sofferenza e di incomprensione, di perdita culturale e sconfitta civile.
Con il suo libro Maspoli ha voluto far incontrare questi mondi possibili tra di loro e con i lettori per fare uscire tutti dall’isolamento e dall’invisibilità che nutre giudizi e pregiudizi.
L’autore, prima di proporci i due saggi di Stefania Bragato e Paolo Attanasio, dedicati uno alla presenza di milioni di migranti in tanti settori economici del nostro Paese, a sostituire spesso gli italiani nei lavori meno qualificati, e l’altro ai diritti di cittadinanza che dovrebbero essere assicurati in una moderna democrazia ma che vengono negati anche a chi vive e lavora in Italia da anni, sceglie di farci incontrare e conoscere le persone, dando loro un volto, sentimenti, pensieri e parole. E infatti nella prima parte del libro s’intrecciano, incastonate le une nelle altre come in un lungo piano sequenza senza stacchi, 11 storie di migranti ‘ripresi’ dal narratore in alcuni momenti della loro quotidianità vissuta con la consapevolezza di quanto sia sottile il confine tra normalità e marginalità.
Si fa presto a passare dal paradiso all’inferno, pensa il ragazzo palestinese che lavora al döner kebab per mantenersi agli studi, ricordando nella sua fragile normalità i mesi terribili passati al centro di detenzione dove è stata ‘accolto’ al suo arrivo in Italia. “Sono in Spagna, scusami tanto, non avevo il coraggio di dirtelo. Mio fratello mi ha trovato lavoro qui e ho dovuto partire subito”, scriverà in un sms alla sua giovane amica Irma il neodiciottenne muratore rumeno, disertando la festa di compleanno organizzata in suo onore dai colleghi e dal datore di lavoro, un imprenditore edile arrivato molti anni prima dall’Albania e anche papà di Irma. Come ti chiami? Chiederà il ragazzo di Dakar che vende borse a Venezia alla ragazza, di cui si è innamorato a prima vista, che dice di venire da Durazzo, e che noi lettori sappiamo essere arrivata in Laguna con il papà che le ha regalato il viaggio per consolarla della partenza per la Spagna dell’amico del cuore, che a un futuro incerto in un’Italia, in cui aveva a fatica cominciato a radicarsi, ha preferito l’incognita di un altro Paese. Attraverso queste e altre storie si percepisce la capacità e la sensibilità di chi gli stranieri li guarda per conoscere altri uomini, altre donne, altri ragazzi, scrive giustamente nella prefazione Rosanna Marcato, riferendosi all’autore Emanuele Maspoli.
Dopo aver incontrato uomini, donne, ragazze e ragazzi, rappresentati negli undici racconti, il lettore è quindi pronto per confrontarsi con maggior consapevolezza con i dati e le valutazioni proposte da Stefania Bragato e Paolo Attanasio, rispettivamente ricercatrice del Coses di Venezia e studioso del tema della rappresentanza politica dei migranti, oltre che entrambi redattori del Dossier Caritas sull’immigrazione. “Senza gli immigrati alcune produzioni si sarebbero fermate, il declino demografico che stiamo vivendo sarebbe molto più accentuato e, senza di loro, il nostro sistema di welfare avrebbe mostrato crepe più ampie”, scrive la ricercatrice nell’introduzione alla sua analisi Numeri e note per una riflessione sul ruolo degli immigrati nel mercato del lavoro italiano.
I tassi di attività sono molto più alti per gli stranieri che per gli italiani (74% contro il 62%); gli immigrati trovano occupazione principalmente nei settori dove la domanda di lavoro non è soddisfatta dall’offerta locale, ad esempio nell’industria e nell’agricoltura, mentre gli italiani sono maggiormente rappresentati nei settori del terziario avanzato (servizi alle imprese, ricerca e sviluppo, informatica, ecc.); la cura degli anziani spesso affidata a cittadine straniere fa risparmiare alle famiglie e al sistema pubblico le spese per un’assistenza presso strutture esterne. Sono queste alcune delle valutazioni proposte dall’autrice, che chiude il suo saggio con una provocazione: fino a che punto – si chiede – potrà reggere in Italia un modello d’immigrazione basato sulle carenze del sistema del welfare e su quelle di un sistema produttivo cresciuto lontano dalle traiettorie dello sviluppo del nuovo millennio?
«Milioni di stranieri vivono e lavorano nell’Italia di oggi, formano famiglie, mandano i propri figli a scuola, partecipano attivamente alla vita economica e culturale del Paese. Ma come e in che misura partecipano alla vita pubblica, politica e sociale dell’Italia, attraverso quali canali riescono a far sentire la propria voce dal livello di quartiere fino a quello nazionale ed europeo?» è, invece, la riflessione proposta ai lettori da Paolo Attanasio nel secondo saggio contenuto in Ladri di lavoro , dal titolo I diritti negati: essere stranieri oggi in Italia , che descrive il difficile accesso alla cittadinanza italiana ancora basato sul diritto del sangue e sul jus soli , ossia la trasmissione della cittadinanza tramite matrimonio, e che fa notare come ai doveri, che lo Stato italiano chiede ai migranti di rispettare, non corrisponda la garanzia di basilari diritti, come quello alla cittadinanza nel Paese in cui si vive e lavora da anni.

Raffaella Rizzi
(17/04/2010)

“Ladri di Lavoro” di Emanuele Maspoli
con contributi di Stefania Bragato e Paolo Attanasio
Ananke Editore





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