Racconto Versus mito | Dalia Chams
Racconto Versus mito Stampa
Dalia Chams   
Hanno bevuto un vino locale che deve il suo nome al poeta persiano Omar Khayyam nel club greco di Alessandria, hanno invocato la musa Cavafy, originaria di Istanbul, e parlato del sogno mediterraneo da Omero a Sarkozy.
Ma il vero elemento di coesione nel dibattito è stato il discorso sulla “geografia affettiva”, quella dei dodici scrittori provenienti da otto paesi da una parte all’altra del Mediterraneo, per celebrare il regalo di 500mila opere da parte della Biblioteca nazionale di Francia alla Biblioteca alessandrina lo scorso aprile.
Le loro parole erano piene di “mi ricordo…” e i loro testi intrisi talvolta di nostalgia, ma mai per cancellare i brutti ricordi o enfatizzare quelli belli. Al contrario, il passato insanguinato della regione, le sue contraddizioni, le sue spaccature e la forza del mito erano ben presenti durante le discussioni sul tema “Scrivere il Mediterraneo”.
Racconto Versus mito | Dalia Chams
Takis Théodoropoulos
È possibile scrivere nel Mediterraneo come a Oslo o altrove?
“ Non amo la luce, scrivo rinchiuso in casa, davanti al mio computer, ma è come se ci fosse una diversità che ci pervade”, risponde velocemente lo scrittore greco Takis Théodoropoulos, che ritiene che la forza del racconto superi ogni frontiera. Scrivere nel Mediterraneo significa salvaguardare la salutare curiosità dello sguardo in un universo sempre più livellato, “che sembra un mollusco invertebrato” secondo le sue parole. In questo senso, le frontiere possono essere sia un bene che un male, essendo luoghi di diversità e differenze. E il Mare Nostrum dovrebbe essere pensato come una frontiera e un passaggio, una barriera e un rifugio.


Racconto Versus mito | Dalia Chams
Paula Jacques
Cet espace de circulation et d’échange même belliqueux inspire alors à ces écrivains des personnages et des sujets bouleversants comme ceux de la Libanaise Vénus Khoury-Ghata et imprègne leurs écrits d’une excessivité comme le dit bien la française Paula Jacques, avouant avoir un style « très baroque, avec beaucoup de tragi-comique plutôt oriental». Née au Caire dans une famille juive, cette dernière éprouve souvent un désir effréné de revenir à son pays natal par le biais de l’écriture. Elle y revient à la recherche de ses traces et puis au bout d’un moment c’est le principe de la réalité qui prend le dessus.

Racconto Versus mito | Dalia Chams
Robert Solé
Questo spazio di circolazione e di scambio, anche di guerra, ispira ad alcuni scrittori personaggi e soggetti molto forti, come quelli della libanese Vénus Khoury-Ghata, e impregna i testi di un qualcosa di esagerato, come fa notare la francese Paula Jacques, riconoscendo di avere uno stile “molto barocco, con numerosi risvolti tragicomici tipicamente orientali”. Nata al Cairo in una famiglia di origine ebraica, la Jacques prova spesso un desiderio irrefrenabile di tornare nel suo paese natale attraverso la scrittura. Torna alla ricerca delle sue tracce e, poi, in un attimo, è il principio di realtà a prendere il sopravvento.

Racconto Versus mito | Dalia Chams
Antonio Tabucchi
In modo molto soggettivo e personale, ognuno di loro interpreta questo Mediterraneo secondo i propri ricordi e le proprie sensazioni, come nel caso di un altro francese, sempre nato al Cairo: Robert Solé. Lui si definisce sedentario: “il resto del mondo mi attira poco”. In tutti i suoi libri descrive l’Egitto, il paese della sua infanzia, per lui indissolubile dal Mediterraneo. “Nella mia anima, il mare è rimasto associato all’estate e ai divertimenti. Non alla pioggia o alla scuola. Una visione senza dubbio parziale […] Ma per me è così, e penso che non cambierà”.
Più nomade, l’italiano Antonio Tabucchi rifiuta completamente il ritorno alle radici. “Gli uomini non sono mica alberi. Sono gli alberi ad avere radici; loro, invece, hanno delle gambe, e con le gambe si mettono in cammino. Questo strano nazionalismo ritorna sempre di più in questo periodo, in risposta alla globalizzazione […] Conservo i miei morti nel cuore, e quindi posso camminare, viaggiare, essere dappertutto”.

Tabucchi si è sempre interessato all’alterità. Per lui, un romanzo consiste innanzitutto nel desiderio di essere un altro e, dunque, di creare un personaggio, in totale libertà. Per poterlo fare, si mette a scrivere negli afosi pomeriggi di Lisbona, città dove vive sei mesi l’anno. Come il turco Nedim Gürcel, Tabucchi abita più una lingua che un paese e diffida degli echi identitari, in questo mare problematico ed inquietante che Omero descriveva come “vino nero”, simbolo di scambio ma mai di piatta uniformità.


Dalia Chams
Traduzione dal francese a cura di Federica Araco
(27/05/2010)



parole-chiave: