Linee di Confine, viaggio nella critica post-coloniale | Claudio Tocchi, Emanuela Fornari, postcolonialismo
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Claudio Tocchi   
Linee di Confine, viaggio nella critica post-coloniale | Claudio Tocchi, Emanuela Fornari, postcolonialismoTanto per chiarire subito quello di cui stiamo parlando, “Linee di confine” non è un libro facile. E non lo è perché non affronta argomenti facili, e sceglie di farlo in modo non superficiale. L'autrice Emanuela Fornari, docente di filosofia all'università Roma 3, ha scelto i due termini “filosofia” e “postcolonialismo” per completare il titolo del volume, due parole chiave che delineano il percorso attraverso cui si snoda l'analisi dello stato dell'arte degli studi post-coloniali in generale, e dei subaltern studies in particolare.
Gli studi post-coloniali, nati negli anni Ottanta con il seminale lavoro di Edward Said “Orientalismo”, appartengono alla cerchia degli studi critici che vuole destrutturare i presupposti filosofici dell'eurocentrismo. I subaltern studies (il nome deriva dalla categoria gramsciana di “subalternità”) sono un filone nato da un gruppo di ricercatori asiatici, intenzionati a proporre una nuova visione e scrittura della “storia dal basso”. Esso prende spunto dal riconoscimento e dal ripensamento della profonda ferita inferta al mondo dall'Europa attraverso l'esperienza coloniale. Un ripensamento che è divenuto oggi tanto più necessario perché si inserisce in un contesto di rimescolamento culturale e sociale a livello sia internazionale (con la globalizzazione ed il possibile clash of civilisations) che locale (con gli effetti dell'immigrazione). “Linee di confine” sceglie quindi di tracciare e rintracciare i progressi, i limiti e le questioni ancora aperte nei subaltern studies, riprendendo e discutendo il lavoro di autori fondamentali come Guha, Spivak, Chakrabatry e Baribal (autore anche dell'introduzione).

Attraverso i vari capitoli l'autrice affronta i concetti filosofici fondamentali del discorso post-colonialista: storia, memoria, stato, traduzione, identità.
Fondamentale è il ruolo della Storia nella critica post-colonialista, la cui trattazione occupa i primi capitoli del volume. “Spetta allo storico tenere conto non del danno ma del torto? […] Evidentemente sì, se è vero che non si darebbe storia senza dissidio, che il dissidio nasce da un torto e si segnala attraverso un silenzio, che il silenzio sta ad indicare che delle frasi sono in sofferente attesa del loro avvenimento, che il sentimento è questa sofferenza.” Con queste parole di Jean-François Lyotard si apre il capitolo dedicato alla scrittura e alla narrazione dell'esperienza storica, una narrazione che deve però tener conto della frattura provocata dall'intrusione colonialista e restituisca un peso alla versione dei conquistati. D'altra parte, il problema della possibilità o meno di dare voce ad esperienze che non sono state scritte resta la questione fondamentale della storiografia post-coloniale, ampiamente discussa nel corso del testo.
Anche il tema fondamentale dell'”altro”, inteso come oggetto da assimilare o soggetto cui negare ogni possibilità di voice all'interno del dibattito storiografico, viene presentato e sistematicamente decostruito. La storiografia dell'altro come inconscio, inteso in senso freudiano, presenta quindi varie analogie con la psicoanalisi, mentre la necessità di recuperare le esperienze dei popoli colonizzati viene intesa come un bisogno della società di venire a patti con il rimosso (il taciuto) della storia.
Il testo della Fornari si propone quindi come una lettura fondamentale per chi volesse approcciare il tema. Nonostante il difetto di essere dotato di un linguaggio non immediato e non libero da tecnicismi lessicali, questo volume offre una delle panoramiche più ampia e filosoficamente ragionate attualmente in circolazione di problematiche che nella nostra società non è più possibile ignorare.

Emanuela Fornari “Linee di confine – Filosofia e Postcolonialismo” Bollati Boringhieri Editore


Claudio Tocchi
(13/07/2011)