Ravi Shankar | Ravi Shankar, Nadia Khouri-Dagher, Alessandro Rivera Magos, I Beatles, John Coltrane, Allaudin Khan, Zubin Mehta, musica hindustani, musica  karnatica
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Nadia Khouri-Dagher   

In ricordo di Ravi Shankar - Da Muzzika! Dicembre 2010
di Nadia Khouri-Dagher

//Ravi Shankar 1956; photo WENNRavi Shankar 1956; photo WENN

RAVI SHANKAR, L’extraordinaire leçon, DVD, Accords Croisés/Distrib. Harmonia Mundi

La musica araba deve tanto alla musica indiana: ecco perché ha senso parlare di Ravi Shankar su babelmed.

Questo mese vi presentiamo un documento formidabile, che apprezzeranno tutti coloro che amano, oltre ad ascoltare la musica, sentirne parlare da coloro che la fanno vivere. Ravi Shankar ha dato un concerto alla sala Pleyel a Parigi, l’1 settembre 2008. L’indomani, teneva nello stesso luogo una master class. La prima per lui, che non aveva mai insegnato se non a piccoli gruppi di studenti, come racconterà.
Da qui parte un documentario sull’artista indiano più famoso al mondo, che ha celebrato ad aprile 2010 il suo 90° compleanno, festeggiando così più di 60 anni di una carriera internazionale, che l’ha visto collaborare con i più grandi artisti classici –Yehudi Menuhin, che lo fece conoscere in Occidente negli anni ‘50, Jean-Pierre Rampal, Zubin Mehta – ma anche con figure del rock, del jazz o delle altre musiche contemporanee come George Harrison, chitarrista dei Beatles (che fu suo allievo), John Coltrane (che chiamerà suo figlio Ravi), o Philipp Glass.
Seguiamo Ravi Shankar nella sua scuola di musica a New Delhi, dove si insegnano musica e danza, e dove ogni anno si tiene un festival che unisce studenti indiani e occidentali nella stessa passione per la musica indiana classica. Ascoltiamo sua figlia, Anoushka, nata nel 1981 – la sua allieva preferita! ( a volte mi arrabbiavo con i miei allievi, ma mai con lei: lei era my little baby”, confessa lui) – che accompagna suo padre in concerto da quando aveva 13 anni, e ha pubblicato il suo primo album a 17 anni, ereditando il talento di suo padre. Nel DVD si sente suonare il padre, naturalmente, Anoushka, sua figlia ed erede spirituale, così come i musicisti che lo accompagnavano durante il concerto a Pleyel e altri registrati in India. Ma l’aspetto più interessante del documentario è quello che il maestro dice della musica. Parlando in inglese, Ravi Shankar racconta il suo apprendistato da musicista, per 7 anni, presso il maestro Allaudin Khan: sveglia tutti i giorni alle 4 di mattina, per 14 ore al giorno di pratica sullo strumento. Al pubblico occidentale venuto ad ascoltarlo a Pleyel, spiega tutta la complessità della musica indiana, la differenza tra la musica hindustani del nord e quella, karnatica, del sud, parla delle 72 scale musicali, di ritmi a 16 tempi, fa sentire, ritmando con la voce il suo percussionista di tablas, tutta la complessità di ritmi infinitamente elaborati che un occidentale ha difficoltà a decifrare al primo ascolto. Ottimista e uomo del suo tempo, spiega la possibilità che offrono le nuove tecnologie – i dischi, le registrazioni, i video, ecc. – agli studenti di oggi per l’apprendimento della musica, decisamente più rapido.
Ma soprattutto, parla della sua filosofia della musica, che è quella della musica colta indiana: la musica non è solo una delle “performing arts”, come spesso è considerata in Occidente. In India musica e spiritualità sono tutt’uno e la musica è “devozione”, spiega Ravi Shankar. Vediamo infatti il maestro, all’inizio della lezione a Pleyel, salutare il pubblico unendo le mani in preghiera, testa e occhi verso il basso per un lungo momento. E fa lo stesso alla fine: gesto di ringraziamento familiare all’occidentale.
“Prima, l’apprendimento era più lento, per cui l’allievo aveva il tempo di impregnarsi di tutto: la filosofia, la religione…”, ricorda. Tuttavia resta ottimista sull’avvenire di una tradizione che, secondo lui, non si estinguerà mai: “Lo spirito della tradizione viene ancora mantenuto. La vera Verità (the real Truth) non morirà mai. Ci sarà sempre”, confida il maestro, scandito da immagini del film che mostrano le devozioni popolari nei templi dell’India – offerte di fiori, purificazione con l’acqua – e mostrano, in abiti e figure inalterati da secoli, musicisti e ballerini che perpetuano, sotto lo sguardo di una videocamera, arti radicate in un passato secolare ancora vivo.
Molti dei grandi maestri di musica ci hanno lasciato solo alcune partiture o, al massimo, rari scritti o lettere. Per questo consideriamo una grande fortuna poter ascoltare, grazie al film, la voce, tutte le voci, musicali e parlate, dei grandi artisti di oggi.

Per ascoltare l’inizio della master class
: http://www.youtube.com/watch?v=8anrbaISxSo
www.ravishankar.org - www.accords-croises.com



Nadia Khouri-Dagher
Traduzione di Alessandro Rivera Magos