MUZZIKA ! Ottobre 2013 | Nadia Khouri-Dagher, Brassens, Djamel Djenidi, Eva Dénia, Gipsy Kings, Khaled Aljaramani, Steve Shehan, Alessandro Rivera Magos
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Nadia Khouri-Dagher   

Brassens cantato in chaâbi algerino: una sorpresa ben riuscita del musicista di Montpellier Djamel Djenidi. Eva Dénia rinnova la canzone tradizionale della regione di Valencia. Ritornano i Gipsy Kings con le loro chitarre colorate e nuovi ritmi latini. Khaled Aljaramani piange per la sua Siria attraverso il suo 'oud, capace di dire più di mille parole. Per finire, Steve Shehan ci porta in un nuovo viaggio con le sue “space drums” dal suono affascinante.

 

 


 

 

Il colpo di fulmine di Babelmed:

MUZZIKA ! Ottobre 2013 | Nadia Khouri-Dagher, Brassens, Djamel Djenidi, Eva Dénia, Gipsy Kings, Khaled Aljaramani, Steve Shehan, Alessandro Rivera MagosDJAMEL DJENIDI, De Sète à Alger, Brassens en chaâbi, Auprès de son arbre (France)

Ecco un disco che smentisce i fautori del cosiddetto “scontro di civiltà” fra Nord e Sud del Mediterraneo! Djamel Djenidi, algerino che ha messo radici in Francia, più precisamente a Montpellier, in quest'album riprende una dozzina di brani di Brassens che interpreta con strumenti orientali, fino a cantare due canzoni in chaâbi algerino! Lo chaâbi è la lingua parlata in Algeria, in opposizione all'arabo classico che, non usata in contesto orale, è la lingua in cui si scrivono libri e giornali.

Il risultato? Non ci crederete, ma ad ascoltarle si direbbe che queste canzoni “francesissime”, siano state scritte da un artista algerino! Bravo Djamel Djenidi, che ha cantato in arabo “Une jolie fleur” (che diventa così “Khad el warda!). Talmente bene che, se facessimo ascoltare la canzone a un gruppo di vecchi algerini che non ha mai sentito parlare di Brassens, sono sicura la prenderebbero per una canzone tradizionale chaâbi!

Un altro “bravo!” a Djamel, per aver osato una magnifica introduzione orientale, accompagnandosi con la sua mandola, per la sua interpretazione di “Je rejoindrai ma belle” (Twahacht h’bibti – Il mio amore mi manca). E tutta la tristezza della bellissima “Les passantes”, cantata in francese, è sublimata dalle poche note di introduzione, anch'esse orientaleggianti.

Quest'album prova quello che voi, lettori di Babelmed o appassionati delle musiche mediterranee, sapete da tempo: cioè che le musiche attorno a questo antico bacino non hanno mai smesso di circolare, e che sono tutte parenti, legate dai ritmi, dai testi e dallo spirito.

Ma ciò che sorprende di più di quest'album è la voce di Djamal Djenidi, straordinariamente simile a quella di Georges Brassens, che sembra essersi reincarnato nell'artista algerino ed essersi stabilito a Montpellier, cioè a due passi da Sète, sua città natale. Magia, direte voi!

Per ascoltare «Une jolie fleur» in chaâbi : http://www.youtube.com/watch?v=4JzQ-EVHGdQ

www.eldjamila.net - www.aupresdesonarbre.com

 


 

MUZZIKA ! Ottobre 2013 | Nadia Khouri-Dagher, Brassens, Djamel Djenidi, Eva Dénia, Gipsy Kings, Khaled Aljaramani, Steve Shehan, Alessandro Rivera MagosRODRIGO COSTA FÉLIX, Fados de Amor, Arc Music

Rodrigo Costa Félix e Marta Pereira da Costa condividono la stessa passione per il fado, e quando Rodrigo canta Marta lo accompagna alla chitarra portoghese. Marta è l'unica chitarrista professionista di fado del Portogallo.

Il loro è un album che conquista dal primo accordo di chitarra: un po' come quelle persone che, vi fanno subito buona impressione, alcuni dischi conquistano già dai primi accordi. In queste caso, sono state le prime note di chitarra suonate da Marta!

Un attimo dopo anche il canto di Rodrigo, che attacca dopo l'introduzione strumentale, ci ha pienamente convinto. Ecco un fado sentimentale e poetico, nella bella tradizione di questo genere, per cui le parole che vengono in mente sono “poesia”, “bacio”, “cuore”, “luna” o “miele”... Non per i duri di cuore!

Alcuni brani, come “Fonte” (Primavera), sono di una tristezza magnifica (Victor Hugo diceva che “la malinconia è la gioia di esser tristi”), altri graziosamente danzanti, come “Como te quis e te quero” (“Quanto ti ho desiderato e ti desidero ancora”). Rodrigo Costa Félix, il cui primo album, “Fados d'alma”, è stato pubblicato nel 2008, ha conquistato il pubblico portoghese con la sua voce calda e delicata, e quando si ascolta un suo disco a casa propria, si ha un po' la sensazione di ascoltare un amico, che è senza dubbio il meglio cui può aspirare un artista. Un interprete fine e delicato, per un album dolce e tenero, che si fa ascoltare ancora e ancora...

Per ascoltare «Paixões Secretas»: http://www.youtube.com/watch?v=7Vd_h_03aO8

www.arcmusic.co.uk

 


 

MUZZIKA ! Ottobre 2013 | Nadia Khouri-Dagher, Brassens, Djamel Djenidi, Eva Dénia, Gipsy Kings, Khaled Aljaramani, Steve Shehan, Alessandro Rivera MagosEVA DÉNIA TRAD QUARTET, Un altre cantar, Comboi Records (Espagne)

Eva Dénia naviga da anni attraverso gli stili musicali più diversi: prima il jazz, poi la musica brasiliana con un album, “Tribut a Jobim”, in cui interpretava in catalano le canzoni di Antonio Carlos Jobim, Brassens, al quale ha dedicato due album (“Eva Dénia chante Brassens” nel 2005 e “Toujours Brassens” nel 2008), e più recentemente le musiche tradizionali della sua città, Valencia, che ha esplorato insieme a suo fratello Carles Dénia, in uno spettacolo “La nova Rimaire”, in cui riprendevano temi tradizionali della musica della regione, reinterpretandoli.

Ed è lo stesso recupero del patrimonio tradizionale valenciano che Eva prosegue con questo nuovo album, in cui ha chiesto ad alcuni poeti di creare nuovi versi per arie antiche e in cui anche lei presenta nuove canzoni musicate su ritmi secolari.

L'operazione risulta affascinante, perché anche quando sono ben riconoscibili i ritmi di fandango, habaneras, malaguenas o di seguidillas, l'album evita lo scoglio di certe musiche tradizionali, che sembrano fisse nel passato come fredda cera... e annoiano abbastanza. In quest'album non c'è niente di tutto ciò e il motivo è semplice: è che, in Spagna e specialmente in Catalogna, territori molto fieri delle proprie tradizioni, questo antico patrimonio resta vivo, coltivato da una stretta cerchia di artisti, come Marina Rossell di cui vi abbiamo già parlato in passato. ( http://ita.babelmed.net/muzzika/4397-muzzika-giugno-2009.html ).

Abbiamo adorato la dolce habanera “Quina grua el meu estel”, che parla di un marinaio che sospira (probabilmente d'amore, “probabilmente” perché il libretto, in catalano, non è tradotto!), le allegre chitarre di “Fandango de cobla partida”. In quest'album c'è tutto il Mediterraneo, perché la Catalogna non ha mai interrotto gli scambi con altri paesi: nel disco si ascolta il tremolo di chitarre napoletane, polifonie di cori maschili come in Corsica, o ancora chitarre che prendono il ritmo di bouzouki greci.

Questo disco è “uno sguardo tenero ad un patrimonio musicale che è sopravvissuto malgrado numerose difficoltà, ma che aspira a continuare ad esistere nel XXI secolo e che per fare questo deve arricchirsi e rinnovarsi”, spiega Carles Dénia al magazine “Los sonidos del planet azul”. Obbiettivo che quest'album riesce a centrare e che speriamo continui ad avere epigoni, che vengano da Eva Dénia o da altri artisti, in Catalogna e altrove!

Per ascoltare «Quina grua el meu estel» : http://www.youtube.com/watch?v=d0Z6dpYd090

www.comboirecords.com

 


 

MUZZIKA ! Ottobre 2013 | Nadia Khouri-Dagher, Brassens, Djamel Djenidi, Eva Dénia, Gipsy Kings, Khaled Aljaramani, Steve Shehan, Alessandro Rivera MagosGIPSY KINGS, Savor flamenco, Knitting Factory Records (Etats-Unis)

Il loro ultimo album risale al 2007 (“Pasajero”, che abbiamo presentato in occasione della sua uscita - http://www.babelmed.net/muzzika/2266-muzzika-f-vrier-2007.html ). Quindi sapete già da un po' che amiamo i Gipsy Kings, che ci hanno fatto ballare parecchio alla fine degli anni '80 con la loro “Bamboleo” e altre rumbe catalane.

Il gruppo, costituito da gitani francesi del Sud del paese (i fratelli Reyes e Baliardos), è molto apprezzato negli Stati Uniti, che ospitano una cospicua popolazione ispanica, senza dubbio particolarmente sensibile a questi ritmi provenienti dalla Spagna. Non a caso, quest'ultimo disco esce per un etichetta di New York, prova del successo oltre atlantico dei più celebri gitani francesi!

Gli artisti si avventurano anche in altre terre “latine”, appropriandosi dei ritmi cubani (in “Samba samba”, per esempio, che non è una samba brasiliana come indica il suo nome) e di altri paesi latino-americani.

Noi restiamo fan, come sempre, dei loro ritmi indiavolati e delle loro chitarre virtuose, da cui le note scaturiscono come fossero fiammate di flamenco, flamenco originale, cui in questo disco rendono onore mescolandolo a musiche venute da altrove, come d'altronde hanno sempre fatto i loro antenati. Saranno presto in tournée in Europa: occhi aperti!

www.gipsykings.com - www.knittingfactoryrecords.com

 


 

MUZZIKA ! Ottobre 2013 | Nadia Khouri-Dagher, Brassens, Djamel Djenidi, Eva Dénia, Gipsy Kings, Khaled Aljaramani, Steve Shehan, Alessandro Rivera MagosKHALED ALJARAMANI, Athar, Institut du Monde Arabe (France)

Khaled Aljaramani era professore di 'oud al Conservatorio di musica di Damasco prima che si trasferisse in Francia nel 2011, portando con se moglie e figli. E questo primo album, “Athar” (Ruines), contiene una grande tristezza: forse proprio quella dell'esilio? Di lacrime per un paese che va in macerie da troppi mesi? In alcuni momenti le corde dello 'oud suonano come lacrime, che cadono una ad una, si fermano e poi ricominciano. A volte lo strumento suona come una lunga meditazione solitaria, come il filo di un pensiero che va, ritorna, segna una pausa.

L'artista parla attraverso lo 'oud del suo malessere, della sua tristezza, del suo paese, della guerra, della morte, di ciò che si ama e che resta indietro quando, fuggendo, non si riesce a salvare che la pelle.

Soprattutto quando i brani si fanno più energici, si percepisce come se non avesse il suo 'oud, la forza della musica, sarebbe più difficile per lui restare a galla, e che la musica diventa salvifica, come autentica energia di vita che lo fa sopravvivere e aiuta gli altri a sopravvivere.

Un disco che scorre come un fiume e trascina con sé.

Per ascoltare: http://www.youtube.com/watch?v=RUIJDpHhasY

www.imarabe.org

 


 

MUZZIKA ! Ottobre 2013 | Nadia Khouri-Dagher, Brassens, Djamel Djenidi, Eva Dénia, Gipsy Kings, Khaled Aljaramani, Steve Shehan, Alessandro Rivera MagosSTEVE SHEHAN, Hang with you, Naïve (France)

Il percussionista americano Steve Shehan, grande viaggiatore, appassionato soprattutto del Sahara, ve l'abbiamo già presentato in passato ( http://ita.babelmed.net/muzzika/4722-muzzika-novembre-2009.html ).

In questo nuovo disco è accompagnato da artisti, nomadi come lui, che come lui Babelmed apprezza da tempo: Ibrahim Maalouf alla tromba, Didier Malherbe al duduk (il clarinetto armeno), il poeta sahariano Baly Othmani, suo compagno di viaggio in diversi dischi, o ancora Golshifteh Farahani allo “space drum” (chiamato anche “hang”), percussione in metallo cui Steve Shehan è particolarmente legato, dal suono acquatico e dolce, percussione “zen” verrebbe da dire, dallo spirito asiatico.

Lo spirito di questa percussione leggera, di cui Steve Shehan è maestro, impregna tutto l'album (percussioni che illustrano anche la copertina dell'album, intitolato “Hang with you”), album che all'ascolto si eleva come una nuvola blu – il blu dei tuareg – e si muove dolcemente nell'aria come spinto dal vento.

Ci piace molto l'atmosfera poetica dell'album di Steve, decisamente nomade, tanto che Steve sembra capace di portarci con se sul filo dei brani, per restituirci momenti vissuti qua e la, a Vienna, Kabul o Djanet, come se mostrasse ad un amico le sue fotografie di viaggio. Fotografie musicali, o piuttosto film perché la musica è movimento, che restituiscono, forse meglio delle immagini, l'atmosfera di un luogo, di un momento vissuto, di un'emozione.

http://www.steveshehan.com/

 


 

Nadia Khouri-Dagher

n.khouri@wanadoo.fr

Traduzione dal francese di A.Rivera Magos

Ottobre 2013