MUZZIKA ! Febbraio 2014 | Cigdem Aslam, Maria Berasarte, Ibrahim Maalouf, Majid Bekkas, Sidi Bemol, gitani Dhoad del Rajastan, Sandra Bessis, Kepa Junkera, Nadia Khouri-Dagher, A. Rivera Magos
MUZZIKA ! Febbraio 2014 Stampa
Nadia Khouri-Dagher   

Questo mese, la cantante turca Cigdem Aslam ridà vita al rebetiko greco-turco degli anni '20 e '30. La spagnola Maria Berasarte ci regala alcuni fado cantati nella sua lingua e nel suo stile essenziale e intenso. Il libanese Ibrahim Maalouf esplora i territori che predilige, in piena libertà, dal rock alla musica sperimentale. Il marocchino Majid Bekkas al guembri prova quanto il suo paese sia crocevia musicale. L'algerino Sidi Bemol canta l'esilio in Francia e altrove in arabo e in cabilo, accompagnato dal suo gruppo e dai gitani Dhoad del Rajastan. La tunisina Sandra Bessis presenta un panorama delle musiche sefardite, diffuse per cinque secoli di tempo e in sei regioni diverse. Infine, il basco Kepa Junkera accompagna con la sua fisarmonica i più grandi nomi della musica di Galizia.


Il colpo di fulmine di Babelmed

MUZZIKA ! Febbraio 2014 | Cigdem Aslam, Maria Berasarte, Ibrahim Maalouf, Majid Bekkas, Sidi Bemol, gitani Dhoad del Rajastan, Sandra Bessis, Kepa Junkera, Nadia Khouri-Dagher, A. Rivera MagosCIGDEM ASLAN, Mortissa, Asphalt-Tango (Allemagne)/L’autre distribution

Ecco un album che è un piccolo gioiello, che arriva da Istanbul passando per Londra, dove l'album è stato registrato e dove ormai vive l'artista Cigdem Aslan (si pronuncia Chidem). Nata ad Istanbul in una famiglia curdo alevita, quindi muslmana, in quest'album canta canzoni rebetiko, in greco e turco, di una bellezza commovente.

Per capire meglio questa musica, serve una piccola digressione storica: all'inizio degli anni '20, una guerra oppone la Grecia e la Turchia, proprio quando quest'ultima con Ataturk sta rinascendo dalle ceneri dell'Impero Ottomano, disintegratosi dopo la prima guerra mondiale. Il trattato di Losanna (1923) stipula che abbia luogo uno scambio di popolazioni tra i due paesi: 1,5 milioni di cristiani residenti in Turchia devono raggiungere la Grecia e in senso inverso 400.000 musulmani di Grecia devono spostarsi in Turchia. Il periodo è segnato da massacri da entrambe le parti e dall'esilio di migliaia di famiglie nei paesi vicini, o fino negli USA, in Egitto, in Libano e altrove. A 200 km di fronte ad Atene, sull'altra sponda del mar Egeo, la città turca di Smirne (oggi Izmir), accoglie migliaia di rifugiati cristiani che cercano di imbarcarsi su navi dirette principalmente in Grecia.

In questo turbolento contesto, fra popolazioni strappate alla loro terra e alla loro storia nasce il rebetiko, musica che fiorisce dall'incontro e dallo scambio tra le popolazioni cristiane e musulmane, europee ed asiatiche nei grandi porti della regione, dove affluiscono i rifugiati: Smirne, Atene, Istanbul.

In quest'album magnifico Cigdem Aslan ridà vita a questo rebetiko, insieme greco e turco, in modo sontuoso e fedele. L'artista canta nelle due lingue dei canti tradizionali, ma anche composizioni nuove che riprendono i temi tipici del rebetiko, musica che, come il fado o il blues, è nata nei quartieri popolari e spesso malfamati dei grandi porti greci e turchi: delusioni d'amore, il gusto dell'hashish e dell'alcool, le donne libere, che preferiscono vivere cantando nei cabaret piuttosto che sposarsi, l'elogio di fuori legge come Mehmet Efe, sorta di Robin Hood dell'epoca. Il libretto che accompagna l'album e contiene i testi dei brani, consente di immedesimarsi nell'immaginario e nella realtà di quel mondo.

Un disco eccezionale, in cui musicisti eccellenti circondano, come una corona di sonorità orientali scintillanti, la voce calda della giovane artista turca. Ascoltate “S'agapo” (“Ti amo”), e anche senza capirne le parole questo canto di dolore vi catturerà:

Ti amo/La tua finestra è chiusa/La tua finestra è chiusa/Apri/Apri un solo spiraglio/Perché possa vedere la tua immagine...”.

Dietro la metafora dell'essere amato spesso può esserci la casa perduta, la terra natale, il passato insomma, che gli esiliati di allora piangono ancora intensamente. In “To Dervisaki” questo sofferenza è molto esplicita:

Sono un piccolo derviscio/Ah lasciatemelo dire/Che è stato cacciato da Smirne/Non smetto di piangere/Non faccio che bere e fumare l'hashish/Al Café Aman. A mio Dio, Aman!/Quando suono un piccolo taqsim/Il mio cuore si stringe/Mi ricordo della mia terra e sono tutti uguali/I

giorni tristi e i giorni felici/Suono lo 'oud con sentimento/Al Café Aman/ Ah Aman, brucio, Aman...

 

Per ascoltare “To Dervisaki”:www.deezer.com/artist/667149

www.facebook.com/ChigdemAslan


 

MUZZIKA ! Febbraio 2014 | Cigdem Aslam, Maria Berasarte, Ibrahim Maalouf, Majid Bekkas, Sidi Bemol, gitani Dhoad del Rajastan, Sandra Bessis, Kepa Junkera, Nadia Khouri-Dagher, A. Rivera MagosMARIA BERASARTE, Agua en la boca/Au-delà du fado, Accords Croisés

Maria Berasarte è una spagnola che canta il fado in spagnolo. E allora? Ci sono anche cinesi e giapponesi che eccellono in Chopin o Debussy, o persino nella fisarmonica! Non c'è quindi bisogno di nessuna spiegazione o giustificazione! E quando si ha una madre galiziana, regione dell'atlantico occidentale della Spagna la cui lingua è vicina al portoghese, non sorprende che ci si rivolga affettivamente verso un paese, il Portogallo, più vicino geograficamente che la Catalogna o l'Andalusia.

Un disco che, in ogni caso, salta ogni critica, perché parla da sé e convince subito. Maria Berasarte ha intitolato una delle sue canzoni “Desnudar los desnudos”, ed è proprio uno svelamento del fado quello che realizza l'artista. Come se volesse comunicarne l'essenza, senza tutta la struttura tragica, teatrale, anche strumentale, che lo circonda. E la sfida è più che riuscita. Con 13 anni di formazione in musica classica alle spalle, Maria Berasarte ha imparato ad andare all'essenziale e ad evitare ogni folclore ed artificio. Alcuni brani (“Contigo”) sono cantati quasi a cappella e i chitarristi restano molto più discreti che nel fado portoghese tradizionale o nella musica popolare spagnola.

“Ho superato il periodo in cui dovevo provare ai fadisti che il mio lavoro è serio. Credo che il meglio di me appaia quando dimentico tutto e mi immergo profondamente in quello che canto (…) Quando in un certo senso non sono più padrona del mio canto”. Ecco come l'artista descrive il suo percorso. Libertà e autenticità vere e la garanzia di un piacere all'ascolto totale. Davvero brava!

 

Per l'ascolto:http://www.youtube.com/watch?v=pUdZzVjvGn0

www.facebook.com/maria.berasarte


 

MUZZIKA ! Febbraio 2014 | Cigdem Aslam, Maria Berasarte, Ibrahim Maalouf, Majid Bekkas, Sidi Bemol, gitani Dhoad del Rajastan, Sandra Bessis, Kepa Junkera, Nadia Khouri-Dagher, A. Rivera MagosIBRAHIM MAALOUF, Illusions, Mi’ster Productions/Harmonia Mundi

Ibrahim Maalouf, che babelmed.net è stato tra i primi a presentare, ha chiuso la sua trilogia “identitaria”, in cui musicalmente dichiarava agli altri e a sé stesso la propria doppia appartenenza libanese e francese Lui, ragazzino arrivato in Francia negli anni '80 per fuggire la guerra in Libano, come altri suoi compatrioti.

Con “Illusions”, l'artista parte ad esplorare la musica che ama, sperimentale (“Illusions”), rock (“Conspiracy Generation”), psichedelica, latina, blues, senza dimenticare il suo Oriente natale certo (“In PRESSI”). Tutti i titoli delle composizioni e alcune delle parole nei brani sono in inglese, un modo chiaro per affermare questa appartenenza “al mondo intero”, di cui l'inglese è divenuto lingua franca, e non a qualche paese in particolare, risolvendo il problema identitario semplicemente seguendo la propria attitudine d'artista.

Certo è questione di gusti, ma noi preferiamo l'Ibrahim Maalouf dei dischi precedenti, in cui la sua tromba si fa leggera come un soffio, come in “Busy”, dove il suo strumento si apre con dolcezza in un ambiente musicale vaporoso: come se la tromba fosse suonata da una nuvola fluttuante nel cielo.

Musiche per film, riconoscimenti, diffusioni in radio, in pochi anni Ibrahim Maalouf è diventato, da giovane trombettista sconosciuto, una star riconosciuta. “True story” di un uomo certamente molto “Busy”, che non si fa “Illusions” sulla fanfara della popolarità!

 

Per ascoltare “Illusions”:http://www.youtube.com/watch?v=sROqdlMyl8E&list=PLyI-1N0S-GHlf8TtMVST9vKV5AN8A0XKj

www.ibrahimmaalouf.com


 

MUZZIKA ! Febbraio 2014 | Cigdem Aslam, Maria Berasarte, Ibrahim Maalouf, Majid Bekkas, Sidi Bemol, gitani Dhoad del Rajastan, Sandra Bessis, Kepa Junkera, Nadia Khouri-Dagher, A. Rivera MagosMAJID BEKKAS, Afro-oriental jazz trio, Al qantara, Igloo Records/RFI (Belgique)

Se amate il guembri, le musiche gnawa e il loro universo lancinante, quasi ipnotico, questo

disco fa per voi. Il marocchino Majid Bekkas è affiancato in quest'album da Manuel Hermia (sax, clarinetto, flauto, flauto bansuri) e da Khalid Kouhen (percussioni e tabla).

“Al qantara” significa “il ponte” in arabo, e il proposito di Majid Bekkas è chiaro: dimostrare che il suo paese, il Marocco, è stato e resta una passerella, un punto di passaggio tra diverse culture e tradizioni musicali. Ed in effetti lungo tutto l'album sono presenti in ordine sparso l'Africa e i suoi ritmi pulsanti, il Medio Oriente soave e lamentoso (quando Majid suona lo 'oud, come in “Al qantara”), l'Asia lontana (in “Sidi Ali Ben Hamdouch”, perché la presenza araba arrivava, attraverso le vie della seta fino in India) e ovviamente l'Europa e l'Occidente, con l'accompagnamento jazz di Manuel Hermia al sax o al flauto.

Musiche rilassanti, se le ascoltiamo nelle nostre pulsanti città occidentali, come un profumo di serenità proveniente dal Sahara, musica dal gusto di sabbia e di terra che riposa e disorienta.

 

Per l'ascolto:http://www.youtube.com/watch?v=j4Q7Vew8J68

www.facebook.com/Majidbekkas

 


 

MUZZIKA ! Febbraio 2014 | Cigdem Aslam, Maria Berasarte, Ibrahim Maalouf, Majid Bekkas, Sidi Bemol, gitani Dhoad del Rajastan, Sandra Bessis, Kepa Junkera, Nadia Khouri-Dagher, A. Rivera MagosSIDI BÉMOL, Âfya, CSB Productions/Rue Stendhal

Ecco il nono album di Sidi Bémol, sempre fedele a se stesso, a cavallo tra Algeria, Cabilia, Parigi, che ospita non solo il gruppo di gitani del Rajastan “Dhoad”, ma anche un po' di Giamaica e il suo reggae, il rock che si ascolta certamente in ogni casbah, il country americano, i rom e le musiche zigane dell'Est!

“Amo la vita e vado a vedere com'è fatta”: ognuno ha le proprie frasi feticcio e questa di Boris Vian è una delle preferite di Hocine Boukella, algerino di Parigi, leader del gruppo, anche conosciuto come vignettista con il nome di ELHO. In quest'album è affiancato da ottimi musicisti, giovani francesi dotati della stessa energia e della stessa curiosità, e ci regala melodie cabile tradizionali (con testi scritti da lui), delle cover di Khaled, come “Buya”, composta da Youcef Boukella (non sappiamo se si tratti di un fratello o di un cugino di Hocine), una cover di “Âfya”, composta dal pachistano Nusrat Fateh Ali Khan con Tim e David Robbins e persino una ballata che potrebbe tranquillamente essere francese.

Le parole ruotano attorno ad un tema principale: l'esilio. Le sofferenze, le loro, i problemi dei sans-papier, che i rom vivono in prima linea nella Francia di oggi. Dicono le parole di “Buya” (Mio padre):

Padre, i miei capelli grigi/li do a Parigi/Oh padre/Padre ho i capelli grigi/Gli anni migliori sono passati/Oh padre/Padre sui grandi boulevards/Sono caduto molte volte (il testo dice letteralmente, in un più espressivo franco-arabo “Sono rimasto in panne” “Tohna en panne”)/Oh padre/Padre tra Les Halles, Alésia/ E fino a Galliéni (fermate della metropolitana di Parigi)/Oh padre/Padre, l'esilio è un dolore/Ritmato dalla musica/Oh padre/Padre, piango e urlo/Ma nessuno mi risponde/ Oh padre...”

Segnaliamo anche l'uscita di un altro album di Sidi Bémol, “Chants marins kabyles”, traduzione in cabilo dei canti di marinai francesi, come “Et le premier c'est un marin” (che diventa “Amezwaru”), “Les prisons de Nantes” (che diventa “Le prisons de Tizi Ouzou” - “Lhbas n Tizi”) o “Nous irons naviguer” (“Anegmar n Iselman”). Prova che le canzoni francesi, anche le più vecchie e tradizionali, possono essere cantate in tutte le lingue!

 

Per ascoltare Sidi Bémol:http://www.youtube.com/watch?v=jW5V0F1KK-A

www.sidibemol.com


 

MUZZIKA ! Febbraio 2014 | Cigdem Aslam, Maria Berasarte, Ibrahim Maalouf, Majid Bekkas, Sidi Bemol, gitani Dhoad del Rajastan, Sandra Bessis, Kepa Junkera, Nadia Khouri-Dagher, A. Rivera MagosSANDRA BESSIS & Rachid Brahim-Djelloul, Cordoue 21 - Sur les traces de Sefarad, Maysol Music/L’autre distribution

Sandra Bessis canta da diversi anni il repertorio delle musiche sefardite. Tunisina stabilitasi in Francia, presenta nel suo ultimo cd un panorama insieme geografico e storico di questo patrimonio, in sei tappe: Granada e Cordova ai tempi dell'Andalusia araba; Istanbul e i Balcani dove una parte degli ebrei di Spagna si stabilirono nel XV secolo; Tunisi e Algeri dove le cantanti e i cantanti della comunità ebraica erano fra le più grandi vedettes della canzone popolare prima dell'Indipendenza; e infine Parigi, dove questa tradizione è ancora viva, come in altre grandi città nel mondo.

Dunque ritroviamo in quest'album anche canti vecchi di diversi secoli, come la “Romance de la gran perdida de Alhama”, cantata in spagnolo, la canzone turca “Bre Sarika Bre (Piccola Sara) cantata in ladino, o l'ormai classica “Ya Oummi” (Oh madre mia), creata nel XX secolo dal tunisino Youssef Hagège, e resa celebre dall'interpretazione delle vedettes giudeo-maghrebine della canzone di un tempo.

Una domanda curiosa però: perché aver trascritto lo spagnolo delle canzoni foneticamente??? Nella ninna nanna “Nani, Nani”, ci troviamo così a leggere “Nani kere el ijo, el ijo de la madre, de tchiko se aga grande...” invece di “Nani quiere el hijo, el hijo de la madre, de chico ecc...”

 

Per ascoltare “Bre Sarika Bre”:http://www.youtube.com/watch?v=jW5V0F1KK-A

www.sandra-bessis.com


 

MUZZIKA ! Febbraio 2014 | Cigdem Aslam, Maria Berasarte, Ibrahim Maalouf, Majid Bekkas, Sidi Bemol, gitani Dhoad del Rajastan, Sandra Bessis, Kepa Junkera, Nadia Khouri-Dagher, A. Rivera MagosKEPA JUNKERA, Galiza, Fol Musica (Espagne)

Kepa Junkera è un suonatore di trikitixa, nome dato nei Paesi Bassi alla fisarmonica diatonica, divenuta dal XIX secolo uno strumento centrale nelle musiche popolari della regione. Nato nel 1965 a Bilbao, Kepa è uno degli artisti più famosi dei Paesi Bassi e si è visto assegnare un Grammy Award nel 2004 per il suo album “K”.

L'etichetta galiziana Fol Musica per quest'occasione gli regala un bel cofanetto: un libro magnificamente illustrato e un disco in cui Kepa suona con alcuni dei più grandi artisti della Galizia: Radio Cos, Os Cempés, Uxia, Cristina Pato, di cui babelmed.net vi ha presentato un certo numero negli ultimi anni.

Musiche per danza il più delle volte, danze da ballare in ronda, farandole senza fine, ma anche canti maschili con assolo profondi che risuonano gravi fra le montagne, canzoni collettive di donne quasi a voce nuda, ritmate solo da tamburelli, come dovevano cantare le paesane un tempo, ritmi celtici – ci si crederebbe in Irlanda! - grazie a quella strana parentela di ritmi che lega la Galizia e il mondo celtico. In breve un bel affresco dell'estrema diversità delle musiche di Galizia, che restano vivissime.

Questo bel cofanetto con libro e disco (2 cd inclusi), è oggetto di un'intensa campagna pubblicitaria nella penisola iberica, presentato come un evento, in omaggio alle culture basca e galiziana.

 

Per ascoltare Kepa Junkera:http://www.youtube.com/watch?v=tHcLXVJXFjg

www.folmusica.com

 


 

Nadia Khouri-Dagher - n.khouri AT wanadoo.fr