MUZZIKA ! Ottobre 2014 | The Touré-Raichel Collective, Paolo Conte, Djazia Satour, Imed Alibi, Ahamada Smis, Hossam Ramzy
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Nadia Khouri-Dagher   

Questo mese, il duo israelo-maliano The Touré-Raichel Collective torna ad incantarci con il loro ultimo album, in cui le sonorità occidentali del pianoforte sublimano le melodie africane; Paolo Conte torna con le sue canzoni jazz e sexy, e ancora una volta si lascia tentare dai ritmi latini; Djazia Satour spiega le ali, l'artista da crisalide è divenuta farfalla; il percussionista tunisino Imed Alibi da vita al suo primo album, circondandosi di artisti amici ispirati quanto lui; Ahamada Smis rende omaggio alla musica delle sue Comore con un album dai testi costantemente percussivi; e Hossam Ramzy presenta le sue percussioni egiziane, ma non solo! Buon ascolto!

 


 

Il colpo di fulmine di babelmed

MUZZIKA ! Ottobre 2014 | The Touré-Raichel Collective, Paolo Conte, Djazia Satour, Imed Alibi, Ahamada Smis, Hossam RamzyTHE TOURÉ-RAICHEL COLLECTIVE, The Paris Session, Cumbancha

Il nostro colpo di fulmine questo mese è per il superbo album del Touré-Raichel Collective, gruppo composto attorno al pianista israeliano Idan Raichel e al chitarrista maliano Vieux Farka Touré, che riprende con onore l'eredtà del padre scomparso, Ali Farka Touré, il cui album “Talking Timbuktu”, con l'americano Ry Cooder, aveva segnato la storia delle musiche africane e delle musiche del mondo tout court.

Eravamo già stati conquistati dal loro precedente album in duo, “The Tel Aviv Session”, che gli era valso una tournée in giro per il mondo, apparso nel 2012 (http://ita.babelmed.net/muzzika/13106-muzzika-dicembre-2012-gennaio-2013.html). Entusiasti di quell'esperienza, i due artisti hanno deciso di realizzare un altro album con lo stesso progetto, che avevano previsto di registrare a Bamako. Ma gli avvenimenti che hanno sconvolto il paese li hanno costretti a ritrovarsi invece a Parigi, dove in soli tre giorni, per conservare lo spirito di spontaneità e improvvisazione proprio delle musiche africane, hanno prodotto questo gioiello, con l'aiuto di amici artisti, come il bassista senegalese Daby Touré, il trombettista israeliano Niv Toar, o ancora il cantante maliano Seckouba Diabaté.

Una nuova gemma dunque, per questo gruppo che ci da ulteriore prova, grazie al benessere che procura la loro musica, che la gioia della musica non ha passaporti o nazionalità. Il piano di Idan Raichel sublima a meraviglia i ritmi mandingo, in una dinamica noncuranza che non costituisce ossimoro: perché è camminando a passo lento ma sicuro che si avanza con più sicurezza. E il lento avanzare di questi due artisti promette di far compiere passi da gigante non tanto alla loro carriera ma, ancora più importante, a tutta la musica. Un capolavoro.

Per l'ascolto:https://www.youtube.com/watch?v=x92qCOjgcJ8

www.toureraichel.com - www.cumbancha.com


 

MUZZIKA ! Ottobre 2014 | The Touré-Raichel Collective, Paolo Conte, Djazia Satour, Imed Alibi, Ahamada Smis, Hossam RamzyPAOLO CONTE, Snob, Universal

Siamo fans di Paolo Conte fin dal suo album “Gelato al limon” del 1979, che lo fece conoscere al mondo intero, e come milioni di altri fans abbiamo subito amato le canzoni che sono poi diventate i suoi più grandi successi: “Sotto le stelle del jazz”, Wonderful”, “Come di”...

E sono più di 30 anni che l'artista italiano ci regala canzoni cantate con quella nonchalance ed eleganza che appartengono solo a lui. Quando lo si ascolta sembra materializzarsi all'istante la scena di un film (d'altronde Paolo Conte adora il cinema): Paolo Conte suona in un piano-bar tutte le sere da diversi anni, un bar denso di gente e di fumo, le sue sigarette e una bottiglia di whisky a portata di mano, poggiate sul pianoforte, motivo per cui nel corso degli anni la sua voce è diventata così rauca... Stop, si taglia! Perché la realtà è tutt'altra: Paolo è nato in una famiglia di notai della buona borghesia italiana, e aveva cominciato a studiare diritto e ad esercitare il mestiere di avvocato, malgrado la sua passione per la musica. Per 25 anni porteràavanti due carriere: avvocato e cantante, e sarà proprio il successo del suo album nel 1979, che gli permetterà di liberarsi del suo lavoro diavvocato, per lui semplice sostentamento, benché socialmente valorizzato.

In questo nuovo album ci sono 15 nuove canzoni, influenzate dall'Africa (“Si sposa l'Africa”, con

un canto femminile africano); l'America Latina (“Argentina” - “Tutto è grande in Argentina, anche la malinconia...”); Cuba («Tropical», al ritmo di salsa cubana) ; e dal jazz ovviamente, DNA dell'artista. Il miracolo è che dopo più di 30 anni Paolo Conte resta fedele a se stesso, e crea nuove canzoni rinnovando le proprie influenze, ma conservando lo stesso stile. Un po' come Brassens e pochi altri. Abbiamo adorato quest'album. Se non conoscete l'artista e volete scoprire il suo universo, in particolar modo la sua passione per l'universo degli anni '40 e '50 che appartengono alla sua gioventù, per il jazz e le commedie musicali americane, guardate il video di “Tropical”:

https://www.youtube.com/watch?v=5LcUfBtuqEc


 

MUZZIKA ! Ottobre 2014 | The Touré-Raichel Collective, Paolo Conte, Djazia Satour, Imed Alibi, Ahamada Smis, Hossam RamzyDJAZIA SATOUR, Alwâne, ZZ Productions

È meraviglioso seguire il cammino di un(a) giovane artista, quando ha talento, e vederlo affermarsi di anno in anno e disegnarsi, di album in album, una vera personalità, una vera “identità” che non somiglia a nient'altro: la firma del vero artista.

Djazia Satour è un'artista algerina che vive in Francia che seguiamo dal suo debutto, nel gruppo di Grenoble MIG, e il cui precedente album “Klami” (“Le mie parole” in arabo) ci era piaciuto molto (http://ita.babelmed.net/muzzika/6343-muzzika-gennaio-2011.html ).

Con “Alwâne” (“Colori” in arabo), Djazia fa definitivamente il suo ingresso alla corte dei grandi, perché l'album è perfetto: un universo del tutto originale, un disco che si ha il piacere di ascoltare di nota in nota, con un alternanza di melodie, dolci più spesso, cantate indifferentemente in inglese – l'artista è impregnata dell'universo del soul e del blues – e in arabo.

“Ma ydoumou”, una dolce ballata, ricorda un po' le tenere canzoni del cantante algerino berbero Idir, mentre in “Aynin Lil” Djaza quasi sussurra le parole, cantate in un arabo dolcissimo. “Up there”, con un ritmo rock, è il lavoro di un artista del 2014, influenzato dalla musica anglo-sassone di oggi, e ricorda le migliori creazioni delle artisti femminili della scena londinese di questi ultimi anni, da Norah Jones a Katie Melua. E nel rap “Nomade's Land” la voce cantata e parlata di Djazia a volta ha gli accenti di Gainsbourg, in cui i finali di frase si perdono in suoni gravi...

In sintesi, un album totalmente riuscito, col quale Djazia firma definitivamente la dichiarazione di indipendenza dei giovani artisti “provenienti dal mondo arabo”, sempre più numerosi, che fanno la musica che si sono scelti, che hanno creato interamente, utilizzando la musica delle loro “origini” semplicemente come una delle componenti, insieme a molte altre, delle influenze e degli universi che li hanno formati. Nel 2014, l'era post-coloniale è definitivamente archiviata, e i paesi – e le musiche –del Sud hanno conquistato la piena parità rispetto a quelle del Nord!

Per l'ascolto:https://www.youtube.com/watch?v=gcDXWXDR3SA

http://www.djaziasatour.com

 


 

MUZZIKA ! Ottobre 2014 | The Touré-Raichel Collective, Paolo Conte, Djazia Satour, Imed Alibi, Ahamada Smis, Hossam RamzyIMED ALIBI, Safar, IRL/L’Autre Distribution

Ed ecco un album d'esordio perfettamente riuscito, sponsorizzato dal chitarrista inglese Justin Adams, innamorato delle musiche africane (produttore dei Tinariwen, tra gli altri), il che di per sé promette qualità. All'origine un progetto: l'incontro di due percussionisti, il tunisino Imed Alibi, nato in Tunisia ed arrivato in Francia nel 2001, con il brasiliano Zé Luis Nascimento, anch'esso basato a Parigi, che collabora con numerosi gruppi di musiche del mondo, dei più diversi generi. I nostri due artisti si sono esibiti, circondati da altri musicisti, in numerosi festival e concerti in Francia, come “Détours du monde” a Chanac dans le Lot, “Les Suds à Arles” o ancora La Cité de la Musique a Marsiglia, che vengonosimpaticamente ringraziati nel libretto del disco. Alla fine vede la luce un disco molto ispirato, registrato a Montpellier, che riunisce, insieme ai nostri percussionisti, dei musicisti che vanno a comporre un gruppo con una bella e dinamica armonia: tra gli altri, i tunisini Zied Zouari e Nabil Ghannouchi rispettivamente al violino e al flatuto nay, il siriano Haki Kilic alla fisarmonica, i francesi Michel Marre e Stéphane Portet rispettivamente alla tromba, e alle tastiere e all'arrangiamento, fino a Justin Adams stesso alla chitarra.

“Una nuova generazione vede la luce in Medio Oriente e in Africa del Nord, che padroneggia le nuove tecnologie, che dimostra un'acuta intelligenza, la cui identità è radicata in una lunga tradizione, e che ormai tratta con l'Occidente da pari a pari”, dice Justin Adams nel libretto del disco, a modo di presentazione. Ed è proprio quello che pensiamo anche noi!

 

Per l'ascolto:https://www.youtube.com/watch?v=BLHojGLfVDk

www.imedalibi.com

 


 

MUZZIKA ! Ottobre 2014 | The Touré-Raichel Collective, Paolo Conte, Djazia Satour, Imed Alibi, Ahamada Smis, Hossam RamzyAHAMADA SMIS, Origines, Colombe Records

Abbiamo scoperto Ahamada Smis nel 2011, con il suo primo album “Être”, e ne abbiamo fatto il nostro “Colpo di fulmine” del mese. Nata alle Comore e arrivata a Marsiglia all'età di 10 anni, l'artista ci aveva sedotti con il suo rap/slam espresso attraverso testi insieme lirici e impegnati (http://ita.babelmed.net/muzzika/6600-muzzika-aprile-2011.html).

In questo nuovo album, “Origine”, l'artista torna chiaramente alla fonte che l'ha visto nascere: l'arcipelago delle Comore e le sue musiche, che in Occidente sono poco conosciute. L'album si apre con “Troulilya”, in cui predomina un canto collettivo femminile, come spesso in Africa, e in cui il nostro poeta declama le sue poesie, appoggiandosi sulle note di una chitarra che suona come un ukulele hawaiano: affinità tra le musiche di queste isole? Un introduzione che da il senso dell'intero album, che è un omaggio alle musiche delle Comore e dell'Oceano Indiano in generale. L'album inoltre è stato registrato in uno studio mobile, durante diverse residenze dell'artista alle Comore, a Zanzibar e a La Réunion. Il cantante di Zanzibar Mohamed Issa Matona è ospite del brano “Bachraf”, e la cantante di Réunion Christine Salem in “Les engagés”. I testi, sempre particolarmente sensibili, parlano di un Africa saccheggiata, delle nuove dominazioni che reggono il mondo... e dell'amore dell'artista per il suo paese natale, sempre... Dei buoni testi, delle melodie e dei ritmi che ci hanno fatto viaggiare in contrade poco battute: un puro piacere per le orecchie e materia per pensare per il cervello.

Per ascoltare “Gassi” e guardare Ahamada Smis di ritorno alle Comore:

https://www.youtube.com/watch?v=p3vzgi-A_TM

http://www.colomberecords.com

 


 

MUZZIKA ! Ottobre 2014 | The Touré-Raichel Collective, Paolo Conte, Djazia Satour, Imed Alibi, Ahamada Smis, Hossam RamzyHOSSAM RAMZY, «Sabla tolo» IV, Tak Raka Takum, ARC Music

“Sabla tolo” è un anagramma di “Tabla solo”: le tabla sono percussioni indiane che vanno a coppia. Il percussionista egiziano Hossam Ramzy, che vive a Londra, ci regala il quarto album di una serie consacrata all'arte della percussione solista, e nel quale, come negli altri (http://www.babelmed.net/muzzika/3577-muzzika-septembre-2008.html ), l'artista esplora le sonorità di strumenti e di ritmi appartenenti a culture diverse: Egitto (in “Eskandarany”, basato su un ritmo tipico della regione di Alessandria), Marocco, India, Spagna (in “Flamenco Sweet”), ma anche Brasile (come in “Samba Train to Cairo”)...

 

“Il titolo dell'album viene dal suono del ritmo dell'ultimo brano del disco. Il ritmo fa “Tak Raka Takum...”, spiega l'artista. Si sia percussionisti o meno, l'energia pura dei tamburi di ogni dimensione e sonorità vi sveglierà e riempirà di energia, che viviate in Egitto, in Marocco, in Spagna, in India, a Londra... o altrove! “Musica che fa svegliare i morti”, si diceva una volta parlando dei tamburi!

Per l'ascolto:https://www.youtube.com/watch?v=mUPjM7Cczrg

www.arcmusic.co.uk

 


 Nadia Khouri-Dagher

n.khouri@orange.fr

Ottobre 2014