MUZZIKA !  Settembre 2015  | Armel Dupas, Tigran Hamasyan, David Salvado, Armenia, Galizia, A Filetta, Sacri Cuori
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Nadia Khouri-Dagher   

Il colpo di fulmine di Babelmed:

MUZZIKA !  Settembre 2015  | Armel Dupas, Tigran Hamasyan, David Salvado, Armenia, Galizia, A Filetta, Sacri CuoriARMEL DUPAS, Upriver, Jazz Village/Harmonia Mundi

È nato un grande pianista! Che gioia scoprire un nuovo pianista jazz e capire subito che si tratta di un grande artista! Armel Dupas ha giusto 30 anni e una solida preparazione classica alle spalle, perché si è formato al Conservatorio Nazionale Superiore di Musica di Parigi, dove ha studiato jazz. Ma Armel Dupas ha soprattutto il genio proprio dei grandi artisti, che gli consente di comporre musica che appartiene solo a lui. Ascoltandolo viene da pensare a Keith Jarrett, a Ravel, a Satie, o allo 'oudista Anouar Brahem forse, per l'intimità e il pudore, ma soprattutto si pensa ad “Armel Dupas”, perché le composizioni del giovane artista creano paesaggi totalmente nuovi, come sono capaci di fare solo i geni musicali.

Certo, Armel Dupas si era già fatto notare negli ambienti jazz da alcuni anni, collaborando con la jazzista franco-camerunense Sandra Nkake, o ancora col contrabbassista Henri Texier integrando il suo Sky Dancers Quintet. Armel, quindi, ha già una buona discografia alle sue spalle come membro di diversi gruppi jazz o di elettro-groove, così come di compositore di musiche per film.

Ma “Upriver” è il suo primo album da solista, ed è un vero regalo! Inserendo un po' di elettronica, facendosi accompagnare in alcuni brani da una canzone francese o da un sassofono, Armel Dupas ci presenta il suo universo intimista e poetico, pudico ed espressivo. Sentiamolo parlare del suo disco: “Una composizione scaturisce spesso in maniera inattesa. Dorme dentro di me e viene fuori quando l'emozione è più forte del pudore che la tiene chiusa all'interno. Upriver è come un diario intimo scritto in più di dieci anni (…) Upriver significa “controcorrente”: ho cercato un'estetica che mi fosse propria, il che mi ha portato a seguire un flusso opposto a certe correnti dominanti. Per me, Upriver vuol dire essere liberi di apprezzare ciò che mi sembra autentico in ogni estetica. (...). Il piano solo mi annoia. Un monologo puro su un disco intero, è troppo per me. Nonostante ciò, ho voluto fare un album solo perché voglio accettare pienamente le emozioni che mi hanno portato a questa musica”. Un album che brilla come un diamante puro.

Per ascoltare: https://www.youtube.com/watch?v=dR2QW_qZai4

www.armeldupas.com

 


 

MUZZIKA !  Settembre 2015  | Armel Dupas, Tigran Hamasyan, David Salvado, Armenia, Galizia, A Filetta, Sacri CuoriAMÁLIA, As vozes do fado/Les voix du fado, Decca/Universal

O que interessa é sentir o fado.

Porque o fado não se canta,

acontece. O fado sente-se, não

se compreende, nem se explica.

Traduzione:

L'essenziale è sentire il fado.

Perché il fado non si canta,

accade. Il fado si sente,

non si capisce, non si spiega.

Questo pensiero di Amalia Rodrigues apre il superbo album che ci regala l'etichetta Decca: le più grandi voci del Portogallo di oggi cantano i fado che hanno fatto conoscere al mondo intero la grande artista oggi scomparsa. Un album che è un vero tesoro, in cui ogni canzone, magistralmente interpretata da diversi artisti, donne o uomini, dà il là alla successiva, altrettanto sublime, come in un filo di perle... Se anche voi, come noi, nutrite una passione profonda per questo canto del Portogallo, sarete conquistati da questo disco che porta il fado ai livelli più alti. Ana Moura, António Zambujo, Carminho, Camané, e alcune scoperte per noi come il commovente Ricardo Ribeiro, o soprese come l'angolana Bonga, la capo-verdiana Mayra Andrade, qui meravigliosa, o ancora il brasiliano Caetano Veloso... E per chiudere il tutto, un brano cantato dalla sorella di Amalia, Celeste Rodrigues...

Una pepita d'oro, che in più presenta le parole di tutte le canzoni in portoghese. Poesia pura. Un disco certamente chiamato a diventare un riferimento nella discografia del fado.

Per ascoltare Ricardo Ribeiro, «Grito» : https://www.youtube.com/watch?v=xZTfAtc_f4A

Per ascoltare Mayra Andrade & António Zambujo, «Lisboa não sejas francesa» : https://www.youtube.com/watch?v=0-uj_hVlJrA

http://www.ricardoribeiro.pt/

 


 

MUZZIKA !  Settembre 2015  | Armel Dupas, Tigran Hamasyan, David Salvado, Armenia, Galizia, A Filetta, Sacri CuoriTIGRAN HAMASYAN & Yerevan State Chamber Choir, Luis y Luso, ECM

In questo anno di commemorazione del centenario del genocidio armeno, il pianista Tigran Hamasyan, che ormai vive negli Stati Uniti, ha scelto di rendere omaggio ai milioni di uomini, di donne e bambini assassinati o esiliati, attraverso la musica. E ha scelto di farlo attraverso quella musica che appartiene solo al popolo armeno: la musica liturgica della chiesa cristiana di Armenia.

Con il Coro da camera di Yerevan, l'ensemble vocale più conosciuto nel paese, Hamasyan reinterpreta i canti religiosi armeni – chiamati “sharakans” - alcuni dei quali risalgono al V secolo.

Musica di raccoglimento, musica profonda, questo disco, pieno di gravità e malinconia, è pensato però anche come disco di speranza. Cominciando dal titolo, perché “Luys i Luso”, significa “Luce della luce”. Ma soprattutto perché alcuni di questi canti, che sono delle preghiere che si elevano al cielo, sono musicalmente, per la loro stessa bellezza, la loro armonia, la gioia che procurano all'ascolto, portatrici di speranza, come potevano esserlo alcune composizioni sacre di Bach.

E possiamo immaginare, ascoltando questi canti religiosi, quante preghiere avranno suscitato nelle chiese di Armenia, nelle case devastate e in seguito nell'esilio, a milioni di armene e di armeni di ogni età. E ancora oggi nella diaspora rimasta molto attaccata alla propria religione, tra i discendenti di quel terribile genocidio, che non dimenticano...

Per ascoltare: https://www.youtube.com/watch?v=NhlunZrg544

http://www.tigranhamasyan.com/

 


 

MUZZIKA !  Settembre 2015  | Armel Dupas, Tigran Hamasyan, David Salvado, Armenia, Galizia, A Filetta, Sacri CuoriDAVIDE SALVADO, Lobos, FOL Music (Spagna)

Al giorno d'oggi è commovente vedere un giovane artista dedicare un intero disco ai canti tradizionali della sua regione. È quello che ha fatto Davide Salvado, che in questo album presenta un florilegio di canti della Galizia, canti tradizionali che si perdono nella memoria del popolo e di cui l'artista si appropria totalmente, come se li avesse composti lui stesso. “A vida”, “Helena”, “Lobos” (I lupi)..., dei 10 brani che compongono l'album, 8 sono tradizionali, 2 propongono dei testi nuovi adattati su melodie tradizionali...

Il libretto presenta le parole di tutte le composizioni, e pur non comprendendo al 100% il galiziano, un misto tra lo spagnolo, il portoghese e un'idioma locale, riusciamo ad arrrivare alle parole di queste canzoni: pietra, erba, lupo, fazzoletto, stella, luna... E a volte qualche frase, come in “Helena”:

            «Dammi un ago d'argento

            Perché tolga una spina dal mio cuore

            Che mi uccide...»

Davide Salvado, che canta, è accompagnato a volte solo da un tamburello, come sarà capitato spesso nei villaggi galiziani di un tempo, a volte da una fisarmonica, da un sassofono e altri strumenti. Ogni tanto si riconoscono dei suoni arabeggianti, (come buona parte della penisola iberica, la regione è stata sotto dominazione araba per diversi secoli) e in alcuni brani si può sentire persino un flauto molto simile al ney arabo (“Helena”, “A vida”)...

Un album autentico, che prova come l'attaccamento alle proprie radici sfidi i secoli e la modernità. Sulla copertina, l'artista posa in jeans e t-shirt, in tenuta contemporanea, ma i cinque tamburelli ai suoi piedi ci dicono del suo radicamento nella musica dei suoi antenati. Perché il patrimonio immateriale dei popoli è eterno...

Per ascoltare: https://www.youtube.com/watch?v=oygiz9PO4eE

https://www.facebook.com/oladrondeamorodos/info?tab=page_info

 


 

MUZZIKA !  Settembre 2015  | Armel Dupas, Tigran Hamasyan, David Salvado, Armenia, Galizia, A Filetta, Sacri CuoriA FILETTA, Castelli, World Village/Harmonia Mundi

La bellezza della pura voce umana. È quello che propongono i cori polifonici, una tradizione corsa presente in passato in molte altre regioni d'Europa e Medio Oriente, proveniente soprattutto dai canti liturgici religiosi e dai canti polifonici, che in alcuni paesi è ancora oggi particolarmente viva, come la Bulgaria o la Georgia.

Il gruppo A Fileta esiste da più di 30 anni, e in quest'album Jean-Claude Acquaviva, François Aragni, Paul Giansily, Stéphane Serra, Jean Sicurani e Maxime Vuillamier ci regalano dei canti eterni che sono nondimeno loro creazioni! Voci che si gonfiano come una vela, voci gravi come le note più basse di un violoncello e tanto acute da raggiungere il registro femminile, la gamma degli effetti e delle sfumature è infinita, e si resta colpiti da tanta bellezza essenziale, perché bellezza nuda!

Ecco come gli artisti si presentano sul loro sito: «Nell'ottobre del 1978, nasceva il gruppo A Filetta. All'epoca non sapevamo e d'altronde non sappiamo ancora, se si trattasse del progetto di un sogno o del sogno di un progetto. L'idea di una casa sempre aperta dove potevano trovar rifugio quelle anime vicine, che nella loro ricerca di eternità tessono senza fine i fili di quell'antica condivisione che è il canto. Il sogno di una nave senza bandiera, partita da nessun posto per solcare l'altrove, dove dei fari senza tempo potrebbero un giorno dirle: "è qui, tra voi, nella condivisione dell'effimero, che ci sono le distese dell'eterna felicità”».

Gioia, terrestre o celeste che sia, ecco cosa ci regalano gli A Filetta...

Per ascoltare: https://www.youtube.com/watch?v=HqP2MqU0d4I

http://afiletta.com/

 


 

MUZZIKA !  Settembre 2015  | Armel Dupas, Tigran Hamasyan, David Salvado, Armenia, Galizia, A Filetta, Sacri CuoriSACRI CUORI, Delone, Glitterbeat

«Sacri Cuori, i figli bastardi di Fellini, sono di nuovo in strada. Radicati in Emilia Romagna, in Italia, il gruppo è guidato dal chitarrista/produttore Antonio Gramentieri, e suona della musica “topografica strumentale” che riflette i luoghi che attraversa, che si tratti di una spiaggia di Rimini piena di nostalgia o del sogno del deserto Mojave alla fine dell'inverno (…) Come definire la loro musica? Chiamiamola Twang Adriatico, qualcosa tra la musica da ballo della loro Romagna natale e il film Mulholland Drive di David Linch, tra il sogno degli anni '50 e l'incubo del futuro, Santo & Johnny e Brian Eno. E con un gusto pronunciato per le musiche dei film italiani, per coronare il tutto. Naturalmente, sono presenti Ennio Morricone e Nino Rota, ma anche Riz Ortolani, Piero Piccioni, Piero Umiliani, Armando Trovajoli e diversi altri maestri dell'epoca d'oro.».

È così che i nostri artisti, che firmano qui il loro terzo album, dopo aver firmato anche diverse colonne sonore, alcune delle quali premiate al Festival di Venezia, si presentano. Per noi, che li scopriamo con quest'album, è stato un vero e proprio colpo di fulmine, per questo gruppo scatenato, un po' strambo, e impregnato soprattutto di un enorme senso dell'ironia e di una leggerezza di vivere, tutta italiana, che fa un gran bene!

Ritmi rock and roll e tropicani degli anni '60, color blu cielo e giallo limone (“Maradena”), sprazzi di Ennio Morricone un po' tragici e un po' comici (“Delone”), folk americano un po' “on the road” (“Belly strange”), un certo spirito alla Nino Rota redivivo (“Portame via”), un'allegra fanfara che potrebbe essere quella di un circo in un film di Fellini (“Madalena”), una canzone glamour in inglese da ascoltare con ironia, che ricorda quelle di Paolo Conte (“Dancing”). Insomma, abbiamo adorato la creatività, la totale libertà e la fantasia di questo gruppo capace di viaggiare nello spazio e nel tempo. Rinfrescante e frizzante come un gelato al limone italiano!

Per ascoltare: https://www.youtube.com/watch?v=6-Wl-l4A40I

http://www.sacricuori.com

 


 

Nadia Khouri-Dagher

Traduzione dal francese di Alessandro Rivera Magos

Settembre 2015