MUZZIKA ! Novembre 2015 | Bachar Mar Khalife, Natacha Atlas, Oum Kalthoum, Mohamed Abdel Wahab, Abel Halim Hafez, Farid El Atrache, Buda Musique, Maria Simoglu, Ludovico Einaudi, La squadra
MUZZIKA ! Novembre 2015 Stampa
Nadia Khouri-Dagher   

Il colpo di fulmine di Babelmed:

MUZZIKA ! Novembre 2015 | Bachar Mar Khalife, Natacha Atlas, Oum Kalthoum, Mohamed Abdel Wahab, Abel Halim Hafez, Farid El Atrache, Buda Musique, Maria Simoglu, Ludovico Einaudi, La squadraBACHAR MAR KHALIFÉ, Ya balad, Infiné

Il dolore dell'esilio ha una colonna sonora: l'ultimo album di Bachar Mar Khalife, “Ya Balad” (Oh mio paese!). Mentre i milioni di rifugiati siriani che fuggono dal loro paese devastato dalla guerra sono al centro dell'attualità, questo disco, che viene dal Libano, un paese vicino che ha anch'esso conosciuto l'esilio attraverso i milioni di libanesi che lasciavano il paese durante i 20 anni di guerra civile (1975-1994), racconta meglio di mille articoli di giornale o foto spettacolari il dolore di perdere la propria terra.

“Kyrie Eleison”, il brano che apre il disco, è una preghiera in arabo:

Ya Rab sarli mit sana

Basoum wa bessalli, erhmani

Ghanaa’i li ajlak Ya Rab

Somti li ajlak Ya Rab

(Mio Dio sono cent'anni

Che digiuno e prego, benedicimi

Il mio canto è per te mio Dio

Il mio silenzio è per te mio Dio)

L'artista ha anche aggiunto degli organi dalle sonorità religiose al suo disco.

E “Ya Balad”, che da il titolo all'album, è un pezzo magnifico, intimo, con un accompagnamento semplice ed essenziale del pianoforte:

Weynak ? Echta’tellak

Sowtak, bassmatak

Erjaali, betrajjak

Ya balad ahli

(Dove sei? Mi manchi

La tua voce, il tuo sorriso

Torna da me, ti prego

Oh paese dei miei genitori)

Diverse composizioni, come “Kyrie Eleison”, sono delle preghiere: il brano “Madonna”, dedicato «ai piccoli angeli scomparsi troppo presto» include anche alcuni “Alleluia” cantati dall'artista.

È il caso di prendere nota di questo ritorno della dimensione spirituale nel lavoro di molti artisti, a cominciare da quelli del Sud: dopo il pianista jazz armeno Tigran Hamasyan che ha commemorato nel suo ultimo album, “Luys y Luso”, il genocidio del suo popolo attraverso la tradizione musicale religiosa cristiana del suo paese (http://ita.babelmed.net/muzzika/13835-muzzika-settembre-2015-.html); dopo la moltitudine di artisti africani che, mai separati dalla propria spiritualità, cantano “La ilah illallah” (“Non c'è altro dio all'infuori di Dio), professione di

fede musulmana, da Youssou N'dour in Senegal a Malouma in Mauritania; dopo il grande numero di artisti afro-americani che hanno cantato gospel di grande successo come “Oh Happy Day” (...«when Jeus washed my sins away») o “I say a little prayer for you”, come Aretha Franklin...

Senza dimenticare Brassens che cantava “La preghiera” (“Vi saluto Maria”), da una poesia di Francis Jammes, o Brel con la sua “Preghiera pagana”. In fondo il lavoro di numerosi artisti nella musica può ridursi ad un'immensa preghiera: dare speranza, gioia o almeno un piccolo conforto. Considerando che oggi i paesi del Sud sono quelli più violenti e martoriati dalla vita e dalla storia, non c'è da meravigliarsi che sia proprio dal Sud che queste preghiere in musica ci arrivano in più grande numero.

Per ascoltare il brano “Ya balad”: https://www.youtube.com/watch?v=mofkBxWpDKY

Per ascoltare “Oh Happy Day” cantata da Aretha Franklin :https://www.youtube.com/watch?v=wb7D-W-QW-8

Per ascoltare Brassens, “La prieghiera”: https://www.youtube.com/watch?v=1xTHNXIcOCw

 


 

MUZZIKA ! Novembre 2015 | Bachar Mar Khalife, Natacha Atlas, Oum Kalthoum, Mohamed Abdel Wahab, Abel Halim Hafez, Farid El Atrache, Buda Musique, Maria Simoglu, Ludovico Einaudi, La squadraNATACHA ATLAS, Myriad Road, Decca

La prima grande cantate araba di jazz è nata! Natacha Atlas, spiega le sue ali in quest'album, “Myriad Road”, e senza abbandonare l'Oriente che scorre nelle sue vene e l'ha resa celebre, si inserisce tra i suoni e la libertà del jazz, per cantare in inglese, in arabo, o in un mélange delle due lingue, come fanno molti arabi quando si esprimono.

È l'Oriente ad averla resa celebre, a cominciare dalla sua versione “orientalista” di “Mon amie la rose”. Natacha l'amiamo dal suo debutto e l'abbiamo seguita passo passo, album dopo album (si vedano le nostre recensioni dei suoi precedenti album su babelmed.net): http://ita.babelmed.net/muzzika/13157-muzzika-aprile-2013.html et http://ita.babelmed.net/muzzika/6036-muzzika-ottobre-2010.html). Perché è un'artista autentica, la prima grande voce femminile uscita dal mondo arabo dopo la generazione di Oum Kalthoum e Fayrouz.

In quest'album si sente una Natacha Atlas felice, in pace con se stessa: perché, dopo aver vissuto per decenni in Europa è finalmente, per forza di cose, tanto europea che orientale. E se introduce qualche “Ya Layl” (Oh Notte), figura tradizionale del canto arabo, nella sua composizione “Visions”, il brano resta fondamentalmente jazz e occidentale: un po' come se fissassimo una bella spilla orientale ad un vestito da sera.

In “Ya Tara” (“È successo...”) e “Nafs el Hikaya” (“La stessa storia”), l'artista canta in arabo, con tanto di classica introduzione dell''oud, ma il brano respira un'aria di libertà propria al jazz, grazie agli accompagnamenti musicali molto contemporanei.

Non è un caso se l'album è prodotto da Ibrahim Maalouf, trombettista libanese stabilitosi in Francia, ormai jazzman riconosciuto. Peccato che il CD promozionale distribuito alla stampa non includa la lista degli eccellenti musicisti, di jazz, che circondano Natacha: ve li avremmo volentieri presentati!

Per ascoltare: https://www.youtube.com/watch?v=kh7v86wjQAQ

 


 

MUZZIKA ! Novembre 2015 | Bachar Mar Khalife, Natacha Atlas, Oum Kalthoum, Mohamed Abdel Wahab, Abel Halim Hafez, Farid El Atrache, Buda Musique, Maria Simoglu, Ludovico Einaudi, La squadraAL HENEIN ILA MASR - NOSTALGIQUE EGYPTE, Chansons d’amour, de charme et improvisations 1925-1960, Buda Musique

Buda Musique ha avuto la buona idea di offrirci una compilation di canzoni egiziane di un po' di tempo fa (dagli anni '20 agli anni '60), alcune delle quali sono diventate veri classici in tutti i paesi arabi, dal Marocco allo Yemen, i cui testi sono ormai conosciuti da (quasi) tutti, un po' come in Francia lo sono “L'amant de Saint-Jean” o alcune canzoni della Piaf o di Brassens.

I grandi ci sono tutti: Oum Kalthoum, Mohamed Abdel Wahab, Abel Halim Hafez, Farid El Atrache, ma anche, con nostro grande piacere, artisti notevoli ma meno conosciuti fuori dall'Oriente. Come Laura Daccache, egiziana di origine libanese, non solo cantante ma anche una delle prime donne arabe a comporre lei stessa le proprie canzoni e ad accompagnarsi con un 'oud, o ancora Asmahane, sorella di Farid El Atrache, una bellezza dagli occhi verdi

scomparsa a 27 anni in un incidente di macchina, che i maligni hanno sempre imputato alla gelosia di Oum Kalthoum, non altrettanto graziata dalla natura.

Il libretto – molto ben documentato da Thibault Leroux, con un’abbondante e interessante iconografia - presenta diverse foto prese dalle commedie musicali egiziane dell'epoca, in cui si vedono danzatrici del ventre lascive che mostrano l'ombelico e il proprio charme. Spesso le scene ritratte provengono da cabaret, in cui un pubblico egiziano molto chic – signori in smoking e signore in lunghi vestiti da sera – bevevano champagne e ballavano in coppia.

Per ricordarsi dei tempi in cui si poteva essere musulmani e moderni, andare in moschea e divertirsi, divertire e raggiungere un immenso pubblico senza scadere nella volgarità. Non resistiamo al piacere di mostrarvi, in uno di quei film musicali che erano diffusi in tutte le televisioni arabe (dal Marocco allo Yemen, e persino in Arabia Saudita, parecchio cambiata da allora), Asmahane che canta l'ormai classica “Layali el ouns” (“Le nuits de l'amour”), il cui titolo è “Le notti d'amore a Vienna”, perché il valzer era allora, con il tango o la rumba, una danza ballata anche in questa parte di mondo. E viene tristemente da pensare che molte scene di quei film – se non i film interi – sarebbero oggi censurate in molti paesi arabi influenzati da un islamismo che è pura invenzione del XX° secolo e nient'affatto tradizione, come pretendono i suoi proseliti.

Per vedere Asmahane in “Layali el Ouns fi Vienna”: https://www.youtube.com/watch?v=pCR7KGNkcfM

Per ascoltare “Al ward” di Laure Daccache : https://www.youtube.com/watch?v=nqpz94uqOPg

www.budamusique.com

 


 

MUZZIKA ! Novembre 2015 | Bachar Mar Khalife, Natacha Atlas, Oum Kalthoum, Mohamed Abdel Wahab, Abel Halim Hafez, Farid El Atrache, Buda Musique, Maria Simoglu, Ludovico Einaudi, La squadraMARIA SIMOGLU ENSEMBLE, Minore Manes, Rebétika songs of Smyrna

Amiamo molto il rebetiko e vi abbiamo spesso presentato dischi che presentano la tradizione musicale di Smirne, città-porto, città di incontri, molto ricca musicalmente come tutti i porti del mondo (si veda per esempio la nostra recensione del disco di Cigdem Aslan, http://ita.babelmed.net/muzzika/13371-muzzika-febbraio-2014.html).

Smirne è diventata Izmir, la città cosmopolita è diventata turca, ma i suoi pronipoti, anche quando vivono in Occidente a causa degli esodi che svuotarono la città della sua popolazione alla caduta dell'Impero Ottomano all'inizio del XX secolo (greci che lasciavano il nuovo paese che nasceva, la Turchia, a maggioranza musulmano), continuano – miracolo! – a cantare in greco.

La cantante Maria Simoglu presenta in quest'album delle melodie tradizionali, accompagnata da musicisti, tutti greci a giudicare dai loro nomi sul libretto, che suonano strumenti tradizionali presenti anche nel mondo turco e arabo come il ney, il saz o il qanun. Se la lingua è greca, le melodie sono a volte molto orientali, come in “Mésa sto vathy skotai”, che ricorda tanto un disco di danza del ventre! Altri brani ricordano le melodie monodiche dei riti cristiani della regione, come “Tis agapis to votani”.

Il gruppo si è spesso esibito a Marsiglia, dove nel tempo sono affluiti molti degli esiliati fuggiti da Smirne, e dove vive una piccola comunità greca ancora fedele alle proprie radici. A Marsiglia conosciamo un piccolo ristorante, vicino alla spiaggia de La Couronne, tenuto da un marsigliese nipote di greci esiliati lì, ancora attaccati alle loro radici, che diffonde musica greca ed espone fieramente la bandiera blu del paese dei suoi nonni. Radici, oh queste radici...!

https://www.youtube.com/watch?v=YLJfc9I4_4c

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MUZZIKA ! Novembre 2015 | Bachar Mar Khalife, Natacha Atlas, Oum Kalthoum, Mohamed Abdel Wahab, Abel Halim Hafez, Farid El Atrache, Buda Musique, Maria Simoglu, Ludovico Einaudi, La squadraLUDOVICO EINAUDI, Elements, Ponderosa Music

- «Sei il poeta delle note e mi dai forza tutti i giorni con la tua musica ad andare avanti e sognare.Non è un complimento, ma un dato di fatto.Grazie Maestro. Fabio» ;

- «Simplicity in motion. What a masterful composer and musician. You are one in a billion» ;

- «Einaudi is part of my life» ;

- «Anyone who doesn't like this must have Van Gogh's ear for music !» ;

- «E quando você acha que Ludovico já mitou o suficiente por duas vidas inteiras, ele te esfrega na sua cara que seu talento é inesgotável»;

- «Il migliore lo abbiamo noi !»

Sono alcuni dei commenti entusiasti che il compositore Ludovico Einaudi suscita sulla rete, in tutte le lingue! Reso celebre in Francia dalla colonna sonora del film “Gli intoccabili”, enorme successo di cinema, Ludovico Einaudi è un artista discreto, che vive in campagna e compone una musica che gli somiglia. Ve l'abbiamo presentato in occasione dei suoi precedenti album, nell'aprile 2013 e 2012 (http://ita.babelmed.net/muzzika/13157-muzzika-aprile-2013.html e http://www.babelmed.net/muzzika/13055-nadia-khouri-dagher.html ), quindi non vi resta che andare a scoprirlo, nel caso ancora non lo conosciate. Noi, come i suoi entusiastici internauti, lo adoriamo!

Per ascoltare: https://www.youtube.com/watch?v=k9NM-yK1C2I


 

MUZZIKA ! Novembre 2015 | Bachar Mar Khalife, Natacha Atlas, Oum Kalthoum, Mohamed Abdel Wahab, Abel Halim Hafez, Farid El Atrache, Buda Musique, Maria Simoglu, Ludovico Einaudi, La squadraLA SQUADRA, In sciô ton - Trallalero, polyphonie de Gênes, Buda Musique

Nel suo formidabile romanzo “Banjo”, descrizione della Marsiglia degli anni '30, dove ha vissuto e frequentava gli ambienti dei lavoratori del porto, che all'epoca provenivano da tutti i paesi, lo scrittore Claude McKay (1889-1948), una delle colonne del movimento “Harlem Renaissance”, nel quale i neri americani, segregati, disprezzati e vittime di razzismo nel loro paese, scoprivano una propria fierezza e le proprie radici africane, racconta come all'epoca a Marsiglia, nei bar e nei ristoranti popolari attorno al Vecchio Porto, si cantava, si faceva della musica e si ballava in maniera improvvisata. L'eroe del suo libro, soprannominato Banjo, suona proprio questo strumento nei bar, e cerca di guadagnarsi da vivere come musicista. A dire il vero, negli anni '30 in Francia – come senz'altro anche altrove – tutti cantavano, chiedetelo ai vostri nonni: i dischi e la radio non avevano ancora invaso tutto lo spazio sonoro.

L'origine del “trallalero” genovese verrebbe proprio da questi ambienti. Questo canto polifonico maschile a voce nuda, senza accompagnamento strumentale, ne abbiamo degli equivalenti in Corsica come il gruppo A Fileta e a Marsiglia, con il gruppo Radio Babel Marseille, sarebbe nato, come spiega il libretto di questo disco del gruppo genovese “La squadra”, in quelle taverne in cui le donne erano escluse (salvo una certa categoria, ben inteso...), proprio come racconta McKay nel suo romanzo: marinai che facevano scalo, scaricatori, papponi, viaggiatori come lo stesso scrittore, si ritrovavano la sera, a volte un po' ubriachi, in ogni caso contenti di essere insieme, e insieme davano vita a nuove canzoni...

Questi canti collettivi, dalle origini misteriose – un'altra pista da indagare sarebbe quella degli antichi canti religiosi polifonici... -, che senza dubbio riposano su due fonti, quella sacra e quella profana molto lontane nella storia, hanno reso famoso il gruppo genovese La Squadra, che esiste da 20 anni e si è esibito in qualcosa come 400 concerti nel mondo intero.

“Squadra” è il nome con cui i genovesi chiamano questo gruppo, composto da 8 a 12 uomini, con 4 solisti obbligatoriamente – un contralto, un tenore, un baritono e una “chitarra vocale”, che canta delle sillabe senza senso per creare il ritmo -, e il resto del gruppo che costruisce l'accompagnamento dei bassi. Insomma, non resta che ascoltarli: https://www.youtube.com/watch?v=Nnyt_G9rpQQ

Un esempio di “trallalero” popolare di oggi:https://www.youtube.com/watch?v=NUwGkTvLKiM

Per ascoltare Radio Babel Marseille, polifonia rivisitata all'epoca del “beay box”: https://www.youtube.com/watch?v=3QUX-dJKzzc

La presentazione del libro “Banjo”, di recente rieditato dalle Editions de l'Olivier, del gruppo marsigliese Les Moussu T (che ci hanno fatto conoscere questo libro!). Lettura indispensabile per tutti gli amanti di Marsiglia!: https://www.youtube.com/watch?v=N5W6LrIu2OE

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 Nadia Khouri-Dagher

n.khouri@orange.fr

 Traduzione dal francese di Alessandro Rivera Magos

Novembre 2015