MUZZIKA! Aprile 2009 | Nadia Khouri-Dagher
MUZZIKA! Aprile 2009 Stampa
Nadia Khouri-Dagher   

Estrema diversità di stili e generi questo mese d'aprile, in cui fioriscono fiori di ogni forma e colore. Ci siamo avventurati con piacere con il contrabbassista Renaud Garcia-Fons, che ci ha portati a visitare le contrade del suo intimo Sud. Les Yeux Noirs ( “Gli occhi neri”, che è anche il nome del gruppo) e i violini zigani dei fratelli Eric e Olivier Slabiak ci hanno trascinato in folli ronde musicali regalandoci momenti di nostalgia... Suor Marie Keyrouz e i suoi struggenti canti liturgici dei cristiani d'Oriente; Cristina Branco, che si è affrancata dal fado per dar voce al suo personale canto; Youcef Rekkas, che ci offre belle canzoni d'amore, in una tradizione andalusa rivisitata dalla lingua cabila e dallo stile chaâbi algerino; e per finire l'ensemble Wajd che reinventa, con pianoforte e testi contemporanei, lo spirito delle musiche sacre d'Oriente, in cui musica, gioia ed essenza sono una cosa sola. A voi un bel bouquet primaverile!



Il colpo di fulmine di Babelmed
MUZZIKA! Aprile 2009 | Nadia Khouri-DagherRENAUD GARCÍA-FONS, La Línea del Sur, Enja/Distr. Harmonia Mundi
Questo mese il nostro vero colpo di fulmine è per l'ultimo album del contrabbassista Renaud Garcia-Fons, qui in quartetto con David Venitucci (fisarmonica), Kiko Ruiz (chitarra flamenco) e Pascal Rollando (cajon, djembé, bongos...), e con la presenza della voce flamenca di Esperanza Fernandez in alcuni brani. “La Línea del Sur, è la voglia di tessere un legame tra i differenti universi musicali che hanno nutrito la mia infanzia, le musiche di tutto il Mediterraneo, dell'America Latina, del flamenco e del jazz. Il profondo amore che ho provato per queste musiche mi ha portato in naturalmente ad avventurarmi sulle strade di un Sud immaginario: un Sud che riunisce molteplici radici musicali, con in comune la ricerca di un canto profondo (...) Quest'album è come una raccolta di novelle: ognuna delle undici composizioni è come una cronaca di questo Sud sognato, senza frontiere”, spiega l'artista. Il libretto contiene anche un album fotografico, in cui ogni titolo è evocato da una foto, in bianco e nero, di Javier Arcenillas. Così “Cante del Barco”, di una tristezza infinita, è evocata dalla foto di una piroga africana, svuotata dei suoi passeggeri e a secco sulla riva... In “Gare Saint-Charles”, la fisarmonica di David Venitucci diventa canto di pura dolcezza per evocare la tristezza delle partenze – e a volte degli arrivi – in una città popolata di migranti, mentre il contrabbasso prende gli accenti struggenti di un 'oud assolato... E nelle tre canzoni dell'album, scritte in spagnolo da Renaud Garcia-Fons ispirate da alcune poesie sufi di Rûmi, il canto mistico sufi e il canto gitano si ritrovano in inconsuete affinità, perché entrambi cantano il dolore, la follia, e la gioia mista di amore e passione...:
El día que te encontré
Me fui y me volvi loca
Me quedé toda en silencio
Ellevada hasta el cielo
El día que te encontré
Mi alma fue tan ebria
Que de mi mismo me ha salido
Volando como un pajarito
Alma
Enamorada
Despertada
Llena de alegria ...



MUZZIKA! Aprile 2009 | Nadia Khouri-DagherLES YEUX NOIRS, Best oyf + Opre Scena (2 CDs), Zig-Zag/Distr. Harmonia Mundi
No, non è un errore di battitura: ecco, in 2 CD, un “best of” del gruppo creato nel 1992 dai due fratelli violinisti Eric e Olivier Slabiak, nati a Parigi da una famiglia giunta dalla Polonia negli anni Venti, che portano ormai per il mondo intero le musiche yiddish e zigane che hanno segnato la loro infanzia, reinventandole a modo loro. Cresciuti in una famiglia di musicisti (loro zio,il violinista Léon Slab, suonava con gli Hot Club de France, la formazione di Django Reinhardt), le diverse generazioni si ritrovavano tutte nella panetteria di famiglia, nel quartiere Marais, in riunioni in cui spesso si finiva a cantare. L'album offre così una rara istantanea: una registrazione della voce della nonna degli artisti, catturata mentre cantava in yiddish la celebre “Vos lz gevein” (Quel che è passato non c'è più). Formula che d'altronde potrebbe riassumere la filosofia risolutamente ottimista di questa musica, festosa prima di tutto, anche se ogni tanto tira fuori un po' di malinconia... Passati dalla dura scuola classica (che li vedrà aggiudicarsi il Primo Premio del Conservatorio di Bruxelles), sono anche appassionati di rock (Björk, Portishead, Bowie...), che infonde energia e modernizza il loro repertorio secolare; perpetuando un'eredità familiare yiddish, Eric e Olivier Slabiak rivendicano l'appartenenza ad una “tripla cultura”. Da Los Angeles a Sydney, da Tel-Aviv a Parigi, Les Yeux Noirs continuano a cantare queste musiche zigane e yiddish dalle conturbanti parentele. Pensando a questa doppia progenie, non si dimentica che questi due popoli, segnati da secoli di viaggio, furono entrambi vittime dello sterminio nazista...Il terrore, tutto l'opposto della gioia. E l'ordine, che detesta la libertà, il movimento...



SOEUR MARIE KEYROUZ, La passion dans les églises orientales, Univerkey

MUZZIKA! Aprile 2009 | Nadia Khouri-DagherNel 1984, sotto le bombe della guerra del Libano, Suor Marie Keyrouz creava il suo Ensemble pour la Paix. Dotata di una voce e di un senso del canto eccezionali, laureata in musicologia e antropologia religiosa alla Sorbona, la religiosa ha scelto la musica come preghiera, lode e condivisione. Nei suoi album e sui palchi del mondo intero, ridà vita alla tradizione dei canti delle Chiese d'Oriente, che siano di rito maronita, melchita, bizantino o siriaco. Quest'album è dedicato ai canti della settimana pasquale, tra la domenica delle Palme e quella di Pasqua. “La Passione” ( “El Alaam” in arabo, i dolori o le pene, non meglio specificati) è un album doppio che vi lascia senza respiro per l'intensità dell'emozione vissuta. In modo particolare se avete familiarità con questi canti, trasmessi oralmente dai primordi del cristianesimo, e che ancora si cantano in queste chiese in occasione dei riti pasquali. “Il canto è l'unico mezzo per esprimere una verità che altrimenti non sarebbe udibile” spiega Suor Marie Keyrouz per far comprendere la sua iniziativa. Vi si ritrovano gli strumenti d'Oriente – la cetra, lo 'oud, il flauto nay, il tamburello – così come i ritmi della regione, come in “Alleluia ma abha Rab” (Alleluia il Signore è così bello!), in cui sul ritmo di una dabké, la danza popolare libanese, rallentata, il coro canta una lode a Dio. Si ritroveranno anche quei canti bizantini in cui i cori di accompagnamento tengono la stessa nota grave, su un basso continuo, come per raffigurare la terra, dalla quale la voce del canto femminile si innalza fino al cielo. Un album sontuoso e grave, fuori dal tempo, parentesi di assoluto nel nostro mondo contemporaneo, materiale e stressato.



MUZZIKA! Aprile 2009 | Nadia Khouri-DagherCRISTINA BRANCO, Kronos, Universal
Dalla farandola di note di chitarra che apre l'album è evidente che Cristina Blanco ha posto il suo album sotto il segno della gioia piuttosto che della saudade, la melanconia portoghese che caratterizza il canto del fado dalle sue origini. E il pianoforte, mentre il fado tradizionalmente è accompagnato solamente da chitarre, annuncia allo stesso modo che l'artista è libera di andare dove vuole. Il primo titolo di quest'album, “Trago un fado” (Porto un fado) suona come una professione di fede, una giustificazione:
Je porte un fado qui est né sur la paume de ma main
Là où le fado appartient à toi et moi
Où avant d’être fado il est passion.

E, citando Amália Rodrigues e José Alonso, che “hanno dato tanto” e “continuano a dispensare lezioni di vita”, artisti che ella ha cantato in abbondanza nei suoi precedenti album, Cristina Blanco spiega di volerli “evocare e allo stesso tempo sfidare in un genere di musica a loro estraneo”. Cristina, di canzone in canzone, dopo undici anni “dedicati a una ricerca”, come spiega lei stessa, ha infine trovato lo stile che le è proprio e che appartiene solo a lei. Ritmo ribelle e chitarra gioiosa come un abito che vola nel vento per “Bombo-relogio” (Bomba a orologeria); ritmo di un tango per “Longe do Sul” (Lontano dal Sud), in cui Cristina spiega ancora: “Il fado è cambiato/ Ha lasciato cadere il suo scialle/ Si è messo a danzare/ Ah, il mio fado è folle”; e poi una ballata dolce per “Electrico Amarelo” (Il tram giallo), come una ninnananna per bambini...Nel complesso un album splendido ad ogni brano, in cui non solo si gusterà la voce sublime di Cristina Blanco ( e i formidabili musicisti che l'accompagnano e a cui lascia molto spazio), ma si potranno godere anche i testi delle poesie che l'artista ha scelto di musicare, tradotti nel libretto.



MUZZIKA! Aprile 2009 | Nadia Khouri-DagherYOUCEF REKKAS, Chants d’amour et d’espoir de Kabylie, Vocation Records

Un po' di musica cabila, con il primo album di un cantante che è tutta una scoperta, Youcef Rekkas. Un po' come per i primi romanzi, gli album d'esordio degli artisti sono spesso molto ben riusciti, e come per i primi romanzi, spesso sono le prime battute a dare il tono a tutto ciò che segue. In questo caso fin dalla prima nota della prima canzone si è sedotti dalla dolcezza della voce e rapiti dalla musica. Delle chitarre spagnoleggianti (la Spagna è prossima all'Algeria), un violino triste o una darbouka ben suonata, un canto che a volte suona come uno chaâbi algerino, e qualche nota di un piano jazz, vien fuori un disco che si ascolta con gran piacere – senza capire una parola, perché Youcef Rekkas canta in cabilo. Autore, compositore e interprete, crea canzoni con una buona melodia e i suoi testi (tradotti nel libretto) appartengono alla pura traduzione della poesia arabo-andalusa, di amore appassionato che consuma e brucia, come in “D kem” (Sei tu):
La passion consumait mon coeur
Son feu était mortel
Elle a fondu ma raison Ses cendres m’intoxiquaient
La nourriture dans la bouche M’était amère ...

Quelques chansons plus sociales aussi, comme “Di tmurt-iw” (Dans mon pays):
Les temps se précipitent
Ne laissant derrière eux nul bienfait (...)
Le pays est dans la confusion
Les journées sont sombres
Même la lune s’est éclipsée
Et déserte les nuits

Un primo album che ne promette altri altrettanto riusciti!



MUZZIKA! Aprile 2009 | Nadia Khouri-DagherWAJD, Traversées, DOM Disques

L'ensemble Wajd è composto dalla pianista e compositrice siriana Ghaïss Jaber, dalla cantante marocchina Neziha Meftah e dal poeta siriano Khaled Roumo. Wajd indica, per i sufi, lo stato di gioia intensa provocato dall'ascolto della musica e del canto durante i loro riti. È interessante notare come questa parola derivi dalla radice verbale wajada, che significa trovare, scoprire, ma anche essere, esistere: l'esistenza si dice woujoud. Così trovare, sentirsi esistere e gioire della musica sono una sola cosa nella mistica musulmana. Questa è l'atmosfera, tutta intima e profonda, che vogliono restituirci i nostri tre poeti e musicisti del Medio Oriente e del Maghreb, con i testi contemporanei di Khaled Roumo cantati in arabo classico, e con un pianoforte, strumento simbolo dell'Occidente, il cui romanticismo si presta perfettamente alla celebrazione di tutte le passioni. E le poesie restano aperte a entrambi i significati sacro e profano, nella più pura tradizione sufi:
Ah! ce profond chagrin
Qui pèse soir et matin
Que de pleurs Versés en vain! (...)
Et pourtant, Une lumière délicate
Me caresse les paupières
Une voix familière Appelle et me traverse...

Sposando la musica classica d'Oriente e di Occidente, musiche complesse, che richiedono un'attenzione assoluta, quasi devozionale, Wajd arriva a creare uno stile non nuovo e che rispetta perfettamente lo spirito delle musiche sacre d'Oriente, d'Occidente, e senza dubbio del mondo intero: musiche che vi portano lontano, cioè in fondo a voi stessi.


Nadia Khouri-Dagher
Traduzione dal francese di A. Rivera Magos
(29/04/2009)

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