MUZZIKA! Febbraio 2010 | Nadia Khouri-Dagher
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Nadia Khouri-Dagher   
Questo mese, lo sbalorditivo polistrumentista Abaji, che rivendica un’eredità greco-turco-armeno-arabo-libanese. I tuareg Tamikrest, auto-dichiarati figli dei Tinariwen. Il cretese Giorgis Xylouris, che prosegue la tradizione di suo padre Psarantonis e di suo zio Nikos, celebri nell'isola. Infine, il jazzista libanese Ibrahim Maalouf, che suona la “tromba araba” in quarti di tono, inventata da suo padre Nassim. Eredità, eredità... buon ascolto!


Il colpo di fulmine di Babelmed

MUZZIKA! Febbraio 2010 | Nadia Khouri-Dagher ABAJI, Origine Orients, Absilone/Distr. Harmonia Mundi
Incredibile Abaji! Un musicista, polistrumentista, che non solo suona diversi strumenti, cosa che fanno anche altri, ma realizza l'impresa di ogni musicista: li suona insieme! I video girati durante le registrazioni di questo sesto album lo dimostrano, così come fa sul palco, mentre suona un saz turco (liuto dal manico lungo) con la mano destra, utilizzando un flauto di bambù del Bali con la sinistra, che, pizzicando le corde su diversi punti del manico, funge da “mano sinistra” dello strumento a corde, e poi, portato alla bocca, è suonato come un flauto; il tutto ritmato da campanelli e da un'altra percussione, azionata da un piede che batte su un supporto di legno...
In un altro brano composto da lui, Abaji suona il duduk, l'oboe armeno; in un altro ancora il kemencheh, violino indo-persiano dal manico lungo e con la cassa di risonanza a forma di piccolo liuto. Abaji, che adora anche trasformare gli strumenti, si è anche fatto fabbricare una chitarra-saz che suona... con un archetto! E se volete vedere tutto questo con i vostri occhi, molto semplicemente: http://abaji.free.fr.free.fr/index.php?/project/videos/ .
Siamo stati sedotti da questo artista, autodidatta appassionato, viaggiatore instancabile che non ama limitarsi né ad un solo strumento né ad una sola tradizione musicale. È tutto nei suoi geni, come illustra musicalmente in questo ultimo album e come spiega nel libretto: Abaji è nato in Libano da un padre “armeno-greco-siriano nato a Smirne - oggi Izmir, secondo porto turco dopo Istanbul, di fronte alla Grecia - e da una madre “siro-armena nata ad Istanbul”. I due si sono incontrati in Libano “patria di tutti gli esiliati”. Portatore di t queste tradizioni musicali e delle “cinque lingue di famiglia”, Abaji ha scelto di cantare nelle sue cinque lingue per la prima volta in questo album: il francese, sua lingua materna, come per tutti i libanesi della borghesia, “lingua delle minoranze del Levante”; l'arabo, “lingua delle strade di Beirut, dei suoi amici di sempre”; il turco, che sua madre e le sue zie parlavano tra di loro “per non far capire quello che si dicevano”; il greco “lingua nella quale suo padre e sua madre si sono scambiati le prime parole d'amore e lingua di festa nelle riunioni di famiglia; e infine l'armeno, “radice nascosta, radice estirpata, che è passata attraverso le rocce e i massacri, lingua che lui non parla ma che gli parla intensamente”.

Nell'insieme un album ricco di sonorità quanto le diverse eredità dell'artista, che ha senza dubbio preso dalle sue radici familiari, il talento innato nel parlare mille lingue musicali, come le mille lingue di una regione ben precisa, quel Nord-Est del Mediterraneo le cui frontiere musicali tendono verso l'India e la Persia, come provano i titoli dei suoi brani: “Saz dance”, “Turkish Gypsy”, “Desert to desert”, “Rayeh” (“io parto” in arabo), “Anatolia”, “Black Sea Blues”, “Steppes”... Una regione che ha conosciuto diverse mescolanze di popolazioni dall'epoca di Alessandro il Grande, che per primo unificò la regione; mescolanze fermate molto presto dalle indipendenze e i nazionalismi del XX secolo e dalle loro “identità assassine”... che hanno portato Abaji in Francia, 33 anni fa...
www.abaji.net


MUZZIKA! Febbraio 2010 | Nadia Khouri-DagherTAMIKREST, Adagh, Glitterhouse/Ant Distribution
I Tuareg, dispersi sull'immenso territorio sahariano che si estende oggi su una decina di paesi, tra cui l'Algeria, il Mali, il Marocco, la Mauritania, il Niger e la Libia, vivono pressappoco quel che hanno vissuto gli Indiani d'America all'arrivo degli Europei, che espropriarono le loro terre per coltivarvi grano o per cercare l'oro. Infatti, proprio come questi ultimi, i Tuareg sono un popolo nomade, che non conosceva la proprietà della terra, perché la consideravano un bene comune. La scoperta, nel XX secolo, nel Sahara di giacimenti petroliferi e di gas (come in Algeria), o di uranio (in Mali e in Niger), e di altre risorse minerarie e del sottosuolo, ha improvvisamente reso queste immense terre desertiche molto invitanti...

La competizione per le risorse economiche del sottosuolo: ecco ciò che spiega in buona parte, da qualche decennio, la ribellione dei Tuareg, popolo nomade che si considerava dalla notte dei tempi il “custode” di quelle immensità desertiche, l'unico capace di padroneggiare e attraversare da parte a parte. Ma “non vendiamo né compriamo le nostre terre”, gridano i Tuareg, come canta in “Alhorya” (La libertà), Ousmane Ag Mossa, leader di questo nuovo gruppo nato a Kidal, nel nord-est del Mali.
Le siccità degli anni '70 e '80, uccidendo una buona parte del bestiame, base dell'economia tuareg, hanno distrutto lo stile di vita ancestrale di questo popolo nomade, obbligandolo a sedentarizzarsi. Sentimento di perdita di un'identità culturale, della perdita del controllo delle terre di cui compagnie, nazionali e straniere, bramano sfruttare il sotto-suolo, rivalità politiche tra i diversi paesi che ospitano queste popolazioni nomadi e che possono avere interesse a fomentare rivolte nei paesi vicini (Algeria, Marocco, Libia, Mali, Niger, ecc...): tutti questi fattori, combinati tra di loro, spiegano il malessere tuareg e la loro rivolta, messa in musica per la prima volta dal gruppo Tinariwen, nato negli anni '80 nei campi profughi in Libia.

“I Tinariwen hanno tracciato il cammino e adesso sta a noi percorrerlo e creare il futuro”, spiega Ousmane Ag Mossa. “Molto prima di suonare la chitarra e cominciare a registrare, avevo l'ambizione di diventare un uomo di legge o piuttosto un “avvocato”, come dite voi. Volevo essere capace di esprimere il dolore chiuso nel mio cuore, di esprimermi ad alta voce, anche davanti alle Nazioni Unite. Perché noi siamo gente del popolo, di un popolo senza giornalisti né avvocati. Solo più tardi ho realizzato che un musicista poteva svolgere quello stesso ruolo”.

Le nuove musiche tuareg seducono enormemente il pubblico anglosassone da mezzo secolo (Tamikrest farà una tournée in Gran Bretagna in primavera), senza dubbio anche grazie al ruolo predominante che delle chitarre elettriche, emblema della musica anglosassone da più di mezzo secolo. D'altronde è proprio incontrando, durante il Festival del deserto a Timbuctù nel 2007, il gruppo Dirtmusic, composto da musicisti americani e australiani, che i Tamikrest (che significa il legame, la congiunzione), si sono visti invitare a partecipare alla registrazione dell'album del gruppo anglo-sassone, che doveva tenersi a Bamako, e hanno potuto registrare poi, nella stessa città, l'album qui presente. Canzoni impegnate dunque, ma in questo caso si tratta, più che di creare la propria rivolta, di denunciare a parole (tradotte nel libretto) le concrete condizioni di vita delle popolazioni tuareg, per allertare il mondo. Sarebbe a dire noi.
www.myspace.com/tamikrest


MUZZIKA! Febbraio 2010 | Nadia Khouri-DagherGIORGIS XYLOURIS, STELIOS PETRAKIS, PERIKLIS PAPAPETROPOULOS, Si je salue les montagnes, Accords croisés
A gennaio 2009 vi abbiamo presentato, attraverso un disco apparso per l'etichetta new-yorkese Raki Records, Psarantonis Xylouris, fratello del celebre cantante cretese Nikos Xylouris (1936-1980), conosciuto all'estero negli anni '70 e insignito del Premio dell'Accademia Charles-Cros ( www.babelmed.net/3955 ). Adesso ecco, ancora dalla celebre famiglia Xylouris, il figlio di Psarantonis e dunque nipote di Nikos: Giorgis. Xylouris suona il laouto, il nome dello 'oud sull'isola, mentre Stelios Petrakis è alla lira, il violino cretese a tre corde che si suona poggiato sulle ginocchia, e Periklis Papapetropoulos suona il bulgari, versione cretese del liuto dal manico lungo chiamato saz in Turchia e buzuki in Grecia. Si è aggiunto ad essi il percussionista iraniano Keyvan Chemirani, che vive in Francia ed è un fedelissimo dell'etichetta Accord Croisés.
Una raccolta di canzoni e brani strumentali molto varia, dunque, che presenta una rosa di diversi canti e danze dell'isola – perché a Creta, così come in Grecia e in tutta la regione, così come nella Grecia antica e nelle campagne francesi di un tempo, canti e danze vanno raramente l'uno senza l'altro. La prima canzone, “Castellas”, composta da Stelios Petrkis, è una poesia contemplativa, omaggio alla bellezza del mare e della montagna sulla penisola di Castellas:
“L'alba a Castellas
L'imbrunire a Trabilas
E il mare tra i due
Sono tutti i miei amici... “
Altri brani, come “Daphné”, sono canzoni d'amore che utilizzano, come tutta la poesia cretese, immagini ancestrali, in uso fin dai tempi biblici: “giardino fiorito”, “profumo di rose”, “sospiro infiammato”, “piccolo gelsomino”... Ci è piaciuta molto, per lo spazio che vi è assegnato al violino, insieme agli alberi e alle rose nel paradisiaco giardino degli innamorati, questa poesia tratta dal repertorio tradizionale dell'isola, nella serie di danze “Kontylies et Pentozali”:
“Fra centinaia di uccelli, violini, alberi e rose
Il giardino del mio cuore fu colmo quando ti vidi per la prima volta
Costruirò una torre di diamante, ti porterò dentro
E ne distruggerò la chiave per non perderti
I miei sospiri sconvolgono le montagne
E quando penso a te fiorisce un albero di arance amare...”
La musica cretese riflette la geografia dell'isola, incrocio di influenze greche, turche, arabe ed è allo stesso tempo estremamente specifica, grazie all'isolamento del luogo. Per farvene un idea, ascoltate Castellas:
www.youtube.com/watch?v=qpImrKwhzKs
www.accords-croises.com


MUZZIKA! Febbraio 2010 | Nadia Khouri-DagherIBRAHIM MAALOUF, Diachronism (2 CD), Mister Production/Distrib. Discograph
Ibrahim Maalouf è un talento della tromba. Nato a Beirut nel 1980, è figlio del trombettista Nassim Maalouf, a sua volta allievo del celebre trombettista Maurice André al Conservatorio nazionale di musica di Parigi (CNSM) e della pianista Nada Maalouf (Ibrahim è anche pianista). Il padre di Ibrahim, Nassim Maalouf, ha inventato la tromba micro-tonale, che consente di suonare in quarti di tono e dunque di suonare la musica araba che, come si sa, si muove su intervalli inferiori ai semi-toni della musica occidentale.
Ibrahim, la cui famiglia si è rifugiata in Francia per fuggire la guerra in Libano, percorre inizialmente le orme dei genitori: impara a suonare la tromba sin da piccolo, a 9 anni, e accompagna suo padre su Vivaldi, Purcell o Albinoni. Poi raggiunge il CNSM. Tra il 1999 e il 2003, Ibrahim viene premiato in 15 concorsi internazionali di tromba, in particolare col primo premio del Concorso Internazionale di tromba d'Ungheria nel 2001 e il Concorso Internazionale della città di Parigi “Maurice-André” nel 2003. Oggi, Ibrahim Maalouf insegna al Conservatorio d'Aubervilliers-La Courneuve.
Tuttavia, anche se ha cominciato con la tromba classica, la vera passione di Ibrahim Maalouf sono il jazz e le musiche contemporanee. Nel 2007 il suo primo album, che ha prodotto con la sua etichetta, Mister Productions, ed è stato salutato positivamente dalla critica. L'artista è sostenuto dalla SACEM. Questo secondo album, che comprende 2 cd e ha dato vita ad un concerto lo scorso novembre al New Morning, uno dei migliori palchi jazz di Parigi, ha ricevuto un accoglienza altrettanto entusiasta.
Non si può fare a meno di pensare a Miles Davis, ascoltando una tromba che su tutto è dolcezza e linguaggio, come un canto a cappella, un sospiro, una leggerissima vibrazione, alle volte un soffio appena... Una tromba intima, che si fa eco perfetta delle atmosfere orientali che Ibrahim Maalouf ci vuole restituire: il canto solitario della tromba evoca, a volte, il soffio del nay, il flauto dei beduini del deserto, che canta sempre in modo malinconico. E la tromba diventa arabesco...
Perché, se la ricerca di sonorita e i musicisti di cui si circonda sono decisamente contemporanei, l'ispirazione dell'artista, quella è irrimediabilmente orientale: i due cd di quest'album si intitolano senza equivoci “Disorienal” e “Paradoxiental”. Ascoltando l'album, si pensa anche a quella corrente di ricerche musicali che si sta sviluppando, anche a Beirut, tra ispirazioni orientali e passione per i suoni contemporanei... Ibrahim Maalouf, “unico trombettista al mondo a suonare musica araba con la tromba a quarti di tono, inventata da suo padre negli anni '60”, come ama presentarsi, è decisamente, come numerosi musicisti libanesi prima di lui, un artista che traccia un percorso singolare fra Oriente e Occidente, allo stesso modo in cui i fratelli Rahbani avevano saputo creare delle “commedie musicali arabe” sul modello di quelle americane, con Feyrouz come vedette... La sua “tromba araba” è, in sé, una sorpresa. E siamo certi che Ibrahim Maalouf saprà sorprenderci ancora e affascinarci, al suono tenero della sua tromba orientale...
www.ibrahimmaalouf.com
www.myspace.com/ibrahimmaalouf


Nadia Khouri-Dagher
Traduzione dal francese di A.Rivera Magos
(18/02/2010)



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