MUZZIKA! Marzo 2010 | Nadia Khouri-Dagher
MUZZIKA! Marzo 2010 Stampa
Nadia Khouri-Dagher   
Questo mese, in primo piano la poesia spagnola, con l'album di Mayte Martin e quello di Vicente Pradal. E ancora la Spagna, con la chitarra del franco-spagnolo Juan Carmona. Torna, dal sud dell'Algeria, Hasna el Becharia, che canta la musica gnawa, di solito riservata agli uomini. Arriva dal Libano una riedizione dei classici di Fairouz, sempre immensamente popolari. Infine, da Lille, El Kado, di origine algerina, presenta un album di chitarra gitana.


Il colpo di fulmine di Babelmed
MUZZIKA! Marzo 2010 | Nadia Khouri-DagherMAYTE MARTIN, Al Cantar a Manuel, World Village/Harmonia Mundi
Se amate la poesia spagnola, questo è un disco sublime. Mayte Martin, considerata in Spagna una delle migliori voci di flamenco – il libro “La discografia ideal del flamenco”, pubblicato nel 1995, la definisce “migliore voce flamenco della sua generazione” -, e compositrice, ha musicato alcune poesie di Manuel Alcantara, nato nel 1922, poeta e giornalista vincitore di diversi premi nel suo paese e fortemente legato alla sua città natale, Malaga.
“Al Cantar a Manuel è nato dall'affetto che nutro per la sua opera, la mia completa connessione al carattere intimo delle sue poesie e il desiderio di esprimere, in maniera unica e rispettosa, quel che lui avrebbe cantato se non avesse scritto. Ho preso dalla sua opera le poesie che mi toccano di più (…) E siccome il flamenco abitava già la penna di Manuel e le radici più profonde della mia anima, questo progetto, dall'inizio, è nato e si è sviluppato naturalmente (…) È una verità sonora, e vi invito a respirarla con me”, spiega Mayte Martin.
Siamo stati conquistati, a nostra volta, dalle poesie e dalla scrittura sobria di Manuel Alcantara, superbamente musicate da Mayte Martin negli stili più diversi, che includono l'habanera e il tango. Ma la cosa migliore è ascoltarle, quindi vi proponiamo, più in basso, un link a youtube e traduciamo per voi le parole di una poesia in cui Manuel Alcantara sembra essersi descritto, “Le gustaban pocas cosas” (Gli piacevano poche cose):

Gli piacevano poche cose
Un vetro e le finestre
Il mare visto da una collina
Il mare lungo la spiaggia

Il profumo del gelsomino
I libri letti all'alba
Il sole, il pane dei villaggi
I suoi ricordi d'Africa
Le notti e gli amici
L'estate e le ciglia degli occhi tuoi.

Ascoltate “A Miguel Hernandez”:
www.youtube.com/watch
www.mayte-martin.com
www.fundacionmanuelalcantara.org


MUZZIKA! Marzo 2010 | Nadia Khouri-DagherVICENTE PRADAL, PALOMA PRADAL, RAFAEL PRADAL, Herencia, CD&DVD, Accords Croisés
L'etichetta Accords croisés, diretta dall'iraniano Saïd Assadi, si dedica alle più belle tradizioni vocali delle musiche del mondo intero. Ecco un CD e un DVD di un concerto di Vicente Pradal accompagnato dai suoi figli Paloma (voce) e Rafael (piano), entrambi ventenni, come Emmanuel Joussemet al violoncello.
“Héritage”: l'album vuole essere un omaggio al padre di Vicente, Carlos Pradal, spagnolo rifugiato in Francia per sfuggire al franchismo, pittore la cui casa a Tolosa era aperta a numerosi artisti, musicisti e poeti di passaggio nella capitale del sud-est, che accoglieva diversi esiliati spagnoli. “A casa, chiamavamo Lorca semplicemente Federico. Durante le riunioni di famiglia, mio padre e i suoi fratelli recitavano poesie spagnole, lanciandosi come una sfida a chi ne conoscesse di più”, racconta Vicente Pradal. Per Vicente, sarà decisiva la scoperta di Paco Ibañez: altro spagnolo dell'esilio, che musicava i grandi poeti spagnoli e latino-americani, contemporanei e classici, e gli restituisce “l'orgoglio di essere spagnolo”, racconta Vicente Pradal. Vicente allora si appassiona alla chitarra e al flamenco e parte per Siviglia, dove segue in particolar modo gli insegnamenti di Pepe Habichuele, l’accompagnatore di Enrique Morente, uno dei primi cantanti flamenco a musicare i grandi poeti spagnoli. Vicente Pradal pubblica il suo primo disco nel 1994, “La notte oscura”, poema del mistico spagnolo Giovanni della Croce messo in musica, che vince il Premio dell'Académie Charles Cros. Seguiranno, poi, altri albums o musiche e messe in scena di spettacoli e pièces teatrali.
Il modo migliore per ascoltare “Herencia” è guardare il DVD, registrazione di un concerto. Vi cantano padre e figlia, su musiche tristi quanto l'esigono i testi delle poesie scelte, il viso a volte distrutto dal dolore cantato – perché la maggior parte delle poesie parlano del dolore e della morte – e il padre canta con le mani, perché nel restituire pene così profonde, tutto il corpo viene chiamato in causa. Le poesie di Garcia Lorca qui occupano il posto d'onore, rappresentando quasi la metà dei titoli, accanto ad altri poeti come Jorge Luis Borges, Miguel Hernandez, S.Giovanni della Croce e alcuni antichi anonimi. Visto che le poesie di S.Giovanni della Croce sono meno conosciute di quelle di Lorca, vi presentiamo i primi versi della poesia “Malgrado la notte”, musicata da Vicente Pradal:

Conosco bene la sorgente che scorre e zampilla,
malgrado la notte.
Questa sorgente eterna è nascosta,
ma so bene dov'è la sua dimora,
malgrado la notte.
Ignoro la sua origine, non ne ha alcuna,
ma so che da essa ha origine tutto,
malgrado la notte....

Oltre le parti cantate da padre e figlia e i testi delle poesie, bisogna sottolineare il superbo accompagnamento al piano di Rafael Pradal e al violoncello di Emmanuel Joussemet: il canto lascia ad entrambi ampie pagine puramente strumentali. Notevole l'interpretazione di Emmanuel Joussemet in “El cant dels ocells” (Il canto degli uccelli), canzone popolare catalana che Pablo Casals amava suonare nei suoi concerti. Se amate la poesia e la lingua spagnola, ecco un disco che fa per voi.
www.vicentepradal.com
www.accords-croises.com


MUZZIKA! Marzo 2010 | Nadia Khouri-DagherJUAN CARMONA, El sentido del aire, Le chant du monde/Harmonia Mundi
Prima di tutto un omaggio: Bernard Coutaz, fondatore dell'etichetta Harmonia Mundi, cui dobbiamo numerose scoperte di musica dal mondo – come di altri generi, dal barocco al contemporaneo, perché era un uomo curioso – è deceduto, all'età di 88 anni. Fortunatamente per noi, l'impresa che ha creato, e che oggi è una multinazionale con più di 300 impiegati, gli sopravvive.
Vi abbiamo presentato Juan Carmona in Muzzika! di marzo 2007, per la riedizione di due suoi albums precedenti ( www.babelmed.net/index.fr ). Nato a Lione nel 1963 in una famiglia rimpatriata dal Nord Africa di origine spagnola, Juan Carmona, che comincia a suonare all'età di 10 anni e, come racconta, “da che ricordi, non ho sognato altro che l'Andalusia”, in principio si forma sulla chitarra classica (ha registrato un disco di de Falla), poi comincia ad addentrarsi nel mondo del flamenco, in uno dei suoi massimi centri in Spagna, la città di Jerez de la Frontera. Vi trascorrerà 8 anni, ricevendo in questo paese numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il Primo Premio del Concorso di Madrid, direttamente dalle mani di Paco de Lucia. Due dei suoi album sono stati nominati al Latin Grammy Award: “Orillas” nel 2003, e la sua “Sinfonia flamenca”, nel 2006, creata con l'Orchestra filarmonica di Bulgaria e poi ripresa da altre orchestre.
Sulla copertina di questo nuovo album, “El sentido del aire”, si vede in primo piano il volto di un uomo felice e sul cd, un primo piano sulla sua mano, circondata da un bracciale in argento con dei ciondoli. Juan Carmona rivendica il suo spirito gitano. Fin dal primo brano, che dà il titolo all'album, ecco il doloroso canto gitano, che accompagna la chitarra, e le voci di uomini e donne, da sole o in coro, così come le palmas, si succedono per tutto il disco, radicandolo alla secolare tradizione del flamenco, dove chitarra e voci dialogano incessantemente.
A brani vivi e veloci (come “La estrella que me guia”) seguono composizioni totalmente o quasi strumentali, più malinconiche (come “Camino de la memoria” o “Soleariyas”), e ci piacciono molto i brani in cui la voce della chitarra canta da sola e ci parla, mentre le voci cantate si fanno più eteree e dolci.
Carmona ama anche il jazz – ha suonato a fianco di Bireli Lagrène, Philip Catherine, Jan Garbarek e altri – e ogni tanto trascina la sua musica verso sonorità più swing (come in “La Gachi”). E più il CD si sviluppa, più Juan Carmona scende nel suo mondo, meno esuberante, più intimo, in cui la sua chitarra si libera totalmente, prendendo qui degli accenti di ballata folk, lì spingendo verso accenti africani o lanciandosi in sonorità piene di dissonanze, come nella musica contemporanea. Carmona ama molto aprirsi ad altri mondi musicali, e ha suonato insieme al violinista indiano Subramanian e ad una cantante uzbeka. Un album delizioso, dall'inizio alla fine, che vi invitiamo ad ascoltare e a regalare. E per coloro che sono in Francia o in Belgio, l'artista è in tournée fino ad aprile. Tutte le date sul suo sito web.
Per vederlo suonare:
www.youtube.com/watch
www.juancarmona.com


MUZZIKA! Marzo 2010 | Nadia Khouri-DagherHASNA EL BECHARIA, Smaa smaa, Lusafrica/Il canto di Lilith
Hasna El Becharia ha fatto irruzione nella scena musicale francese nel 2001, con il suo primo album “Djazair Djohair”, che contiene la canzone “Hakmet Lakdar”, diventata molto presto un successo fra gli appassionati di musica gnawa e di ritmi sahariani.
Celebre nella sua regione, intorno a Bechar, nel sud algerino, dove Hasna e il suo gruppo animano matrimoni e feste dal 1972, l'artista è stata rivelata al pubblico francese nel gennaio 1999, durante il Festival Femmes d’Algérie, destinato nel tempo a divenire megafono per le donne che in Algeria difendevano la libertà e osavano dire no, all'epoca in cui islamismo e guerra civile facevano strage (questo Festival avrebbe poi rivelato un'altra artista nota al pubblico francese, Souad Massi, le cui prime canzoni, inserite nell'album “Raoui”, che seguirà, raccontavano la guerra civile).
Per capire per quale motivo Hasna el Becharia passa per donna libera e ribelle, bisogna sapere che il guembri, il basso sahariano a tre corde che suona, ricavato da una cassa di legno e pelle di dromedario, è lo strumento che suonano i maestri delle confraternite religiose di tipo iniziatico, durante cerimonie rituali o nei canti offerti al pubblico: in queste confraternite solo il maestro suona il guembri e discepoli-musicisti cantano e suonano le karkabous, castagnette in metallo, (forse avrete visto questo genere di spettacolo nella piazza Jemaa el Fna a Marrakech, dove spesso si esibiscono maestri ganwa). Strumenti magici riservati agli uomini, proprio come la kora nei paesi del Sahel più a Sud, il guembri e gli strumenti a corde erano tradizionalmente vietati alle donne, autorizzate solo a cantare o a suonare percussioni. Hasna canta con una voce grave, che si accorda al suono del guembri, dal registro basso.
Nata da padre per metà marocchino, Hasna El Becharia è stata immersa sin dall'infanzia nella musica gnawa, filo conduttore della musica di tutti i suoi albums: basata su ritmi ripetitivi e melodie essenziali e la voce di Hasna, alla quale rispondono ogni tanto dei cori femminili, avvicinandosi spesso più a un recitativo che al canto. I temi delle canzoni sono i più diversi: la canzone che dà il titolo all'album è una canzone d'amore: “Smaa smaa ya habibi” (“Ascolta ascolta amore mio); “Djazair warda” (L'Algeria è un fiore) è un omaggio al suo paese; “Sadrak” (I tuoi seni) segue lo stile delle canzoni cantate durante i matrimoni per festeggiare la bella sposa; “Sidi Moussa” è un canto di celebrazione del santo, punteggiato di numerosi “Allah! Allah!”.
Hasna, che è aperta a tutte le innovazioni – suona anche la chitarra elettrica, quando durante i concerti nella sua regione si lamenta di non far sentire abbastanza forte il suo guembri - ha voluto in quest'album un sassofono, per aggiungere un soffio di modernità e di insolenza. L'artista, che dal suo primo album si esibisce in diversi festivals, in Francia e altrove, firma il suo secondo album a 60 anni. Ma quando si ha uno spirito ribelle e si suona una chitarra elettrica, si è ventenni per sempre...
Ascoltate “Hakmet Lakdar”:
www.youtube.com/watch
www.lusafrica.com
www.ilcantodililith.com


MUZZIKA! Marzo 2010 | Nadia Khouri-DagherFAIRUZ, Ya tara nessina, Voix de l’Orient, Chahine & fils
Per rendersi conto dell'immensa popolarità, ancora oggi, della cantante libanese Fairouz, che ha conosciuto il suo massimo successo dagli inizi degli anni '50 fino ai primi anni '70, è sufficiente andare a leggere su youtube i commenti appassionati postati in inglese, in arabo, in francese e in altre lingue, sui video delle sue canzoni. “Ahhhhh ya Fayrouz!”; “Una diva, resterà per sempre”; “I love you Fairouz”; “Grande signora della canzone: ah, Libano mio, la sua voce mi fa impazzire, che musica meravigliosa, al galbi ya dounia lamouni, Signore, dammi la forza di ascoltare queste meraviglie”; “I don't know how my life would look like if YOU Fairuz were not in. Can't imagine my day passing without listening to you my beloved creature. Fairuz voice comes from heaven, definitely not from earth. Maybe God wanted to show us a hint of heaven when he blessed her with this voice”; “Como isso parece com fado!”; “You don’t understand the words. Her voice is fantablous” (sic)...
Per la diaspora libanese, sparsa ai quattro angoli del mondo, Fairouz (suo nome di scena, che significa “turchese” in arabo, e si trascrive in diversi modi) rappresenta da sola IL simbolo della musica libanese. In effetti, altri artisti che l'hanno succeduta, donne o uomini, non hanno raggiunto la sua popolarità, tanto in Libano che all'estero. Immaginate di ascoltare come sottofondo, in quasi tutti i ristoranti francesi del pianeta, solo la musica di Edith Piaf e di nessun altro musicista francese, e vi farete un’idea di cosa significhi essere il simbolo della canzone libanese...
Ed ecco che per la prima volta vengono ripubblicate in un CD un gran numero di canzoni di Fairouz, del periodo che va dagli anni '50 ai '60, tra cui la celebre “Ya tara nessina” (Abbiamo dimenticato). Fa un certo effetto ritrovare l'etichetta Chahine, che produceva 33 giri prima della guerra in Libano e che adesso si è rimessa in piedi, come diverse altre imprese culturali – e di altro genere – in Libano. Chahine era soprattutto l'etichetta che produceva le commedie musicali in cui cantava Fairouz (come “Il commerciante di anelli”) e produceva anche i dischi di Sabah e di altre stars nazionali. L'unico difetto è che il CD restituisce il suono di un vecchio 33 giri... graffiato. Peccato, magari farà piacere ai vecchi nostalgici...
Per dimostrare il ruolo enorme che ricopre ancora oggi Fairouz nella diaspora, ascoltate “Aaatiny ennay” (Dammi il ney – il ney è un flauto beduino), uno dei suoi maggiori successi (che non è presente nel CD), e una delle mie canzoni preferite, nella versione originale http://www.youtube.com/watch Ed ecco la versione di... Shakira, nata in Colombia da genitori libanesi: http://www.youtube.com/watch?v=KL
Le parole di questa canzone, come la poesia araba, sono in arabo classico:

Dammi il ney
Dammi il ney e canta, perché il canto è il segreto della vita
E il lamento del ney resta, anche dopo la fine della vita

Hai mai preso, come me, la foresta per casa ma non per palazzo?
Hai seguito il corso del fiume e ti sei arrampicato sulle rocce?
Ti sei bagnato nei profumi e asciugato alla luce
E bevuto l'aurore come fosse alcool in bicchieri eterei?
Dammi il ney e canta, perché il canto è il segreto della vita
E il lamento del ney resta, anche dopo la fine della vita
Ti sei seduto un pomeriggio, come me, nelle vigne
E i grappoli d'uva erano come la costellazione delle Pleiadi?
Hai mai fatto il tuo giaciglio nell'erba con lo spazio come coperta
Accontentandoti di quel che viene e dimenticando quel che è stato?
Dammi il flauto e canta, perché il canto rasserena i cuori
E il lamento del ney resta anche quando sono scomparsi i peccati

Dammi il ney e canta, e dimentica ogni rimedio o medicina
Perché le persone sono come righe, scritte si, ma con l'acqua.

www.fairouz.com


MUZZIKA! Marzo 2010 | Nadia Khouri-DagherEL KADO, Al Andalus, DOM Disques
E per finire, l'ultimo album di El Kado, chitarrista autodidatta, che suonava a Lille sul marciapiede davanti alla Fnac, e fu notato da un discografico del gruppo, che gli consentì di realizzare il suo primo disco..
El Kado prosegue il suo lavoro di composizione su temi andalusi, più o meno latineggianti, arabeggianti o gitani. I titoli, da soli, dicono le atmosfere di queste composizioni: “Por amor”, “Le chant des Aurès”, “La Rambla”, “Al Andalus”, “Tangos”, “Yemma”, “Danseuses du Nil”.... Tutto un programma, cui manca solo Lille che ormai, come tutta la Francia, fa parte dell'Andalusia!
www.elkado.com
www.domdisques.com


Nadia Khouri-Dagher
Traduzione dal francese di A.Rivera Magos
Mars 2010


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