Muzzika! Aprile 2010 | Nadia Khouri-Dagher
Muzzika! Aprile 2010 Stampa
Nadia Khouri-Dagher   
Il colpo di fulmine di babelmed
Muzzika! Aprile 2010 | Nadia Khouri-DagherKARIM BAGGILI, Lea & Kash, Homerecords
“Attenzione, che scoperta!”. Così vi avvisammo quando a Babelmed, nel 2007, abbiamo scoperto Karim Baggili, giovane chitarrista e 'oudista belga nato nel 1976 da padre giordano e madre jugoslava, intuendo che era un musicista con il quale avremmo avuto a che fare a lungo ( www.babelmed.net/index ).
Il giovane compositore ha mantenuto la promessa, con quest'album di fuoco che lo colloca improvvisamente tra i migliori artisti che l'Europa ci ha offerto negli ultimi anni. Un universo musicale che appartiene solo a lui e composizioni di rara originalità, oniriche e piene di inventiva, che regalano sorprese e scoperte: viene da pensare a Keith Jarret, a Tigran Hamasyan o ad Anouar Brahem, per citare tre artisti i cui lavori hanno una forte dimensione onirica, frutto di una ricerca musicale estremamente elaborata. Ascoltando alcuni brani viene da pensare anche a Bach, perché Karim Baggili riesce a essere cerebrale e al contempo focoso o poetico. Il libretto che accompagna il disco esprime, attraverso le foto, l'universo musicale di Karim Baggili: le immagini sono familiari – un volto, una strada, un cielo... (le foto sono di Yasmine Baggili) – ma la composizione le rende tele poetiche, visioni, interpretazioni e non mere riproduzioni della realtà. E, allo stesso modo in cui una foto o un quadro possono essere realistici o astratti, passando per surrealisti, Karim Baggili incorpora elementi da tutti gli universi musicali che l'hanno attraversato, e che attraversano tutti noi – canti popolari, flamenco, violoncello classico, musica contemporanea, ecc.... – e alla fine libera il suo mondo e ce lo fa ascoltare. I titoli dei brani, come le lingue utilizzate – spagnolo, arabo, hindi, più una non-lingua cantata da Karoline de la Serna, musica senza parole – raccontano di questa apertura a tutte le correnti: “Consejo del tiempo”, “Albi badawi” (Il mio cuore è beduino), “Elément 7”, “Moto trankil”, “Pay cash”, “Sutra”... Un album eccezionale, al tempo stesso zen ed estremamente vitale. Un estratto: www.amazon.fr/Lea-Cash-Karim-Baggili
www.karimbaggili.be - www.homerecords.be


Muzzika! Aprile 2010 | Nadia Khouri-DagherLOY EHRLICH, DIDIER MALHERBE, STEVE SHEHAN, Air Hadouk, Naïve

Restiamo nel mondo dei sogni, con l'ultimo album del trio Hadouk, trio jazz unico nel paesaggio musicale francese, “via di mezzo tra risonanze etniche e consonanze jazz, tra giubilo e meditazione”, come si definisce. Il trio è formato da musicisti appassionati di viaggi e scoperte musicali, Loy Ehrlich, Didier Malherbe e Steve Shehan, che hanno adottato strumenti dei più diversi paesi con la stessa facilità con cui altri portano un foulard indiano. Nel primo album degli Hadouk, che era ancora un duo, prima che si aggiungesse il percussionista Steve Shehan, si potevano ascoltare circa 25 strumenti, e non conosciamo quanti esattamente ne siano stati utilizzati in quest'album! Hadouk è l'unione di due parole: Hajouj, la chitarra-basso degli gnawa, strumento feticcio di Ehrlich, appassionato di quello stile musicale (è il responsabile del Festival di musica gnawa di Essauira); e Doudouk, l'oboe armeno usato da Malherbe – che ha avuto il privilegio di esibirsi al Festival di Doudouk in Armenia. Steve Shehan ha aggiunto le sue percussioni in legno, metallo, pelle o terracotta, raccolte per il mondo, più qualcuna di sua invenzione. I tre suonano di tutto: la kora, l'ukulele, il khen, che è uno stupefacente organo a bocca del Laos lungo un metro (dal vivo è impressionante!), il sax soprano, la tastiera elettrica, le ocarine, strumenti a fiato a forma di pera che hanno circa 12.000 anni, e altri strumenti diversi per grandezza e timbro, realizzati nei materiali più diversi... “Air Hadouk” porta bene il proprio nome visto che si tratta di un viaggio etereo, lieve, cui siamo invitati da atmosfere jazz molto serene, una musica che cura come lo stare all'ombra di un baobab in un caldo pomeriggio o bere acqua fresca quando si è assetati: niente di sensazionale né superfluo, la filosofia è quella delle genti e dei popoli con cui questi artisti sognatori hanno vissuto a lungo, e di cui si sono impregnati – con una particolare passione per i deserti e le terre brulle, dal Sahara all'Armenia. Autenticità, parlare poco ma dire l'essenziale, non essere eccessivi né nella gioia né nella sofferenza, saggezza ancestrale e universale. Si passa così dai ritmi morbidi e calmi dell’Africa a musiche inafferrabili come le farfalle (“Babbalanja”), si ascolta una dolce percussione di metallo inventata da Steve Shehan che evoca il suono dell'acqua (“Hang around me”), il piano si intromette per ricordare che il jazz è sempre presente (“Hang2hang”), e così di seguito in viaggio, come un lungo viaggio in treno, dove sfilano i paesaggi e cadiamo, dolcemente, in universi differenti... Un album che procura pace e relax, come certi paesaggi... www.myspace.com/hadouktrio


Muzzika! Aprile 2010 | Nadia Khouri-DagherSALMA NOVA, Music Master (Liban), Distrib. DOM Disques
L'etichetta DOM Disques è specializzata nella distribuzione in Francia di dischi prodotti da piccole etichette dei diversi paesi del Mediterraneo e altrove, alcuni dei quali sono vere chicche, che vi abbiamo fatto conoscere qui su Muzzika! Ed ecco che arriva dal Libano un altro disco delizioso: un disco di bossanova brasiliana... cantato in arabo libanese, con una voce bella e dolce, in pieno spirito brasiliano: ci è piaciuto tantissimo! Salma in pratica ha tradotto o adattato in arabo diverse canzoni scritte e arrangiate dal mitico tandem Antonio Carlos Jobim e Vinicius de Moraes, e propone anche suoi testi, in arabo, come “Bossa for Salma” (la musica è di Marc Daniel) o “All these writings” (musica di Pascal Martin). Propone anche una sua interpretazione di pezzi classici come “At the end of a love affair”, cantata da Billie Holliday (cantata qui in inglese), o “J’ai deux amours” di Joséphine Baker, qui in francese e in arabo, con alcune parole adattate: “Ce qui m’ensorcelle c’est Paris et Beyrouth tout entiers (...) Elli y khawwetni howa Bariz wa Beyrouth kolla sawa”. Altre volte, Salma ha inserito le proprie parole, in arabo, su temi brasiliani celebri , come “El ghina ahla shee” (La musica è la cosa più bella del mondo), su un tema che conoscono tutti... E la lingua libanese, dolce all'orecchio, così come la voce di Salma, sono in perfetta armonia con le atmosfere bossa, che è tutta dolcezza, noncuranza e buonumore... È vero che amiamo la musica brasiliana, e Salma Nova ha senza dubbio prodotto, con questo disco, la prima dichiarazione d'amore pubblica proveniente dal Libano nei confronti della musica brasiliana. È vero anche che il Brasile conta milioni di cittadini di origine libanese, arrivati dal XIX secolo, e che i due paesi hanno in comune il metissage di culture e la gioia di vivere come filosofia di vita. Auguriamo a Salma tutto il successo che merita, in Libano, in Brasile e in tutti i paesi in cui ci sono appassionati di musica brasiliana! “How insensitive” in arabo di Salma Nova: /www.youtube.com “All these writings”, canzone su Beirut di Salma Nova: www.youtube.com/
www.myspace.com/salmamousfi - www.disquesdom.com


Muzzika! Aprile 2010 | Nadia Khouri-DagherCHEIKH SIDI BEMOL, Paris Alger Bouzeguène, CSB Productions, Distrib. DJP

Vi abbiamo già presentato Cheikh Sidi Bémol, artista algerino che vive in Francia dagli anni '80, a marzo del 2008, in occasione dell'uscita del suo album “Gourbi Rock” ( index ). Il suo ultimo album, che ha come sottotitolo “Berbère Celtic Groove”, avrebbe potuto benissimo chiamarsi “Paris Alger Bouzeguène Paimpol”, perché i ritmi celtici sono protagonisti come quelli di queste altre tre culture! (Bouzeguène è una piccola città in Cabilia, vicino Tizi Ouzou). Cheikh Sidi Bémol fa mix di musica da sempre, metissage che corrisponde a quello culturale di ogni algerino nato negli anni '50 e cresciuto ad Algeri. In una recente intervista al quotidiano El Watan, si spiega così: “Il filo conduttore per me è stato il rock degli anni '70, l'esplosione di gruppi a quell'epoca, in tutto il mondo e anche qui (...) In più c'era quest'idea di libertà che accompagnava quella musica. Ascoltavo molto i Jethro Tull, le fusioni tra rock e musiche tradizionali scozzesi o irlandesi o perfino con la musica classica. Tutto questo veniva raggruppato sotto l'etichetta di pop-music ma, in realtà era qualcosa di molto più complesso (...) In uno stesso album si passava da uno stile all'altro”... Quest'ultimo album, quindi, mescola non solo suoni, ritmi e linguaggi provenienti dall'Algeria e dall'Occidente moderno e pop-rock, da Parigi – e Cheikh Sidi Bémol canta in cabilo, in arabo algerino, in francese e in inglese – ma anche ritmi celtici, cui si è avvicinato negli anni dell'adolescenza, attraverso il rock degli anni '70. Inoltre, ritmi dell'Africa occidentale e persino dello zouk, perché le culture, e quindi le musiche, africane e antillesi sono ormai molto presenti a Parigi, dove l'artista vive da vent'anni. Flauti e cornamuse irlandesi accompagnano, in questo caso, i ritmi circolari delle danze ivoriane e senegalesi, una canzone cominciata su ritmi gnawa finisce con violini di Dublino, e il rock, rivendicazione di libertà, sposa perfettamente il linguaggio cabilo, che utilizza la musica come un potente mezzo di espressione politica... Il punto in comune in tutto ciò? Tutte queste musiche sanno non solo di libertà, ma anche di festa: Cheikh Sidi Bémol ama infatti ridere, come indica il suo nome d'arte, pieno di ironia. “Oussan”, “Timimoun”, “Boudjehlellou”, “Magali and Morgan”, sono brani da ascoltare e ballare! Se abitate ad Algeri o in Marocco, l'artista sarà al Rock Collection Event di Casablanca il primo maggio e in diverse città del Marocco e dell'Algeria nelle settimane successive. Le date dei suoi concerti sono sul suo myspace. Qui, potete leggere il ritratto di El Watan: www.louzine.net/
/www.myspace.com/l - www.csbprod.com - www.tournsol.net


Muzzika! Aprile 2010 | Nadia Khouri-DagherLES POMMES DE MA DOUCHE, Five men swinging, Le chant du monde/Harmonia Mundi
Harmonia Mundi continua a mettere in primo piano il jazz manouche, nell'anno in cui si celebra il grande Django. “Les pommes de ma douche” si presenta come un “quintetto Gadjé Blésois” (i Gadjé sono i "non-rom" e vengono da Blois) – un “gruppo di amici” “fans di Django”. Sono modesti, perché il gruppo è composto da cinque affermati musicisti, in parte provenienti dal repertorio classico... cioè professori di conservatorio! Così Pierre Delaveau, fisarmonicista e chitarrista, che è anche membro del Quatuor Chevalier, formazione di musica classica. Suo figlio, Laurent, al basso, dopo un primo periodo rock si è dedicato al manouche. Sempre alla chitarra, Dominique Rouquier, di giorno professore al conservatorio di Blois. Al violino Laurent Zeller, formatosi sulla musica classica dall'età di 6 anni e vincitore del primo premio del conservatorio. Alla fisarmonica David Rivière, che suona dall'età di sei anni lo strumento simbolo della gente nomade. Ottimi musicisti, dunque, ma quel che conta più di tutto, al di là dei prestigiosi curricula, è la loro musica incredibilmente gioiosa, coinvolgente, danzereccia! E, soprattutto, mai pretestuosa, del tipo “vi faccio vedere qualche virtuosismo”, una musica in spirito manouche, dove si fa tutto con naturalezza, come il grande Django! Abbiamo avuto la possibilità di vederli sul palco e hanno una buona energia, per cui è impossibile non cominciare a muovere i piedi a ritmo! E nel disco questa energia viene fuori. Un bel po’ di buonumore per ogni momento, dunque, da proporre ai vostri amici, sicuri di fargli piacere! Per ascoltarli: http://www.youtube.com/ www.lespommesdemadouche.com - www.myspace.com/lespommesdemad


Muzzika! Aprile 2010 | Nadia Khouri-DagherSARA TAVARES, Xinti, World Connection, Distrib. PIAS
Portoghese nata a Lisbona da genitori capoverdiani, Sara Tavares è autrice e compositrice e canta accompagnandosi alla chitarra – canzoni dolci, anche piene di significato, che servono a illuminare il nostro cammino e rasserenare la nostra anima. Spiega così lo spirito di quest'ultimo album Xinti (Senso!): quest'album è “la preghiera interiore di qualcuno che resiste e va avanti […]. Non è una storia di canzoni, piuttosto è qualcosa che bisogna sentire dentro. La vita deve continuare ad andare e venire, come il mare. Deve bollire, paragonatela a una zuppa: bisogna mescolarla bene perché abbia gusto. La vita a volte deve essere anche dura perché arrivi a qualcosa”. Sara Tavares ha creato un gruppo gospel a Lisbona durante la sua adolescenza e a 16 anni ha vinto un concorso di canzoni in Portogallo, poi trasmesso in Eurovisione. I suoi idoli sono Stevie Wonder, Aretha Franklin o Whitney Houston e i suoi primi due album sono fortemente influenzati da soul e rythme and blues. Ma sarà l'album “Balancê”, uscito nel 2006 e in cui Sara si ispira ai ritmi capoverdiani e africani, che le darà il successo internazionale: girerà il mondo per quasi un anno! Con “Xinti”, Sara prosegue questa ricerca su sé stessa, restando nella tradizione della canzone portoghese dove i testi, spesso malinconici, in ogni caso intimi, sono fatti per essere ascoltati... Siamo stati conquistati da quest'album, dove i ritmi di Capo Verde diventano una brezza leggera, come quando il vento muove le tende di una finestra aperta d’estate in Portogallo, o tutto l'anno sull'isola di Capo Verde... Una bellissima scoperta.
Ascoltate “Ponto de luz”: www.youtube.com
www.saratavares.com - www.myspace.com/saratavares


Nadia Khouri-Dagher
Traduzione dal francese di A.Rivera Magos
(29/04/2010)

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