MUZZIKA! Maggio 2010 | Nadia Khouri-Dagher
MUZZIKA! Maggio 2010 Stampa
Nadia Khouri-Dagher   
Protagonista questo mese è la Grecia, terra da cui arrivano da sempre musiche piene di ottimismo, malgrado tutto. Un cofanetto dvd-cd ci fa ascoltare la poesia di Pessoa. Kamilya Jubran e Werner Hasler sposano poesia araba e musica elettronica. Scopriamo le polifonie della regione di Sanremo, in Italia, ancora oggi molto vitali. Riscopriamo Salim Halali, cantante ebreo-algerino morto nel 2005, e balliamo sulle note della musica latino-maghrebino-meticcia di Fanfaraï!

Il colpo di fulmine di Babelmed
MUZZIKA! Maggio 2010 | Nadia Khouri-DagherTHE MARCIANS, Traditional Greek Music, ARC Music
Siamo fan della musica greca e appena abbiamo ascoltato le prime note di questo disco, abbiamo capito che da Londra, dove ha sede la ARC Music, arrivava un ottimo album di musica greca tradizionale. Les Marcians – dal nome dell'imperatore bizantino Marciano (Marcian in inglese) (392-457) tornano in vita attraverso un cd dalle atmosfere magiche: il gruppo, nato nei club greci di Londra negli anni '60, attorno al duo Theo Hambi e Andras Michael, entrambi suonatori di bouzouki, ha conosciuto un enorme successo per circa un decennio vendendo milioni di dischi, fino alla morte di Michael. Ed ecco il gruppo com’è oggi, con il figlio di Theo, Chaz Kkoshi, alle tastiere. Segno evidente che la musica del popolo può certamente sopravvivere all'esilio. Infatti, se i greci erano un’importante comunità di emigranti fin dal XIX secolo, la dittatura dei Colonnelli, dal 1967 al 1974, accentuò ancora di più il loro esodo, spingendoli fino alle coste inglesi...

Siamo rimasti incantati dalle loro canzoni, che portano gli echi del buonumore greco, aria di vacanza, in attesa dell'estate... Anche se alcune sono davvero nostalgiche, o addirittura tristi. Nonostante ciò – è forse la particolarità del bouzouki, le cui corde producono suoni alti come il canto di un uccello? – la leggerezza domina in tutto il disco, anche quando le parole sono malinconiche: è come una lezione di ottimismo, a prescindere dalle circostanze della vita... E dio sa quanto la Grecia abbia conosciuto momenti difficili nel corso della sua ricca storia...
Ci è piaciuta molto la canzone “Mathe Pyia” (Adesso, impara!), canzone in stile rebetiko, che dice (forse un padre a suo figlio?):

Nella vita hai imparato solo a ricevere
e non sei mai soddisfatto
dalla vita vuoi tutto
ma è tempo che tu impari anche a dare


Sì, in Grecia non si può evitare di essere filosofi, da sempre…
Di registro diverso, abbiamo apprezzato anche “Kipros” (Cipro), canto d'amore di Theo Hambi per la sua isola natale, che ricorda:

Questa canzone è una ninnananna molto lenta di origine cipriota (…). Mi ricorda le lunghe giornate d'estate a Cipro, quand'ero bambino. Andavamo a piedi in spiaggia, a diversi chilometri dal villaggio. Portavamo pane e angurie fresche e passavamo la giornata a nuotare e a divertirci. Poi la sera, al tramonto, ci sedevamo sulla sabbia con i nostri genitori. Con il rumore di fondo dello sciabordio delle onde sulla spiaggia, il canto degli uccelli, ci raccontavano vecchie storie e ci cantavano ninnananne. Poi prendevamo gli strumenti e si suonava e si cantava fino a che il sole non cedeva il posto alla luna, che con il suo riflesso illuminava il mare.
www.arcmusic.co.uk


MUZZIKA! Maggio 2010 | Nadia Khouri-DagherAutour de Fernando Pessoa, 2DVD & 1 CD, Christian Bourgois/Artofilms, Distrib. Harmonia Mundi

Un uomo, in scena, recita un testo di Pessoa, scandito da una batteria che segue il ritmo delle parole, il pulsare del testo. Il regista Frédéric Pierrot si appropria completamente del pensiero del poeta portoghese, tratto da Il libro dell'inquietudine , diario intimo di Pessoa. Accompagnandolo, il batterista Christophe Marguet scandisce il testo a modo suo, ed è insieme prosa e battito del cuore, come un respiro: parole, accompagnamento sonoro e silenzi, che restituiscono il senso della poesia dell'enigmatico Pessoa.
Enigmatico, perché Pessoa (1888-1935) si nascondeva dietro diversi pseudonimi – Alvaro de Campo, Ricardo Reis, Alberto Caerio, ecc. – e anche se ha conosciuto un certo successo in vita, scrivendo su riviste letterarie e creando la rivista “Orfeo”, mantenne segreta buona parte della sua produzione letteraria: alla sua morte vennero trovati in un baule più di 27mila testi mai pubblicati! Enigmatico, anche perché Pessoa in vita si nascondeva dietro l'apparenza di un modesto impiegato d'ufficio, con occhiali e cappello, e uno dei testi in scaletta rende omaggio al “padron Vasquez”, al “ragioniere Moreira”, al “cassiere Borges”, al “fattorino tutto fare” che furono a lungo suoi colleghi di lavoro e che ignoravano del tutto l'attività letteraria del loro vicino di ufficio.

Insieme a questo primo dvd del duo Pierrot-Marguet sui testi tratti dal Libro dell'inquietudine , filmato sul palco del teatro Les gémeaux a Sceaux, il cofanetto propone un cd audio dei testi, “da ascoltare in macchina”, e un documentario sul poeta, che riunisce analisi e commenti di Robert Bréchon, biografo ed editore del poeta per Christian Bourgois, della traduttrice Françoise Laye, di Frédéric Pierrot, Christophe Marguet e altri.
Riguardo questi filmati, è sorprendente pensare come la moderna tecnologia ci permetta di tornare all'essenza della poesia, che fu orale per millenni, prima di essere scritta. Perché leggere la poesia su un libro non ha nulla a che vedere con la recitazione, differenza grande quanto ascoltare un disco e assistere a un concerto (immaginate che differenza allora tra il leggere un libro e assistere a uno spettacolo di poesia dal vivo...). Senza alcun commento, interpretando – come si fa con un brano musicale – dunque facendoli propri, i testi in prosa o in versi di Pessoa, Frédéric Pierrot ne facilità la comprensione, come se ci prendesse per mano per guidarci verso quelle parole e quei pensieri che l'hanno toccato, in quel punto preciso, rendendoli molto più vicini a noi che se li avessimo semplicemente letti.

Sui marciapiedi di Tunisi o del Cairo si possono comprare cassette di poesia araba, classica o contemporanea, accanto ai nuovi film americani o mediorientali; e sui canali arabi programmi in prima serata consentono ai poeti di declamare i loro versi, o ad amatori dotati di recitare le poesie dei loro poeti preferiti. In Francia e in Italia, al di fuori di alcune manifestazioni e festival, la poesia resta ancora troppo spesso associata alla scrittura (o peggio alla scuola) ed è quasi del tutto assente dalla televisione e dai media, che condizionano i gusti del grande pubblico. Questo triplo cofanetto, sostenuto dalla Fondazione Calouste Gulbenkian, dovrebbe dunque far felici gli appassionati di Pessoa e tutti gli appassionati della poesia dal vivo. Costituisce inoltre un ottimo strumento pedagogico, destinato agli insegnanti di letteratura e delle scuole di teatro.
www.artofilms.com


MUZZIKA! Maggio 2010 | Nadia Khouri-DagherKAMILYA JUBRAN, WERNER HASLER, Wanabni, Zig-Zag Territoires, Distrib. Harmonia Mundi

Kamilya Jubran e Werner Hasler hanno dato vita a un'opera che sposa poesia araba e musica elettronica contemporanea. Vi avevamo presentato l'artista palestinese Kamilya Jubran nella nostra rubrica del dicembre 2008, in occasione dell'uscita del suo album “Makan”, per l'etichetta Zig-Zag territoires ( index.php?c=3832&m=&k=&l=fr ). ). Eccola di nuovo, nella collezione “Pure”, diretta da Philippe Teissier du Cros, in duo con il trombettista svizzero Werner Hasler, che è anche compositore di musica elettronica, con il quale lavora dal 2003 (Wanabni significa “E noi costruiamo”).
Il disco si apre con note inquietanti (anche questo cd potrebbe chiamarsi “Il libro dell'inquietudine”...). Kamilya Jubran coltiva la tristezza: quando si è palestinesi e si è stati per anni la voce di un gruppo politicamente impegnato come I Sabreen, non si può fare musica leggera! Come nei precedenti album, Kamilya e Werner Hasler musicano poesie arabe che Kamilya ha scelto nel repertorio di poeti ancora viventi, per la maggior parte in esilio o che hanno conosciuto la prigione. Il libretto presenta le poesie arabe con traduzioni in francese e inglese permettendoci di scoprire il poeta iracheno Fadhil Al Azzawi, che ormai vive in Germania, la siriana Aïcha Arnaout, esiliata in Francia e la cui raccolta “Frammenti d'acqua” è stata tradotta in francese dal grande poeta marocchino Abdellatif Laâbi, prova della loro qualità letteraria (raccolta superbamente illustrata da Sakher Farzat e pubblicata dall'editore francese Al Manar - http://www.editmanar.com/auteurs/Fragments.htm ); il poeta greco Dimitri Analis, che ha tradotto in greco Yves Bonnefoy e Julien Gracq; il marocchino Hassan Najmi, uno dei fondatori della Maison de la Poésie in Marocco; e la cineasta e poetessa siriana Sawsan Darwaza, che vive in Giordania. Infine, per farsi un'idea del tono delle poesie scelte, ecco “Lam” (Non ci fu) di Fadhil Al Azzawi:

Dopo ciò, non ci fu niente di pericoloso.
Solamente alcune guerre
per passare il tempo
Alcuni anni in prigione
per studiare la storia degli insetti
Un quarto di secolo in esilio
senza documenti rilasciati dai tiranni
E poesie
che ho dimenticato nei bar
sui tavoli degli eterni ubriachi


Werner Hasler accompagna la voce di Kamilya Jubran con la sua tromba, che prende accenti aspri come le parole pronunciate, o con le sue composizioni elettroniche la cui astrazione crea la stessa distanza e angoscia che esprimono le poesie in arabo classico.

www.kamilyajubran.com - www.wernerhasler.com
www.zigzag-territoires.com


MUZZIKA! Maggio 2010 | Nadia Khouri-DagherLA COMPAGNIA SACCO DI CERIANA, Polyphonies vocales de Ligurie, Buda Muisque

Ceriana è un piccolo villaggio in Liguria, la regione costiera italiana che parte dalla frontiera francese e include Sanremo e Genova. La compagnia Sacco è una delle quattro o cinque confraternite che a Ceriana portano avanti la tradizione medievale dei canti polifonici. Anche se sono poche ormai le occasioni che prevedono questi canti – lavori nei campi, incontri fra amici nelle osterie, veglie serali, ecc. – questa tradizione resta viva grazie alle grandi processioni di Pasqua, durante le quali le confraternite sfilano cantando.
Il primo straniero ad interessarsi alla musica prodotta a Ceriana fu un americano: l'etnomusicologo Alan Lomax (1915-2002), formato in questa disciplina da suo padre John (1875-1948). Padre e figlio figurano fra i più celebri etnomusicologi americani e furono i primi “bianchi” a interessarsi alla musica nera, a partire dagli anni '30, in piena America razzista e segregazionista: in particolare, fecero un colossale lavoro di raccolta di quello che più tardi sarebbe stato chiamato “blues”. Il folk e il country sono altrettanto debitori, perché i due erano interessati a tutta la musica popolare americana, su cui svolsero numerose ricerche. Il figlio, Alan, spingerà la sua curiosità al di là dei confini americani e farà un intenso lavoro di raccolta, seguito poi da documentari, nei Caraibi e poi in tutta Europa: da cui la ricerca in Italia, negli anni '50.
Di nuovo a Ceriana dunque, con questo disco pubblicato da Buda Musique, che ci presenta la tradizione, viva anche in altre regioni italiane, delle polifonie a bordone. In queste polifonie composte da uomini – come quelle corse – una voce tiene il registro alto, un'altra il registro medio e il coro forma il “bordone”, una sorta di basso continuo su note gravi. Si pensa immancabilmente alla Corsica, certo, ma anche ai canti baschi e a tutta la tradizione liturgica dei canti orientali, che riposa sulla polifonia a bordone.
Nelle stesse canzoni si trova la prova di come questa tradizione abbia viaggiato molto in passato: così la canzone “La figlio d’in paisan” si ritrova in altre regioni italiane, ma anche in Francia, cantata in provenzale, dove si chiama “Le Louisoun”; così come la canzone “A barbiera” si chiama anche “La barbiera francese” ed è cantata in occitano da questa parte delle Alpi... Il repertorio di questa raccolta è di carattere profano, composto essenzialmente da canzoni che parlano di re, giovani donne da dare in spose, principi e pastori, prova del loro antico passato. Alcune sono basate su fatti storici reali e possono anche essere datate, come “Donna lombarda”, che racconta la storia di Rosmunda, regina dei Lombardi. Altre musicano racconti popolari e altre ancora storie di fede.
Questa musica “invoglia a una lentezza atemporale e alla ripetizione: due fattori fondamentali dell’estetica polifonica”, spiega Giuliano d'Angiolini, direttore artistico del gruppo, nel libretto ottimamente documentato. E constata che, oggi, le canzoni tendono a essere abbreviate, per andare incontro al gusto contemporaneo che ama la velocità... Fortunatamente, la tradizione delle polifonie a bordone resta vivace: ne sono prova alcune di queste canzoni, la cui forma musicale e poetica dimostra che sono state scritte di recente. Quelle scritte, per esempio, in italiano e non in dialetto (parlato fino all'inizio del XX secolo) e che non parlano di re o pastori, ma solamente dell'amore fra un uomo e una donna.
www.budamusiquecom


MUZZIKA! Maggio 2010 | Nadia Khouri-DagherSALIM HALLALI, Trésors de la chanson judéo-arabe, Buda Musique
Che infuocati dibattiti suscitano le canzoni di Salim Halali su internet! A proposito della canzone che apre quest'album, “Sidi H’bibi” ( http://www.youtube.com/watch?v=U9YWBW7DGu0 )), su youtube gli internauti discutono se la canzone sia marocchina o algerina, perché Salim Halali è algerino, ma la canzone è marocchina, come dicono numerosi fan, e lo stesso Salim Halali la canta con accento marocchino! Fino a quando qualcuno non mette tutti d'accordo: “solo per informazione, Salim è ebreo e può cantare in tutte le lingue. E questa canzone, al massimo, è ebreo-marocchina. Non c'è granché da discutere: ascoltate le canzoni di Emile Zrihen e Sami El Maghribi (il cui vero nome è Salmon El Maghribi), sono loro le persone che hanno sviluppato questo stile musicale, non dei “veri marocchini”.
Anche se si può criticare l'espressione “non dei veri marocchini” che chiude il commento perché intende per “veri” marocchini, dopo l'indipendenza del Maghreb, solo i musulmani. Espressione spiacevole che risponde senz'altro, per questi giovani internauti, alle espressioni “francese di origine algerina” o “francese di origine immigrata”, cioè “non vero francese”, che designa coloro che non sono di “stirpe” francese. In breve, lo si capisce anche dal titolo del cd, Salim Halali è un rappresentante di quel genere arabo-ebraico che faceva cantare tutti i cuori del Maghreb prima dell'indipendenza e degli esili dei non musulmani, cristiani ed ebrei insieme. Canzone arabo-ebraica che, per uno scherzo della storia, oggi le giovani generazioni rivendicano come loro patrimonio comune, transnazionale: perché attraverso la radio, come oggi attraverso la televisione o internet, gli artisti e le loro canzoni erano presenti in tutti i paesi della regione.
Buda Musique continua così, dopo i volumi dedicati a Blond-Blond, Line Monty o a Reinette l'Oranaise ( index.php?c=2443&m=&k=&l=fr ), a far rivivere il formidabile patrimonio di canzoni che animava le serate danzanti, i matrimoni e tutte le feste, da Casablanca a Tunisi, fino agli anni '50. Il libretto, scritto da Rabah Mezouane, responsabile della programmazione musicale all'Institut du Monde Arabe, racconta tutta la saga della canzone arabo-ebraica, dalle sue origini nella nouba andalusa fino all'epoca del microsillon. E per quanto riguarda Salim Halali, il libretto ci fa sapere che “il 2 luglio 2005 scompariva, nel triste e freddo anonimato di una casa di riposo della regione di Cannes, una delle più belle voci della canzone maghrebina”.
Ma le canzoni, quelle, sono immortali. Come Rachid Taha ha fatto rivivere “Ya Rayeh” del dimenticato Dahmane El Harrachi, l’Orchestre National de Barbès ha di recente ridato vita a “Dour biha ya chibani” e La Mano Negra ha ripreso “Sidi H’bibi”... Una giusta riabilitazione, dunque, per quest'album e un bell'omaggio a un artista la cui canzone “My yiddish mama”, cantata in arabo con un accompagnamento di violini zigani (“Ya ‘Ma, ya nour eeyneyya”...), inclusa in questo cd, avrebbe commosso Robert Mitchum, che ha regalato un anello con diamante all'artista. Canzone magnifica, che continua ancora oggi a far piangere i cuori e non solo in Maghreb, a giudicare dai commenti postati su youtube in francese, inglese e in diverse altre lingue, compreso l'ebraico... http://www.youtube.com/watch?v=UPbx2tTCJyA . Vi aggiungiamo il link su youtube per la versione cantata da Aznavour, se volete ascoltare in francese le parole della canzone (il brano è stato cantato anche da Tom Jones, Ivan Rebroff, Rika Zaraï...): http://www.youtube.com/watch?v=bYQe7CWY_WY&feature=related
www.budamusiquecom


MUZZIKA! Maggio 2010 | Nadia Khouri-DagherFANFARAÏ, Raï cuivré, Tour’n’sol prod
Tour’n’sol è una piccola etichetta e società di produzione, creata da Ourida Yaker nel 2007 per promuovere alcuni artisti e gruppi maghrebini di qualità. Abbiamo già avuto occasione di presentare in questa rubrica Cheikh Sidi Bémol, Band of Gnawa o Nassima. Ed ecco il primo album di Fanfaraï, fanfara meticcio-maghrebina che abbiamo avuto la possibilità di vedere – e soprattutto di ascoltare – al Festival Musiques Métisses a Angoulême: una sfilata di gioia e buonumore, che fa ballare tutti al proprio passaggio!
Su disco, fortunatamente, resterà qualcosa di questo coinvolgente buonumore: ne è la prova questo resoconto, redatto in un grigio giorno di maggio a Parigi... ma riscaldato da questa musica che salva l'atmosfera! Sul loro myspace, i Fanfaraï elencano, fra le loro influenze: “raï, chaabi, musica cabila, jazz, latina, world music”. E la loro musica è proprio così! Infatti, mentre “Men sabni enkoun”, cantata in arabo-algerino, evoca una canzone maghrebina, “Chilet laayani-Ntiya” , anch'essa in algerino, diventa una salsa indemoniata al suono morbido del sax di Mehdi Chaïb Ben Haddou. Nella band di Fanfaraï ci sono naturalmente dei fiati, trattandosi di una fanfara, con Gaël Fajeau (al souba, che è un'enorme tuba), Antoine Giraud (trombone), Manu Lehouzec (sax tenore), e Patrick Touvet (tromba); e altri strumenti con Bouabdallah Khelifi (violino, voce); Hervé Lebouche (batteria); Dominique Fant (congas); Samir Inal (darbouka); e Abdelkader Tab (percussioni, voce). Senza contare i tanti ospiti di quest'album!
Raï con fiati o latin jazz, le etichette non valgono più in un ambiente così ricco di musiche del mondo. Dunque Fanfaraï non è altro che buona musica, gioiosa, festiva e in cui potrete trovare, se vi piacciono: “raï, chaabi, musica cabila, jazz, latina, world music”...
www.myspace.com/fanfarai - www.tournsol.net


Nadia Khouri-Dagher
Traduzione dal francese di A.Rivera Magos
(23/05/2010)


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