MUZZIKA! Ottobre 2010 | Nadia Khouri-Dagher
MUZZIKA! Ottobre 2010 Stampa
Nadia Khouri-Dagher   
Per questo mese, Natacha Atlas, che si impone come la principale voce femminile araba del momento. Il contrabbassista Renaud García-Fons e il gruppo mediterraneo Oneira ci portano in giro per il “Mare di mezzo”. I fratelli Binobin presentano un album gioioso di “gnawa groove e marock’n pop”! Infine, il dolore dell’Iraq annientato da una guerra ventennale si esprime nello ‘oud affranto di Ahmed Mukhtar...


Il colpo di fulmine di Babelmed
MUZZIKA! Ottobre 2010 | Nadia Khouri-DagherNATACHA ATLAS, Mounqaliba - In a state of reversal, World Village/Harmonia Mundi
La più grande cantante araba del momento è meticcia. Come Atahualpa Yupanqui aveva una madre basca, pur essendo il simbolo della canzone argentina; come Carlos Gardel aveva origini di Tolosa, Natacha Atlas, che è metà egiziana e metà inglese e vive a Londra, con quest’ultimo album si impone come la più grande voce femminile di medio - oriente e Maghreb.
“Mounqaliba” (Al contrario), di cui l’artista ha composto alcuni brani, è infatti un album sontuoso e musicalmente molto ricercato. Una dichiarazione d’amore per il linguaggio musicale creato dai fratelli Rahbani, compositori di Fayrouz, e per la canzone egiziana prima dell’Indipendenza, che mescolava in modo nuovo oriente e occidente. In quest’album quei due stili vengono sviluppati e attualizzati.
Ed è musica sublime, in cui spicca il pianoforte di Zoe Rahman, giovane pianista e compositrice jazz britannica, anglo-orientale come Natacha Atlas perché di padre bengalese e madre inglese. Il pianoforte, simbolo della musica classica occidentale, era uno strumento chiave nelle composizioni dei fratelli Rahbani, e anche in quest’album ha un ruolo primario. Fin dal primo brano gli ingredienti ci sono tutti: lunga introduzione strumentale al piano, in un’intima atmosfera orientale; apertura di due violini mediorientali, come in un’orchestra classica occidentale; comparsa del flauto ney, che commuoveva Fayrouz e, alla fine, la voce, pura e deliziosamente femminile – come quella della grande diva libanese – di Natacha Atlas.
Ma Natacha Atlas non è solo una voce: innanzi tutto ha partecipato alla scrittura e alla composizione di diversi brani di quest’album, insieme al suo amico Samy Bshai, compositore inglese nato e cresciuto in Egitto che ha studiato il violino classico ad Alessandria. In più vuole essere, “passeur di culture”, seguendo un percorso tracciato già dal suo primo grande successo “Mon amie la rose”: riprendere celebri canzoni occidentali, orientalizzandole e cantandole nella loro lingua d’origine.
Ma soprattutto, l’artista non si limita al repertorio di romantiche canzoni d’amore che le hanno regalato il successo libanese ed egiziano: “Mounqaliba”, contiene anche un messaggio politico su un mondo, quello contemporaneo… “che gira alla rovescia!”, come spiega l’artista. “Si ha l’impressione di attraversare una moderna, perversa versione del medioevo”. Così, le canzoni sono piene di messaggi ispirati al regista e compositore Peter Joseph, iniziatore del movimento altro-mondialista Zeitgeist. In tutto l’album Natacha ci fa ascoltare suoni registrati per strada, al Cairo e a Marrakech; in particolare appelli alla preghiera, in cui si intende chiaramente “Allahou Akbar”, come si fosse in un giorno qualunque in una qualsiasi città araba.
Ma non c’è alcuna rivendicazione identitaria: solo fierezza delle proprie origini e di un patrimonio musicale eccezionale. L’erede di Fayrouz e di Abdel Halim Hafez è inglese: grazie globalizzazione!


Per ascoltare “Mounqaliba”: www.youtube.com/watch?v=Ol4dFSh1UiU
Per riascoltare “Mon amie la rose”: www.youtube.com/watch?v=KeP-bJFg1bQ
Per riascoltare la cover “Ya Laure hobouki” de Fayrouz:
www.youtube.com/watch?v=KeP-bJFg1bQ
www.myspace.com/natachaatlasofficial
www.zoerahman.com www.worldvillagemusic.com


MUZZIKA! Ottobre 2010 | Nadia Khouri-DagherRENAUD GARCÍA-FONS, Méditerranées, Enja/Distrib. Harmonia Mundi
Renaud García-Fons ci fa un altro regalo sontuoso con il suo tredicesimo album, “Méditerranées”. Questo artista singolare ha scelto il contrabbasso per esprimersi, di solito strumento di accompagnamento. Dopo un percorso classico al Conservatorio di Parigi, decide di creare un proprio linguaggio, aggiunge una quinta corda al suo strumento e si unisce ad alcune formazioni jazz: il gruppo del trombettista Roger Guérin prima, poi l’Orchestra nazionale di jazz con il chitarrista Claude Barthélémy. Infine comincia la sua carriera da solista, con composizioni e formazioni proprie. “Méditerranées” prosegue l’esplorazione iniziata con l’album precedente, “La Línea del Sur”, sulle musiche del bacino del Mediterraneo. “Da tempo avevo in mente il progetto di un viaggio musicale attorno al Mediterraneo, senza dubbio per le mie origini spagnole e italiane”, spiega l’artista. “Tracciare un cammino, tappa dopo tappa, che partisse dal punto più a sud della Spagna per percorrere la riva nord della “Grande Bleue” (Il Mediterraneo), fino al Bosforo; e di lì continuare verso sud, in Egitto, e tornare poi al punto di partenza, per così dire, davanti allo stretto di Gibilterra, sulle coste nord-africane […] Il gusto per la melodia unisce tutti questi Mediterranei […] Ad ogni scalo un nuovo ritmo, una nuova orchestrazione, abbozzando nuove immagini, frammenti di vita […]. Il contrabbasso entra come solista, per trasfigurare con devozione lo ‘oud, il kamanche o la mitica lira… Un periplo che è anche ricerca di un legame naturale fra oriente e occidente, attraverso la musica, a immagine di quella lingua dimenticata, l’Aljamiado, cui il titolo rende omaggio”.
“Aljamiado”, “Las Ramblas”, “La demoiselle de Céret”, “La Strada”, “Iraklio”, “Bosphore”, “Bekaa”, “Hmar Nadir”, “Sinaï”: eccoci imbarcati per un breve viaggio… Renaud García-Fons riesce davvero, in maniera sorprendente, a dare al suo contrabbasso il suono dello ‘oud, di un’arpa, di un violino kamanche e altro ancora. Andate a guardare i commenti ammirati di contrabbassisti e musicisti, che l’artista riceve su youtube…
In quest’album, è magnificamente accompagnato da altri eccellenti strumentisti, dallo spirito altrettanto nomade: David Venitucci (fisarmonica), Claire Antonini (liuto barocco, bouzouki, târ,...), Kiko Ruiz (chitarra flamenca), Adel Shams el-din e Bruno Caillat (rik, derbouka, zarb...), Bruno Sansalone (clarinetti), Henri Tournier (bansouri e flauti), e Solea García-Fons (canto). Il suo album precedente, “La Línea del Sur”, è valso all’artista due prestigiosi premi: l’Award de la Performance Solo, da parte dell’International Society of Bassists e il Prix Echo Deutscher MuzikPreis Jazz come miglior strumentista internazionale. Senza dubbio “Méditerranées” susciterà lo stesso entusiasmo, se non di più!

Per ascoltare “Gare Saint-Charles”, tratto da “La Linea del Sur”:
www.youtube.com
www.renaudgarciafons.com


MUZZIKA! Ottobre 2010 | Nadia Khouri-DagherONEIRA, Si la mar, Helico/Distrib. L’autre distribution
A volte le coincidenze nel mondo della musica sono sorprendenti, come quella che, in quest’album, ci presenta un altro modo di viaggiare nel Mediterraneo. Il gruppo Oneira – che vuol dire “onirico” in greco – si è formato nel 2006 attorno a Bijan Chemirani, percussionista francese di origine iraniana che spesso collabora proprio con Renaud García-Fons! Insieme a lui: sua sorella Maryam Chemirani e la greca Maria Simoglou alle voci; il chitarrista Kevin Seddiki; il suonatore greco di ney Harris Lambakis e il marsigliese Pierre-Laurent Bertolino alla ghironda.
“Viaggiamo con l’improvvisazione, a partire da composizioni nostre. Abbiamo tutti sognato una vita migliore, dove conserviamo ciò che c’è di buono sia delle nostre tradizioni, che delle nostre creazioni. Così, con i nostri strumenti, le nostre passioni, la nostra amicizia, i canti dei nostri antenati, i sussurri delle nostre città, suoniamo e creiamo musiche e storie per condividere attimi sulle rive del Mediterraneo e ancora più lontano”. Ecco come i nostri artisti raccontano la loro avventura musicale.
In effetti, ognuno di loro si è cimentato sia nelle musiche contemporanee che in quelle antiche, delle proprie culture quanto di quelle vicine: Maryam Chemirani canta bene il repertorio persiano classico quanto quello dell’ensemble francese di musica antica di Henri Agnel; a Salonicco Maria Simoglou si è immersa nel repertorio popolare greco prima di studiare musica in Germania; Kevin Seddiki suona la chitarra jazz e lo zarb; Pierre-Laurent Bertolino a volte elettrifica la sua ghironda per darle un suono più moderno.
Il libretto riporta le parole delle canzoni, tradizionali o scritte dai membri del gruppo, che rivelano un’altra parentela – oltre a quella delle melodie – tra tutte queste musiche del Mediterraneo: quella dei temi affrontati e del modo di parlarne. Le stesse immagini, le stesse metafore, si ritrovano dalle coste della Spagna fino all’Iran della poesia arabo-persiana.
Un pezzo scelto dalla tradizionale aria spagnola “Si la mar”:
“Se il mare fosse di latte
Mi farei pescatore
Pescherei il mio dolore
Con parole d’amore...”
O dalla canzone tradizionale “Anathema”, lamento sul matrimonio combinato che non viene dal mondo arabo musulmano, ma dai Carpazi.
“Maledetta sia la sorte,
Maledetto il destino
Che vuole che i bambini
Si sposino giovani

E a me mia madre
giovane mi ha sposata
e mi ha dato un uomo vecchio
Volgare

Mi picchia tutto il giorno
E mi urla addosso
Mi da una lunga corda
E un orcio troppo pesante”...
In sintesi, un album che sedurrà tutti gli appassionati di canzoni e musiche tradizionali del Mediterraneo… e dei viaggi.

Per ascoltare : www.youtube.com


MUZZIKA! Ottobre 2010 | Nadia Khouri-DagherBINOBIN, Mektoub, Autoproduction d’artiste
“Benvenuti nell’universo del gnawa groove e del marock’n pop!”. Così ci accolgono, nel loro album, i fratelli “Binobin” (che vuol dire “tra due”): Badr e Adlane Defouad. L’album si apre con la voce, riconoscibile fra cento, di Manu Dibango, che chiede in arabo marocchino: “Goulli wach koulchi mektoub?” (Dimmi, hai prenotato?), e finisce con una risata! Accanto al grande Manu con il suo sassofono, i fratelli Binobin hanno convinto anche il non meno grande Titi Robin a unirsi a loro, con bouzouki, ‘oud e chitarra flamenca. Ecco qual è la garanzia artistica che i due musicisti hanno l’onore di ricevere!
Il loro album è ben riuscito, allegro, ispirato ai ritmi gnawa ma anche alle musiche per le feste dei matrimoni in Marocco. Cantano in darija – arabo-marocchino – o in francese, ma evocano anche ritmi flamenco (“Safran”), latini, o dell’Africa occidentale (“Diw diw”). Le loro canzoni vogliono essere un omaggio a oggetti e simboli del quotidiano marocchino, o maghrebino: “Couscous”, “Atay” (il tè), “Tajine”, “Souk”…
Un album danzante, che prova come, come la musica libanese contemporanea può essere capita a Londra, la musica marocchina di oggi si può anche comporre in Francia.

Binobin al Festival Timitar di Agadir:

www.youtube.com
www.binobin.com
www.myspace.com/binobin


MUZZIKA! Ottobre 2010 | Nadia Khouri-DagherAHMED MUKHTAR & Sattar Al-Saadi, Music fro Iraq, ARC Music
Immaginate che, durante la guerra fredda negli anni Cinquanta e Sessanta, l’URSS avesse deciso di bombardare la Francia e distruggerla. Immaginate che Parigi non sia che un cumulo di macerie, che i francesi vivano nel terrore di esplosioni improvvise nei mercati e alle fermate degli autobus, non importa in quale angolo del paese; che vivano in quartieri ormai demoliti e cadenti, che siano affamati, che emigrino in massa per aver salva la pelle.
Immaginate che la Francia, uno dei più potenti paesi europei, ma anche una delle culle della civiltà europea, con tutta la sua storia, i suoi re, i suoi musicisti e i suoi scrittori illustri, la sua poesia e le sue arti che hanno ispirato generazioni intere di artisti in Europa, oggi sia un paese in ginocchio. Immaginate il risentimento non solo dei francesi stessi, umiliati e vinti, ma anche degli altri europei dei paesi vicini come Italia, Germania, Inghilterra…
La distruzione da parte dell’America di Bush dell’Iraq, che era uno dei più potenti paesi arabi e uno degli epicentri, insieme al Cairo e Beirut, della cultura araba, non può essere compreso che dall’interno. E come la musica esprime spesso cose che le parole non riescono a dire, così questo disco dello ‘oudista iracheno Ahmed Mukhtar lascia comprendere, meglio che a parole, tutto il dolore della guerra in Iraq.
Tutto l’album è immerso in un’atmosfera di gravità, e i silenzi, come in tutta la musica araba classica, sono importanti quanto le melodie: momenti di attesa, istanti in cui la vita è sospesa, vuoto. Per questo il disco può essere ascoltato come la colonna sonora, insieme sobria e terribilmente tragica, della guerra che ha cancellato dalle cartine, ormai da vent’anni, uno dei più grandi paesi arabi. Più forte di tutti i reportage letti, di tutte le immagini trasmesse dalla televisione.
Emozione e dolore, allo stato puro.

Per ascoltare “Mantasf al-leyl”:
www.youtube.com
www.arcmusic.co.uk

Nadia Khouri-Dagher
Traduzione dal francese di A. Rivera Magos
(19/10/2010)


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