MUZZIKA! Novembre 2010 | Nadia Khouri-Dagher
MUZZIKA! Novembre 2010 Stampa
Nadia Khouri-Dagher   
Questo mese in primo piano Spagna e Portogallo, con due grandi voci: Martirio e Ana Moura. Il Marocco e le sue musiche gnawa, con Majid Bekkas, Karim Ziad e Hamid El Kasri. Infine un periplo jazz, pieno di Mediterraneo, Africa e America, del sassofonista francese Pierre Bertrand. Buon ascolto!


Il colpo di fulmine di Babelmed

MUZZIKA! Novembre 2010 | Nadia Khouri-DagherMARTIRIO, 25 Años, en directo, Le chant du monde/Harmonia Mundi
Il disco apre con un piano jazz dai toni swing e uno scroscio di applausi: l’ultimo album di Martirio è stato registrato dal vivo, durante i tre concerti dell’ottobre 2008 a Barcellona. Il piano jazz è uno dei segni distintivi della cantante spagnola, che è stata una delle prime, negli anni ‘80, a mischiare il flamenco ad altre musiche – jazz, tango, bossa nova, ecc. – e a fondare il movimento chiamato “flamenco nuevo”. Gli applausi ci ricordano che Martirio ha numerosi fan, come testimoniano tutti i messaggi lasciati su youtube: “Martirio è la più grande”, scrive un internauta. “Lei e Miguel Poveda sono i veri eredi dell’arte di Estrellita Castro, la Piquer, Marifé de Triana…”. Un album anniversario, che festeggia i suoi 25 anni di carriera. Un album in forma di “best-of”, che farà scoprire, a chi non la conosce, la voce straordinaria di quest’artista innovatrice, libera, che ha portato il flamenco dove voleva e ha ricostruito il cordone ombelicale che lega la Spagna all’America Latina. Così, in quest’album riprende “Volver”, il successo dell’argentino Carlos Gardel, composta nel 1935 e da allora rimasta un classico. Martirio ha cantato anche insieme al cubano Compay Segundo, in particolare il brano “Juliancito” nell’ultimo album di quest’ultimo, “Lo mejor de la vida”. L’abbiamo vista accanto alla messicana Lila Downs, e alla cubana Omara Portuondo… L’artista riprende anche vecchi titoli spagnoli diventati dei classici, come “La bien pagà”, composta da Ramon Perello e Juan Mostazo negli anni ‘30 e recentemente ripresa da Bebo e Cigala o ancora da Buika.
Ascoltando Martirio cantare si prende chiaramente coscienza del legame evidente fra il “cante jondo”, il canto profondo del flamenco, e il tango con la sua gravità. O tra la guaracha, ritmo cubano nato nel XVIII secolo, e la rumba calante. Ma, senza dubbio a causa della sua malinconia e del suo carattere triste, così vicino all’universo del flamenco, il tango è la forma musicale preferita da Martirio, e le rende onore in quest’album (“Maria la portuguesa”, “En esta tarde gris”…).
In un’intervista su Mondomix, Martirio spiegava che la scelta di questo repertorio spagnolo e latino-americano era per lei una forma di “resistenza contro il predominio della cultura anglosassone” ( http://martirio.mondomix.com ). In ogni caso conferma, con quest’album, di essere una delle più grandi artiste della scena spagnola contemporanea. La cantante ha ricevuto nel 2004, per il suo album “Acoplados”, il Premio come miglior album della canzone spagnola, conferito dalla SACEM di questo paese. In più, lo stesso anno, la medaglia d’oro della Regione Andalusia. Con quest’album, accompagnata da suo figlio Raùl Rodrìguez alla chitarra e dall’eccellente Jesùs Lavilla al piano, Martirio non ha più bisogno di investiture istituzionali per dimostrare di essere un’artista immensa.
www.myspace.com/martirioweb


MUZZIKA! Novembre 2010 | Nadia Khouri-DagherANA MOURA, Leva-me aos fados, World Village/Harmonia Mundi

Ana Moura è stata il “colpo di fulmine” della nostra prima cronaca di “Muzzika!”, nell’ottobre 2006! ( www.babelmed.net/2085fr ). Nel gennaio 2009 abbiamo recensito il suo album “Para além de saudade”, sempre per l’etichetta World Village ( www.babelmed.net/3955fr ). Il chitarrista Jorge Fernando, che l’accompagnava nei suoi album precedenti, e che fu l’accompagnatore di Amàlia Rodrigues, ha composto per lei diversi brani di quest’album, di cui è anche produttore.
Dalle prime note, nel primo brano che da il titolo all’album (“Portami al fado”), composizione di Jorge Fernando, c’è l’esplosione di note di una chitarra piuttosto gioiosa: perché Ana Moura non canta solo un fado triste, come accade di solito. E il secondo titolo, “Como uma nuvem no céu” (Come una nuvola nel cielo), è addirittura ‘danzereccio’, con una chitarra dalle note allegre , che ci ricorda l’etimologia di questa parola, parente della parola “allegria”, alegria in spagnolo. In “Caso Arrumado” (Un affare finito), come in “Fado vestido de fado” (Un fado vestito di fado), Ana Moura riprende uno dei temi centrali del fado, di quelle canzoni in cui gli artisti cantano e celebrano la bellezza e le virtù… del fado appunto, come spesso è successo nella tradizione dei testi di questo genere musicale (“Il nostro fado, che canto, è sempre un rimedio benedetto”…).
Ana Moura canta anche canzoni che non sono fado, come fa la nuova generazione di fadisti come Cristina Branco o Antonio Zambujo: così per “Rumo ao Sul” (Verso Sud), dalle parole decisamente contemporanee: “Al lavoro questo pomeriggio/ Tutto è fatto per deprimermi/ Il clacson di una macchina/ che vuole sorpassarmi/ Un volto indifferente…” Il miracolo è che Ana Moura sa oltrepassare la tradizione del fado, dandole leggerezza e grazia, malgrado i testi malinconici. Come se, al posto della disperazione e della tristezza che hanno segnato a lungo questo genere musicale, l'artista preferisse far brillare la speranza, o l’oblio che salva… Troveremo tutto nel libretto, che traduce le poesie che costituiscono il corpo di queste canzoni.
Quest’ultimo album è valso all’artista una nomination ai Globos de Ouro come miglior interprete individuale, ed è già Disco d’oro, con più di 10.000 copie vendute dalla sua uscita. Promette dunque di riscuotere lo stesso successo del precedente, “Para alem de saudade”, che si era aggiudicato il triplo Disco di platino, con 55.000 copie vendute e che era restato 120 settimane nella classifica delle migliori vendite di dischi del Portogallo. La favola della ragazzina la cui voce d’oro fu scoperta a quindici anni continua, dunque, “come una nuvola nel cielo”…
www.anamoura.net
www.myspace.com/anamourafado


MUZZIKA! Novembre 2010 | Nadia Khouri-DagherMAJID BEKKAS, Makenba, Igloo Records

Ecco un disco di un artista marocchino in cui si sente, dal primo brano, il suono del balafon africano. Majid Bekkas, che già nei suoi precedenti album esplorava incontri e metissage musicali, prosegue il percorso che ha tracciato, del dialogo fra la musica gnawa con altre musiche sorelle, come il jazz e il blues. Co-direttore artistico del festival “Jazz au Chellah”, che si svolge da 15 anni a Rabat, Majid Bekkas ha fatto di questo festival un luogo di incontro fra il jazz e le altre tradizioni musicali – specialmente lo gnawa.
Suonatore di strumenti a corde – chitarra, ‘oud, guembri… – e cantante, è accompagnato in quest’album da Aly Keita al balafon, Joseph Bessam Kouassi al tamburo parlante “ntama”, da Serge Marne e Abdelfettah Houssaini al djembé e alla darbouka, da Louis Sclavis al clarinetto e al sax, e da Mimmo Garay al tamburo argentino “bombo”. Il risultato è più che convincente, perché questa fusion musicale tra il Marocco berbero, il Sahel, l’Argentina e il jazz nato in Occidente, non ha nulla di artificiale: le percussioni fanno da filo conduttore, come un legame genetico tra tutte queste musiche.
Le composizioni – per la maggior parte di Majid, ad eccezione di qualche tema tradizionale – oscillano tra brani vibranti ed energici e altri dal tono più grave ed intimo. La prova della parentela tra queste musiche si fa evidente, per esempio, in un pezzo come “Noussik”, dove la chitarra guembri degli gnawa dialoga con il balafon, su una voce che canta in arabo marocchino, ma che potrebbe benissimo essere il bambara… E il sassofono o il clarinetto accompagnano tutto ciò nel modo più naturale, prendendo a volte la leggerezza di un flauto beduino “ney”, ricavato da un semplice giunco....
Un album che brilla di mille riflessi, in cui l’orecchio fa nuove scoperte a ogni ascolto: allo stesso modo in cui, guardando una rosa del deserto, si scopre una sfaccettatura nuova ogni volta che la si prende in mano.
www.myspace.com/majidbekkas
www.jazzauchellah.com
www.igloorecords.be


MUZZIKA! Novembre 2010 | Nadia Khouri-DagherKARIM ZIAD & HAMID EL KASRI, Yobadi, Accords Croisés/Harmonia Mundi

Ed ecco un altro disco all’insegna della musica gnawa. Vi abbiamo presentato il percussionista algerino Karim Ziad nel settembre 2007, in occasione dell’uscita del suo album “Dawi” (Intuition music) ( www.babelmed.net2596fr ) , e l’artista era anche al cuore del disco “Gnawa home songs”, realizzato dall’etnomusicologa Emmanuelle Honorin, (Accords croisés) uscito lo stesso anno ( www.babelmed.net/2312fr ).
Quest’artista cabilo, dunque berbero, che ormai vive in Francia, è uno dei direttori artistici del Festival delle musiche gnawa di Essaouira, creato nel 1999. In questo disco si confronta con il maestro gnaoui Hamid El Kasri, uno dei grandi artisti marocchini del genere, i due artisti si sono spesso esibiti insieme. “Yobadi” vuol dire appunto “gli amici” in bambara e anche l’occhiolino alla cultura maliana non è casuale: gli gnawa rivendicano le loro radici sub-sahariane, dell’epoca pre-coloniale, quando non c’erano frontiere fra il Mali, la Guinea (da cui gli gnawa prendono il nome), il Marocco o l’Algeria, e dove il bambara, lingua franca dei commercianti sahariani, era parlata in una vasta zona che collegava l’Africa del Nord e l’Africa sub-sahariana.
Il disco si apre con un’intonazione religiosa: “La ilah illa Allah” (“Non c’è altro dio all’infuori di Dio”), per ricordarci che la musica gnawa, oggi di moda, in origine era una musica sacra. E il suono delle chitarre elettriche, proprio come il ritmo attuale del rock e del blues, si fonde bene con le voci per accompagnare in modo naturale questi canti religiosi musulmani in arabo.
Karim Ziad ha accompagnato Cheb Mami, Joe Zawinul, Takfarinas o Aït-Menguellet. Da giovane amava Chick Corea e i Weather Report. Tutte queste preferenze – e un chiaro spirito jazz – emergono da questo disco, dove, con Hamid El Kasri, i due artisti si sono circondati di musicisti assai diversi come Bojan Z al piano, Jacques Schwarz-Bart al sassofono, Nguyen Lê alla chitarra elettrica, o ancora Chris Jennning al contrabbasso, per citarne solo alcuni.
Un disco che porta tutta l’energia dell’Africa, e che conquisterà tutti gli innamorati di queste musiche fatte per portare alla trance attraverso i loro ritmi frenetici che diventano presto ipnotici, droga tutta naturale, da consumare senza moderazione!
www.festival-gnaoua.net


MUZZIKA! Novembre 2010 | Nadia Khouri-DagherPIERRE BERTRAND, Caja negra, Cristal Records
Pierre Bertrand è un artista superdotato, un Michel Legrand in erba, e insieme:
- sassofonista diplomato al Conservatorio nazionale superiore di musica di Parigi, Primo Premio in Harmonia e Primo Premio in Contrappunto;
- fondatore di diverse orchestre jazz, Premio Franck Ténot des Victoires del jazz e Premio Django come “Artista conferma” nel 2005 per la sua Paris Jazz Big Band, creata con Nicolas Folmer; e fondatore nel 2006 della Nice Jazz Orchestra, sulla Costa Azzurra;
- compositore di un’opera flamenco, “Madre”, nel 2008;
- compositore di diverse musiche per film;
- arrangiatore per grandi cantautori come Claude Nougaro, Charles Aznavour, Murray Head, Lio, Pascal Obispo,…
- e c’è dell’altro…!
“Caja negra” (Cassa nera) è il suo primo album da solista, un periplo attraverso le musiche cui il compositore è legato: Mediterraneo, Africa e America Latina. In quest’album è circondato da amici provenienti da orizzonti diversi, per proporci una musica vagabonda, in cui il sassofono, più spesso con dolcezza, ci accompagna in una poetica passeggiata: il percussionista argentino Minino Garay; la cantante flamenca Paloma Pradal, che vi abbiamo presentato in Muzzika! del Marzo 2010 ( www.babelmed.net/muzzika_mars.5260fr ); il raffinato pianista Alfio Origlio, che abbiamo visto suonare al fianco di Salif Keita, Stefano di Battista o Richard Galliano; il chitarrista Louis Winsberg, ispirato dal flamenco e dal sud, che si è fatto notare qualche anno fa per il suo album “Marseille, Marseille”; e diversi altri solisti di talento.
In breve, un disco in cui Pierre Bertrand si decide finalmente a prendere il primo posto sul palco, e ad offrirci un jazz dolce e vagabondo, per il nostro più grande piacere! Ne siamo certi, il secondo album è già in preparazione…
www.pierrebertrand.com
www.cristalrecords.com


Nadia Khouri-Dagher
Traduzione dal francese di A.Rivera Magos
(30/11/2010)

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