MUZZIKA! Gennaio 2012 | Nadia Khouri-Dagher
MUZZIKA! Gennaio 2012 Stampa
Nadia Khouri-Dagher   
Il 2012 comincia in bellezza: Diego el Cigala accosta la fiamma del flamenco al fuoco del tango; Bastien Lagatta ci ubriaca di musica sufi indo-persiana con il suo Badila Ensemble; Titi Robin torna da un lungo viaggio in Marocco, in Tunisia e in India con un ricco cofanetto di tre cd; Bratsch vagabonda come sempre nell’Europa zigana e del sud; i palestinesi Ahmad al Khatib e Youssef Hbeisch, un raffinato duo ‘oud-percussioni e i belgi di Gansan ci trascinano in una trance gnawa/jazz/rock, cui cediamo volentieri. Buona anno!


Il colpo di fulmine di Babelmed
MUZZIKA! Gennaio 2012 | Nadia Khouri-DagherCIGALA & TANGO, Deutsche Gramophon
L’album “Bebo & Cigala”, apparso nel 2004 (RCA Victor) è una delle perle della mia discoteca, e deve imperativamente far parte della vostra, se non l’avete già. Il duo tra il cantante flamenco Diego detto “la Cicala” e il pianista cubano Bebo Valdès, alla sua uscita, aveva infiammato la critica e conquistato il pubblico. Uno spirito simile – far incrociare il flamenco, nato in Spagna, con una tradizione musicale ispanica di oltreoceano – sta dietro a “Cigala & Tango”.
Dopo Cuba, l’Argentina: qui Diego el Cigala interpreta celebri brani di tango, habanera e milonga, scritti, tra gli altri, da Carlos Gardel, Atahualpa Yupanqui o Ariel Ramirez. Il disco sta già riscuotendo un successo fenomenale: più di 120.000 copie vendute in Spagna, disco d’oro in Colombia e Argentina e un Latino Grammy Award come “miglior disco dell’anno”.
La voce di Diego el Cigala, proprio come quella di Buika e per le stesse ragioni, ci stupisce: qui il dolore e sordo e mai enfatico, come se provenisse dalle stesse pieghe della voce, come se a portare quel dolore fosse il corpo intero e non la sola voce.
Non stupisce affatto, dunque, che Diego el Cigala e Buika, come fratello e sorella spirituali, abbiano vibrato sulle stesse canzoni: così, Diego riprende “Soledad”, di Enrique Fabregat Jodar tanto splendidamente quanto era stata capace Buika. In questo ultimo disco di Diego el Cigala, “Cigala & Tango”, registrato dal vivo durante un concerto dato al Grand Rex di Buenos Aires, dov’era circondato da alcuni dei migliori musicisti argentini (il chitarrista Juanjo Dominguez, il fisarmonicista Nestor Marconi, il violinista Paolo Agri e altri), ritroviamo altri titoli celebri, come “Alfonsina y el mar” di Ariel Ramirez o “El dia que me quieta” di Carlos Gardel.
Ma ascoltate “Soledad” o “Los hermanos”, e questi miei commenti diventeranno superflui…
Per ascoltare“Los hermanos” di Atahualpa Yupanqui, cantata da Diego el Cigala: www.youtube.com
www.elcigala.com


MUZZIKA! Gennaio 2012 | Nadia Khouri-DagherTHE BADILA ENSEMBLE, Music for Princes and Princesses, Buda Musique
Bastien Lagatta è nato nel 1978. Appassionato di musica rock, jazz e di musiche improvvisate e musiche del mondo, studia percussioni al conservatorio di Rueil-Malmaison e ne esce con un Primo Premio, poi intraprende una laurea in etnomusicologia a Paris VIII. Ma presto, piuttosto che studiare la musica dei popoli del mondo sui libri e sui dischi, Bastien decide di andare ad ascoltarla – e studiarla – sul campo. Intraprende, così, una serie di viaggi: inizialmente presso i popoli nomadi che attraversano i deserti dell’Africa (Mauritania, sud dell’Algeria, Libia, Egitto, Etiopia) e dell’Arabia, con un soggiorno in Yemen; infine presso i popoli nomadi in India e Pakistan. Ogni soggiorno è un’occasione per conoscere e studiare nuove percussioni: è così che Bastien impara a suonare le tablas a Lahore e il flauto doppio “elghoza” nel Sindh…
Sarà durante la sua permanenza in Rajasthan nel 2000, vincitore di una Bourse de l’Aventure dell’amministrazione di Parigi per un progetto di incontro musicale nel deserto del Thar, che Bastien Lagatta incontra il cantante Mame Khan Manghaniyar, e decide di fondare l’ensemble Badila, che noi abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare durante un concerto al Satellit Café, a Parigi, nel 2008, in occasione della pubblicazione del loro album precedente, dedicato ai canti d’amore dei cavalieri yemeniti.
Bastien è l’unico francese del gruppo. Quest’ultimo cd, “Music for Princes and Princesses”, presenta composizioni del musicista ispirate alle musiche sufi tradizionali di India, Pakistan e Iran. I testi sono tratti dalle poesie di Jalaleddine Rumi, Bulleh Shah (poeta sufi punjabi del XVII secolo) e Hashmet Shah (poeta punjabi contemporaneo).
Per impregnarsi al massimo di queste musiche, Bastien Lagatta ha trascorso diverse settimane in Cachemire, punto di congiunzione tra queste tradizioni, e ha seguìto diversi pellegrinaggi musulmani in Pakistan, durante i quali la musica gioca un ruolo importante. Questo disco riunisce, oltre Bastien e Mame (alla voce, all’armonium e al khartal), gli iraniani Sardar Mohamajani (‘oud, tar, voce), Javid Yahyazadeh (ney e voce) e Ava Farhang (danza e voce).
In Muzzika! di dicembre 2011, vi parlavamo degli stretti legami che uniscono la musica indiana e araba, attraverso la Persia ( www.babelmed.net/Pais/Méditerranée/7134fr ). Questo disco ne è un’eclatante illustrazione e si ascolta come una lunga ballata attraverso vaste contrade, dove tanto in fretta fa giorno e luce, quanto in fretta cade la notte con i suoi misteri e le malinconie… Quest’album sedurrà tutti gli appassionati di musiche indo-persiane, rese popolari in Europa da Nusrat Fateh Ali Khan e Abida Parveen. E il fatto che Bastien Lagatta e il suo ensemble Badila si esibiscano sulle scene dello Yemen, dell’India e del Pakistan, da dove provengono queste musiche, la dice lunga sul successo della loro impresa e sull’autenticità della loro musica. Per ascoltarli: www.youtube.com/watch
www.myspace.com/badilaensemble - www.budamusique.com


MUZZIKA! Gennaio 2012 | Nadia Khouri-DagherTITI ROBIN, LES RIVES, Coffret 3 cds, Naïve
Da 30 anni, il musicista viaggiatore Titi Robin si sposta dalle rive del Mediterraneo ai confini dell’India e del Pakistan, seguendo le tracce dei gitani che, venuti dall’est, hanno portato con sé la loro musica influenzando tutto il bacino del Mediterraneo (andate a rivedere il nostro incontro con l’artista, pubblicato a dicembre del 2008: http://www.babelmed.net/3833 ).
“Ecco perché a volte percepisco nel canto di un kalo del quartiere San Jaume di Perpignan la stessa metafora poetica che mi suggeriva qualche giorno prima un langa del Rajasthan o un qawal di Lahore”, spiega l’artista.“Tutti questi stili si fanno eco, attirandosi e respingendosi, ma restando sempre in contatto tra loro. Sono sempre vivi e appaiono sotto mille forme complementari. Per questo io oggi non faccio fusion ma, al contrario, raccolgo attraverso le maglie della mia ispirazione elementi di questo mosaico, a volte diversi a volte più omogenei, che già esistevano prima del mio percorso”.
Titi è andato a soggiornare e registrare tre dischi, uno per paese, rispettivamente in Marocco, Turchia e India, per mostrare queste parentele e metissage. In ogni paese è circondato da musicisti e cantanti locali, che suonano le composizioni dell’artista e che, più spesso, sono create insieme da Titi Robin e dai musicisti locali perché secondo tradizione le musiche di questi paesi sono spesso improvvisate su un tema di partenza.
Così, nel cd indiano si riconosce il titolo “Tuhmara Chand Sa Chehra”, una delle composizioni “feticcio” di Titi, presente nei suoi precedenti album e qui accompagnata da una voce che declama, sulla melodia, una poesia in hindi (Titi ha fatto tradurre per questo album le sue poesie). Nel cd marocchino, in “Taziri”, Titi suona il suo ‘oud come se fosse un guembri, la chitarra-basso gnawa. Nel cd turco, quando sia alza il canto “Can Nuru”, non si riesce a dire se si tratti di un canto turco, pachistano o indiano, tanto si assomigliano.
Un progetto ambizioso questo triplo viaggio e triplo cd, il progetto di un musicista che vuole anche restituire a questi popoli le loro musiche, che da sempre lo ispirano: I tre cd sono stati registrati ciascuno in uno studio dei tre rispettivi paesi e venduti e distribuiti in questi paesi prima di confluire in questo cofanetto prodotto dalla label dell’artista, Naïve, ed essere distribuiti in Occidente. Un modo eloquente e concreto, da parte dell’artista, per rendere omaggio a questi paesi del sud che spesso vengono dimenticati dai grandi circuiti di distribuzione di “musiche del mondo”, malgrado ne siano il più importante serbatoio.
Per ascoltare: www.youtube.com/
Il blog di Titi Robin durante i suoi viaggi “Les Rives”: http://les-rives.com/


MUZZIKA! Gennaio 2012 | Nadia Khouri-DagherBRATSCH, Urban Bratsch, World Village/Harmonia Mundi
Ed ecco ancora con i Bratsch, un altro gruppo di musicisti francesi che ha completamente adottato la musica di altre contrade. Da 26 anni e una quindicina di album, con François Castiello alla fisarmonica, Bruno Girard al violino, Dan Gharibian alla chitarra, Nano Peylet al clarinetto e da poco Théo Girard (figlio di Bruno) al contrabbasso, al posto di Pierre Jacquet, i Bratsch (in parte autodidatti, in parte professionisti), offrono una musica fortemente ispirata all’Europa centrale, dei Balcani, Armenia e Grecia…
Oggi, che abbondano i gruppi di musiche zigane e balcaniche in Francia, ci si dimentica che già trent’anni fa il gruppo Bratsch faceva da pioniere a questo genere… “All’inizio, i musicisti zigani suonavano solo nei cabaret. Noi eravamo gli unici a suonare questa musica in concerto. E anche nell’Europa dell’est, erano convinti fossimo degli zigani francesi!”, ricorda Bruno Girard. E François Castiello fa notare che “di sicuro, non saremmo diventati i Bratsch se fossimo stati solo francesi”.
In quest’album è presente anche l’Italia dei suoi genitori, con la serenata napoletana “Scétate”, o l’Armenia, terra natale dei nonni di Dan Gharibian, con un clarinetto che suona come un doudouk.
Ma oltre alle loro ballate strumentali di ogni parte dell’Europa dell’est e dei Balcani, è in Francia che vogliono ormai radicarsi i Bratsch, come testimoniano alcune canzoni in francese, composte e cantate dai diversi membri del gruppo, anche se tutte finiscono invariabilmente per deviare verso musiche lontane: “Dans le ciel de ma rue” si espande in una melodia zigana ungherese o rumena, mentre “Dans le RER C” si avvicina alle sonorità dell’Armenia, come anche al flamenco gitano della Spagna.
Noi amiamo incondizionatamente le musiche rom, è vero. Ma neanche voi non resisterete a queste musiche danzanti e nomadi, e visto che i nostri artisti cantano in francese, potrete anche apprezzarne i testi, cosa difficile quando invece cantano in rumeno o napoletano. Ascoltate “RER C”, ballata che parla di “questo mondo che non è per tutti”, come se ad averla composta fosse stata uno zigano francese!
Per ascoltarli: www.youtube.com
www.bratsch.com - www.worldvillagemusic.com


MUZZIKA! Gennaio 2012 | Nadia Khouri-DagherGANSAN, Elégie berbère, Homerecords (Belgique)
Un’altra storia di adozione-devozione: viaggiando per il Marocco alcuni anni fa, il sassofonista belga Ludovic Jeanmart, che suona in gruppi jazz e di musica contemporanea, si innamora del suono del ribab, il violino delle comunità gnawa del sud del paese, la cui unica larga corda è suonata da una sottile corda tesa in un archetto e si tiene come una chitarra. Il musicista belga resta sedotto dal suo “suono grave dagli accenti vicini alla voce umana, come il sax soprano”. L’incontro, ad Agadir, con il suonatore di ribab Foulane Bouhssine fa germogliare in lui l’idea di un meltin pot musicale fra questi due strumenti, che ha dato vita a questo cd e a diversi concerti, in Belgio e altri posti del mondo.
Nell’album i due musicisti sono affiancati da altri compagni: Luc Evans al basso (ha suonato anche con Pierre Vaiana, che ridà vita alle musiche siciliane scomparse), Nicolas Dechène alla chitarra elettrica (collaboratore dei Turlu Tursu o di Karim Baggli) e Benoit Ruwet alla batteria (si è formato in Marocco e Senegal e accompagna spesso artisti africani).
Sulla loro pagina myspace, il gruppo definisce il proprio genere musicale come “jazz-rock-trance”, e alcuni brani, come “Yan Yan”, restituiscono bene quella sensazione di crescendo di energia che porta alla trance della musica. Se vi piace il jazz quando sceglie strade “free”, se vi piace la musica gnawa, o ancora se vi piace il rock, vi piacerà quest’album energico e si può solo immaginare quello che il gruppo farà in concerto, su un grande palco, dal vivo…
Per ascoltarli: www.youtube.com
www.gansan.be - www.myspace.com/gansan - www.homerecords.be


MUZZIKA! Gennaio 2012 | Nadia Khouri-DagherAHMAD AL KHATIB & YOUSSEF HBEISCH, Sabîl, Institut du Monde Arabe
Ahmad al Khatib e Youssef Hbeisch sono due artisti palestinesi, vecchi colleghi, professori al Conservatorio Nazionale di Musica di Gerusalemme Est, il primo di ‘oud, il secondo di percussioni, oggi compagni di musica.
Questo cd, il primo in duo, sembra in effetti sia il frutto di una collaborazione di lunga data, tanto l’accordo fra i due musicisti è evidente, pur se in musica largamente improvvisata. Forse perché, anche se nati ad alcuni anni di distanza – Youssef Hbeisch, il più anziano, nel 1967 in Galilea, e Ahmad al Khatib nel 1974, in un campo profughi nella Palestina occupata – entrambi hanno condiviso la stessa esperienza di vita di un popolo oppresso, che quotidianamente vive l’orrore.
La tristezza che scaturisce da alcune loro composizioni è dunque quella di un intero popolo, ma fortunatamente, l’energia che si libera da altri brani ricorda che il popolo palestinese resta vivo e resiste e la sua musica resta una della principali espressioni di questa resistenza e consolazione nella sventura.
Ahmad al Khatib sembra un artista modesto, nonostante il suo grande talento. Niente effetti speciali, niente enfasi,a favore di un discorso musicale intessuto di interiorità. Con Youssef Hbeisch, che abbiamo già avuto occasione di ascoltare e di cui abbiamo potuto ammirare il gioco di mani, fatto di tocchi leggeri (tra gli altri, accompagna il Trio Joubran in concerto), i due musicisti presentano un viaggio nella loro Palestina intima, in cui non si è mai sopraffatti dalla tristezza ma dove, anche attraversando strade devastate, si resta fieri e vitali.
Per ascoltare il duo: www.youtube.com/
www.myspace.com/ahmadalkhatib


Nadia Khouri-Dagher
Traduzione dal francese di A.Rivera Magos
12/01/2012

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