MUZZIKA! Settembre 2008 | Nadia Khouri-Dagher
MUZZIKA! Settembre 2008 Stampa
Nadia Khouri-Dagher   

Questo mese, riflettori puntati sul Libano, con un eccellente doppio cofanetto di due jazzisti libanesi, Ghazi Abdel Baki e Ibrahim Jaber, proposto dalla casa di produzione Forward Music di Beirut. Ancora, il DVD del concerto a Dubai di Fairuz, star che si mostra sempre più raramente e che quindi siamo contenti di sentire. Ancora Libano con lo 'oudista e compositore Charbel Rouhana, che ci propone delle canzoni piene di senso e di humour in un album delizioso. Il percussionista egiziano Hossam Ramzy presenta un “Sabla Tolo”, che è più che un solo di tabla, album di percussioni puro ed energetico. In fine, per ARC Music, una compilation delle più grandi melodie ascoltate in Israele, alcune delle quali sono oggi delle arie universali...Buon rientro!



IL COLPO DI FULMINE DI BABELMED
MUZZIKA! Settembre 2008 | Nadia Khouri-DagherWORLD MUSIC FROM LEBANON Vol.2, Arabo-latino series, Forward Music, distr. DOM Disques

Ecco un doppio cofanetto interessante di due artisti libanesi Ghazi Abdel Baki e Ibrahim Jaber, che propongono entrambi un eccellente jazz. Ciò che unisce questi due artisti è la varietà delle loro refernze culturali, la loro disinvoltura nel muoversi tra universi musicali molto differenti e, soprattutto, la loro stupefacente capacità di mescolare tutto ciò in maniera felice. Un altro tratto comune dei tue artisti è il loro amore per i ritmi latino-americani (Brasile per il chitarrista Ghazi, Cuba per il percussionista Ibrahim). In "Communiqué #2", Ghazi Abdel Baki mescola con grande armonia il ritmo della bossa, il flauto nay beduino, un piano jazz soft e la lingua araba classica. "Ramleh sunset" é una bossa strumentale, che richiama la musicalità del chitarrista brasiliano Egberto Guismonti. "Tagore", cantata da Ghada Shbeir, è una composizione su una poesia d'amore del grande poeta indiano, e la cantante interpreta anche, in "Recurrent theme", un vecchio muwashah, poema d'amore arabo medievale, in arabo classico, ma accompagnato da chitarra elettrica e su un ritmo afro-cubano! "Al guinena" è una reprise del celebre titolo della cantante Asmahane, star egiziana degli anni 40, al ritmo di una bossa... Impazzirete, come noi, per la versione così sexy di un altro celebre titolo di Asmahane, "Ya habibi", dove la voce di Yasmina Joumblat, figlia della star scomparsa, dialoga con un sax languoroso, perfetta combinazione tra le parole d'amore arabe ("il mio desiderio mi sfinisce...", "il mio amore mi sta raggiungendo...") e il suono di uno strumento inventato parecchio lontano dai deserti d'Oriente, ma che sembra fatto per accompagnare, col suo soffio languido, tutte le canzoni d'amore del mondo... In "Faces", l'ottimo percussionista Ibrahim Jaber, conosciuto per essere il fondatore di diversi gruppi dagli stili differenti, da Kazz baladi (orientale) a El Candela (salsa) passando per Rocket 88 (jazz funk), Toubab (percussioni africane) o Gros Bras (latin-oriental jazz), adotta un appoccio simile, e ci offre un album di composizioni gioiose e pulsanti, dove la salsa la fa da padrona. "Yash-hari" comincia su un elevato ritmo di percussioni afro-cubane per poi accogliere delle improvvisazioni al pianoforte, cori maschili e femminili che cantano in lbanese dialettale, un qanoun che suona una melodia orientale.... "3rd night" fonde la chitarra flamenco, quella elettrica e il flauto jazz, il tutto accompagnato da un coro... africano, con le voci di Samuel Ayinde, Ambroisine Kouass e Vinssant Koyate! Mentre "Zarkarni" comincia con percussioni per danza del ventre per svilupparsi in un ritmo cubano, ondeggiamenti cugini finalmente.
"Gros bras" è un brano di pura gioia, in cui il piano, le chitarre, e le percussioni si scambiano le loro energie e vibrazioni su un ritmo che mette subito la gioia addosso. Tirando le somme, perché stupirsi di tutti questi mélanges culturali, e di una tale padronanza musicale, nei due album? Brasile e Cuba, dove ogni libanese ha un cugino lontano, letteratura araba classica che è patrimonio ancora vivo, canzoni egiziane che sono ormai patrimonio comune, apertura alle letterature e alle musiche del mondo che caratterizzanno da sempre la vita artistica libanese, e eccellenza musicale in un paese che da tempo valorizza le arti in generale e la musica in particolare, con un'antica infrastruttura di conservatori, orchestre e festivals. Il Libano va riprendendo lentamente, attraverso i suoi eccellenti musicisti, il suo ruolo di polo culturale per tutta la regione.
www.forwardmusic.net



MUZZIKA! Settembre 2008 | Nadia Khouri-DagherFAIROUZ, Live in Dubai, DVD, Enja, Distrib. Harmonia Mundi
Ancora dal Libano, la star più grande, colei che è stata soprannominata “l'anima del Libano”, Fayrouz, presenta un DVD, curiosamente uscito quest'anno ma che riprende un concerto fatto a Dubai nel 2001. IL piacere è intatto malgrado ciò, perché la star, nata nel 1935, si fa sempre più assente dalla scene e dai dischi. La piccola Nouhad Haddad, cresciuta nel quartiere povero di Zoqaq al Blat, a Beirut, fin dall'infanzia adora cantare: sulle canzoni di Asmahane, Farid el Atrache, delizia i suoi vicini e integra il coro della scuola. Nel 1947 – lei ha 12 anni – un professore del Conservatorio nazionale, Mohammad Fleifel, nota la sua eccezionale voce e decide di sviluppare questo talento nascente. Diventa il suo professore di canto e le insegna le basi del canto classico arabo, e in particolare la recitazione cantata del Corano - il tajwid. La sua prima canzone, "Itab", nel 1952, diventa un grande successo – ed esce su disco anche a Parigi. Ma è l'esibizione di Fayrouz nel 1957 al Festival di Baalbeck, Festival di fama internazionale, la sua prima apparizione in pubblico, che la lancia come star di livello mondiale. Facendo squadra con i fratelli Assi e Mansour Rahbani, suoi compositori (il primo diventerà suo marito), intraprende a quel punto una carriera internazionale. Sarà l'eroina di diverse commedie musicali, genere molto in voga all'epoca, realizzato da prestigiosi cineasti come Youssef Chahine (Le vendeur de bagues, 1965) o Henri Barakat (La fille du gardien, 1967), e che si diffonde, a causa della diaspora libanese, nel mondo intero: Rio, Buenos Aires, Sidney, Montreal, Londra, Parigi... Durante la guerra del Libano, Fayrouz, di confessione melkita, rifiuta di prendere parte per una fazione o l'altra, il che le vale l'ammirazione di tutti i Libanesi. Nel frattempo dà qualche concerto all'estero, cantando brani in omaggio al suo paese natale che commuovono tutti gli emigrati, per i quali essa è IL simbolo musicale del loro paese... Suo figlio Ziad ormai compone la maggior parte delle sue canzoni. Durante il suo concerto al Royal Festival Hall a Londra, nel 1986, i biglietti arrivano a vendersi a 1000 sterline al mercato nero... Questo è il DVD di un concerto in cui la star riprende alcuni dei suoi grandi successi, come "Kifak enta" (Come stai?), "Chady", o "Akher ayyam el sayfiyyé" (Gli ultimi giorni di vacanze), e per questo, poter vedere e ascoltare la star dalla voce stranamente poco alterata dagli anni, ci fa benedire questo DVD e le nuove tecnologie.
www.harmoniamundi.com



MUZZIKA! Settembre 2008 | Nadia Khouri-DagherCHARBEL ROUHANA, Khatira-Dangerous, Forward Music, Distrib. DOM Disques
La prima canzone dà il tono di questo eccellente album di un giovane artista libanese, ‘oudista e autore-compositore: “Alhamdoulillah”, che comincia come una litania religiosa - cristiana! (ma questa espressione, che significa “Grazie a Dio!”, è utilizzata da tutte le confessioni in Oriente) – racconta la storia di un Libanese che, “grazie a Dio”, riesce ad ottenere il suo visto per emigrare! Canzonatura sugli aspiranti migranti, su coloro che, partiti in America o in Europa, si credono superiori a quelli restati nel paese. Riflessione dell'autore sui motivi della partenza perché, ci dice Charbel, “in Libano la vita è deliziosa”... In “Hi, keefak, ça va?”, Charbel prende in giro i Libanesi che riempiono le loro conversazioni con espressioni inglesi o francesi: “Come, non ti piacciono più le parole “marhaba” o “sabah el kheir? (due modi di dire buongiorno in arabo, ndlr) (...) Visto che mangi un man’ouché, perché non dici “ya leyl ya eyn”?”. “La chou eltaghyyr?” (Perché il cambiamento?), al ritmo di una dabké, la danza tradizionale libanese è la canzone più politica, che denuncia la corruzione, il comunitarismo, l'ignoranza, la volgarità... Charbel ci offre anche qualche canzone d'amore, di propria composizione o tradizionali, perché tutti i problemi del Libano non soffocano questo bisogno innato degli uomini. Humour e amore folle per il suo paese, lucidità e tenerezza, caratterizzano di volta in volta quest'album di canzoni dalle parole spesso sensate, e dalle melodie piacevoli da cantare – non c'è miglior segno che dica la riuscita di un album di canzoni!
www.forwardmusic.net



MUZZIKA! Settembre 2008 | Nadia Khouri-DagherHOSSAM RAMZY, Sabla Tolo III, ARC Music

Se si dovesse definire la lingua araba con una frase, questa sarebbe una frase musicale! Un ritmo di danza del ventre, patrimonio comune dal Marocco allo Yemen, molto più della lingua araba che, nella sua forma classica, quella del Corano, non è capita e parlata che da poche élites, mentre tuttii, dai re ai più poveri, ascoltano e apprezzano la musica popolare. Se vi appassionano questi ritmi tonici che fanno immediatamente venir voglia di alzarsi e ballare, amerete questo terzo "Sabla Tolo" di percussioni egiziane di Hossam Ramzy, che presenta delle composizioni utilizzando nient'altro che questa famiglia di strumenti. Perché questa musica è FATTA PER la danza, come si esprime l'artista: “il migior complimento che una ballerina egiziana sogna di ricevere, è di sentirsi dire che interpreta la musica dandole vita”, o ancora questa massima che egli ama ripetere: “La vera arte della danza orientale è di intendere visivamente la musica”. In quest'album, che segue altri due che ebbero successo nell'ambiente della danza orientale, Hossam Ramzy mette a profitto la sua decennale esperienza di lavoro con gli artisti più diversi per offrirci una varietà di ritmi – egiziani, marocchini, dell'Alto-Egitto, samba, persino reggae...- che si integra perfettamente alla musica della “danza orientale”, che è l'obbiettivo di queste composizioni.. Buona idea: Hossam propone nel libretto le partiture dei ritmi di ogni composizione, che si possono anche scaricare sul sito della casa produttrice, qui sotto. Dunque potrete provarli da voi, sul vostro djembé... o la scrivania del vostro ufficio!
www.arcmusic.co.uk



MUZZIKA! Settembre 2008 | Nadia Khouri-DagherISRAEL, coll. World Travel, ARC Music
Registrato al Festival mondiale delle culture, a Drummondville in Canada, quest'album riprende alcune delle più celebri melodie ascoltate in Israele, tra cui molte arie conosciutissime, provenienti specialmente dall'Est Europa e dalla Russia. Così “Czardas” (pronunciare tchardach – che significa “albergo” in ungherese), composta dall’Italiano Vittorio Monti (1868-1922) su un aria di una danza ungherese. O ancora “Un violino sul tetto”, preso dalla commedia musicale creata per Broadway nel 1964 (musica di Jerry Bock), sui racconti di Sholem Aleichem che narrano le tribolazioni di un padre di cinque ragazze, nella Russia degli anni 1900, quando lo zar ordino l'espulsione degli ebrei dal villaggio... Si riconoscerà anche “Gli occhi neri”, oggi diventata un'aria popolare russa, ma che è stata scritta dal poeta ucraino Yevhen Hrebinka e composta dal tedesco Florian Herman. Ci si ritroverà sicuramente anche su arie popolari come “Hava Nagila” (Rallegriamoci, in ebreo), o ancora “Adon Olam” (Signore del mondo), canzone utilizzata nella liturgia ebraica, per esempio per la veglia dello Yom Kippour. Un solo dispiacere: l'assenza di arie sefardite in questa compilation.



Nadia Khouri-Dagher
(30/09/2008)




parole-chiave: