MUZZIKA! Ottobre 2008 | Nadia Khouri-Dagher
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Nadia Khouri-Dagher   

Il colpo di fulmine di Babelmed
MUZZIKA! Ottobre 2008 | Nadia Khouri-DagherERIC FERNANDEZ, Verdine Tempo, EVM Productions
Ecco un album sontuoso, il terzo da solista di Eric Fernandez, chitarrista folle d'amore per il flamenco, così come per gli strumenti di tutto il mondo e che rivendica per se la “flamenco fusion”. Nel suo primo album concepito a 23 anni, “Alma de noche”, che ha venduto 50.000 copie, accoglieva già lo djembé, la kora, e le percussioni latine. Nel secondo, “Magic gypsie”, consacrato alle musiche del Mediterraneo, introduceva il doudouk armeno o il violino arabo. “Verdine Tempo”, dedicato alla battaglia dei “senza-terra”del comandante Marcos, è di ispirazione più latino-americana e mescola percussioni cubane, ritmi di tango, canti femminili africani, e l'accordeon sensibile di Alexandre Léauthaud. Un album fiammeggiante, che oscilla tra malinconia e gioia vagante, mescolando su tutti questi ritmi e influenze un preludio di Bach (“adoro Bach” confessa Eric Fernandez), del rap anglo-sassone, una canzone romantica spagnola o un discorso politico della Comandante zapatista Esther, il tutto nella più totale armonia, perché ad accomunare tutto ciò è l'affermazione di libertà – compresa quella musicale. Lo adorerete!
www.eric-fernandez.com



MUZZIKA! Ottobre 2008 | Nadia Khouri-Dagher DIEGO AMADOR, Rio de los canasteros, World Village
Ancora del flamenco con Diego Amador, che vi avevamo presentato in occasione dell'uscita del suo primo album, “Piano Jondo”. Inventore del “piano flamenco-jazz”, Diego Amador, nato a Siviglia in una famiglia di musicisti gitani, si innamora del pianoforte, che diviene il suo strumento di espressione del “cante jondo”, questo “canto profondo” simbolo della musica flamenca. Accompagnandosi con la voce, le “palmas”, battiti di mani ritmati, le chitarre, o le percussioni, Diego, che si vedeva escluso da diversi festivals di flamenco in Spagna non essendo chitarrista, prova che lo strumento conta meno dello spirito che lo abita. E arriva a tirare dal piano note di una malinconia e di una tristezza, di un tragico, che sono l'anima stessa del canto gitano. Gli stessi titoli delle composizioni - Sangre milenaria, Miel y sal, Calle las flores, Muerto de amor,... - provano come, non dispiaccia ai puristi, anche il piano può cantare il flamenco...
www.diegoamador.es - www.worldvillagemusic.com



MUZZIKA! Ottobre 2008 | Nadia Khouri-DagherZAD MOULTAKA, Visions, L’empreinte digitale/Distrib.
Il compositore di musica contemporanea Zad Moultaka, nato nel 1967 in Libano, alle sue spalle ha già una lunga carriera e una collaborazione con alcuni dei migliori ensembles di musica contemporanea del mondo, come Ars Nova, presente su quest'album, o il Nouvel ensemble moderne di Montreal. Formatosi al Conservatorio Nazionale di Beirut, è cresciuto sotto Madeleine Médawar, a sua volta formata da Bertrand Robilliard (1905-1964). Uscito nel 1984 con due primi premi all'unanimità (piano e musica da camera), Zad Moultaka parte per Parigi dove integra il Conservatorio Nazionale di Musica di Parigi, in particolare nelle classi di Aldo Ciccolini, Bruno Rigutto o Christian Ivaldi. In seguito intraprende una carriera da solista che lo porta in diversi paesi. Ma nel 1993 decide di dedicarsi alla composizione. La sua prima opera nel 2000 è “Anashid”, e poi Il Cantico dei Cantici. In seguito nel 2002 al festival di Beit Eddine, “Zarani”, una rilettura delle mouwashahat farà parlare di sé (comparsa nel 2003 per Empreinte Digitale). Zad Moultaka non cessa, da allora, di esplorare nuovi linguaggi musicali e “Visions” riunisce delle opere create tra il 2003 e il 2007 e interpretate da Ars Nova, il coro da camera Les Eléments, e Fadia Tomb-el-Hage. Se il linguaggio musicale è eminentemente contemporaneo, sarebbe a dire astratto, l'ispirazione del compositore e anche orientale: lavora sulla voce e il linguaggio – fino a creare una “lingua immaginaria”; mescola diverse lingue - francese, italiano, latino; e si ispira a testi egiziani antichi o alle poesie di Georges Shéhadé. E allo stesso modo in cui un'antica porcellana giapponese può sembrare, per la sua purezza, di un design assolutamente contemporaneo, si resta sorpresi nell'ascoltare in maniera nuova certe reminiscenze di canti siriani, che prendono le movenze di creazioni contemporanee, attraverso la loro scrittura di un estrema essenzialità e i loro silenzi...
www.zadmoultaka.com - www.nocturne.fr



MUZZIKA! Ottobre 2008 | Nadia Khouri-DagherSAPHO, Universelle, Frémeaux & Associés

Saffo non ha preso a caso lo pseudonimo della poetessa greca: perché l'artista marocchina conosciuta come cantante, autore-compositore, è prima di tutto ua donna appassionata di poesia e di parole – e il libretto del suo ultimo album, che riporta le parole delle canzoni, lo illustra perfettamente. Iscrivendosi dunque nella tradizione della canzone francese, che è spesso poesia cantata, con testi che vogliono dire qualcosa, Sapho ci offre un album variopinto quanto le sue preferenze musicali: ritmo reggae e voce cantata alla Gainsbourg, rock combattivo per una canzone femminista (“donne io vi do il mio dolore...”), darija (arabo marocchino parlato) per una canzone (“Edhakli”) accompagnata da violini arabi e punteggiata da parole inglesi, e nell'insieme un album che suona, malgrado tutti questi métissages, molto “canzone francese” per il tono generale dell'album. Considerato che la Francia, proprio nelle sue tradizioni musicali, sa accogliere tutti i métissages restando sempre se stessa....
wwww.sapho.org



MUZZIKA! Ottobre 2008 | Nadia Khouri-DagherSERGE FORTE TRIO, Oscar - A tribute, Ella Productions
Serge Forté è nato a Tunisi nel 1960 e vende i suoi dischi fino in Giappone: il suo album “Mosaïque” (1994) ha conosciuto un successo internazionale. Il suo 8° album è un omaggio a Oscar Peterson (scomparso nel dicembre 2007), col quale Serge Forté ha avuto la fortuna di lavorare durante il festival Jazz in Marciac nel 1997. Perché Peterson? Perché è ascoltando “Night train” a 18 anni, che Serge Forté, di formazione classica, ha accusato lo choc del jazz: “Ho istintivamente sentito che la mia vita musicale stava per capovolgersi”, racconta l’artista. “Come poteva un essere umano riversare un tale torrente di note in fusione, senza partitura? Era possibile? (...) Tutti i miei insegnamenti di musicista classico sono crollati in pochi minuti...”. Seguiranno allora numerosi albums, a cominciare da “Vaïna”, molto latin jazz, passando per “La vie en bleu” o “Jazz’in Chopin”... occhiolino strizzato ai suoi primi amori classici! Accompagnato qui da Jean Wellers al basso e Charley Obin alle percussioni, Serge Forté ci offre un album ben orchestrato, in cui i temi del grande Oscar stanno accanto ad altri di Sonny Rollins, di Duke Ellington o di George Gershwin, spesso “latinizzati”! Pieno di buon umore per le vostre orecchie!
www wwww.sapho.org .ellaprod.com



MUZZIKA! Ottobre 2008 | Nadia Khouri-DagherMUSTAFA SAID, Roubaiyat El Khayam, Forward Music

Omar Khayam, nato Nishapur nell'attuale Iran nel 1040, era conosciuto dai suoi contemporanei come un eccezionale matematico e astronomo, autore di una celebre “Dimostrazione dei problemi di algebra”, in cui dimostrava che un'equazione di terzo grado può avere più di una radice. Solo pochi amici sapevano che componesse delle quartine, e la sua notorietà di poeta non nascerà che 200 dopo la sua morte. Le prime traduzioni dal persiano non vedranno la luce che nella seconda met del XIX° secolo... Oggi i suoi “Rubayat” (quartine) sono tradotti in 45 lingue, e sono considerate il fiore della poesia arabo-persiana, e un modello di libero pensiero, e il richiamo di un'epoca d'oro della civilizzazione araba in cui era possibile dichiarare il proprio agnosticismo e il proprio gusto per tutti i piaceri: le quartine sono famose per celebrare l'amore e il vino... Che si giudichi:
“In primavera, qualche volta vado a sedermi al margine di un campo fiorito. Quando una bella ragazza mi porta una coppa di vino, non penso affatto alla mia salute. Se avessi una tale preoccupazione varrei meno di un cane” O ancora: “Liuti, profumi e coppe, labbra, chiome e lunghi occhi, giocate che il Tempo distrugge, giocate! Austerità, solitududine e lavoro, meditazione, preghiera e rinuncia, ceneri che il Tempo calpesta, ceneri!” Lo 'oudista libanese Mustapha Saïd propone delle Muwashahat, brani di musica classica, su brani scelti del grande poeta. Nella tradizione sono qui proposte tre suites (“Wasla”) che fanno alternare pezzi strumentali, pezzi cantati, e recitativi. Un album che sedurra tutti gli innamorati di poesia araba, e che dimostra che l'amore degli Arabi per la poesia classica resta una passione viva: Mustapha Saïd ha una trentina d'anni, sarebbe a dire che è nato in piena guerra del Libano....
www.forwardmusic.net


 

Nadia Khouri-Dagher
(27/10/2008
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