MUZZIKA! Novembre 2008 | Nadia Khouri-Dagher
MUZZIKA! Novembre 2008 Stampa
Nadia Khouri-Dagher   

Il colpo di fulmine di Babelmed
MUZZIKA! Novembre 2008 | Nadia Khouri-DagherMOUSSU T E LEI JOVENTS, Home sweet home, Le chant du monde/Harmonia Mundi

Abbiamo scoperto l'ultimo album di Moussu T e lei jovents su FIP: ci siamo bloccati ascoltando la canzone “Il fait beau”, il cui ritmo noncurante e le parole, cantate con l'accento di Marsiglia, ci sembravano tradurre perfettamente l'atmosfera estiva di questa città (per la musica andate su youtube...):
Il fait beau/
c’est un temps à cigales il fait chaud/
envie de faire que dalle/
le vent dans les oliviers enchantés/
le temps s’arrête un peu pour respirer/
le ciel est clair /
c’est le retour/
des beaux jours/
il fait beau/
ta peau sent la lavande...


Una canzone formidabile, vera canzone popolare di tempi in cui parole del genere non volevano dire nulla, ma piacevano a tutti. Una volta avuto l'album, ne siamo rimasti entusiasti! Perché questa terza opera di Moussu T e del suo gruppo è un piccolo bijoux! Creato attorno a Tatou e Blu, respettivamente fondatore e chitarrista del gruppo Massilia Sound System, che ha svolto un ruolo importante nel rinnovamento culturale di Marsiglia alla fine degli anni '80. “Home sweet home” è uno sguardo nostalgico e umoristico agli anni 20 e 30, quando Marsiglia era al centro dei trasporti marittimi con Africa, America del Sud e Caraibi, e accoglieva anche le loro popolazioni e le loro musiche nei bar del porto. Blu ci regala un banjo festante come in “Labour song”, reprise della celebre canzone in cui il gioioso refrain - “Every Monday every Tuesday every Wednesday every Thursday everyday is a bad day” - si mescola a frasi cantate in provenzale. L’album mette armoniosamente insieme canzoni che celebrano i piaceri semplici della vita, come “Sur mon oreiller” o “Le divan”, ad altre che protestano contro le trasformazioni di Marsiglia (il pezzo: “qu’ont-ils fait à ma ville? Ils l’ont déshéritée tu vois. Ils ont fermé l’usine ont rangé les bateaux pendant qu’on n’y était pas ... C’était un coin tranquille un petit paradis ici au bord de l’eau..”) ad altre ancora che celebrano l'amore per la propria città malgrado tutto, come “Home sweet home”. Tutto l'album è in sostanza una superba dichiarazione d'amore a Marsiglia, in un progetto che secondo gli artisti rivendica una “identità scelta”, perché “questo interesse per il locale è la condizione per una reale e possibile apertura all'altro”. Lingua occitana, berimbau (arco musicale brasiliano d'origine africana), banjo americano, washboard (“ferro da stiro”, percussioni di New Orleans), cougourdon (zucca provenzale utilizzata musicalmente come una calebasse), Moussu T e lei jovents fanno uso di tutto ciò che ha dato vita, o ne da ancora, alla Marsiglia musicale degli ultimi decenni. Un vero regalo.
http://moussut.ohaime.com - www.myspace.com/moussueleijovents



MUZZIKA! Novembre 2008 | Nadia Khouri-DagherTITI ROBIN, Kali Sultana - L’ombre du ghazal, Naïve
Siamo dei fans incondizionati di Titi Robin, questo musicista-viaggiatore che naviga da 30 anni tra India e Mediterraneo, innamorato degli universi musicali arabi e gitani. Il suo ultimo album, in due CD, è un omaggio a Kali Sultana, la “Dea nera”, dea della bellezza e dell'amore, musa degli artisti. Un album molto più profondo del precedente, molto più intimista, più grave, in cui le reminiscenze dell'India sono estremamente presenti. Ma Titi Robin resta prima di tutto l'artista libero che è, di cui si riconosce subito la musica, il suo suono, che non sono indiani, ne arabi, ne gitani, ma che sono di Titi Robin, immediatamente riconoscibili all'orecchio. Nessuno meglio dello stesso artista per parlare della sua musica: “La Kali Sultana (...) rappresenta proprio quella bellezza che si cerca in quanto artista, e anche quell'armonia, quella gioia della musica e dell'incontro con il pubblico cui si mira come improvvisatore. È una sorta di illuminazione, che si può trovare nell'amore, nell'amicizia e in tutte le forme d'arte. Con la Kali Sultana do un nome a questa ricerca (...). Non c'è più grande solitudine di quella nei nostri più profondi sentimenti. Ma la magia dell'arte sta proprio nel creare, attraverso l'espressione del più intimo, dei ponti con altre solitudini. In generale le persone lo sentono: c'è un’eco nel pubblico, in coloro che ascoltano il disco, questo crea dei legami. Quest'intensità genera una gioia incredibile, che aiuta a vivere colui che la suscita come colui che la riceve. Questa ricerca è senza fine. Siamo più giusti di quanto lo eravamo ieri o lo saremo domani? Non lo sappiamo, ma questa ricerca ci mantiene vivi, come quando si ricercano l'amore e la bellezza”. Non c'è che da ascoltare...
www.thierrytitirobin.com - www.naive.fr



MUZZIKA! Novembre 2008 | Nadia Khouri-DagherHOURIA AICHI & L’HIJAZ’CAR, Cavaliers de l’Aurès, Accords croisés
Houria Aïchi ha abbandonato una carriera in sociologia – che ha studiato alla Sorbona e insegnato – per consacrarsi al canto. O piuttosto ha scelto di fare l'etnologa vivente, cominciando col raccogliere, nella sua regione d’origine, l'Aurès, i canti popolari delle tribu berbere Chaoui da cui proviene. Dopo “Chants de l’Aurès” (1990) e “Chants sacrés d’Algérie” (2001), il suo terzo album, “Cavaliers de l’Aurès”, celebra le tradizioni cantate da queste tribu dell’Aurès, chiamate “Rayan el kheil”, popolo di pastori allevatori di cavalli che venerano l'amore, l’onore, e la libertà. Houria Aïchi è qui accompagnata dal gruppo strasburghese Hijâz’Car, composto da cinque giovani usciti dal Conservatorio e portati per la musica gitana e del Medio Oriente. Attorno a Grégory Dargent, il bendir, lo zarb o la darbouka per le percussioni, i clarinetti, il saz (liuto turco dal manico lungo) o lo ‘oud accompagnano perfettamente questi canti popolari. Houria Aïchi in questo caso ha scelto l'ampio repertorio di canzoni d'amore, repertorio ancora oggi suonato specie per i matrimoni, e ci ricorda che la poesia d'amore in arabo è nata nei deserti d'Arabia, al tempo di Majnoun e Layla, perché i popoli nomadi, spiriti liberi, venerano tutte le libertà, compresa quella di amare... Tradizione di una poesia d'amore sempre viva presso gli Chaouis dell'Aurès, e che resiste, da secoli, a tutti i tentativi di asservimento in nome dell'islam rigorista ... Alcuni esempi:
Mon âme est en peine/
Et ma plaie ne veut guérir/
Cavaliers, ô cavaliers/
Vous qui jouez/
Avez-vous vu mon frère/
Celui qui porte/
Le turban satiné/
Et la médaille brillante
(“L’amoureuse”)

O ancora:
O Dieu que mon âme est en peine!/
Mes nuits sont souvent blanches/
Et je ne trouve pas le sommeil./
Tu en es la cause, O ma chère Keltoum/
Lorsque tu t’habilles de soie et de broderies
(“La jument grise”).
Un album-tesoro, portato dalla voce – che a volte diventa transe di passione – della berbera Houria.
www.accords-croises.com



MUZZIKA! Novembre 2008 | Nadia Khouri-DagherMINT AICHATA, Chants de l’Oued Noun, Fontimusicali
Claude Flagel, suonatore di ghironda e cantante, è uno specialista di musica barocca, musica che ha suonato in numerosi ensemble in Europa e ha insegnato per lungo tempo al Conservatorio di Châteauroux. Con la sua compagna Lou, danzatrice e ricercatrice, percorre il mondo da 40 anni, per registrare, per l'etichetta che hanno creato Fontimusicali, canti e danze tradizonali: Gabon, Ungheria, Portogallo, India, Europa del Rinascimento,... 70 titoli in tutto. Ed ecco, dai confini a sud del Marocco, al margine del Sahara occidentale, una raccolta di canti tradizionali della regione dell’Oued Noun, cantati da Mint Aïchata, una delle ragazze-cantanti di Aïchata, da lungo tempo celebrata nella regione e che, malgrado il suo talento, decise di ritirarsi dal mondo della musica e del canto dopo il suo pellegrinaggio a La Mecca... Le cantanti professioniste sono chiamate meddahat in Marocco, dalla radice araba madaha che vuol dire lodare, cantare lodi: questo ricorda un po' i griot dell'Africa dell’Ovest - il Senegal e il Mali sono giusto un po' più a sud, al di là del Sahara - e vi si riconosce tutto il métissage che ha caratterizzato queste regioni durante i secoli del commercio carovaniero... Cantare le lodi di coloro che vi pagano per suonare della musica nelle loro case, per esempio quando sposano la propria figlia o il proprio figlio. Cantare anche le lodi del Profeta, perché nell'islam, così come in Europa d'altronde, i canti profani e i canti sacri erano interpretati dagli stessi artisti. Questi ultimi canti riscattavano senza dubbio i sospetti di “immoralità” che pesavano su questi uomini liberi (le meddaha, a causa delle parole spinte delle canzoni nei matrimoni, avevano una cattiva reputazione...). L’Oued Noun, regione desertica, è abitata da popolazioni berbere, pastori nomadi tradizionali. I loro strumenti sono rudimentali, ad immagine del loro ambiente: il tidinit, piccolo liuto a quattro corde di origine mauritana; la gdra, marmitta in cui la cousscoussiera rovesciata svolta in percussione; lo kisan, bicchiere da thé percosso su un piatto di metallo; il t’bl, cimbalo a percussione; e gli tsfag, battiti di mani. Mint Aïchata canta qui dei canti religiosi e profani, in particolare la tradizione dei canti femminili che celebrano la bellezza maschile (si pensa ai Peuls del Niger e ai loro concorsi di bellezza maschili) o quei canti dalle parole “l’hmmaya” (calde!), danze dei 7 veli in cui la danzatrice si svela poco a poco, per finire in trance ... Le società sahraoui e touareg, cui le culture dell’Oued Noun sono prossime, sono, si sa, società in cui le donne godono di certi diritti...
www.fontimusicali.com



MUZZIKA! Novembre 2008 | Nadia Khouri-DagherTINARIWEN, Live in London, DVD, Independiente/Pias
Ecco il DVD del concerto dato a Londra dal più celebre gruppo touareg, nel Dicembre 2007. Ritroveremo qui le chitarre elettriche che hanno creato il suono Tinariwen, quel suono anni '70 al quale sono restati fedeli, un po' come se i Doors suonassero ancora oggi. I Tinariwen sono prima di tutto la figura del loro fondatore, Ibrahim Ag Alhabib, ampia chioma afro da ribelle, di cui il DVD offre una lunga intervista di 50 minuti. Nato nel Nord-Est del Mali, lo segna per sempre il ricordo, a soli 3 anni, dell'arresto e dell'esecuzione da parte dei militari maliani di suo padre, sospettato di sostenere la ribellione. Tre giorni dopo aver ucciso il padre, i militari torneranno per uccidere le 80 capre e vacche del padre... La famiglia allora fugge dall'altra parte della frontiera, in territorio algerino. Ibrahim è d'animo malinconico e suona spesso il flauto - “tra i Touareg si sa che, chi suona il flauto ha spesso delle pene”, dice nell'intervista. Ma nel 1979 c'è lo choc dell'incontro con la chitarra, attraverso un musicista arabo che lo inizia allo strumento. Poi seguono anni di erranza - Ibrahim racconta, senza nasconderlo, i suoi anni passati in Libia, in un campo di addestramento militare, quando la Libia cercava di attirare i Touareg ribelli. I primi concerti ad Algeri, in alcuni festivals, negli anni '80. Durante la rivolta Touareg i Tinariwen diventano portavoce della ribellione: le loro cassette circolano per il Sahara, con le loro canzoni che parlano di libertà e rivoluzione. Poi c'è, in Mali, il Patto nazionale del 1992 e il ritorno alla pace: i Tinariwen allora possono esibirsi nei festivals di questo paese. È un concerto al festival Toucouleur, a Angers nel 1999, che li fa conoscere in Europa, e nel 2000, con l'aiuto del gruppo Lo’Jo, esce il loro primo album, “The Radio Tsidas sessions”. Il secondo, “Amassakoul”, nel 2004, gli da risonanza internazionale è suscita una tournée mondiale: Europa, Stati-Uniti, Asia... L’album “Aman Iman”, che vi abbiamo presentato in uscita, nel 2007, è diventato disco d'argento in Gran-Bretagna, ed è valso al gruppo la considerazione come “The best African band” da parte del Rolling Stone magazine. Se non conoscete ancora i Tinariwen e il loro blues lancinante, andate sul loro sito myspace a scoprire una musica che suscita l'entusiasmo di fan di tutti i paesi – leggete i messaggi postati sul sito! E per i fans il DVD, che è, più delle semplici immagini del concerto, l’occasione di un lungo incontro con il suo fondatore e con il produttore, il britannico Justin Adams....
www.myspace.com/tinariwen



MUZZIKA! Novembre 2008 | Nadia Khouri-DagherCANTI CORSI IN TRADIZIONE, Canti, nanne, lamenti, voceri, paghjelle, Fontimusicali
Ancora per Fontimusicali, una raccolta di canti popolari corsi, provenienti dal Nord e dal Sud dell'isola. Ninna nanne, nenie amorose, e anche canti di lutto e di vendetta, questo album ha il merito di restituirci le parole di quei canti del quotidiano, che attingono a tutte le culture incrociatesi in questa isola al centro del Mediterraneo. “Si tu savais le mal” evoca le coplas, sullo stile delle brevi poesie d'amore andaluse, in cui l'evocazione religiosa arriva a dar man forte alla dichiarazione infiammata:
Si tu savais le mal/
Que tu fais à mon coeur/
Quand je te vois prier/
A l’église comme les soeurs/
Des paroles m’échappent/
Qui offensent Notre-Seigner.


Qui ritroviamo immagini che non hanno ancora rinnegato la poesia araba – che su quest'isola si chiamava moresca: “O belle Lisa plus qu’une étoile tu voulus fuir” . Mentre le poesie che parlano di polli e di capre rievocano le poesie campestri che si trovano a Nord del Mediterraneo... Le più sorprendenti sono quelle poesie che, in uno stesso slancio, piangono un figlio scomparso e gridano vendetta, come in “Lamentation pour petit Pierre”: “(...) Il mio piccolo Pierre era un fiore/ profumato di bellezza/giovanotto di valore/senza alcuna nefandezza/il suo cuore era un mulino/d’amore per il vicino. Com'è crudele il dolore/che opprime e stringe il cuore/com'è nero il mio destino/la mia pena è troppo forte/sporca stirpe maledetta/io lo vendicherò”....
www.fontimusicali.com


Nadia Khouri-Dagher
traduzione di Alessandro Rivera Magos
(17/11/2008)




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