MUZZIKA! Dicembre 2008 | babelmed
MUZZIKA! Dicembre 2008 Stampa
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Questo mese una scoperta: António Zambujo, le cui canzoni portoghesi sono capaci di scuotere il cuore. Un album del sassofonista belga di origine siciliana Pierre Vaiana, “Al Funduq”, omaggio ai mercanti del Mediterraneo che trasportavano con sé, da una parte all'altra, mercanzie ma anche tradizioni musicali e poetiche...Un album che apprezzeranno gli etnomusicologi, dedicato ai canti dei carrettieri siciliani, un genere musicale che sopravvive benché il mestiere cui era legato sia ormai scomparso. Akim El Sikameya, venuto da Orano a Parigi ormai da una decina d'anni, fa rivivere la canzone algerina cantata nei cabaret e nelle commedie, una presa in giro di quei guastafeste che vorrebbero mettere a tacere i nostri bardi d'Oriente, con la scusa della morale. Kamilya Jubran, che è stata per 20 anni la voce del gruppo palestinese engagé Sabreen, ci offre un album solo in cui lascia libero corso alla sua passione per la poesia araba, accompagnata solo da un 'oud. Un altro innamorato di poesia araba, il siriano Abed Azrié che, come molti altri artisti arabi oggi, fa rivivere un patrimonio – in questo caso la poesia sufi, che canta tutte le forme d'amore e la tolleranza religiosa – come il richiamo alla memoria di una lezione di storia...



Il colpo di fulmine di Babelmed

MUZZIKA! Dicembre 2008 | babelmedANTÓNIO ZAMBUJO, Outro Sentido, World Village/Distrib. Harmonia Mundi
Ci siamo sciolti per la voce di António Zambujo, che riesce a mettere emozione nella sua voce, come i cantanti latini eccellono. Quando cantano tutto il loro cuore deborda, e questo ci piace, anche – e soprattutto! - quando la canzone è triste. Se non vi viene voglia di piangere ascoltando “Fado menor”, significa che non amate la musica portoghese, il che certo è possibile... Qualche parola, qualche accordo di chitarra, un silenzio tra due frasi, la voce che a volte muore, o che si gonfia, o che trema e riprende vita, la tristezza diventa forza e parole sublimi:

Fado menor meu castigo (Fado in minore, mio castigo)
Meu pecado original (Mio peccato originale)
Que trago sempre comigo (Che porto sempre con me)
Sem ter feito nenhum mal (Senza aver fatto niente di male)

Velhinho levas a vida (Vecchio vivi la vita)
A pedir por quem padece (Implorando per chi soffre)
E quem a sente perdida (E chi si sente perso)
Confia na tua prece (Si affida alla tua preghiera)

Saudade, tristeza, amor (Nostalgia, tristezza, amore)
Em cada nota dolente (In ogni nota malinconica)
Sao preces do cantador (Ci sono le prghiere del cantante)
A rezar por toda a gente” (Che prega per tutti)

Nenhuma dor já sofrida (Nessun dolore già sofferto)
Pode igualar o tormento (Può eguagliare il tormento)
De cantar a dor da vida (Di cantare il dolore della vita)
E morrer de sofrimento (E morire soffredno)


Il paradosso è che, durante tutto l'album, Antonio Zambujo fa mostra di un pudore infinito, come se non possa impedire, ad ogni canzone, che l'emozione lo invada. Un album splendido e un colpo di fulmine per un artista che ci accompagnerà a lungo, lo sentiamo...Antonio Zambujo nel 2006 ha vinto il Premio Amalia Rodrigues come miglior interprete maschile di fado e questo terzo album è stato giudicato dalla rivista “Songlines”, l'equivalente britannico della rivista di world-music “Mondomix”, come uno dei migliori album di canzoni del 2008. La fortuna con internet è che con un clic potete ascoltare Fado Minor, o gli altri brani dell'album, perché tutte le canzoni dell'artista sono generosamente on-line, sul suo sito, insieme ai testi: www.antoniozambujo.com



MUZZIKA! Dicembre 2008 | babelmedPIERRE VAIANA, Al Funduq - Porta del Vento, Igloomondo/Distr.Cristal Records
Pierre Vaiana è un sassofonista con molteplici centri di interesse e talenti. Professore al Conservatorio di Gand in Belgio, si interessa di jazz, musica contemporanea, alle musiche della Sicilia di cui suo padre è originario e alle musiche del mondo in generale! Cantante, lo si vede fare il recitato in un opera di Luciano Berio, partecipare alla realizzazione di un disco dedicato ai canti dei carrettieri siciliani (qui sotto), trascorrere qualche anno a New York per il jazz, poi qualche altro a Ouagadougou come insegnante alla Scuola di Musica e di Danza, o ancora animare degli ateliers per giovani artisti a Tunisi, Kinshasa, o Palermo... Al Funduq-Porta del Vento, già presentato in numerosi festivals e spettacoli in Europa, in Tunisia e in Algeria, è il progetto di un incontro musicale sul tema dei mercanti-viaggiatori attraverso i paesi, ma anche di musiche e ritmi! Pierre Vaiana si fa affiancare dal percussionista Carlo Rizzo, specialista del tamburello siciliano e napoletano, il quale crea propri strumenti dalle incredibili sonorità; dal pianista Fabian Fiorini, dal tocco pieno di grazia (ascoltate il dolcissimo dialogo tra sassofono e pianoforte in “Al Jazair”); da Nicola Thys, bassista jazz; dal musicista di djambé burkinabé Zoumana Dembele, i cui ritmi legano perfettamente con quelli sfrenati delle tarantelle italiane per esempio: e dai cantanti siciliani tradizionali Giovanni e Melchiorre Di Salvo. Il sassofono di Pierre Vaiana si fa soffio dolce o clarinetto gioioso che ritma una danza. Nell'insieme un album formidabile, pieno di finezze, capace di portarvi da Palermo a Ouagadougou passando per Tunisi, Anversa, Napoli e molte altre città-tappa immaginarie.
www.sowarex.be - www.cristalgroupe.com



MUZZIKA! Dicembre 2008 | babelmedI CANTORI DI BAGHERIA, Canzuna a la carrittera, Fontimusicali
Per puro caso, la stessa settimana riceviamo quest'album di canti siciliani in cui partecipa Pierre Vaiana. L'etichetta Fontimusicali, che fa un lavoro di etnomusicologia, ha raccolto questi canti di venditori ambulanti siciliani, avi dei camionisti e dei routier di oggi, che si fermavano in ostelli chiamati funnacu in Sicilia e funduq in arabo, eredità degli antichi ostelli greci, i pandocheion, e cugini dei khan e caravanserragli orientali, in cui soggiornavano uomini, commercianti e bestie (Housing the stranger in the Mediterranean world: Lodging, trade and travel in late antiquity and the Middle Ages, Cambridge University Press, 2003). Questi carrettieri passavano le serate a cantare lanciadosi in duelli, nei quali bisognava far mostra di virtuosismo vocale oltre che della conoscenza di un vasto repertorio poetico, e ognuno concludeva la propria canzone con una “chiamata”, lanciata al succesivo cantore, interpellato per nome... La cosa straordinaria è che, pur essendo scomparsi moltissimi canti legati a dei mestieri in Sicilia – come i canti dei salinari, dei minatori di zolfo, o dei pescatori di tonno - la “Canzuna a la carrittera” resta un patrimonio vivo, come testimoniano, in questo stesso album, alcuni interpreti di appena vent'anni circa. La ragione? Il carretto di legno dipinto è diventato l'emblema della Sicilia, miniaturizzato in souvenir che gli emigranti portano con sé, ci spiega Pierre Vaiana, e se i carretti non percorrono più le strade, durante le feste ancora ci sono sfilate di carretti, specialmente nella regione di Bagheria, dov'è stato registrato questo disco. I discendenti dei carrettieri di allora hanno coscienza di appartenere a un'élite – che possedeva i propri mezzi di produzione e il proprio cavallo, contrariamente ai paesani, che non possedevano che le loro braccia - come testimonia uno dei cantori, Giovanni Di Salvo, 23 anni, studente di filosofia all’Università di Palermo, ma che si presenta innanzitutto come “carrettiere”. Riflesso abbastanza fedele di una notte d'estate passata in musica tra gli amici, questo disco ha il pregio di essere testimonianza di una tradizione rimasta incredibilmente vivace, nonostante autostrade e clubs per turisti abbiano invaso la Sicilia, come altrove.



MUZZIKA! Dicembre 2008 | babelmedIntroducing AKIM EL SIKAMEYA, World Music Network/Distrib.Harmonia Mundi
Si comincia bene: un accordeon festante e gioioso (quello di Philippe Eidel) accompagna Akim el Sikameya che canta la danzereccia “Chouia l’mon coeur, chouia l’Bon Dieu” (buffetto per gli islamisti!), nella più pura tradizione della canzone algerina prima dell’Indipendenza, quando francese e algerino si mischiavano senza problemi, per le parole come per la musica. Mentre le ideologie post-Indipendenza avevano illusoriamente evitato di mischiare questi due universi, l'ascesa degli intergralismi e degli irrigidimenti identitari, in un paese che ha perso da 200 a 300.000 anime nella guerra civile degli anni 90, ha avuto come risultato, come reazione alle idee integraliste di “purezza” e esclusione, che spaventavano, di riabilitare lo stile “francoarabo” nella musica algerina, associato - a torto – alla presenza coloniale, quando invece si trattava soprattutto di musicisti algerini nativi del paese, che sperimentavano in francese come oggi i cantanti rock parigini cantano in inglese, per fare moderno e tendenza dell'epoca... Akim El Sikameya, nato a Orano, capitale della musica, della notte e dei piaceri ad esse associati, si afferma qui come erede naturale di Blond-Blond, di Reinette l'Oranaise, di Line Monty e altri grandi artisti di prima dell'Indipendenza, che operarono davvero una fusione - pirma che questo termine fosse associato alla world-music! - fra tradizioni musicali arabo-andaluse, canzone francese e world-music dell'epoca. Si strizza un occhiolino al tango, successo internazionale negli anni 40, e alle musiche spagnole, d'altronde molto presenti a Orano, con artisti i cui testi a volte erano molto più espliciti di quelli di Akim stesso! Così in “Le ruban noir”: “La tua pelle di miele e di seta/ E la tua bocca di velluo/Hanno al dolcezza dei giorni felici” (...) “Essa ancheggia verso di me/E io vedo le dolci attrattive del piacere”... Quest'andatura – insieme alla musica certo – hanno sedotto l'etichetta britannica World Music Network, che vi vede un atto coraggioso contro l'integralismo che minaccia l'Algeria. È vero. Ma ricordiamo loro che questi testi sono un filo diretto con tutta la poesia d'amore arabo-andalusa dal Medioevo, e che l'austerità integralista è la vera eccezione piuttosto che la regola nelle società arabe... Brevemente: nostalgici e innamorati della canzone algerina gioiosa e vitale, quest'album è per voi! E per coloro che abitano a Parigi: l'artista anima le notti della “Bellevilloise”. Centro di spettacoli a nord di Parigi, e vi invita ogni settimana i suoi amici...
www.akimelsikameya.com - www.labellevilloise.com



MUZZIKA! Dicembre 2008 | babelmedKAMILYA JUBRAN, Makan, Zig Zag Territoires/Distrib. Harmonia Mundi
Kamilya Jubran è un'artista appassionata di poesia, che attualizza nel suo nuovo album la tradizione della poesia cantata con l'accompagnamento dello 'oud, non “ritornando al passato”, all'orientalismo immaginato, ma al contrario modernizzando il genere attraverso un minimalismo del tutto contemporaneo, senza snaturarla. Un po' come uno stilista realizzerebbe, da un pezzo di tessuto sontuoso e antico, un vestito dal taglio originale, audace e moderno. Per “Makan” (ambiente, luogo), canta opere di poeti suoi amici – il palestinese Salman Masalha, il marocchino Hassan Najmi, e l'iracheno Fadhil al azzami, che per quest'album hanno composto 4 poesie – e vi aggiunge un'opera del sengalese Birago Diop, morto nel 1989. Kamilya scandisce le parole, a volte una ad una, addirittura vocale dopo vocale, suono dopo suono, prendendovi un piacere voluttuoso, facendo qui un vocalizzo, accelerando là il ritmo della parola, lasciando più in là parlare lo 'oud solo, e in seguito aprendo una pausa. Kamilya ci racconta tutta una storia, alla maniera di una narratrice, con un vissuto, in una lingua, l'arabo classico, messo qui al servizio di un moderno gioco di 'oud, che diventa percussione, ritmo puro a volte... Nata nel 1963 in Galilea da genitori palestinesi cristiani Kamilya è cresciuta in una famiglia di musicisti, con un padre professore di musica e liutista di 'oud e di qanun (cetre), e un fratello, Khaled, che creerà a Gerusalemme il Centro Urmawi per la musica del Machrek. Per 20 anni, dal 1982 al 2002, Kamilya sarà la voce, lo ‘oud e il qanun del gruppo palestinese impegnato Sabreen (www.sabreen.org ). Dal 2002, l’artista vive a Berna in Svizzera, e sviluppa, da sola o a fianco dell'artista svizzero di musica elettronica Werner Halser, delle creazioni e degli spettacoli che sono segno delle sua volontà di trovare la propria strada.

Ho una strada che non porta da nessuna parte
Un luogo che è la mia melodia
Ed è per questo che giro il mondo e canto.


Kamilya Jubran, che ha a lungo cantato il dolore di un popolo che ha perso la propria terra, ha posto questi versi di Salman Masalha in epigrafe al suo album... Aquietata – ma non consolata – è nella musica che Kamiliya ha trovato la sua strada, il suo luogo, il suo makan.
www.kamilyajubran.com



MUZZIKA! Dicembre 2008 | babelmedABED AZRIÉ, Mystic, Doumtak/Distrib. Nocturne
Un altro artista che viene dal Medio Oriente e che canta la poesia araba, in questo caso sufi: Abed Azrié, nato ad Aleppo e francese d'adozione dal 1967, presenta qui il doppio album (CD e DVD) del concerto “Mystic” che ha tenuto all'Institut du Monde Arabe nel Marzo 2008. In epigrafe all'abum questa annotazione:

Il pensiero dei sufi che trova Dio in tutte le cose, conduce all'amore tra divino e umano, ma ugualmente tra l'umano e l'umano. Conduce all'unità di tutte le religioni in una sola, detta “religione dell'amore”, secondo l'espressione di Ibn Arabi.

Album-manifesto, per tempi in cui alcuni vorrebbero fare della religione un'arma di odio, e non un vettore d'amore, Abed Azrié apre il suo album con un poema di Al Hallaj (858-922), che fu condannato a morte a Baghdad per eresia. Al-Hallaj, per il quale Dio era vicino come per tutti i sufi, scriveva così:

Quale terra è spoglia di Te perché ci si lanci a cercarTi nel cielo?
Voci che ti cercano per il grande giorno e che cieche non Ti vedono adesso....

Abed Azrié ci consegna, con la sua bella voce grave e profonda, questi poemi sufi che cantano l'amore divino con la passione di un amore carnale (“Sono colui che amo e colui che amo è me/Lo spechhio non riflette altro che noi” - Al-Hallaj) o che celebra la tolleranza religiosa, come “Fede”, di Ibn Arabi:

Il mio cuore accetta ormai tutte le forme
È gazzella (metafora della donna e dell'amore)
e chiostro dei monaci cristiani.
Tempio per gli idoli, Kaaba del pellegrino
Tavole della Torah e pagine del Corano.
Appartengo alla religione dell'amore
Dovunque vadano le sue carovane
Perché l'amore è la mia religione e la mia fede”....


www.doumtak.com



In periodo di Natale...di Aid, e di Nuovo Anno insieme: Buone feste, qualunque esse siano !!!

Nadia Khouri-Dagher
(17/12/2008)




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