MUZZIKA! Gennaio 2009 | Nadia Khouri-Dagher
MUZZIKA! Gennaio 2009 Stampa
Nadia Khouri-Dagher   

Il colpo di fulmine di Babelmed
MUZZIKA! Gennaio 2009 | Nadia Khouri-DagherNIYAZ, Nine heavens, Six degrees Records
Vi avevamo presentato Azam Ali su Muzzika! di Ottobre 2007, ed ecco che la nostra artista iraniana innamorata del canto orientale, cresciuta in India e invaghita della Turchia, che oggi vive a Los Angeles, ritorna con il trio Niyaz che forma con i suoi amici Loga Ramin Torkian (chitarra, sax, viola elettrica,...) e Carmen Rizzo. L'introduzione del pezzo “Ishq - Love and the veil” (Ishq – L'amore e il velo) riassume da solo lo spirito dell'album: una dolce melodia di ney, il flauto del deserto dal leggero suono che somiglia al flauto di Pan, alla quale si aggiungono suoni digitali e un ritmo subito sviluppato da percussioni (acustiche? digitali?) con in più strumenti a corde, poi la voce di Azam e dopo qualche minuto, l'acustico e il digitale si uniscono in perfetta armonia, tradizione e contemporaneità. Sulla home page del sito web del gruppo è scritto a grandi lettere: “Musica folk del XXI° secolo”; e in effetti Niyaz eccelle nell'attualizzare una tradizione molto antica, quella della poesia orientale cantata con sonorità moderne, dosate con sapienza per non “uccidere” la tradizione, che si è sempre mantenuta in vita, come tutti sanno, arricchendosi di diversi apporti nei diversi secoli... In questo album Azam Ali canta, con la sua voce che non si impone mai, sempre eterea, poeti sufi classici di diversi paesi, Turchia, Iran, India o Pakistan. Così in “Beni-Beni”, canto turco tradizionale che risale al XVIII° secolo, ci si interroga sulle parole del poeta sufi Ashik Derti: “Tutta la creazione proviene da te/Eppure in nome tuo tanti danni sono causati”. “Feraghi” è un poema d'esilio, canto tradizionale del Khorassan in Iran: il tema dell'esilio, un classico della poesia arabo-persiana, canto del dolore, qui prende un accento particolare se si pensa al numero di Iraniani che sono andati in esilio dopo la Rivoluzione islamica... Poesie persiane che celebrano il vino, altre l'amore di una donna o di Dio: gli artisti si ispirano chiaramente al sufismo e provano, con questa musica che mette insieme bellezza, modernità, amore, apertura, libertà e spiritualità, che le terre dell'Islam non sono sempre state terre severe, come alcuni vorrebbero farci credere...
www.sixdegreesrecords.com - www.niyazmusic.com



MUZZIKA! Gennaio 2009 | Nadia Khouri-DagherJEF STOTT, Saracen, Six Degrees Records
In uno spirito non dissimile – e il cui risultato, se non l'obbiettivo, sarà di portare il giovane pubblico occidentale all'incontro con le musiche d'Oriente – ecco a voi il primo album di Jef Stott, dj americano appassionato di musica mediorientale e dell'Africa del Nord, che ha cominciato come chitarrista su musiche sperimentali, ha venduto la sua chitarra per seguire dei corsi di 'oud per diversi anni presso maestri come Hamza El Din o Omar Faruk, a San Francisco dove viveva, familiarizzando poi con i diversi cugini dello 'oud – il saz turco o il santur persiano – e padroneggiando le molte percussioni che si incontrano dal Marocco all'Egitto... Questo è un album che non guasterebbe inserito in qualsiasi club di Los Angeles, Londra o Berlino, con le sue sonorità elettroniche che sprigionano un'energia incredibile, come nella migliore dance-music elettronica, in cui ritmo ed energia sono il cuore di tutto. Poi, qui e lì, in brani più descrittivi, si riconoscono violini egiziani, un lamento raï, un'invocazione innalzata ad Allah, e si percepiscono ambientazioni di città arabe, caffè, la musica di un matrimonio in lontananza o proveniente da una radio... tutto quel che consente la magia di un suono elettronico. I fans di Steve Shehan, altro americano poli-strumentista appassionato di percussioni e del mixaggio, troveranno qui un suo cugino diretto, in una versione appena più “orientata” e pronta per il club. Un primo album perfettamente riuscito!
www.sixdegreesrecords.com - www.jefstott.com



MUZZIKA! Gennaio 2009 | Nadia Khouri-DagherPSARANTONIS & THE ENSEMBLE XYLOURIS, Mountain Rebels, Raki Records, Network
Psarantonis è il fratello del musicista Nikos Xylouris (1936-1980), uno degli artisti più famosi di Creta, diventato celebre negli anni '70 (ha ricevuto nel 1971 il premio dell'Accademia Charles Cros) cantando i “rizitika”, poesie “delle radici” letteralmente, scritte da poeti contemporanei o di centinaia di anni fa, che possono essere cantate anche senza strumenti. Psarantonis fa parte di una famiglia di musicisti del villaggio di Anoghia (sua figlia e altri parenti suonano in questo disco), situato in una regione montagnosa del nord dell'isola, i cui abitanti hanno la reputazione di essere poco comunicativi e ferocemente resistenti a tutte le occupazioni straniere, dai Dori ai Turchi, poi agli Arabi e i Tedeschi sotto l'ultima guerra. Psarantonis, che ha le sembianze degli orchi dei nostri racconti di festa, capigliatura lunga, barba grigia e volto scavato, è soprannominato sull'isola “il bardo selvaggio” o “il re del silenzio”! Armato della sua lira, violino cretese a tre corde, canta in quest'album, con la sua voce roca ed effettivamente selvaggia, canti di sua composizione o danze tradizionali, su ritmi e melodie che non siamo abituati a sentire, tanto Creta coltiva la sua insularità. Canti bizantini, liturgie delle chiese greco-ortodosse, 'oud arabo rimasto pur essendo partito l'occupante, ritmi lenti venuti dalle steppe dell'Anatolia, accenti del Rinascimento, che fu età d'oro di questa regione in epoca ottomana: questa musica delle montagne cretesi è a volte singolare in maniera stupefacente e porta l'impronta delle influenze più diverse, in questa regione del Mediterraneo situata al centro di movimenti e invasioni. Non comprendendo il greco – la cui lingua, magnifica, contiene suoni golosi come il “thê” o il “chê” - ci rivolgiamo al libretto e, sorpresa!: il nostro bardo selvaggio, che coltiva musica e sobrietà, ha il cuore tenero come un fiore di montagna e ci regala deliziosi brani di sua composizione. Ecco:
Che ti succede, piccolo gelsomino?
I tuoi fiori sono impalliditi.
Il tuo vaso forse è troppo piccolo
O hai bisogno di più acqua?
Il mio vaso non è troppo piccolo
E acqua ne ho a sufficienza
Ma tu tardi a far ritorno
E io mi consumo.
Smettila di andare in giro
E vieni a casa con me...

www.networkmedien.de



MUZZIKA! Gennaio 2009 | Nadia Khouri-DagherALGERIE-NOUBA-POESIADES, Beihdja Rahal, Air Mail Music
Beihdja Rahal è una delle più grandi interpreti algerine di musica classica andalusa ed è riuscita nell'impresa di registrare, in 12 albums (17 cd in totale), le 12 nouba algerine che ci restano delle 24 lasciateci in eredità dalla Spagna andalusa. Che cos'è la nouba? È una suite musicale, composta da 5 a 10 sotto-sezioni, alcune cantate e altre strumentali (composizione che è all'origine del concetto di “suite” nella musica classica europea). Ve ne erano 24 perché ognuna si suonava ad un'ora precisa della giornata. Nella Spagna araba, la musica e la poesia avevano quel ruolo centrale che la cultura araba attribuiva loro: i più grandi sapienti andalusi, filosofi o matematici, erano spesso anche musicisti o musicologi, i più grandi uomini politici erano a volte poeti e i best-seller dell'epoca erano delle raccolte di poesia. In quest'album, Beihdja presenta delle “nouba incomplete” perché di queste suites mancano alcuni pezzi: da cui il termine “poesia di”... Beihdja, che vive in Francia dal 1993, giacché l'Algeria ha conosciuto anni oscuri per gli artisti, soprattutto donne, ha scelto anche dei brani scritti da poetesse della Spagna andalusa, celebri ai loro tempi, come Wallada (X° secolo), amante del celebre poeta Ibn Zaydoun che a lungo le cantava versi appassionati; Al Hijarya (XI° secolo); Oum El Hana (XII° secolo). Il paradosso è che la musica andalusa, classica e sapiente (e dunque non comprensibile per chi non padroneggi l'arabo classico, come per ogni arabo-maghrebino che non sia andato a scuola), era incredibilmente libertina nei testi: dalle focose poesie d'amore (incontri notturni illeciti, ecc.), fino ai poemi bacchici – obbligatoria eredità romana per questo impero arabo-mediterraneo. Esempio, tratto da “Salli houmoumak” (Dimentica le tue pene), un grande successo cantato da Reinette l’Oranaise negli anni '40:
Distraiti e dimentica le tue pene stasera
Perché non sai quel che ti riserva il domani
Nel cuore della notte, svegliati per bere
E darti al piacere con le donne
Svegliati e approfitta di quest'istante di felicità
La vita non è che divertimento
Coppiere, riempi le nostre coppe ancora e ancora
Versaci da bere che non ci sono delatori
In quest'assemblea di piaceri attorno a questa coppa
Mentre il sole volge al tramonto

www.aimrail-music.com - www.beihdjarahal.com



MUZZIKA! Gennaio 2009 | Nadia Khouri-DagherANA MOURA, Para além da saudade, World Village
Ottobre del 2006, sulla nostra rubrica “Muzzika!” di Babelmed il nostro colpo di fulmine era il secondo album di Ana Moura, “Aconteceu”... Da allora, la giovane cantante di fado ha percorso il mondo in tournée, “Aconteceu” è stato nominato agli Edison Awards, l'equivalente dei Grammy Awards nei Paesi-Bassi, e oggi il suo terzo album è disco di platino in Portogallo con più di 20.000 copie vendute. La storia di Ana Moura somiglia a una favola: cresce in una famiglia in cui si canta molto, nelle feste di famiglia e nelle riunioni tra amici. È ancora adolescente quando, una sera di Natale, Maria da Fé, la celebre “fadista”, l'ascolta e le chiede di andare a cantare per “Senhor Vinho”, la sua casa di fado tra le più in voga di Lisbona. La sua carriera è lanciata. Un primo album nel 2003, poi un secondo nel 2004 (uscito nel 2006 in Francia). È chiamata ad esibirsi in diversi paesi d'Europa, negli Stati Uniti, fino al Giappone. Difendendo un fado tradizionale, fa squadra con il chitarrista Jorge Fernando, compositore e arrangiatore, che l'accompagna come accompagnava Amalia Rodrigues – quest'album infatti contiene alcune delle sue composizioni, accanto ad alcuni classici del fado. Una madrina, un padrino, una bambina dotata: c'erano tutti gli ingredienti per il successo... Per ascoltare Ana, come per gli altri artisti, appuntamento sul suo sito web...
www.worldvillagemusic.com - www.anamoura.com


Nadia Khouri-Dagher
Traduzione dal francese A. Rivera Magos
(29/01/2009)

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