MUZZIKA! Giugno 2008 | Nadia Khouri-Dagher
MUZZIKA! Giugno 2008 Stampa
Nadia Khouri-Dagher   

Il colpo di fulmine di babelmed
MUZZIKA! Giugno 2008 | Nadia Khouri-DagherBUIKA, Nina del Fuego, Casa limon/WEA
La rivelazione spagnola di quest’ultimo anno è… una voce nera! Buika, nata a Palma di Maiorca da genitori venuti dalla Guinea Equatoriale, ha appreso la lingua e la musica del paese in cui è cresciuta e offre al flamenco e alla copla, canti molto spesso pieni di dolore, tutta l’emozione e i sentimenti di una donna la cui vita non è stata sempre facile. Buika infatti è cresciuta in un quartiere povero di Palma, dove vivono i gitani da cui ha imparato a cantare, e in una famiglia con un padre assente; e ha subito, in una città in cui vivevano allora pochi immigrati africani, il razzismo dei compagni di scuola…. “Sono spagnola, quindi canto il flamenco” ci aveva risposto semplicemente quando, incontrandola a Parigi poco tempo fa, raccontava di come in molti si stupissero – Spagnoli e non – nel vedere una donna nera apprendere il canto più tipico della Spagna. Buika canta tutte le canzoni caricate di grande emozione e non solo il flamenco; in quest’ultimo album ci regala anche delle rancheras, canzoni popolari messicane rese celebri dall’artista costaricana Chavela Vargas, alla quale Buika giura un’ammirazione infinita.
Siamo rimasti sbalorditi, ascoltando Buika al New Morning, a Parigi qualche mese fa, per quest’artista che sembra mettere tutta l’anima quando canta, e la cui voce sa esprimere il dolore come pochi artisti al mondo hanno saputo fare da quando esistono i dischi: La Callas, Billie Holliday, Jessie Norman,… Buika, il cui album precedente era stato un trionfo- ottenendo due premi all’equivalente dei Music Awards in Spagna – presenta adesso il suo miglior album, un vero tesoro, tutte le sue emozioni messe a nudo...proprio come appare sulla copertina del cd .
www.buika.net - www.warnermusic.es



MUZZIKA! Giugno 2008 | Nadia Khouri-DagherELIE MAALOUF, Through life, distr.Mosaic Music
Internet è uno strumento meraviglioso, ed è cercando a caso su myspace che ho scoperto il pianista jazz Elie Maalouf e il suo primo album, che è appena uscito. Elie, nato in Libano nel 1972, ha cominciato la sua formazione musicale all’Istituto di Musica e Arti tecniche di Beirut e si è poi perfezionato in Francia dove vive dal 1989: i conservatori di Tolosa e d'Etampes, una scuola di jazz, ma soprattutto numerose master-classes con i più grandi pianisti jazz, come Michel Petrucciani o Mark Levine, o il vibrafonista Gary Burton. Sulla sua pagina myspace elenca la musica che ama: il jazz naturalmente, la musica classica e barocca, la musica brasiliana, il bandoneon, la viola da gamba e la tiorba, strumenti del Rinascimento, il buzuchi dei beduini, ecc. L'artista, che ha già svolto concerti in numerosi paesi, dall’Italia alla Germania passando per il Portogallo, la Svezia, gli Stati Uniti, il Marocco o il Brasile, è ancora poco conosciuto in Francia. Ma sul suo sito, i commenti degli spettatori che hanno assistito ai suoi concerti sono entusiasti! “Grazie. La vostra musica è un regalo!” “Complimenti per il concerto di ieri!”, “Dear Elie, thank you so much!”…. Affiancato da Joshua Levitt al sax, ney e flauto; Hubert Dupont al contrabbasso; Elie Duris alla batteria e da Youssef Hbeisch alle percussioni, ci regala un primo album di grande maturità. Un’atmosfera piena di dolcezza per la ballata “À travers la vie”, in cui il piano viaggia in tutta libertà al suono del vento, in musicalità dolci modulate da un soffio di flauto o dal sussurro dei ritmi. Qui e lì riemerge appena una melodia orientale. La dolcezza sottesa e l’atmosfera generale dell’album, fatto di pura rêverie, avvicina Elie Maalouf al grande Anouar Brahem, artista tunisino che utilizza lo 'oud nel jazz senza mai fare del “jazz orientale”, ma attingendo da una sensibilità mediterranea naturalmente aperta a tutte le influenze assimilandole. Elie Maalouf non è un’artista di jazz libanese, è un’artista di jazz tout court, da scoprire al più presto.
www.myspace.com/eliemaalouf



MUZZIKA! Giugno 2008 | Nadia Khouri-DagherNatacha Atlas & the Mazeeka Ensemble, Ana Hina, World Village/Harmonia Mundi

Tutti si ricordano della magnifica versione di “Mon amie la rose”, il successo di Françoise Hardy degli anni '60 che Natacha Atlas aveva presentato nel 1999: in un’interpretazione tutta orientale faceva rivivere questa canzone le cui parole, omaggio a un fiore celebrato tanto in Oriente quanto in Occidente, sarebbero potute venire anche dal Levante proprio come, in quel caso, la musica di Natacha… Questo piccolo gioiello era valso a Natacha, che “si è posta come obbiettivo di avvicinare l'Oriente e l'Occidente sul piano musicale”, una Victoire de la musique ben meritata. Ed ecco di nuovo la nostra artista mezzo-orientale mezzo-europea (nata da padre egiziano e madre inglese, cresciuta a Bruxelles nel quartiere marocchino…) con un 8° album in cui rivisita classici della canzona araba, occidentalizzati molto prima della moda musicale della fusion, e aggiunge qualche composizione propria. L’artista dichiara un amore particolare per l'egiziano Abdel Halim Hafez – al quale aveva consacrato un intero cd – come per la libanese Fairuz, le cui canzoni portano la firma dei fratelli Rahbani. Parlando di questi ultimi Natacha confida: “Amo la loro musica perchè è una fusione di stili. Loro avevano studiato la musica araba e occidentale e fondevano questi stili ben prima che io nascessi. Questo modo di fare musica è diventato per me manifesto”. Natacha presenta anche una versione dell'indimenticabile “Lammabada”, canzone le cui origini si perdono nei secoli e che, dal Marocco allo Yemen, viene cantata ancora oggi…Nel complesso un album ben riuscito, con una perla che potrebbe diventare un hit in Medio Oriente: la sua versione della celebre “Ya Laure Hobouki” di Fairuz (“O Laure, il mio amore per te”), dove Natacha, facendo sfoggio di una voce cristallina e profonda insieme, raccoglie l'eredità della grande artista libanese. Due donne artiste che hanno voluto, ciascuna nella propria epoca, far cantare insieme Oriente e Occidente: quale incontro più naturale e fertile…
www.myspace.com/natachaatlas



MUZZIKA! Giugno 2008 | Nadia Khouri-DagherNOA, Genes & Jeans, Universal Music
Noa è uno degli artisti israeliani più famosi della scena internazionale. Nata in Israele in una famiglia originaria dello Yemen, Noa – dal suo vero nome Achinoam Nini – cresce a New York, prima di decidere di tornare a vivere in Israele. Insieme al compositore e chitarrista Gil Dor, canta da 15 anni le sue molteplici appartenenze: yemenita, israeliana e anglo-sassone. Il suo ultimo album celebra questo suo melange di “geni” (la sua eredità familiare) e di “jeans” (vestito simbolo della modernità planetaria). Se il disco si apre con una ballade folk in puro stile anglo-sassone, Noa rende anche omaggio alla sua famiglia: l'album è dedicato a suo nonno, Israël Nini, grande viaggiatore oggi scomparso (al quale rende chiaro omaggio in “Dreamer”); e una delle canzoni yemenite tradizionali presenti nell'album è cantata… da sua nonna Rachel, 85 anni. Noa è andata alla rsicoperta delle tradizionali arie yemenite proprio partendo da quelle che le cantava sua nonna nella sua infanzia e insieme a composizioni sue, ci offre una propria interpretazione del patrimonio musicale ebreo-yemenita; come in “Dala Dala”, che parla di un innamorato che sarebbe stato imprigionato se sorpreso insieme alla sua bella, e della sua bella e del suo cuore spezzato…In “Ani Tzameh” riprende il celebre canto tradizionale ebreo (“Ho sete della tua acqua, Jérusalem”). Ma la maggior parte dei brani sono composizioni di Noa e Gil, cantate in inglese, e che parlano del vissuto di una donna che a deciso di vivere “ad ali spiegate”, come le aveva insegnato suo nonno, e in questo modo abbracciare, musicalmente, il mondo intero….
www.noamusic.com



MUZZIKA! Giugno 2008 | Nadia Khouri-DagherDAOUD & SALEH AL-KUWAITY, Masters of Iraqi music, Arc Music
I fratelli Daoud (1908-1986) e Saleh (1910-1976) Al Kuwaity sono considerati tra le più grandi star musicali dell'Irak dagli anni '30 ai '50. Nati in Kwait (da cui il loro patronimo) in una famiglia di origine ebreo-irachena, hanno cominciato a suonare dall'età di dieci anni Daoud l' 'oud, e sale Saleh il violino, e ad esibirsi come bambini prodigio davanti ai notabili kwaitiani. Arrivato il successo, la famiglia decide di trasferirsi a Bagdad che era allora, insieme al Cairo, l'altra capitale musicale del mondo arabo. Come per il Maghreb, la maggior parte dei musicisti in Iraq all'epoca erano ebrei. Negli anni '30 e '40 i due fratelli sono degli habitués dei palazzi reali, e re Faysal II li invita spesso a suonare per lui e i suoi ospiti. Nel 1936 gli viene chiesto di partecipare alla creazione della prima radio irachena, dove i due fratelli daranno inizio ad una serie di concerti "live"che saranno seguiti da milioni di ascoltatori. La creazione di Israele nel 1948 innesca un'ondata migratoria tra gli arabi ebrei, dal Marocco allo Yemen, e i fratelli Al-Kuwaity, negli anni '50 decidono di emigrare nel nuovo Stato ebreo. A quell'epoca la cultura araba era marginalizzata in Israele, ma le due anziane superstars mantengono il contatto con il loro pubblico arabo attraverso concerti settimanali sul canale arabo della radio israeliana: malgrado il contrasto politico tra Israele e il resto del mondo arabo, le frontiere non fermano le onde radio… Dopo alcuni anni, grazie all'interesse portato dagli ebrei arabi per le loro origini, i due fratelli sono riabilitati in Israele. L'apparizione del loro "best-off" per una label britannica, è la prova della nuova infatuazione che suscitano questi due musicisti, nel momento in cui molti giovani artisti sentono il bisogno di ritornare alla fonte della loro musica.
www.arcmusic.co.uk


Nadia Khouri-Dagher
(09/06/2008)

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