MUZZIKA! Febbraio 2009 | Nadia Khouri-Dagher
MUZZIKA! Febbraio 2009 Stampa
Nadia Khouri-Dagher   

Questo mese la Francia è l'ospite d'onore, con alcuni eccellenti gruppi ed artisti provenienti dall'esagono, con in comune l'altrove come patria, anche se alcuni di loro rivendicano forti radici da qualche parte. Senza nessuna contraddizione. Gli angioini Lo’Jo; il franco-israeliano David El Malek; il basco Peio Serbielle; o i franco-balcanici Le chauffeur est dans le pré, provano che l'anima della Francia è meticcia e generosa... Terra di emigrazione quanto di immigrazione, questi due fattori spiegano la sua apertura. Questo mese festeggiamo anche l'uscita dell'ultimo radioso album di Jerez Texas, “Sun” e celebriamo - senza troppa boria! - l'ultimo Goran Bregovic, “Alkohol”, accompagnato dalle sue gioiose fanfare. Buon viaggio!



Il colpo di fulmine di Babelmed:
MUZZIKA! Febbraio 2009 | Nadia Khouri-DagherJEREZ TEXAS: Sun - Jerez Texas productions
Il loro precedente album, “Patchwork”, era stato il colpo di fulmine di Muzzika! nel Marzo 2008. E “Sun” non smentisce l'entusiasmo che dedichiamo a questo formidabile gruppo, con base a Valencia in Spagna, che compone una musica nata dal flamenco, ma innamorata del jazz e ricambiata! Insieme a Ricardo Esteve (chitarra), Matthieu Saglio (violoncello) e Jesús Gimeno (batteria), partecipano a “Sun” altri artisti, com'è costume del gruppo: la cantante Aranxta Dominguez, divina e roca voce da flamenco, ma che più spesso si lancia in vocalizzi jazz da cui trae un gran piacere; David Pastor e la sua tromba, che segna definitivamente l'adozione del jazz da parte del gruppo, visto che ottoni nel flamenco non se ne sono mai sentiti; e le voci e le palmas, il battere di mani andaluso, di altri artisti ancora che aggiungono altro swing. Nel complesso un album solare e gioioso, che porta il suo nome a meraviglia, tonico e radioso, molto più jazz dei precedenti e che di questi riceverà senza dubbio lo stesso calore di pubblico, oltre all'elogio dei medias più esigenti, nei diversi paesi in cui l'album è distribuito. Una delle più belle scoperte musicali di questi ultimi anni nel Mediterraneo!
www.jereztexas.com



MUZZIKA! Febbraio 2009 | Nadia Khouri-DagherLO’JO: Cosmophono - Lo’Jo Prod/Wagram
Noi amiamo molto Lo’Jo, gruppo che, come Titi Robin, ha base ad Angers, vera culla di spiriti vagabondi, che hanno creato come Titi, molto prima che fosse alla moda o che fosse inventata la parola, la cosiddetta “musica del mondo”. Grazie all'ispirazione tratta dai loro viaggi e dagli incontri meravigliosi – compresi quelli musicali – che il mondo è capace di offrire quando gli si va incontro. Lo’Jo, nato negli anni '80, ha cominciato con spettacoli di strada e non ha mai smesso di camminare (“Musique pour l’homme qui marche” [Musica per l'uomo in cammino] era il titolo di uno dei suoi primi spettacoli), ed è camminando, lentamente, che in 25 anni Lo’Jo è diventato un gruppo che, seguendo la propria strada, può essere oggi annoverato fra i migliori della scena musicale francese. Il poeta Denis Péan, in “Cosmophono”, dà vita a testi magnifici come nei precedenti album, di cui è lui stesso interprete, fortemente legati al viaggio, come “Café de la marine”, “Sur l’océan” o “Yalaki”. L'album è ben curato anche musicalmente, visto che tutti gli artisti del gruppo, come lui, sono polistrumentisti: Richard Bourreau suona indifferentemente il violino, la kora o l'imzad; Mathieu Rousseau è alla batteria, alla derbouka, alla calebasse o ad altre percussioni; e le sorelle Nadia e Yamina Nid el Mourid sono le voci ma anche il sax, lo n’goni o il balafon del gruppo... Come altri grandi viaggiatori Lo’Jo si è innamorato del Sahara, simbolo del viaggio estremo, la prima volta che il gruppo vi si è recato, fino a creare il “Festival au désert”, nel 2001, a Essakane vicino a Timbuctù. L'Africa è presente anche nell'intro vocale della prima canzone dell'album, e vi resta fino alla fine...senza mai imporsi. Perché Lo’Jo, nomade nello spirito, fa scalo in Africa ma non vi si stabilisce. Nel complesso le sue canzoni-poesie portano il marchio di fabbrica della (buona) musica francese, perché in questo paese più di tutto si amano le parole. Anche per il suo métissage l'album “Cosmophono” è eminentemente francese, specchio della Francia di oggi, del 2009, un paese ormai aperto non solo dalle persone che vi vivono, ma anche dai concerti che si tengono da tutto il mondo.
www.lojo.org



MUZZIKA! Febbraio 2009 | Nadia Khouri-DagherLE CHAUFFEUR EST DANS LE PRE: Féroce machination - Chauffeur Prod/Mosaic music

Nella musica, come nel cielo, ci sono costellazioni, gruppi, famiglie... Casualità, Le chauffeur dans le pré è un altro gruppo che crea musica con profumi d'altrove: “Le Chauffeur non è un gruppo musicale, è un alambicco che distilla le culture” amano dire loro stessi...Rivendicano Lo’Jo come il proprio “grande fratello nell'ombra” e si dicono orgogliosi di aver avuto l'opportunità di suonare insieme... Le chauffeur è anche affascinato dal Mali e dalla sua cultura tuareg, e nel 2007 vi abbiamo presentato, in Muzzika!, il loro album “Imidwen”, risultato dell'incontro con musicisti di quel paese. Ma la loro vera passione sono le musiche balcaniche: il gruppo si presenta come “acido lattico dal sapore bulgaro di ispirazione libertaria e mondialista”. E in “Féroce machination”, vi si danno anima e corpo, in musica e parole. Anch'essi hanno quella passione per le parole, su un registro più “clandestino” e popolare, tipico di un'altra branca (ugualmente buona) della canzone francese! Abbiamo amato “Zapotek” e il suo ritmo circolare rapidissimo suonato da una clarinetto zigano dell'Est; o ancora “Mona”, canzone molto francese per il suo accordéon musette che dialoga con una chitarra manouche. Perché si ascoltano così di rado gruppi come questo alla radio?... Forse le parole sono un tantino sovversive? Perché interessarsi al mondo, lontano o sotto la nostra finestra, non significa solamente essere affascinati dalla sua bellezza da cartolina, ma mettersi in ascolto suo e di tutte le sue manifestazioni, da trasporre poi in parole...e in musica.
www.lechauffeur.org



MUZZIKA! Febbraio 2009 | Nadia Khouri-DagherGORAN BREGOVIC: ALKOHOL - Mercury/Universal music

Proprio dai Balcani (e dall'ex-Jugoslavia più precisamente) ritorna Goran Bregovic e la sua Orchestra per Matrimoni e Funerali, con un album gioioso e fuori di testa come i precedenti. Perché Goran Bregovic – e la sua festosa musica balcanica – hanno la capacità di farci ballare tutta la notte quando si assiste ai loro concerti. L’album, in cui l'artista mette un bicchiere in ogni mano, in uno smoking trasandato come dopo una notte di festa, si apre con un colossale “Alkohol!”, lanciato da un gruppo di uomini. Ma l’artista, che evidentemente, oltre alla sua musica ama vivere, a tal proposito ci racconta una storia: nel libretto dell'album “Mia madre ha divorziato da mio padre perché, come la maggior parte dei soldati, beveva troppa Sljivovica. Quando lei l'ha lasciato, lui ha seguito una terapia per disintossicarsi. Nei 15 anni che sono seguiti non ha toccato un goccio d'alcool. Mia madre è morta di leucemia (…) Notte dopo notte lui fumava, seduto fino all'alba sotto le finestre della camera in cui mia madre giaceva, morente, al terzo piano dell'ospedale militare di Spalato (...) Dedico “Alkohol” ai miei genitori”. Si ama – o si odia – questa musica eccessiva (trionfo di trombe e fiati, di ritmi vorticosi, come una corsa folle che non si ferma mai), musica destinata, come l’alcool, a far girare la testa: “chiunque non diventi folle qui, non è normale”, sceglie come motto dell'album l'artista, e questo dice tutto... La musica, follia passeggera, sembra d'altronde più eccessiva nei momenti di festa, in quei popoli il cui quotidiano è difficile e dove è un miracolo non impazzire per questo.
www.goranbregovic.co.yu



MUZZIKA! Febbraio 2009 | Nadia Khouri-DagherPEIO SERBIELLE: Naiz, HK Records
L’album si apre con una deliziosa milonga cantata, morbida e danzante, e messa in musica da un pianoforte, un bandoneon e una chitarra che l'accompagnano meravigliosamente. La lingua è strana, mai ascoltata: Peio Serbielle canta in basco. E uno dei tratti distintivi di quest'artista, che ha già prodotto una mezza dozzina di albums, è proprio l'aver ridato vita a questa lingua attraverso la musica: Peio ha ricevuto nel 2001 il Gran Premio SACEM della musica tradizionale e delle musiche del mondo. “Babel” è il titolo di questo tango in apertura. E “Naiz” (“ Io sono”) è la prima tappa di un trittico che si chiamerà Naiz, Sara, Gara – io sono, tu sei, noi siamo – e che suona come la professione di fede di un artista che vive “in viaggio. Tra se stesso e l'altrove. Sulla terra. La sua e quella degli altri”... Naiz presenta qualcuno degli incontri musicali fatti nel corso del suo periplo, che l'hanno portato a incontrare Richard Galliano, Nilda Fernandez, Les Nouvelles polyphonies corses, cori bulgari e formazioni gospel... Perché i paesi baschi, come altre terre d'emigrazione, hanno una cultura necessariamente rivolta all'altrove, a causa di tutti i parenti e antenati partiti per altre contrade... Si sa: i Baschi emigrarono in massa in America dal 1830, e specialmente in Uruguay e in Argentina: centinaia di migliaia di migranti in più di un secolo, tanto che il 10% della popolazione argentina sarebbe oggi di origine basca, e molti Argentini imparano il basco...( http://monsite.wanadoo.fr/euskal.argentina/page2.html ). “Naiz” presenta un ventaglio di riferimenti molto ampio, da “Diu vi salvi Regina”, melodia di ispirazione tradizionale cantata a cappella da una voce femminile; a “Xupeti”, di influenza afro-cubana, in cui Patrick Bebey, come in eredità da suo padre Francis, ci offre un pianoforte pieno di humour; a “Kixmi”, che suona come un canto di montagna, interpretato dall'amico Renaud. Abbiamo adorato “Tango de risas”, cantato in duo in spagnolo e accompagnato da leggerissime note di pianoforte, e siamo stati completamente catturati da “Ototitza”, dove si sentono cantare le montagne, e si sentono il vento e gli spazi infiniti e grandiosi dei paesi baschi...
www.peio-serbielle.com - www.myspace.com/peioserbielle



MUZZIKA! Febbraio 2009 | Nadia Khouri-DagherDAVID EL-MALEK: Music from source - Plus loin/Nocturne
David El-Malek è arrivato in Francia a 8 anni, arrivando da Israele, e per lungo tempo è vissuto in una tristezza che sembrava inconsolabile: quella della sua infanzia perduta, e quella di vivere tra due lingue e due paesi, sradicato fra due identità. Sarà il sassofono a salvarlo. David scopre il sax tenore a 20 anni, e subito sente che questo strumento sarà la sua salvezza: dedica tutto il suo tempo e le sue energie a studiare il sax, a volte fino all'esaurimento fisico, come se volesse raggiungere una zattera di salvataggio – la musica. Impiegato in una fabbrica di gelati di giorno, compra un manuale e vi si incatena letteralmente, per 5 anni, da solo, per recuperare il ritardo del suo apprendimento maturo. Cinque anni più tardi la ricompensa: al Concorso nazionale di jazz della Défense, nel 1995, vince il 3° Premio da solista e il 2° per composizione; lo stesso anno vince il 1° Premio al Concorso jazz di Vannes: la sua carriera è lanciata. Diciassette anni dopo David fa parte dei sassofonisti riconosciuti della scena jazz europea: “Music from source” è il suo 6° album da leader e l'ennesimo come accompagnatore! Riprendendo liberamente le canzoni ebraiche, folkloriche o liturgiche, ricordo della sua infanzia, David El Malek crea un album molto personale, in cui atmosfere gravi, che esprimono sacralità, sono accostate ad un sax molto leggero e urbano, che appartiene ad un'altra cultura e che si fa spesso etereo e intimista come la tromba di Miles Davis... “Vi invito ad un viaggio al cuore della storia di questo popolo, strappato alla sua terra e spossessato delle sue pratiche”, scrive l'artista nel libretto. Il jazz, per l'appunto, è nato da uomini e donne che, allo stesso modo, erano stati strappati alla loro terra e alle loro radici e che in questa musica trovavano un nuovo linguaggio, che non apparteneva nè alle loro terre perdute nè alle tradizioni della terra d'accoglienza, una musica nuova insomma, capace di accogliere tutti i nuovi arrivati e i loro nuovi linguaggi...“Music from source” è stato eletto“Choc Jazzman” dal magazine omonimo, “Disque d’émoi” da Jazz Magazine, e “Must TSF” dalla radio francese del jazz... Una bella storia di vittoria della musica!
www.davidelmalek.com


Nadia Khouri-Dagher
Traduzione di Alessandro Magos Rivera
(27/02/2009)

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