MUZZIKA! Marzo 2009 | Nadia Khouri-Dagher
MUZZIKA! Marzo 2009 Stampa
Nadia Khouri-Dagher   

Anche questo mese facciamo il pieno di ascolti eccellenti! Per primo, un piccolo diamante che arriva dritto da Beirut, dall'ottima etichetta Forward Music: “Beirut Good Vibes” si addice al suo nome! Il nuovo album dei DUOUD, “Pink Kong”, duo algero-tunisino in Francia; una scoperta: OREKA TX, due “baschi nomadi” che ci regalano con “Nömadak tx” un arruffato viaggio intorno al mondo; un'altra scoperta, dalla Sardegna, con Franca Masu e il suo ultimo lavoro, “Acquamare”; il terzo album della portoghese Maria Teresa, nata in Francia, “Era uma vez um jardim”; e il secondo album dell’Orquesta Áraba de Barcelona, marocchini di Spagna: “Maktub”, presentato all'ultimo WOMEX. Solo cose buone per le vostre orecchie!

Il colpo di fulmine di Babelmed:
MUZZIKA! Marzo 2009 | Nadia Khouri-DagherBeirut good vibes, vol.1, Forward Music (Liban)/distr.DOM Disques
“Abbiamo intitolato quest'album “Le buone vibrazioni di Beirut” perché riflette lo stato d'animo in cui ci si trova quando ci si confronta con le vibrazioni acustiche dei diversi dialetti musicali che si incontrano e interagiscono in questa città”, annuncia il libretto di “Beirut Good Vibes”. E Forward Music, specializzata nella nuova scena musicale libanese, ci offre un piccolo gioiello, che riunisce i lavori di sette artisti dell'etichetta, proponendo in tutto una trentina di musicisti. Il miracolo di Beirut è che resta all'avanguardia in tutti i campi – compreso quello musicale, che evolve così rapidamente nel mondo. I libanesi dimostrano qui di padroneggiare le nuove sonorità digitali quanto gli Occidentali – e, per l'uso dei due linguaggi, acustico (e già lo si sapeva per i musicisti d'Oriente) ed elettronico (lavoro notevole qui), quest'album avrebbe potuto benissimo essere stato realizzato a Londra, Parigi o New York. Vi ritroveremo le “buone vibrazioni” degli artisti-faro di Forward Music che abbiamo già presentato, come Ghazi Abdel Baki o Charbel Rouhana, e altri che sono altrettanto importanti sulla nuova scena libanese, come Ziad Ahmadieh, Jean Madani, o Soumaya Baalbaki. L'album comincia...come una recitazione coranica, genere estremamente musicale come si sa (quando ho messo il cd, aspettando la musica, ho creduto che vicino casa avessero aperto una moschea!). Ma “Little Sun Flower”, composizione di Ziad Ahmadieh, molto presto raggiunge un universo onirico, con tutt'un'ambientazione elettronica che presenta un 'oud decisamente country, con un ritmo da cavalcata nel West. E tutto il disco condivide questi incontri forti, che fanno parte dei diversi universi culturali di Beirut, e come succede dovunque nel mondo ormai, grazie alla mondializzazione, la parabola e internet... Ci è piaciuta molto l'ambientazione cool jazz di “Jalidon” di Gros Bras; lo ‘oud dal ritmo brasiliano di Ghazi Abdel Baki in “Balah”; la tradizione rivisitata da Charbel Rouhana, che ci offre con “Entee wal matar” (Tu e la pioggia) una tipica canzone d'amore araba, su accompagnamento jazz; in breve tutto l'album! In generale questo disco, che si vuole “cool” come dice la copertina, sprigiona una certa gravità, un peso: la sensazione che questi artisti facciano musica come se fosse ciò che di più caro hanno al mondo. Come un’urgenza e un modo per salvarsi la pelle, per affermare che sono vivi, in questo paese in cui la guerra si fa regolarmente invitare...
  www.forwardmusic.net



MUZZIKA! Marzo 2009 | Nadia Khouri-DagherOREKA TX: Nömadak tx, World Village/Harmonia Mundi
Ecco un album formidabile, frutto dei lontanissimi viaggi compiuti da due musicisti baschi spagnoli, Harkaitz Mtnz de San Vicente e Igor Otxoa, che suonano la txalaparta. Cos'è la txalaparta? Uno xilofono che si trova solo nei paesi baschi, che si suona in due, battendo su 4 cilindri di legno, ma con la tecnica del mortaio e non orizzontalmente come su un balafon africano o uno xilofono jazz. I due percussionisti hanno creato il loro duo, Oreka tx, nel 1997, quando avevano vent'anni. Amanti dei viaggi – il loro credo è “un vero musicista deve muoversi, viaggiare, per trovare nuovi suoni” - sono partiti, la loro txalparta sotto braccio, all'incontro di popoli che come loro amano il viaggio, che vivono di viaggio: i popoli nomadi della Lapponia, della Mongolia, dell'India e del Sahara marocchino. Spiegano: “la txalaparta non è solo uno strumento. È un'attitudine, una maniera di andare incontro all'altra persona”. Perché questo xilofono basco, unica percussione che non si suona da soli, permette...di invitare altri musicisti a suonare! Il primo crea il ritmo di base – il ttakun – mentre l'altro lo anima, creando dei suoni negli spazi di silenzio lasciati dal primo... Sul sito internet degli artisti – che vi consiglio vivamente di visitare – si possono vedere delle immagini del film girato durante questo periplo (film premiato a numerosi festival per documentari), e come le persone incontrate, uomini e donne, facciano proprio lo strumento. Ma, non sapendo nulla di tutto ciò, semplicemente ascoltandolo, avevamo ADORATO questo disco, ventata di freschezza per chi entrasse in casa, musica completamente inclassificabile (e a posta!) e piena di energie positive. Un regalo dell'eccellente etichetta World Village, label di musica del mondo della casa francese Harmonia Mundi.
  www.nomadaktx.com



MUZZIKA! Marzo 2009 | Nadia Khouri-DagherDUOUD: Pink Kong, World Village/Harmonia Mundi
DUOUD è composto da Smadj e Mehdi Haddab, entrambi suonatori di 'oud. Il primo, nato in Tunisia, vive in Francia dall'infanzia e, dopo 5 anni di scuola jazz a Parigi, si è interessato alla musica elettronica – è stato anche ingegnere del suono – e ha prodotto due album col suo nome. Mehdi Haddab è nato in Algeria, ed è vissuto in Africa prima di trasferirsi a Parigi. “Ping Kong” è il terzo album del duo, dopo “Sakkat” e “Wild Serenade”, che ha riscosso un grande successo, lodato particolarmente dalla esclusiva BBC Radio 3, e ha portato i due artisti in giro per il mondo. “Pink Kong” conferma i DUOUD come uno dei gruppi più talentuosi del momento, ispirato alla musica del Mediterraneo. Con questo duo, che mette al centro delle sue composizioni la musica elettronica, la musica dello 'oud diventa estremamente moderna, insieme vicine e lontane come un divano Luigi XVI rispetto a uno contemporaneo: la funzione è la stessa, l'oggetto è lo stesso, ma l'estetica è radicalmente diversa. Sulla scena, sia che i due suonino insieme lo 'oud, allora Smadj si mette davanti un computer che gli permette di aggiungere le sue composizioni, accompagnamenti ed effetti elettronici; sia che Mehdi Haddab sia al liuto mentre Samdj è semplicemente al computer e mixer. In entrambi i casi producono un'energia incredibile! L'album si apre con “Johnny Guitar”, in cui lo 'oud suona come una chitarra dell'West americano (il western appartiene senz'altro all'immaginario maschile universale!); fa cantare la mauritana Malouma, che ha già nel suo paese la reputazione di chi infrange le tradizioni, su ritmi di musica sperimentale, probabilmente mai sentiti dalla parti di Nouakchott; invita un sax jazz ad aggiungere la sua dolcezza, o ci trascina nell'universo della musica house londinese. Insomma, un album a conferma del fatto, che quando il meglio di Oriente e Occidente si incontrano, il risultato non può essere che eccellente!
  www.worldvillagemusic.com



MUZZIKA! Marzo 2009 | Nadia Khouri-DagherMARIA TERESA: Era um vez um jardin, Le chant du monde/Harmonia Mundi

Maria Teresa, dalla voce pura e leggera, è nata in Francia da genitori portoghesi ed è diventata in tre album la voce della lusofonia. “Lusofonia” era d'altronde il titolo del suo secondo album, dopo il primo “O mar”. Cosa c'è di più normale che cantare tutte le musiche del mondo lusofono, quando si vive a Parigi, capitale di tutte le musiche del mondo?In quest'album ne dà un'idea: solo due fado classici (tra cui il celebre “Nao é desgraça ser probe” - non è una disgrazia esser poveri – che cantava già Amalia Rodrigues). Le altre composizioni sono ispirate dalla morna di Capo-Verde; il forro del nord-est brasiliano (che si canta accompagnati da un tamburo e un accordeon: è come accordeonista di forro che Gilberto Gil ha cominciato la sua carriera); la bossa nova brasiliana (come la reprise di “Métèque” di Georges Moustaki, su un ritmo di bossa, tradotto in “O Estrangeiro”, che risuona ben più grave negli anni 2000, in cui le migrazioni creano così tanti problemi, rispetto agli anni '70, quando la canzone suonava semplicemennte hippie...). Maria Teresa, che ha cominciato a cantare nei cabaret parigini (Les 3 maillets, Brasilia, Berkeley,...), oggi è invitata a numerosi festivals di musica del mondo, e tra i suoi fans conta Georges Moustaki, che spesso la invita a esibirsi con lui. Dice di lei: “Maria Teresa e i musicisti che la circondano mi rendono geloso, piacevolmente, profondamente geloso...” Bisogna dire che Maria Teresa sa circondarsi, tra gli altri, del suo compagno, il chitarrista brasiliano Toninho Do Carmo, come il fisarmonicista francese Francis Varis o il percussionista brasiliano Zé Luis Nascimento. Una bella voce, dei buoni musicisti, buoni ritmi e una dolcezza che riempie l'intero album: un bel viaggio, tra le due sponde dell'Atlantico, al quale ci invita Maria Teresa!
www.lechantdumonde.com



MUZZIKA! Marzo 2009 | Nadia Khouri-DagherORQUESTA ARAB DE BARCELONA: Maktub, World Village/Harmonia Mundi
Il libretto che accompagna il secondo album dell’Orquesta Áraba de Barcelona (conosciuta in Spagna come l’OAB) dà il tono: le parole sono in arabo – con traduzione a fronte in francese e spagnolo - come in certi libretti d'opera, in cui l'originale viene prima. Composta da artisti marocchini, spagnoli e altri, attorno a Mohammed Bout Ayoub e Mohamed Solimane, il gruppo presenta essenzialmente delle canzoni sufi: sia tradizionali (del Marocco e della Turchia), sia scritte e arrangiate dagli artisti e cantate in arabo. Ma in entrambi i casi questi canti sufi sono notevolmente modernizzati, attraverso la scelta degli strumenti (base elettronica, piano...) e dei ritmi (rock..). L'album si apre con il canto tradizionale marocchino battezzato “La nostra preghiera”: “Dio, Dio nostro Signore/Sii generoso con noi (...)/ Prego il Profeta Maometto/ È così che il Tuo nome è venuto a noi/ E ricordarTi è la nostra realtà e nostro dovere” (in darija, arabo marocchino). In un brano, “Gloria a te”, declinano i differenti nomi di Allah (99 in tutto): “Gloria a Dio, Gloria a Dio (…) Chi è il Compassionevole? Chi è il Misericordioso? Chi è il Sovrano? Chi è il Santissimo?...” (Min el rahman? Min el rahim? Min el malek? Min el qaddous?....). In più qualche canzone profana, come “Ma terre”, per ricordare la sorte dei molti migranti marocchini in Spagna: “Purtroppo, ti ho lasciata terra mia/ Le tue strade, le tue immagini, sono rimaste nei miei occhi/ Il tuo odore, sui miei vestiti (...)/ Ho lasciato il calore di un focolare/ E una bambina che aspetta un bacio”.... Il tutto è ben ritmato, così bene che quasi ci si sorprende a voler ballare su una canzone le cui parole non sono che (quasi) “Allah! Allah! Subhanallah! Alhamdulillah!”, dove risuona qualche accordo di chitarra flamenco, che porta alla trance... Ma tutta la musica sufi aveva quest'obbiettivo: portarvi a danzare perdendovi nella musica...o per incontrarvi Dio. Per i sufi, come già per un Bach, è la stessa cosa...



MUZZIKA! Marzo 2009 | Nadia Khouri-DagherFRANCA MASU: Aquamare, Dunya Records
Per finire, più che un disco vi presentiamo un’artista, facendo appello ai distributori francesi, per il quinto album di una cantante celebre in Sardegna e celebrata da musicisti tanto diversi come il trombettista jazz Paolo Fresu, anche lui sardo, il cantante spagnolo Lluis Llach, figura simbolo della Nuova Scena catalana, o il compositore venezuelano Carlos Duarte. “Aquamare” è apparso nel 2006 laggiù, ma i dischi ci mettono qualche anno ad attraversare le frontiere... Franca Masu canta in catalano, parlato sull'isola quando questa apparteneva al regno catalano, tra il XIV° e il XVIII° secolo. Franca Masu, che vive ad Alghero, nord-est dell'isola, fa parte di quella nuova generazione di artisti che sta ridando vita alla tradizione musicale sarda: ricordiamo che l'isola, come la Corsica, è stata vittima per decenni di un esodo massiccio della sua popolazione verso il continente e dell'egemonia della cultura italiana sul patrimonio culturale locale. In “Aquamare”, Franca Masu offre la sua voce, chiara ed espressiva, in canzoni che celebrano il Mediterraneo e tutti i momenti ad esso legati. Così, in “Nuvol blau” (Nuvola blu): “il mondo scompare/ e si perde nel silenzio/ E vorrei restare così senza parlare, senza parole/ Fino alla fine del mondo”. I testi, scritti da Franca Masu, sono tutti di pari poesia, e ci parlano del vento, delle onde, dei pini, del sole, e della solitudine o dell'amore... Visto che Franca ama il silenzio, lascia grande spazio alle parti musicali nelle sue canzoni, e ci permette di sognare su di un lungo canto della chitarra di Marcello Peghin, o sulla fisarmonica malinconica di Fausto Beccalossi. Un disco pregno di dolcezza e rêverie, che restituisce tutta l'atmosfera di un pomeriggio d'estate e di far niente, su una terrazza di fronte all'infinito del mare...
www.francamasu.com


Nadia Khouri-Dagher
Traduzione dal francese Alessandro Rivera Magos
(24/03/2009)

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