MUZZIKA! Maggio2009 | Nadia Khouri-Dagher
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Nadia Khouri-Dagher   

Les chants d’Orphée - Musique & poésie, La pensée de midi/Actes Sud, 2009
MUZZIKA! Maggio2009 | Nadia Khouri-DagherPer un prodotto eccezionale una rubrica di Muzzika! d'eccezione, questo mese dedicata a “Les chants d'Orphée” (“I canti di Orfeo”), un libro-cd davvero ricco, che molto presto troverete indispensabile. Il libro, accompagnato da un cd, è proposto dall'eccellente rivista marsigliese “La pensée de midi”, ed è stato realizzato da Catherine Peillon, studiosa di antica Grecia e Mediterraneo e fondatrice dell'etichetta Empreinte Digitale, che si rivolge alle musiche autentiche del Mediterraneo e non solo, tradizionali e originali.

Catherine Peillon ha riunito in questo numero speciale di “La pensée de midi” un’interessante selezione di una ventina di partecipanti, quasi tutti musicisti e “engagés”, come sottolineano, specialisti di musica medioevale, etnomusicologi che lavorano sulle musiche orientale o interpreti del repertorio occitano.

Musicisti impegnati dunque, perché il principale messaggio di questa raccolta di brevi saggi incentrati sulla musica del Mediterraneo, dal canto epico di Omero fino al rap palestinese contemporaneo, è un messaggio “ecumenico”, che vuole mostrare le evidenti parentele che uniscono il duende del flamenco al tarab arabo, entrambi ispirati all'emozione intensa provocata dalla musica; le tematiche del fado portoghese ai canti di dolore e di esilio dei poeti classici arabo-andalusi o degli ebrei sefarditi; le tecniche di recitazione cantata del Vangelo, del Corano e dei testi liturgici ebraici, sorprendentemente vicini; ecc.

E una volta letto il libro, è l'orecchio, attraverso l'ascolto del CD, che ci parla, meglio di mille discorsi, di queste parentele, questi matrimoni, queste “fusioni” ante-litteram, tra musiche situate nella vasta regione che collega l'Afganistan alla Spagna attraverso l'Occitania, musica di ieri o di oggi. E attraverso i capitoli dedicati alle musiche classiche medievali e alle musiche barocche, da cui nasceranno le musiche classiche e popolari d'Occidente, si intuisce più chiaramente l'eredità decisiva lasciata dalle musiche d'Oriente, specialmente per il loro intimo legame tra poesia e testo e la loro tradizione del canto d'amore – divino o profano – a tutta la musica occidentale, fino ai giorni nostri... I primi trovatori, prendendo ispirazione dalla musica andalusa, cantavano l'amore per la loro “Dama”, nel doppio significato di “Vergine Maria” o di “donna amata”, proprio come allora cantavano i musicisti sufi – e cantano ancora– il loro amore per “l'Amico”...

Omero apre questa raccolta, mentre si dimentica spesso che l'Iliade e l'Odissea furono composte in versi: versi a sei piedi, perche molto verosimilmente questa lunga epopea era cantata. Un testo in versi e rime, cantato, è molto più facile da ricordare di uno in prosa, come ognuno fa esperienza fin da piccolo con le canzoni che si imparano a scuola...

Angélique Ionatos ci racconta poi il suo incontro con il grande poeta greco Odysseus Elytis (scomparso nel 1996), grande ammiratore della poesia di Saffo, di cui diceva:
“ Mi sembra di vedere Saffo duemila e cinquecento anni fa, a Mitilene, come una cugina lontana, con la quale giocavo nello stesso giardino, attorno agli stessi melograni, sopra gli stessi pozzi (…) Abbiamo lavorato – ciascuno a suo modo -con le stesse nozioni, per non dire con le stesse parole:
con il cielo e il mare, il sole e la luna, le piante e le giovani donne, l'amore. Non me ne vogliate se
parlo di lei come di una contemporanea. Nella poesia come nei sogni, nessuno invecchia...”
Angélique Ionatos ha appena registrato un album di queste antiche poesie greche, dalle tematiche eterne...

Jean-Marc Aymes, clavicembalista e specialista della musica barocca italiana, ci spiega la rivoluzione musicale portata dalla musica barocca nel XVII secolo: “la musica colta in Europa, fino alla fine del XVI secolo (…) si pensa costruita sulle regole con cui Dio ha creato il mondo, essa è il riflesso della perfezione di tale creazione. Essa non può dunque che donare all'anima un sentimento di pace, di serenità”. Ma con la musica barocca, al contrario, i compositori cercano di esprimere tutti i tormenti dell'animo umano e l'intera gamma delle emozioni. L'antichità, con le sue divinità così umane, consente ai compositori di attingere ai soggetti necessari ad operare questa rivoluzione umanista nella musica: “Se Arianna e Orfeo cantano, il loro canto dev'essere non solo espressione del loro amore, ma suscitare anche quelle stesse passioni negli ascoltatori”. E quando i contemporanei di Monteverdi commentano il “Lamento di Arianna”, aria lacerante che comincia con “lasciatemi morir...”, è per menzionare “le abbondanti lacrime che sucita nel pubblico femminile”... In epoca barocca, per i maggiori artisti, bisogna soprattutto convincere che l'amore è la grande epopea della vita”...

Cristina Branco (il cui primo CD in Francia fu prodotto proprio da “L'Empreinte Digitale”), illustra nel CD il capitolo dedicato al fado, “traduzione musicale di un paese sempre cullato dalla poesia, nelle sue pratiche quotidiane e popolari”, come spiega Agnès Pellerin. “Chi canta i propri mali si stupisce/Chi piange i propri mali li aumenta” (Quem canta seus males espanta/Quem chora seus males os aumenta), dice un detto portoghese... L'autrice parla diffusamente del paradosso di “questo piacere provato evocando una tristezza, una tristezza nata da un piacere”...

Nidaa Abou Mrad, che dirige l'Istituto superiore di musica dell'Università Antoniana in Libano, propone un capitolo sulla salmodia nel Mediterraneo. Anche in questo caso l'ascolto del CD, che qui fa susseguire, sullo stesso tema dell'Annuncio fatto a Maria, la recitazione cantata di un versetto del Vangelo e di una sura del Corano (“Gli angeli dissero a Maria: “Dio ti annuncia il suo verbo” ecc...citazione presa dal Corano stesso, che non è una raccolta integralista come alcuni credono), ci porta a comprendere, meglio di mille spiegazioni musicologiche, l'evidente parentela tra le tradizioni musicali sacre nell'Islam e nelle Chiese d'Oriente. Notiamo tra l'altro come nei tre monoteismi si ritrovino le stesse apprensioni e divieti riguardo al potere della musica sull'anima, il che spiega la strettissima codificazione delle regole per la recitazione cantata e la censura riguardo alla moralità delle musiche profane: un tempo l'opera era proibita a Roma, come oggi i musulmani integralisti proibiscono le musiche dei varietà e il canto solista delle donne... E per ricordare che la Chiesa fu anch'essa un tempo rigorista, questa citazione di Sant'Agostino, riportata da Lambert Colson nel capitolo dedicato alla rivoluzione musicale umanista che ha vissuto l'Europa nel Rinascimento:
“Sono piuttosto incline ad approvare la pratica del canto in chiesa, in modo che, attraverso il piacere che ci procurano le nostre orecchie, gli spiriti più deboli potranno essere portati alla fede. Ma quando succede che il canto mi tocchi più delle parole pronunciate, confesso di aver peccato gravemente e non posso allora che augurarmi di non aver mai ascoltato quel canto”.

Ulas Ozdemir presenta un capitolo illuminante sull' asik (si pronuncia āshiq), parola che indica in turco il poeta-musicista sufi alevita, figura apparsa nel XIII secolo. Āshiq significa innamorato in arabo e āshq è una delle tante parole arabe che indica l'amore, la passione, il desiderio (nel linguaggio corrente per esempio, un āshiq è un pretendente). È significativo che questi musicisti itineranti siano chiamati “innamorati”: perché, proprio come nelle canzoni gospel di Aretha Franklin o nei primi blues, cantano l'amore profano e quello divino con parole a doppio senso, in cui uno può essere metafora dell'altro e viceversa... Allo stesso modo essi cantano l'ebbrezza e il vino, con la stessa libertà di interpretazione... Questi musicisti e i loro adepti fanno poco caso agli obblighi di preghiera alla moschea o al digiuno, piuttosto pretendono di offrire un'altra via d'accesso alla religione: così il baglama , il piccolo liuto (saz), che è il loro principale strumento, viene appeso al muro vicino al Corano e battezzato “telli Kuran” (Corano a corde). “ Il verbo dell'asik è l'essenza del Corano, spiega Ulas Ozdemir, citando una poesia di un maestro sufi del XIX secolo:
“È un saz a corde/ Non conosce né versetto né qadi / Solo colui che suona comprende/Dov'è il diavolo in lui”.
Si capisce perché questi maestri spirituali siano stati – e siano ancora – perseguitati, il che non impedisce che la tradizione sia tuttora viva in Turchia, e altrove, come testimoniano regolarmente ovunque le produzioni di dischi, anche in questa rubrica...

Amina Alaoui ci porta sul cammino della poesia arabo-andalusa, di cui è una delle più famose interpreti. Ci ricorda l'umanità profonda della cultura andalusa di epoca medievale, l'importante ruolo che avevano le donne, che annoveravano tra i loro ranghi numerose poetesse, musiciste e che organizzavano salotti letterari e musicali, proprio come nella Francia nel XVIII secolo. Amina Alaoui data la nascita di queste forme poetiche e musicali al X secolo, che sono il muwashah (lungo poema cantato in strofe e in arabo classico) e lo zajal (poema improvvisato in lingua dialettale), entrambi ancora praticati ai giorni nostri, dal Marocco all'Afganistan. Piacevoli sono anche le canzoni popolari in lingua romanza, melange di arabo e spagnolo, immagine dell'arabo-francese parlato in epoca coloniale, da Algeri a Beirut:
“Ya muterneni, Salvato To hazino, to penato Tara alyom guastato Lam tadoq fi ghayr loqaima”
(O mio scostante Salvatore/Sei triste e addolorato/ Sempre addolorato ancora oggi/ E non vuoi mangiare che un boccone di pane).

Claude Chantal ci accompagna sulle tracce delle musiche giudeo-spagnole, ricordando il ruolo centrale che la musica gioca nei testi sacri. Lo stesso re Davide fu poeta e musicista, e utilizzava la musica a scopi terapeutici, come testimoniano diverse citazioni della Bibbia, come questa:
“E quando lo spirito di Dio era su Saul, Davide prendeva la cetra e suonava con le sue mani; allora Saul respirava più facilmente e ne traeva sollievo e gli spiriti maligni si ritiravano da lui”.
L'autore ricorda che la Bibbia è piena di suoni di trombe, tamburi, cetre, arpe e altri strumenti, e che nella tradizione ebraica Dio creò gli angeli il terzo giorno perché cantassero le sue lodi... Il brano offerto come illustrazione è una celebre melodia, “Ysméh’ou achamayim vétaguel aretz/Koum-Tara”( “Che i cieli si rallegrino e la terra esulti. Si proclami tra le nazioni che l'Eterno regna”).
Esempio tipico di “matruz” (“ricamo” in arabo) dell'epoca, questa poesia in strofe alternate in ebraico e arabo sembra fusion ante-litteram... Ma la cosa più sorprendente è che questa melodia, che si canta srotolando la Thora durante i riti, sarà familiare a tutti i maghrebini di oggi, giacché è diventata melodia popolare in tutto il Maghreb, cantata durante feste e matrimoni, come il successo “Alabina”, nato nel XX secolo, è suonato ai matrimoni allo stesso modo in Israele, Egitto, Algeria...

Henri Agnel, chitarrista, liutista e appassionato di musica del Medioevo e del Rinascimento, ci porta in Afganistan ad incontrare i poeti-musicisti orientali dei nostri tempi, che hanno ispirato i canti dei trovatori, di cui è specialista. E nell'evocazione di quelle canzoni medievali francesi che cantavano “la Dama”, evocazione della Vergine Maria, si indovina lo slittamento che dolcemente si è prodotto, per parlare della “dama” che si ama in modo criptato. Come in questa canzone di uno dei più celebri trovatori francesi, Bernard de Ventadour (XII secolo):
“J’aime tant ma Dame et l’estime si précieuse et tant la redoute et la veux bien servir que jamais je n’ai osé la prier, rien ne lui dit, ni rien lui demande. Cependant, elle a deviné mon amour et ma douleur et quand il lui plaît, elle m’accorde honneur et bienfait”.... (“Amo tanto la mia Dama e la stimo così preziosa e bene la voglio servire, che mai ho osato pregare, né dirle alcuna cosa, né domandarle nulla. Adesso, ella ha indovinato il mio amore e il mio dolore, e quando le piace mi accorda onore e il suo favore”)

Ancora: le tarantelle del sud Italia e le loro poesie d'amore “urlate” sotto le finestre della bella desiderata (“bella come una ciliegia”...); gli zajal tuttora vivi in Libano, gare poetiche improvvisate la sera nei caffé e alle feste di matrimonio e intervallate da danze, di cui il CD presenta un esempio registrato nel 2005; un’intervista con il poeta-musicista occitano Jan-Mari Carlotti e un'altra con il compositore libanese di musica contemporanea Zad Moultaka; un saggio sul flamenco, sulla sua nascita tra i gitani venuti dall'India per scampare alla persecuzione di Timur-Leng nel XIV secolo, e qualche perla di “coplas” (distici), brevi poesie da quattro strofe pensate per essere cantate, come questa, verosimilmente composta da una donna:
En un verde prado Tendi mi panuelo Salieron tres rosas Como tres luceros
(In un verde prato/Ho stesso il mio fazzoletto/Sbocciano tre rose/Come tre bagliori)

Sarà chiaro ormai: un libro-cd di una ricchezza inaudita, nel senso letterale del termine, perché mai prima d'ora è stato possibile ascoltare, in un solo cd, tutti questi generi musicali che coprono diversi secoli di storia e diversi continenti, e mai un libro ha raccolto tematiche così vaste...e simili allo stesso tempo. “Les chants d'Orphée” resterà probabilmente, per diversi anni a venire, lo strumento indispensabile per tutti gli appassionati di musica, nel Mediterraneo...e altrove...


L'indice completo a disposizione su: www.lapenseedemidi.org


Nadia Khouri-Dagher
Traduzione dal francese di Alessandro Rivera Magos
(29/05/2009)

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