MUZZIKA! Giugno 2009  | Nadia Khouri-Dagher
MUZZIKA! Giugno 2009 Stampa
Nadia Khouri-Dagher   

Jazz manouche , francese e giramondo, con il primo album di un nuovo energico gruppo, Caragoss'; la riedizione in un cofanetto di due cd della musica di Miguel Poveda, star del canto flamenco in Spagna; un concerto di Marina Rossell, che dà nuova vita alle canzoni catalane tradizionali; l'eredità al sicuro dello 'oud in Medio-Oriente, dopo la morte di Mounir Bachir e la distruzione dell'Iraq, culla dello strumento, con un cd del libanese Charbel Rouhana in concerto e; per finire, un album di percussioni iraniane per celebrare la forza della vita. Belle scoperte, sui siti internet di questi artisti!



Il colpo di fulmine di Babelmed
MUZZIKA! Giugno 2009  | Nadia Khouri-DagherCARAGOSS’: Les routes du swing, Le chant du monde/Harmonia Mundi
Caragoss’ è composto da quattro musicisti che hanno il fuoco dentro e creano per noi uno swing manouche pieno del buon umore di questo jazz di chitarre gitane, tipicamente francese e pieno di curiosità per ulteriori contrade e paesaggi, perché quando si ha l'anima gitana si ama viaggiare... Dunque ecco qui il primo album di un gruppo di quattro amici, che vivono tra Blois e Tours, che si sono già offerti al pubblico in diversi festival in Francia (Festival internazionale di chitarra di Vendôme, Festival voce e chitarra di Montélimar, Festival Un etsate a Bourges, ecc...), e hanno girato il Marocco e le Antille. Due chitarre (Kevin Goubern e Yann Boujouan), un violino (Laurent Zeller), un contrabasso (Alexandre Voisin), i nostri quattro musicisti sono tutti diplomati al conservatorio (Laurent Zeller per esempio somma un premio per violino classico e uno per musica da camera ed è anche membro del quartetto Médicis de musique classique), hanno in comune la passione per la musica del mondo e suonano volentieri altri strumenti: Alexandre Voisin sta cominciando a suonare il guembri (la chitarra basso marocchina), il saz (varietà di liuto turco) e l'arpa n'goni dell'Africa Occidentale... Un primo album completamente riuscito, in cui si mescolano standard di musica zigana dell'Est Europa, composizioni di Yann Beaujouan, ma anche reprises nello stile manouche di classici come “How intensive” di Carlos Jobim o “Vesoul” di Brel... Jazz manouche che sa farsi anche malinconico, quando si tratta di proporre la propria versione della sublime e celebre canzone “Gracias a la vida” di Violeta Parra, quando il languido violino prende spazio sulle chitarre leggere... Un disco che è un regalo; ci auguriamo il primo di una lunga serie per questo giovane gruppo nato nel 2006, il cui talento non è sfuggito all'esigente etichetta Le Chant du monde...
www.myspace.com/caragoss - www.lechantdumonde.com



MUZZIKA! Giugno 2009  | Nadia Khouri-DagherMIGUEL POVEDA: Suena flamenco - Zaguán (2CD), World Village/Harmonia Mundi

Miguel Poveda è uno dei cantanti di flamenco più celebri di Spagna e dimostra che non è necessario essere nati gitani per portare questo canto nel più profondo di sé. Nato a Badalona, vicino a Barcellona, nel 1973, comincia a cantare flamenco all'età di 15 anni e intraprende la sua carriera a 20 anni, vincendo il primo premio al concorso “Cante de las Minas”, a La Union, nella provincia di Murcia. Le scene, i festival, le tournée e i dischi si susseguono – l'artista oggi conta 8 album al suo attivo ed esibizioni nei più grandi teatri del mondo, il Liceu (Barcellona), il Teatro Real (Madrid), l'Odeon (Parigi), il Carnegie Hall o il Lincoln Center (New York), oltre che in Messico, Giappone, ecc... Nel 2007, l'artista viene onorato in Spagna con il “Premio nazionale di musica”, suprema consacrazione. World Village riedita oggi in un cofanetto due dei suoi dischi più richiesti dal pubblico. “Suena Flamenco”, uscito nel 1998 ( per Harmonia Mundi), era anche stato nominato ai Grammy Latinos nel 2000. Il disco si apre con un canto a voce nuda, “De querer a no querer”, canto d'amore struggente (“Da amare a non amare lungo è il cammino...”), dove ogni frase è seguita da un silenzio e il cui stile evoca direttamente la litania araba, come fosse un grido lanciato nel deserto, deserto minerale o deserto di una città quando ci si sente molto soli... Nell'album si trova anche una versione molto pudica de “La niña del fuego” (resa popolare recentemente dalla cantante spagnola di origini guineane Buika), accompagnata da un piano quasi jazz; così come qualche ritmo “sivigliano” al battito di palmas, per farci danzare. “Zaguan”, l'altro album, è più contemporaneo e si apre con percussioni marocchine, cugine a dire il vero di quelle flamenche... L'album lascia poi più ampio spazio agli strumenti, tra cui si può godere la chitarra sottile e raffinata di Chicuelo, compagno di strada di Miguel Poveda in diversi album. Infine, i libretti dei due dischi contengono le parole delle canzoni, canzoni del patrimonio musicale collettivo o composizioni di Chicuelo o di altri artisti, che dimostrano, attraverso l'unità dei loro temi, la vivacità di una traduzione poetico-musicale di flamenco antica di diversi secoli: “Pendiente de ti”, “A mi hermana”, “Color de aceituna”, “Lamento por alegriás”, “Si me vieras”, “Con esa morena”,....
www.miguelpoveda.com



MUZZIKA! Giugno 2009  | Nadia Khouri-DagherMARINA ROSSELL: Gran teatre del Liceu de Barcelona, World Village
Restiamo in Spagna, e in Catalogna, con questa registrazione live di un concerto di Marina Rossell del 2008, che si apre anch'esso con un canto a voce nuda, di un solo minuto... E dalla prima canzone che segue, si sente che questo sarà un disco di musica autentica. Vi abbiamo presentato Marina Rossell in Muzzika! di novembre 2006, per l'uscita del suo album “Vistas al mar” (World Village), raccolta di habaneras, i canti nati nel XIX° secolo tra Spagna e Cuba. E se abbiamo trovato piacevole l'album precedente, giudichiamo questo davvero entusiasmante: è l'effetto del live, dove l'artista si dona totalmente, dove il repertorio è più ampio – perché Marina Rossell vuole rendere omaggio a quelle canzoni popolari che hanno segnato la sua infanzia – e si viene catturati dal disco... “Queste sono le canzoni che mi hanno accompagnata per tutta la vita: le cantavo quando ero piccola o alle feste di Pasqua, nella corale parrocchiale”, ci spiega. E l'artista ci fa ascoltare la ninnananna “La Mère de Dieu quand elle était petite” (“La Madre di Dio quando era piccola”), che cantavano le madri mentre lavoravano a maglia, con in sottofondo, ricreato dai musicisti che l'accompagnano, il ticchettio regolare dei ferri... : “La mère de Dieu/quand elle était petite allait faire de la couture/et apprendre la lecture/Elle portait un petit panier/avec quatre petites pommes/un morceau de pain/et aussi des noisettes/ Dors, bébé/Dors, bébé/berçons/le petit enfant...”. Ci sono anche alcune belle habaneras, come “De quoi parles-tu, habanera?” (“Di che parli habanera?”): “Ceux qui vont te chanter, habanera/ceux qui sont partis et revenus.../qu’ont-ils rapporté ici/qu’ont-ils laissé là-bas?/ Où est le parfum/la couleur, la chaleur/la splendeur, le va-et-vient/de La Havane?...”. Marina Rossell presenta anche composizioni proprie, omaggi alla bellezza del mondo e all'amore, e qualche canto di patriottico fervore come “L’émigrant” (“L'emigrante”): “Douce Catalogne/patrie de mon coeur/quand on s’éloigne de toi/de nostalgie l’on meurt...”; o “Les moissonneurs” (“I mietitori”), che è l'inno della Catalogna (“Catalogne, triomphante, tu seras de nouveau riche et comblée! Arrière, tous ces gens/si fiers et orgueilleux...”). Marina Rossell, che ha avuto in dono una voce fatta per cantare, è una delle artiste più popolari della sua regione e conta 20 dischi al suo attivo. In Francia, per quel che riguarda il recupero della musica popolare, non si conosce nulla del genere – ma certamente anche oltre i Pirenei queste musiche non sono del tutto estinte...
www.marinarossell.com



MUZZIKA! Giugno 2009  | Nadia Khouri-DagherCHARBEL ROUHANA & The Beirut Oriental Ensemble: The “Handmade” concert, Forward Music (CD + DVD)

Abbiamo scoperto con voi, in Muzzika! di settembre 2008, Chabel Rouhana come eccellente autore-compositore-interprete, di canzoni che parlano di un nuovo Libano post-confessionale, che si prende gioco della sua borghesia pretenziosa e celebra una gioia di vivere tutta popolare (la sua canzone sui sogni di emigrazione dei libanesi e l'altra sul loro snobismo nel linguaggio erano molto divertenti!). Questo cofanetto, arricchito con un dvd, ci rivela l'artista in qualità di concertista realizzato. Perché, Charbel Rouhana, titolare di un diploma di 'oud e di una laurea in musicologia, autore di otto opere su stile e tecnica dello 'oud, insegna al Conservatorio nazionale del Libano e all'Università del Santo Spirito di Kaslik, tiene delle master class al Conservatorio di Istanbul e di Boston e concerti in diversi paesi, e ha composto anche la musica per diversi spettacoli di danza per la celebre compagnia libanese Caracalla, oltre a quella di alcuni film arabi... Questa è la registrazione di un concerto che deve essere stato eccezionale, a giudicare dal momento di silenzio che chiude l'interpretazione di ogni composizione, prima degli applausi, e che esprime, da solo, tutta la concentrazione e il rapimento – nel doppio senso del termine – del pubblico per la musica. Il linguaggio dello 'oud è una lingua senza parole che ci parla lo stesso. E proprio come nella lingua araba, lo 'oud ci racconta delle cose nel dettaglio, prende tempo, si ripete, sviluppa, ricama, insiste, ritorna per farci ben comprendere – gli arabi hanno orrore delle sintesi e dei riassunti quando parlano. E come nella tradizione letterale orale, dove una storia è riportata da un tale, che la racconta in un modo, collegandola a quell'altro, raccontando poi una storia di qualcosa di simile che è successo a lui personalmente, facendo una digressione, qui i temi tradizionali, riconoscibili, sono ripresi e personalizzati, e si fondono con le composizioni e gli arrangiamenti del musicista. A brani più “gravi” seguono temi più dinamici, come la formidabile “Al bint al shalabiya” di Fairuz, con sorprendenti percussioni. Per inciso si fa notare che Charbel Rouhana è cristiano, come testimonia il suo nome, quello di un famoso santo maronita, e che è accompagnato da Antoine Khalifeh al violino, Ali El Khatib al rik, Abboud Saadi al basso e Elie Khouri al buzuki: il Beirut Oriental Ensemble è multi confessionale, come lo sono le orchestre arabe da secoli: perché da sempre, dal Medio Oriente al Maghreb, i cristiani e gli ebrei sono parte integrante, insieme ai musulmani, nella creazione e la perpetuazione di questo millenario patrimonio della musica araba, semplicemente perché le diverse comunità erano per tradizione perfettamente integrate alle società di questa regione – e lo sono ancora in alcuni paesi, come il Libano... Beh, bisogna proprio dirlo: questo è un disco indispensabile per tutti gli appassionati di 'oud e che porta a questa tradizione una piacevole ventata di novità. E avete il dvd per vedere gli artisti all'opera! Complimenti Charbel!
www.charbelrouhana.net



MUZZIKA! Giugno 2009  | Nadia Khouri-DagherRAMIN RAHIMI & TAPESH: Iranian Percussion, ARC Music

Le percussioni in Europa hanno il vento in poppa, specialmente fra i giovani, e questo disco può servire d'ispirazione a molti amatori percussionisti, come quelli che fioriscono sui prati dei nostri parchi e sulle rive dei nostri fiumi nelle belle giornate... Ascoltando delle percussioni sole si comprende questo interesse: perché, ascoltando questi suoni crudi, di un'energia folle, ci si sente completamente rinvigoriti e pieni di energia. L'antidoto perfetto al dolce torpore che può provocare la vita borghese e senza sorprese che porta avanti la massa da questa parte del pianeta... Così, ecco quasi un'ora di energia pura, di energia vitale – chiaramente meglio ancora dal vivo, il che vale per tutta la musica, ma senza dubbio ancor di più per le percussioni, dove conta solo il ritmo e dove il suono schiocca nell'aria. Ramin Rahimi, nata nel 1969, è stata prima violoncellista nell'Orchestra sinfonica di Teheran, per poi cedere al fascino del tombak e del daf, che ha insegnato per 15 anni all'Istituto di Musica Golpa di Teheran. Nel 1998 fonda l'ensemble Tapesh, che raggruppa 25 percussionisti di tombak (tamburo a forma di clessidra), daf (tamburo a cornice), cajon (cassetta in legno, il cajon è latino-americano), dhol (enorme tamburo cilindrico) e darbouka (forma a clessidra). Tapesh ha pubblicato un primo album in Iran nel 2007 e si è esibito in numerosi paesi. Dal 2007, Ramin Rahimi fa anche parte di Angband, un gruppo di power metal che ha pubblicato un primo album nel 2008: il ritmo, linguaggio universale... Per coloro che praticano le percussioni, il libretto fornisce tutti i dettagli tecnici per ogni brano: ritmo a 5/8, 11/8, 13/8, danze persiane antiche e ritmi sumeri... Quando il suono del passato è straordinariamente contemporaneo, il tempo non esiste più e ci si avvicina all'eternità...
www.arcmusic.co.uk


Nadia Khouri-Dagher
Traduzione dal francese: A.Rivera Magos
(23/06/2009)


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