MUZZIKA! Settembre 2009  | Nadia Khouri-Dagher
MUZZIKA! Settembre 2009 Stampa
Nadia Khouri-Dagher   
Per questo mese: reggae marocchino, testimone di una gioventù che scalpita in Marocco come altrove e vuole esprimersi; la colonna sonora del film documentario “Nuba d'or et de lumière”, sulla musica arabo-andalusa in Marocco, della cineasta marocchina Izza Genini, che ha realizzato diversi film sulle musiche del Marocco; un “best-of” dell’egiziano Sayyed Darwish, di cui parecchi di voi conosceranno le canzoni a memoria; un album di canzoni rurali tunisine, il sound del villaggio sul vostro giradischi; il numero “Italia” di Putumayo, selezione di ballate dolci che ci parlano di dolce vita; e per finire, il primo album di Boya, gruppo franco-bulgaro di giovani musicisti dotati, che rivisitano le musiche dei Balcani e le vestono della loro personalità. Iniziative poco mediatiche, ma sicuramente da incoraggiare! Per cui, fate girare...


Le coup de coeur de Babelmed
MUZZIKA! Settembre 2009  | Nadia Khouri-DagherWACHM’N HIT - Reggae music from Morocco, AB Sawt
La scena musicale araba e marocchina sta vivendo un fermento straordinario e continua a produrre artisti incredibili e nuove espressioni musicali, ma in Europa, come nei paesi vicini, non si hanno che deboli eco, quando non il completo silenzio. Il problema è che questi nuovi gruppi, spesso talentuosi, di cui parliamo in questa rubrica quando ne siamo informati, hanno spesso grosse difficoltà ad esistere e farsi ascoltare nel loro paese e ancor di più all'estero. Auto-prodotti, prodotti da case discografiche locali che non hanno la capacità pubblicitaria e di marketing di quelle internazionali, o ancora con tutte le difficoltà possibili a farsi ascoltare, fosse anche su di un discreto palcoscenico o sulle radio locali, questo ambiente underground riesce ad esistere grazie ad internet e myspace, e a volte guadagnano un po' di notorietà grazie alla volontà di qualche festival estivo o di coraggiosi direttori radiofonici. Altre ragioni che spiegano, senza dubbio, questa situazione: con il conservatorismo religioso e sociale che domina tutti i paesi musulmani, questi gruppi che usano chitarre elettriche, batterie, suoni elettronici, e suonano rock, pop, jazz o rap, agli occhi dei conservatori passano per delle band di musica “occidentale”, cioè “satanica”... (Per consolarli: anche i Beatles furono accusati di satanismo dai conservatori americani, perché la libertà del rock non va a genio a tutti). Inoltre, per peggiorare la propria situazione, questi giovani artisti arabo-maghrebini cantano spesso dei testi esplosivi, che denunciano tutti i problemi delle loro società, in paesi dove la parola viene spesso imbavagliata. Ecco perché bisogna accogliere l'eccellente primo album del gruppo reggae marocchino Wachm'nt hit. Innanzi tutto bisogna dire che, anche senza capire il dialetto marocchino, abbiamo adorato il loro album al primo ascolto: del buon reggae, che si avventura in tutte le contrade musicali in cui i nostri sette giovani musicisti hanno voglia di andare, senza perdere la propria identità; sono musicisti agguerriti, una chitarra elettrica molto convincente, dal suono più sahariano che giamaicano (fa pensare ai Tinariwen) e una batteria piena di energia, che invita volentieri ai ritmi gnawa, ritmi neri a loro agio qui. “Wachm’n hit” vuol dire, in dialetto marocchino, “di quale hit parli?”, a denunciare tutte le difficoltà della movida musicale ad esistere. Ma in “La tloumouna”, il gruppo prende in giro quelli che attaccano queste nuove musiche (queste nuove “hits”), cercando di stroncare sul nascere questo movimento: la canzone dichiara che il gruppo continuerà a suonare “reggae marocchino”, costi quel che costi... Perché se alcuni denigrano questi nuovi artisti, un certo pubblico, giovane, è pronto all'appuntamento. Tanto che Wachm’n hit ha vinto il Premio “Boulevards des jeunes musiciens” a Casablanca nel 2006 nella categoria fusion e ha fatto scatenare un pubblico giovane, desideroso di esprimersi in forme collettive e gioiose, quando il gruppo si è esibito ai festival o sulle scene di Essaouira, Rabat o Casablanca, festività che certo non prevedono riunioni nei luoghi di culto. Alcune canzoni di denuncia parlano delle giovanissime ragazze che vanno con uomini più grandi, sulla situazione dell'insegnamento in Marocco, sui misfatti della stregoneria nel paese o sull'immobilismo politico dei suoi dirigenti: “Wachm’n hit canta la voce del popolo”, annuncia il libretto. Fortunatamente, in attesa che Virgin o Fnac distribuiscano questi dischi, potete già ordinarli su internet direttamente dagli artisti, o su siti internet come www.livremoi.ma   www.myspace.com/wachmnhitexwailersmaroc  www.absawt.com .


MUZZIKA! Settembre 2009  | Nadia Khouri-DagherNÛBA D’OR ET DE LUMIÈRE - Musique arabo-andalouse marocaine, Buda Musique/Distr. Universal

Izza Genini è nata nel 1942 in una famiglia di ebrei marocchini; ha seguito la sua famiglia in Francia nel 1960 dove ha svolto i suoi studi e ha poi cominciato a riscoprire il suo paese natale. Appassionata di cinema e di musica, scopre allora, ritornando nel proprio paese, l'estrema ricchezza e soprattutto la permanenza del patrimonio musicale marocchino, dal più popolare al più colto, ancora vivo: “Quello che scoprivo riscoprendo il Marocco stesso, era un patrimonio incredibilmente vivo: attorno a me, nelle case, nelle serate private, tutti sapevano cantare, danzare, suonare il tamburo, recitare una qasida di malhoun... io no”, spiegava in un'intervista concessa a www.yabiladi.net il 28 gennaio 2005. E così, dopo una ventina d’anni, si lancia nella realizzazione di una serie di film musicali, per la maggior parte documentari, girati ai quattro angoli del paese. La serie dei documentari “Maroc corps et âme” (Marocco anima e corpo) comprende i film “Voix du maroc”, “Rythmes de Marrakech”, o “Cantiques brodés”, quest'ultimo sulla tradizione del “matrouz” (ricamo), i canti in cui si mescolano arabo ed ebraico, cantati nel film da Abdelsadek Chekara e il rabbino Haïm Louk. Uno dei messaggi chiave che Izza difende nei suoi films è proprio quello della tolleranza tra le diverse comunità che vivevano anticamente in Marocco e che si scambiarono le rispettive tradizioni musicali. “Nûba d’or et de lumière” è la colonna sonora del suo ultimo film, omonimo, in vendita anche in DVD e che ritraccia la storia e la diversità di questa forma musicale – la nouba, o suite – che rappresenta l'essenza della musica classica arabo-andalusa: dall'Orchestra del Conservatorio di Tétouan, fino ai musicisti del café Hannafa di Tangeri. I brani sono tanto tristi e malinconici, quanto gioiosi e ritmati e arricchiti da yu-yu propri delle feste di matrimonio e altre occasioni simili, altri ancora sono poesie recitate, come nella tradizione del malhoun. Siamo rimasti colpiti in particolar modo dalle magnifiche interpretazioni di Françoise Atlan, marocchina ebrea come Izza Genini, formatasi al Conservatorio di Saint-Etienne e di Aix-en-Provence e vincitrice nel 1984 di un premio per pianoforte e musica da camera, che ha scelto di cantare il repertorio classico andaluso. In particolare, in questo cd presenta uno dei Cantigas de Santa Maria, composti da un gruppo di poeti e musicisti musulmani, ebrei e cristiani (alcuni testi contano 26 artisti ingaggiati per questa vasta impresa), sotto l'egida di Alfonso X, re di Castiglia (1252-1284). Ci piace il fatto che il libretto del CD presenti le traduzioni delle poesie che costituiscono i testi di queste pièces musicali, cantate con continuità da 1400 anni, nei colti conservatori come nei caffè popolari. Come il testo di uno dei brani cantati della Nûba el-Oshaq, o Nuba del Desiderio:

Le matin
brandit sa bannière
chatoyante de couleurs.
L’aube entre en scène.
Telle un fier guerrier,
elle tire son épée du fourreau
chamarré.
Soudain mon bien-aimé tressaille,
son coeur s’enflamme.
Les amants rayonnent,
ils baignent
dans un parfum de paradis.
(...)
Ô mon bien-aimé, verse encore
des coupes de ce nectar.
Prodigieuse matinée !
Retenons-la
avant que les oiseaux ne quittent
leur nid.
Que le ‘ûd et le rebab
fassent vibrer notre âme ! 


(Il mattino innalza il suo stendardo di colori cangianti/ L'alba entra in scena/ Come un fiero guerriero sguaina la sua spada dal ricco fodero/ All'improvviso il mio amore trasale/ si infiamma il suo cuore/ Gli amanti risplendono, si bagnano nel profumo del paradiso. (…) Versa ancora, amore mio, questo nettare nelle nostre coppe/ Mattino di prodigio!/ Teniamolo stretto prima che gli uccelli lascino il loro nido/ Facciano vibrare lo 'oud e il rebab le corde delle nostre anime)

Coloro che, nel nome dell'islam e della tradizione, intendono imporre severità, un’eccessiva censura morale e interdire tutta la musica profana, non hanno certo letto a dovere il proprio libro di storia... e sono di sicuro mal istruiti! L'islam vieta la presenza di strumenti musicali nelle moschee, dicono alcune interpretazioni, ma di certo non ha mai proibito gli strumenti musicali in assoluto e le canzoni d'amore, che non fanno male a nessuno, come qualcuno vorrebbe far credere...
www.budamusique.com . Il sito di Izza Genini:  www.marocorama.com .


MUZZIKA! Settembre 2009  | Nadia Khouri-DagherISSA GHANDOUR AND THE MADINA BAND, Darwish, Forward Music (Liban)/Distr. DOM
Sayyed Darwish (1892-1923) è considerato il padre della musica popolare egiziana, e le sue canzoni sono diventate delle hit e ormai dei classici, conosciute da tutti, piccoli e grandi, cantate in tutte le feste di famiglia, le riunioni fra amici, sugli autobus o sui treni. Proprio come quelle nostre canzoni che oggi ci sembrano eterne, come “L'amant de St Jean” o “Les temps des cerises”, e ancora più cantate e conosciute di queste ultime in Francia, perché nei paesi arabi si canta ancora molto. Il libanese Issa Ghandour e l'ottima casa discografica libanese Forward Music, presentano in questo lavoro una selezione di alcune delle canzoni più conosciute del geniale compositore egiziano. Nato in un quartiere povero di Alessandria, Sayyed Darwish comincia a cantare nei caffè, senza successo. Parte allora per il Cairo, dove si mette a comporre musica per le operette, genere molto diffuso all'epoca e che si sarebbe allargato più tardi sotto la forma dei celebri film musicali egiziani. Si devono a lui anche una ventina di muwashahats, composizioni classiche, e nel 1979 l'Egitto adotterà la sua “Biladi, Biladi, Biladi” (Il mio paese) come inno nazionale. “Sayyed Darwish è diventata un'icona simbolo di progresso, modernità e il passaggio dalla “Musica Orientale”, una musica elitaria fatta per i pascià (…) alla “musica egiziana”, la prima espressione singolare dell'anima di un popolo e delle sue aspirazioni”, spiega il musicologo Frédéric Lagrange nel libretto del album antologico pubblicato nel 1994 dall'etichetta AAA (Artisti arabi associati, oggi scomparsa), che riprendeva le registrazioni originali del maestro. Sayyed Darwish, nato in un ambiente popolare e in una villa eminentemente cosmopolita com'era l'Alessandria coloniale, è stato esposto nella sua infanzia a musiche italiane, greche, la classica europea, ecc., più presenti in quella città della musica classica araba, che non si ascoltava se non nei concerti privati. La maggior parte delle sue composizioni possono essere trascritte per il piano, fanno notare gli specialisti, o detto altrimenti, a parte alcuni passaggi per la voce in cui gli “ornamenti” orientali sono caratterizzanti, la scrittura musicale è notevolmente semplificata, soprattutto rispetto ai sottili quarti di tono della musica classica araba. Inoltre, mentre quest'ultima accorda molto spazio all'improvvisazione, Darwish si allinea piuttosto alle norme europee sopprimendo le possibilità di improvvisazione e sottolineando le sfumature: anche il leggendario sospiro in “Aaah... Aaah...” così diffuso nella canzone araba, che Om Kalthoum farà conoscere al mondo intero, è segnato sullo spartito! Nelle sue operette e opere, Darwish usava un'orchestra occidentale diretta dal suo amico Il Signore Casio, e non il tradizionale “takht”, piccolo ensemble di musica araba, aprendo in questo modo la strada alle grandi orchestre egiziane che mescolano strumenti delle due tradizioni e che perdurano ancora oggi ( Youssou N'Dour ha registrato il suo album “Egypte” con una di queste). Infine Darwish sarà il primo a far cantare a due cantanti melodie differenti, come in un dialogo dell'opera italiana, rompendo storicamente col canto all'unisono della musica araba. In quest'album troverete i grandi classici – che magari avete già cantato o ascoltato mille volte - “Zourouni”, “Teleat ya mahla noura” (ya shams, ya shammoussa...), o ancora “Salma ya Salama”, divenuto celebre in Francia quando la cantò Dalida, che era nata ad Alessandria da una famiglia italiana. Da notare: sotto l'innocuo aspetto di canzoni cantabili, i testi di queste canzoni portano dei messaggi sociali e politici, in tempi di lotta per l'indipendenza. Potete divertirvi nel trovare qua e là piccole frasi come “Né l'Europa né l'America: non c'è paese più bello del mio” o ancora “gli europei non dormono mai e hanno dimenticato come si prega”, allusione alle feste e agli eccessi degli espatriati in quelle città piene di tutti i piaceri che erano Alessandria e il Cairo in epoca coloniale. Piaceri che certo non dispiacevano a Darwish, insieme al suo inseparabile paroliere Badii Khairi, che morì a 31 anni di overdose di morfina... www.forwardmusic.com   www.domdisques.com .


MUZZIKA! Settembre 2009  | Nadia Khouri-DagherCHANSONS POPULAIRES TUNISIENNES, Vol.2, Samaka Fen, Distr. DOM

Per un qualche inspiegabile motivo, in Francia compaiono pochi dischi di musica tunisina. Così ecco qui, pubblicati da una piccola etichetta situata nella regione parigina, Samaka Fen, di cui sappiamo solo dal libretto che è stata “Fondata nel 1970 da M. Majdoub, tel: 01 43 55 00 07”, una collezione di canzoni popolari, soprattutto rurali, che rapiranno chi è nato o vissuto nei villaggi tunisini. Gli strumenti si limitano alla gasba, il flauto maghrebino il cui suono ricorda la bombarda bretone, e a qualche percussione. I ritmi sono semplici e ripetitivi, sono perlopiù musiche destinate a feste comunitarie, in cui tutti cantano insieme, a volte rispondendo ad un cantante. Ci sono canzoni per il giorno del fidanzamento (“Yamma lasmar douni” - Mamma mi hanno dato un bel bruno); altre che celebrano il raccolto delle melagrane (“Ya Roummana”); altre chiaramente destinate alla notte delle nozze – che non è che l'ultima delle numerose altre serate destinate alle celebrazioni per un matrimonio (“Ah Ya lila”), in cui sono le donne a cantare, mescolando i loro tanti yu-yu (“Ah com'è bella questa notte... con numerosi “Aaah” di estasi!...). Alcune canzoni, probabilmente provenienti dal Sud tunisino, diventano musica per la trance, come quelle che si trovano anche nel Sahara algerino e marocchino. Un documento interessante per i musicologi, perché esistono pochissime registrazioni musicali di questo genere provenienti da questo paese. www.domdisques.com


MUZZIKA! Settembre 2009  | Nadia Khouri-DagherITALIA, Putumayo
Se amate Paolo Conte, amerete questo disco, che presenta alcuni cantanti e gruppi italiani influenzati come lui dal jazz degli anni '50 e '60, amanti delle canzoni dolci, ballate che si possono gustare al semplice ascolto o canticchiare in una bella mattinata di sole e che, meglio di mille spiegazioni, ci parlano della celebre dolce vita e del far niente italiani... Nel disco troverete non solo Paolo Conte, molto conosciuto fuori dall'Italia, ma anche... suo fratello, Giorgio Conte, con un registro così vicino a Paolo, che a volte ci si domanda, non fosse per la voce, chi dei due stia cantando... E ancora Gianmaria Testa, Simone Lo Porto, Alessandro Pitoni, Marco Calliari e molti altri, presentano canzoni tenere o divertenti, su ritmi swing, o accordi da piano blues o di chitarra manouche. Abbiamo riso parecchio sulla canzone “Gina” di Lu Colombo & Maurizio Geri Swingtet:

Gina, un giorno bionda un giorno bruna (...) lo sai la vita è un'altalena, un giorno scende un giorno sale./ Se vuoi scappare dalla noia esistenziale prova l'acqua minerale, se vuoi fuggire dalla norma più normale puoi provarci col caffè...

Il disco include anche alcune vecchie canzoni italiane, come “La piccola inglesina”, interpretata da Lino Straulino, che raccoglie da vent'anni vecchie canzoni dagli anziani nella sua regione, il Friuli. Questo per comprendere la continuità della canzone “folk” (letteralmente: popolare), da ieri fino ad oggi... www.putumayo.com


MUZZIKA! Settembre 2009  | Nadia Khouri-DagherBOYA, Ispaïtché, L'Autre distribution
Il mese scorso vi abbiamo presentato l'ultimo album del gruppo di Strasburgo “Maliétès”, che ricrea musiche della Turchia e della Grecia. Ed ecco a voi, dallo stesso collettivo di artisti locali “L'assoce piquante”, il primo album di Boya, trio a geometria variabile (in questo cd sono ospiti altri musicisti), che ricrea musiche della Bulgaria e dei Balcani. Dimitar Gougov, che officia alla gadulka, violino bulgaro simile al medievale rebeq, si è ufficialmente formato a Sòfia, in particolare dal maestro di gadulka Atanas Vultchev, prima di arrivare in Francia nel 2000 e di seguire una formazione come capo coro al Conservatorio di Strasburgo. Nathalie Tavernier, pianista e fisarmonicista (e “rumorista”, insiste lei!), diplomata al Conservatorio di Grenoble in piano e musica da camera, si è formata in seguito al “Centre de formation du musicien intervenant” di Sélestat, nella regione, e realizza attività pedagogiche nelle scuole. Etienne Gruel, specializzato in percussioni orientali – daf, darbuka, reck, zarb,... -, ha viaggiato molto ed è anche il percussionista di Maliétès. I Boya, che si sono già esibiti in numerosi festival prestigiosi, come Musiques métisses o Les Suds a Arles e la cui agenda è già piena di date per i concerti di quest'autunno, presentano qui un secondo album dalle singolari atmosfere, decisamente lontane dal folklore, ma molto vicine al viaggio. Tutti i temi sono tradizionali, salvo due composizioni di Dimitar Gougov. Alcuni brani, come “Sediankata’i na razvala”, riprendono dei canti tradizionali ma, giocando per esempio sui silenzi o sull'orchestrazione, li “mettono in scena”, rendendoli così molto contemporanei. Altre tracce rivisitano la tradizione dei cori bulgari, rendendoli più dinamici con le percussioni per esempio. Alcuni brani al pianoforte, come “Dor doritule”, creano un atmosfera onirica, abbastanza lontana dalle musiche popolari. Nell'insieme un disco ispirato, in cui si percepisce tutta la passione che anima i giovani artisti e che vi permetterà di scoprire un patrimonio poco conosciuto, il repertorio popolare cantato in Bulgaria, che non è privo di humour. Esempio in “Dedo odi na pazar”:

Si tu savais maman, quel bel homme
J’ai vu dans la petite ruelle !
Son cheval volait comme un oiseau,
Sa tunique brillait comme le feu,
Son visage rayonnait comme le soleil !
Suis-le maman et demande-lui s’il est marié.
S’il est marié, donne-lui des herbes qui séparent,
S’il est célibataire, passe-lui le bonjour de ma part.


(Se tu sapessi, mamma, che bell'uomo
ho incontrato lungo il sentiero!
Il suo cavallo volava come un uccello,
Il suo mantello brillava come il fuoco,
Il suo volto raggiante come il sole!
Seguilo mamma e chiedigli se è sposato,
se è sposato, dagli le erbe che fanno dividere,
Se è solo, dagli il buongiorno per me.)

www.boya.be - www.myspace.com/boyatrio

Nadia Khouri-Dagher
(12/09/2009)


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