MUZZIKA! Gennaio 2011  | Nadia Khouri-Dagher
MUZZIKA! Gennaio 2011 Stampa
Nadia Khouri-Dagher   
Il colpo di fulmine di Babelmed:
MUZZIKA! Gennaio 2011  | Nadia Khouri-DagherVA FAN FAHRE, “Al wa’ debt”, Zephyrus Music (Belgique)
Per cominciare l’anno in fanfara, ve ne presentiamo una formidabile, che viene dal Belgio con un album di musica araba! Va Fan Fahre, fanfara belga fiamminga, come indica un po’ il suo nome, ama soprattutto confondere le tracce, linguistiche e culturali, e presenta un disco scapigliato, una musica energica e inventiva, che sarà sicuramente interessante vedere sul palco e presentare al più grande pubblico, per gli addetti ai lavori.
La cosa migliore è giudicare direttamente dai brani e un estratto di “Ya habibi taala”, cover della leggendaria canzone dell’altrettanto leggendaria star egiziana degli anni ’40 Asmahane, parlerà meglio di ogni commento: la marocchina Aicha Haskal, voce femminile dell’album, circondata da allegri e squillanti tromboni, sassofoni e trombe, non può fare a meno di ridere e ballare su questa canzone, che parla delle tristi origini della vecchia star egiziana, ma che qui è interpretata come un’allegra danza.
E c’è spazio per sognare: un gruppo di musicisti fiamminghi, nati decenni dopo il 1944, anno della morte di Asmahane, ridanno vita a questo brano fondamentale del repertorio arabo, ancora oggi cantato dalle star del Medio-Oriente, e lo portano in Belgio, in Francia e altrove in Europa… Ma non è poi quello che hanno fatto tutti i musicisti: appropriarsi di musiche di altre culture, da Liszt, che riprendeva la canzone popolare napoletana “Fenesta vascia” per farne un pezzo per pianoforte, o Brahms che musicava i valzer ungheresi, che sono soprattutto composizioni zigane?
“Ya habibi taala” di Va Fan Fahre:
www.youtube.com/watch?
e nella versione originale di Asmahane:
www.youtube.com/watch
Il gruppo si è esibito al festival Jazz sous les Pmmiers, a Coutances in Normandia, ed è in tournée con il nuovo album. Nei Paesi Bassi e in il disco si è classificato tra i migliori album di musica dal mondo. Auguriamo al gruppo un pieno di cose buone per questo nuovo album!
www.vafanfahre.be - www.myspace.com/ - www.zephyrusmusic.be


MUZZIKA! Gennaio 2011  | Nadia Khouri-DagherDEOLINDA, “Dois selos e um carimbo”, World Connection
“Un po’ di aria fresca nella musica portoghese!”, dicono alcuni entusiasti messaggi sulla pagina youtube di Deolinda, sulla quale si incontrano internauti portoghesi, spagnoli, brasiliani. Infatti, il giovane gruppo Deolinda sta avendo un grande successo in Portogallo da quando nel 2008 è apparso il loro primo album, “Cançao ao lado”, che ha venduto più di 50.000 copie. Questo secondo lavoro, che ha già venduto 30.000 copie, è attualmente numero uno nelle vendite e la canzone “Um contra o outro” è già un successo.
Chi sono i Deolinda? Formatosi nel 2006 attorno ai fratelli Martin-Pedro da Silva e Luis José , entrambi alla chitarra classica, affiancati da loro cugina Ana Bacalhau alla voce e da suo marito, José Pedro Leitão al contrabbasso, il gruppo ha preso il nome da un personaggio da loro inventato: Deolinda, quarantenne celibe e felice, che vive nelle nuove banlieues popolari di Lisbona e osserva il mondo intorno a sé.
Senza dubbio, la capacità di parlare del mondo d’oggi, del quotidiano dei Portoghesi, con le metropolitane affollate (il brano “Sem noção), i palazzoni (nella clip della canzone “Fado Toninho”, successo del loro precedente album), come degli amici che si ritrovano nei caffè e del buonumore malgrado tutto, questa fresca poesia del quotidiano è di certo ciò che seduce i portoghesi.
I Deolinda, infatti, sono allegri anche in questo quotidiano del tutto ordinario, che oggi rappresenta tantissimi abitanti delle grandi città. Anche i testi delle canzoni, fortunatamente bilingue, con traduzione in inglese, trasmettono un formidabile ottimismo, il grande assente del tradizionale fado, che invece naviga nella più profonda tristezza. Deolinda quindi non è fado, ma canzone portoghese, che stilisticamente si pone sulla linea di José Alfonsé, “Zeca” Afonso, allegri e virtuosi, che la cantante Cristina Branco ha ripreso così bene nel 2009, con il suo album “Abril”.
Un assaggio dei testi, per darvi un’idea (Não tenho mais razões- Non ho più ragioni):
“Ho gettato le mie stampelle
La schiena non mi fa più male
Mio caro dottore
Questa malattia
Mi da solo voglia di ballare
Non sento più dolore
Non sono più stanco
E mi metto a cantare”

La canzone “Um contra o outro”, che sta avendo successo in Portogallo, dice a un ragazzo inchiodato al suo video-gioco, che potrebbe benissimo essere un adulto in ufficio davanti al suo computer, che lotta per la sua carriera:
“Esci di casa e vieni in strada con me (...)
Stacca la spina(...)
Gioca con me un nuovo gioco
Con due vite l’una contro l’altra (...)
Vieni, fai una pausa, abbandona la corsa
Abbandona questa guerra
Perché la tua meta sta da questa parte della tua vita
Mettiti in “modalità compatibile” (...)
Perché la tua vita è reale
Scegli la tua arma, la tua strategia vincente
Usa al massimo la tua forza (...)
E anche se disarmato ti insegnerò a perdere!
Vieni con me in strada, perché questa tua vita
Anche a guadagnarne altre 1000
La perderai, se non vieni!”

Um contra o outro:
www.youtube.com/watch

Fado Toninho:
www.youtube.com/watch
www.myspace.com/deolindalisboa



MUZZIKA! Gennaio 2011  | Nadia Khouri-DagherCUSTÓDIO CASTELO, The Art of the Portuguese Guitar, ARC Music

Ecco un formidabile disco per tutti gli appassionati di fado, del Portogallo, e/o di chitarra, portoghese o meno che sia! Custódio Castelo ha ricevuto nel 2010 il Premio Amalia Rodrigues nella categoria “Miglior strumentista”, che è tutto dire! D’altronde, aveva già avuto il privilegio di essere scelto dalla regina del fado per accompagnarla nella sua ultima tournée, che fece negli Stati Uniti.
Custódio Castelo è noto in Portogallo per essere uno dei più grandi compositori e innovatori della “chitarra portoghese” (“guitarra do fado”), un liuto a sei corde doppie metalliche, che dà al fado tutto il suo tono (la seconda chitarra che accompagna il fado è una chitarra classica, chiamata “viola”). “Custódio Castelo è in assoluto uno dei punti di riferimento indiscutibili del rinnovamento della chitarra portoghese di questi ultimi decenni”, ha detto di lui il musicologo e l’allora Segretario di Stato alla cultura Rui Vieira Nery, autore del libro “Para uma história do fado” (Público, 2004), e membro della giuria del Premio Amália Rodrigues.
L’ascolto del disco conferma tutto il talento di questo compositore e chitarrista, conteso dalle più grandi voci del fado: ha infatti accompagnato Mariza, Ana Moura, Maria da Fé, Raquel Tavarez, e ha collaborato strettamente per due anni con Cristina Branco, componendo per lei diverse canzoni.
Questo disco però è solo strumentale, fatta eccezione per un brano. Custódio Castelo, nello spazio di alcuni album e diversi concerti, ha deciso di dare un’altra dimensione alla chitarra portoghese, facendone uno strumento completo e non semplice accompagnamento per la voce. Affiancato in quest’album da altri chitarristi (chitarra classica o basso), presenta dei brani che per la maggior parte non sono dei fado, ma composizioni musicali che attingono da diverse fonti. Così “Quasi morna”, un titolo “ispirato alla musica di Capo Verde”, dichiara l’artista. O “Homenagem a Paredes”, che vira verso il tango. Alcuni di essi sono di un virtuosismo e di una energia sbalorditivi! L’album ci è piaciuto dall’inizio alla fine e attendiamo vivamente di vedere l’artista sul palco!
www.youtube.com/watch
www.custodiocastelo.com/
www.myspace.com/custodiocastelo


MUZZIKA! Gennaio 2011  | Nadia Khouri-DagherDJAZIA SATOUR, Klami, Distrib. Musicast

Djazia Satour è una giovane artista algerina, nata ad Algeri negli anni ’80 e arrivata in Francia nel 1990, come molti Algerini in fuga dall’islamismo e dalla guerra civile che imperversavano allora in patria. Stabilitasi a Grenoble, crea a 19 anni il gruppo MIG con 3 amici musicisti, e pubblica un primo album, “Dhikrayat” (“Ricordi” in arabo): un trip hop con suoni jungle e zigani, con bei testi in arabo, francese e inglese, che ha girato un po’sulla scena elettronica in tutta la Francia. “Cantare in arabo mi permette di ricucire con la mia lingua materna e se potessi fare un disco solo in arabo, lo farei senza esitare”, dichiarava allora l’artista.
Ed eccola di nuovo Djazia, da solista(Klami vuol dire “Le mie parole”), in un album eccellente, stilisticamente molto vario, che ha interamente autoprodotto. Il disco si apre con un reggae in arabo: la canzone che dà il titolo all’album, “Klami”. “Stories”, che segue, è cantata in inglese in uno stile vocale e strumentale che ricorda Norah Jones: qui l’Algeria e l’Oriente sono molto lontani. “Temet Liyam” , dolce canzone “raï-love”, stile che aveva sviluppato il rimpianto Cheb Hasni, assassinato dagli islamisti nel 1994. Con “Unknown” e “Voodoo Night”, Djazia presenta due titoli energici, con una bella voce potente e profonda, che ricorda certe voci femminili afro-americane: solo che Djazia è nord-africana. L’album alterna canzoni in arabo – per la maggior parte dolci, con un accento nostalgico o malinconico, a volte accompagnate da un violoncello, come in “M’sira”, a canzoni in inglese ben più ritmate. Nell’insieme un album che rivela grande maturità musicale: è nata una nuova star della canzone algerina!
Ascoltate Alf lila:
www.youtube.com/watch
www.myspace.com/djaziasatour


MUZZIKA! Gennaio 2011  | Nadia Khouri-DagherZAD MOULTAKA, Zajal - Opéra arabe, Abeille Musique

Zajal indica in arabo la giostra poetica. Genere nato nella Grecia antica, praticato più tardi a Roma, che vede affrontarsi due o più persone in improvvisazioni rimate, e si è poi diffuso in tutto il Mediterraneo: lo si trova ancora vivo nella Sicilia del XX secolo (come i canti dei carrettieri siciliani che abbiamo presentato in MUZZIKA! di dicembre 2008):
www.babelmed.net/3832fr )
Uno dei luoghi in cui questa antica tradizione resta estremamente viva, oggi, è il Libano. L’etnomusicologo Suzie Félix tra l’altro, aveva pubblicato una trascrizione di una di queste memorabili serate di competizione poetica, nell’essenziale opera “Les chants d’Orphée - Musique et poésie” (La Pensée de Midi/Actes Sud, 2009), curata da Catherine Peillon, anche direttrice artistica del progetto “Zajal” di Zad Moultatka.
Conosciamo Zad Moultatka come compositore di musica contemporanea, originario del Libano, come ve lo abbiamo presentato nell’ottobre 2008, in occasione del suo precedente album “Visions” ( index.php?c=3644&m=&k=&l=fr ) . Con quest’album ritorna alle origini, offrendoci uno spettacolo – il dvd è la registrazione di un live – in cui lo zajal è restituito alla sua forma cantata, quasi pura: solo l’accompagnamento musicale dei due sfidanti, dell’ensemble contemporaneo Ars Nova, è contemporaneo. La storia, che risale al 1909 e fu tramandata scritta, è quella, forse vera, di un celebre poeta della montagna libanese, Assaad el Khoury el-Feghali, detto Chahrour el Wadi, che si vede sfidare da un giovane mascherato, la cui identità sarà svelata alla fine della sfida.
Tutti gli appassionati di poesia araba, e dello zajal in particolare, apprezzeranno questi veri e propri fuochi d’artificio di rime, di creatività e virtuosismo! Il campione Asaad fa domande sempre più complicate al giovane sconosciuto, che gli risponde immancabilmente: adesso, componi delle rime incrociate fra di loro; o delle assonanze; non usare le lettere con dei punti (in arabo diverse lettere hanno punti diacritici); usa il tetrametro; fa’ delle rime tronche; componi un poema marino; su di una pernice; ecc… Il giovane uomo – qui interpretato dal contralto Fadia Tomb-el Hage, mentre il vecchio poeta è interpretato dall’attore Gabriel Yammine – compie prodezze ogni volta. Tanto che il vecchio poeta alla fine si inchina a lui:
“Giovane uomo superi ogni ostacolo (...)
La tua arte è immensa, vasta come l’oceano
Il tuo canto, una coppa di vino
Che esala il profumo del pergolato”

Non sappiamo se la giostra poetica libanese, lo zajal, sia inscritto al Patrimonio Immateriale dell’Umanità, in ogni caso, dovrebbe assolutamente esserlo. Intanto, siamo riconoscenti a Zad Moultatka per averla fatta rivivere e averla fatta apprezzare al pubblico occidentale, che non la conosceva (l’opera è stata commissionata dallo Stato francese). Il vero piacere, conoscendo l’arabo, è gustare le sonorità carnali e ricche (le “hâf”, le “aayn”...) di questa poesia orale cantata, declamata, ritmata, ascoltandola come se fosse musica. Quando ci si sorprende a riconoscere un ritmo di dabké, la danza popolare libanese, in questo fiume di versi, si comprendono pienamente gli stretti legami che uniscono poesia e musica sin dall’antichità nel Mediterraneo, dove sono nate.
www.zadmoultaka.com


MUZZIKA! Gennaio 2011  | Nadia Khouri-DagherMALIKA BELLARIBI-LE MOAL, Melting Op’, PROD/uctive & Voix en Développement
Restiamo nell’ambito dell’opera, occidentale questa volta, con l’ultimo album di Malika Malika Bellaribi-Le Moal, uno dei pochi artisti al mondo proveniente dal Maghreb o dal mondo arabo ad aver scelto un terreno così selettivo come la lirica (conosciamo anche Julie Nasrallah, in Canada). Mezzo-soprano dalla voce calda, che ricorda quella dei cantanti lirici afro-americani, Marika presenta in quest’album una selezione delle arie cui è più legata, da Schubert a Rossini, passando per Bizet e Verdi.
Non resistiamo al desiderio di raccontarvi l’incredibile storia di quest’artista, che è stata letteralmente salvata dalla musica. Come ha raccontato nella sua autobiografia “Les sandales blanches” (Calmann-Lévy, 2008), Malika è nata nel 1956 in quelle che chiamano le “bidonvilles di Nanterre”, dove a quell’epoca si accalcavano nella miseria i lavoratori algerini immigrati. Viveva con otto fratelli e sorelle in una baracca senz’acqua ed elettricità, dormendo accucciata per mancanza di spazio. All’età di 3 anni, Malika viene travolta da un camion e si frattura le gambe e le anche. Segue un lungo periodo in ospedale. Questo dramma, paradossalmente, salverà la bambina. Assistita in un istituto gestito dalle suore, Malika, il cui padre muore quando lei ha 6 anni, che non riceveva affetto da una madre sbandata (“non volevano affezionarsi perché pensavano che sarei morta”, racconta lei), scopre la gentilezza delle infermiere, che sono anche delle religiose, e scopre la musica sacra occidentale: tutte le domeniche, infatti, si cantava in cappella. Da lì sviluppa una vera passione per la musica, che da alla ragazzina la forza e l’energia per guarire.
Adolescente, Malika decide di intraprendere gli studi musicali e di convertirsi al cattolicesimo, malgrado la resistenza della famiglia e della sua comunità. Diventata infine mezzo-soprano professionista, non dimentica le sue radici e sviluppa, parallelamente alla sua carriera in concerti e album, dei laboratori musicali per i giovani svantaggiati delle banlieues, che le vale il soprannome de “La Diva delle Banlieues” , da parte dei media francesi. Una carriera costruita con i denti…. e con la voce!
Un’intervista a Malika:
http://culturebox.france3.fr/-malikal
www.malikabellaribi.com

Nadia Khouri-Dagher
(31/01/2011)






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