MUZZIKA! Aprile 2011 | Nadia Khouri-Dagher
MUZZIKA! Aprile 2011 Stampa
Nadia Khouri-Dagher   
Questo mese protagonista Marsiglia, con Ahamada Smis, poeta-slammer marsigliese e comoriano, e la sua poesia impegnata, che predica la dolcezza contro la violenza, e con il gruppo Kabbalah, che presenta il suo “yiddish dada”, musica che mescola le culture e le lingue, proprio come la grande città portuaria. Da Strasburgo, il gruppo Shezar presenta il suo jazz acustico orientale, dolce e rigenerante. Da La Rochelle, il Duo Harmane, con delle ballate turco-folk. Infine, dal Sahara, due gruppi tuareg, Toumastin e Terakaft, che portano avanti il rock ribelle del deserto.


Il colpo di fulmine di babelmed
MUZZIKA! Aprile 2011 | Nadia Khouri-DagherAHAMADA SMIS, “Etre”, Colombe Records
La rivelazione del mese è un poeta e musicista marsigliese nato alle Comore, Ahamada Smis, che presenta un album, “Etre”, che è molto più di uno slam: vere poesie “rappate” e cantate, con ottimi testi e accompagnate da ottima musica.
L’etichetta di “slam” può spaventare i puristi della musica. Ma se la parola è nata dalle necessità di marketing dell’attuale industria discografica, che ha bisogno di etichette per classificare i generi, e di parole nuove per annunciare le “novità” e vendere, la poesia orale accompagnata da musica si pratica da sempre in Africa, dove i suoi bardi sono chiamati “griot”, e nella cultura araba, da cui l’hanno ereditata le Comore.
Ahamada Smis sbarca a Marsiglia a 10 anni, arrivando dalle Comore. Comincia a fare il fabbro, ma il suo amore per la musica e la poesia prendono il sopravvento: nel 2001 esce il suo primo CD, “Gouttes d’eau”, e da allora è una delle figure più attive della scena musicale marsigliese, organizzando serate hip hop al café Julien, il festival “Marseille cosmopolite” nel 2006, laboratori di scrittura musicale per i giovani delle “cité” (le periferie), o ancora conferenze sulla letteratura orale comoriana, per preservarne l’eredità.
Il suo album “Essere” rivela un artista maturo, che si accompagna ad eccellenti musicisti provenienti da tutti gli orizzonti musicali: in particolare Pierre-Laurent Bertolino alla ghironda, Miquéu Montanaro alla fisarmonica e flauto, Lamine Diagne al sax, Ulrich Edorth al basso, e altri. L’album è il frutto di diversi anni di viaggi e incontri con musicisti, specialmente in Congo e alle Comore, alla ricerca delle sue radici “arabo-bantu”. Così, quasi tutte le canzoni ospitano un artista o un gruppo africano: Staff Benda Billili, il rapper comoriano Cheikh Mo, la cantante sud-africana Sibongile Mbambo o il cantante di twarab (si può riconoscere la parole araba “tarab”) comoriano Soultoine.
La principale forza dell’album sono i testi di un artista che riassume la propria ispirazione in quattro parole: “Poesia, fede, incontri, origini”. Opponendosi ai rapper francesi che “giocano a fare i gangster americani”, lui contrappone “colombe, dolcezza e gocce d’acqua”: “Colomba combatti i falchi/Come un angelo contro i demoni”, canta nel brano che da il titolo all’album, “Etre”. Poi continua: “Un essere, non un albero/Un cuore non una pietra/Un anima (…) libera del mio essere, frutto dei miei antenati”.
Ahamada dunque è ben radicato alle sue origini e il brano “Comores”, che include strofe in swahili, è un canto di lode al suo paese natale: “Maoré, Dzouani, Gazidja, Moili, Les Iles aux sultans, Comores mon pays”... Ma Ahamada è marsigliese quanto comoriano e attraverso il suo hip hop impegnato canta anche, e soprattutto, il suo quotidiano e il suo vissuto in questa città. Cresciuto nel 7° arrondissement, quartiere borghese di Marsiglia, scopre le “cités” (periferie) solo nel 1990, a 17 anni, andando alla cité di Bellevue conosciuta con il nome di Félix Pyat. Racconta: “Ho scoperto che in questi grandi complessi dai colori grigi le mamme portano la loro spesa al 12° piano a piedi… È un altro volto della Francia. Non la Francia di cui molti emigranti sognano prima di partire. Molti dei giovani provenienti da questi ghetti sono spesso considerati “selvaggi”. Forse i giovani dei quartieri ricchi sarebbero diversi, se vivessero nelle stesse “prigioni”?”. In “Kids, canta: “Les kids font les caïds/Speedent comme des bolides/Ne respectent aucun code/Flingue dans la boîte à gants/Ils se croient grands/Les mères crient au secours/Les pères désespèrent...”
Il pubblico francese conosceva e apprezzava già un altro di questi nuovi poeti-bardi di oggi, chiamati rapper, e cioè Abd-El-Malik, francese d’origine africana come Ahamada. Artisti sensibili, che parlano della Francia di oggi meglio di giornalisti frettolosi o cosiddetti esperti. Bene, adesso sono in due a far brillare la stella della tradizione orale africana, attualizzata in francese e messa al servizio dei più poveri e dei diseredati in Francia e ovunque.
Un’intervista ad Ahamada Smis: http://www.youtube.com/watch?v=lMWKt3qiS9M
Per ascoltare e vedere il video “Massiwa”:  http://www.youtube.com/watch?v=W4n-Ece4mlY
www.myspace.com/ahamadasmis - www.colomberecords.com


MUZZIKA! Aprile 2011 | Nadia Khouri-DagherKABBALAH, Boxes, bagels and elephants, La Meson/L’Autre distribution
Restiamo a Marsiglia, rigogliosa capitale che ospita un incredibile vivaio di artisti, cui piace più di tutto mescolare i generi e gli stili, proprio come la loro città, dal DNA meticcio. Concetto che il gruppo Kabbalah esprime meglio di quanto potremmo farlo noi, quando definiscono il loro genere musicale, lo “Yddish Dada”: “Fenomeno tutto marsigliese: quando lo chaâbi polacco incontra un violino russo collegato a sintetizzatori analogici (…) in “corto-circuito” con uno ndolé camerunense e un Berliner di ritorno da New York. Il risultato è uno slam rock, uno yid hop, del Golem o Congo Square, del bikutsi punk. Il tutto servito da voci in inglese-yiddish-russo, corde, fiati, percussioni, macchine appena o decisamente vintage, carillon”
I musicisti di questo folle gruppo si danno i soprannomi di Luigi El Gatto (Marsiglia-Chicago) alle percussioni, Anakin Startseva (San Pietroburgo-Datcha) alle corde e carillon, (Orano-Cracovia) alla chitarra Gibson, Pat2bass (Douala-Marsiglia) al basso, e Uliphant2000 (Brooklyn-Berlino) ai fiati: tutto un programma!
Quello che questi troppo modesti musicisti non dicono è che Stéphane Galeski ha vinto il 1° Premio jazz del Conservatorio di Aix-en-Provence, dove insegna chitarra nel dipartimento di musiche contemporanee; che Gérard Gatto è diplomato allo stesso conservatorio di Aix; che Uli Wolters, tedesco arrivato in Francia nel 1993, è stato 1° premio jazz e si è formato, tra le altre, alla New School di New York; che Anna Startseva, arrivata dalla Russia a 17 anni, ha ricevuto una formazione classica alla Scuola di musica Rachmaninov di San Pietroburgo e suona musica contemporanea nell’Ensemble orchestral contemporain di Lione o nell’Ensemble multilatéral di Parigi; e che il martinico-camerunense Patrick Ferné ha ricevuto una doppia formazione classica e jazz.
L’album “Boxes, Bagels and Elephants” esce dopo 5 anni e più di concerti in Francia e all’estero, e il loro primo album, “Shlomo” (La Meson/Mosaïc Distribution), pubblicato nel 2008, già si era fatto notare. Kabbalah è stato anche “Découverte” della Primavera di Bourges nel 2009 e ha ricevuto quest’anno il Premio Label Sud, assegnato da Phonopaca, federazione delle etichette indipendenti della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. L’agenda del gruppo è già piena per tutta l’estate 2011: bisogna assolutamente vederli sul palco e tutte le date dei loro concerti sono sui loro siti!
www.kabbalah-music.net - www.myspace.com/kabmusic - www.lameson.com
Un sito dedicato alle musiche klezmer: http://zikanina.blogspot.com/


MUZZIKA! Aprile 2011 | Nadia Khouri-DagherSHEZAR, “Zaffé”, Playasound/Distrib. Harmonia Mundi
Ecco l’ultimo nato dell’associazione Pikante, un collettivo di artisti molto creativo di Strasburgo, appassionati di musiche del mondo, di cui vi abbiamo già presentato su Muzzika! diversi gruppi, come Les violons barbares, Maliétès, o L’Hijâz Car. Tutti eccellenti, e Shezar non fa eccezione!
Shezar riunisce quattro musicisti provenienti dalla Siria (Hassan Abdalrahman, allo ‘oud e alla voce), dalla Norvegia (Kjetil Selvik, ai clarinetti), dalla Francia (Nicolas Beck al doppio basso e al tarhu, anche membro di Maliétès e di L’Hijâz Car, e Fabien Guyot alle percussioni, membro di L’Hijâz Car e di Violons barbares). Tutti e quattro pieni di diplomi e premi e tutti e quattro impegnati anche con altre formazioni in altri generi musicali. Ma il loro amore per il jazz e l’Oriente li ha riuniti nel 2000, portandoli a pubblicare nel 2003 un’opera prima notevole, Rimal (Musicast/L’Autre production).
Con “Zaffé” (che vuol dire applausi e che indica il rito di accompagnamento dei giovani sposi alle nozze: la musica dal vivo oggi in Oriente si suona essenzialmente ai matrimoni), Shezar presenta un album delizioso di “jazz acustico orientale”, come definiscono il loro stile, dove i quattro strumenti dialogano armoniosamente in lunghi brani in cui ognuno può sviluppare la sua melodia o i propri ritmi, e con più di uno strumento per tre dei quattro membri del gruppo: infatti, Kjetil Selvik alterna diversi clarinetti, Fabien Guyot suona diverse percussioni persiane o orientali tra cui il daf, e Nicolas Beck passa dal contrabbasso al tarhu, sorta di sitar indiano dal suono grave che si suona con un archetto.
Ci è molto piaciuta “Shaghaf”, dove il clarinetto di Kjetil Selvik suona come un doudouk armeno – a meno che non si tratti davvero di un doudouk –, in una composizione di una dolcezza infinita, presto raggiunto dalle corde malinconiche dello ‘oud. In altri brani le protagoniste sono le percussioni di Fabien Guyot, accompagnate solamente dal lamento profondo delle corde strofinate da Nicolas Beck.
Le formazioni di jazz orientale negli ultimi anni si vanno moltiplicando: un segno dei tempi? Un po’ della dolcezza e del languore orientali per ammorbidire i nostri animi in questo inizio di terzo millennio così agitato? Intanto, un album che di sicuro vi rilasserà e vi riempirà di energie allo stesso tempo!
Per ascoltarlo: http://www.youtube.com/watch?v=voeVvw9rL2s
www.myspace.com/shezarmusic - www.playasound.com


MUZZIKA! Aprile 2011 | Nadia Khouri-DagherDUO HARMANE, “Melez”, Cristal Records/Distrib. Rue Stendhal

Ancora una nuova formazione mista orientale, con il Duo Harmane, composto dal musicista curdo-turco Sidar Güres al baglama (variante del liuto), al davul (tamburo a due facce) e alla voce, e dal chitarrista e percussionista francese Pascal Ducourtioux. Formatosi in occasione dell’Anno della Turchia in Francia, nel 2009, il duo ha elaborato il suo repertorio, che mescola musiche tradizionali turche e composizioni proprie, durante una residenza al Centro di cultura europea di Saint Jean d’Angély, a La Rochelle (sede dell’etichetta Cristal Records).
Pascal Ducourtioux, 1° Premio di percussioni, analisi e storia della musica al Conservatorio di Versailles, è membro di diverse formazioni jazz e si occupa anche di musica per il teatro e per il cinema. Sidar Güres, formatosi al Conservatorio di musiche e danze tradizionali di Istanbul, è arrivato a La Rochelle nel 2005, dove insegna baglama e dov’è membro di diverse formazioni di musiche del mondo: i gruppi Kaçak (flamenco-zigano-turco), Yaren Trio’su (jazz-rock-reggae-turco-afrocubano), e Zhar (mediterraneo-yiddish-zigano-sefardita-arabo-berbero).
Qui la chitarra di Pascal Ducourtioux suona più folk che jazz, con una dolcezza che accompagna perfettamente le melodie orientalizzanti del baglama. Qui è lì Sidar Güres lancia un canto, in lingua turca o curda, e si sente anche la cantante Ebru Avci. Un dialogo tra corde che sedurrà tutti gli appassionati della chitarra, della musica turca, o di entrambe!
Per ascoltarli parlare del loro lavoro http://www.webtv17.fr/Le-concert-du-duo-Harmane-a-l-Abbaye-Royale-N-1_a196.html


MUZZIKA! Aprile 2011 | Nadia Khouri-Dagher MUZZIKA! Aprile 2011 | Nadia Khouri-DagherTAMIKREST, “Toumastin”, Glitterhouse Records
TERAKAFT, World Village/Harmonia Mundi

Le musiche tuareg sono in voga da un po’ di anni, così ecco due album per tutti coloro che amano lo stile moderno di musica tuareg nato con il gruppo Tinariwen. Tamikrest, di cui vi abbiamo presentato il primo album, “Adagh”, a febbraio 2010 ( index.php?c=4926&m=&k=&l=fr ), riunisce musicisti della città di Kidal, a 2000 km da Bamako. Il leader del gruppo, Ousmane Ag Mossa, è stato profondamente influenzato da Bob Marley e i Dire Straits, il primo senza dubbio per i suoi accenti di rivolta, e i secondi per i loro mitici riff di chitarra, suonata da Mark Knopfler: le chitarre elettriche sono centrali in queste nuove musiche tuareg. Il gruppo si vuole consapevolmente impegnato – il libretto del cd si apre con una lunga dichiarazione “Alla gioventù tuareg” -, ma alcune canzoni hanno le loro radici nella tradizione della poesia cantata della cultura tuareg. Così “A la tombée des étoiles”:
“Quand les étoiles tombent
J’écoute cette belle mélodie du vent
C’est le moment où je parle seul avec mes pensées
Je m’assieds, plein de nostalgie, me remémorant des bribes de souvenirs,
Mon coeur me parle d’une histoire de rêve
Et de beaucoup d’autres choses qui me font de la peine
Le monde m’est étroit
Quand mon âme-soeur est absente”...
Con Terakaft il riferimento ai Tinariwen è diretto, perché il leader di Terakaft, Kedhou ag Ossad, così come il chitarrista Diara, hanno entrambi fatto parte del mitico gruppo. In quest’album, quindi, ritroveremo il suono decisamente rock delle chitarre elettriche dei Tinariwen, rock occidentale degli anni ’70 e ’80, di cui i tuareg si sono appropriati e che fa ormai parte del loro patrimonio musicale, proprio come le musiche occidentali si sono appropriate delle percussioni e dei ritmi dell’Africa.
www.tamikrest.net - www.glitterhouse.com
www.myspace.com/terakaft


Nadia Khouri-Dagher
Traduzione dal francese di A.Rivera Magos
(22/04/2011)


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