MUZZIKA! Maggio 2011 | Nadia Khouri-Dagher
MUZZIKA! Maggio 2011 Stampa
Nadia Khouri-Dagher   
Questo mese, torna Cristina Blanco con un album superbo che mescola fado, tango, bolero e poesia francese. L’israeliana Mor Karbasi ci offre canzoni in ladino tradizionali e moderne con la sua voce intensa. L’etichetta Network presenta le canzoni che hanno scandito le rivoluzioni in Tunisia ed Egitto. Un doppio album CD/DVD per scoprire i Massilia Sound System, artisti marsigliesi impegnati e innamorati della loro città. Un’algerina che si trasforma in cantante indiana classica, Soraya Zelkami. Infine, un artista iracheno che porta avanti la tradizione della musica colta irachena in Belgio, perché non scompaia: Anwar Abudragh.


Il colpo di fulmine di Babelmed
MUZZIKA! Maggio 2011 | Nadia Khouri-DagherCRISTINA BRANCO, Fado Tango, Universal Music
“O Fado é como o Tango, ritmos de gente doída e pobre, mas de alma grande!”: ecco come Cristina Blanco spiega il suo amore per il tango, al quale rende omaggio nel suo ultimo album, magnifico dall’inizio alla fine. La grande artista che confessa di avere “Buenos Aires, Parigi e Lisbona nel cuore”, canta in quest’album dei tango, ma anche milonghe argentine o bolero cubani.
Cristina Branco ha una passione per la poesia – nel fado, genere che l’ha fatta conoscere, le parole sono importanti quanto la musica – e i suoi amici compositori hanno musicato in questo caso i poeti che lei ama: i portoghesi Camões, Pessoa, Mourão-Ferreira o José Afonso, ma anche Baudelaire (la sua interpretazione di “Invito al viaggio”, in francese, ci fa completamente riscoprire questa bellissima poesia, che parla di viaggi, di navi e vascelli, temi cari ai portoghesi…) o Jacques Brel (con la sua ripresa di “Les désesperés”, canzone malinconica come il fado più triste).
Cristina riprende anche, sul ritmo di un tango (ma in questo caso si percepisce quanto bolero e tango siano vicini), la celeberrima “Dos gardenias”, canzone resa popolare qualche anno fa dai Buena Vista Social Club, e originariamente scritta e arrangiata da Antonio Machin (1903-1977), cantante celebre negli anni ’30 e ’40 a Cuba ( anche autore di un altro famoso successo “El manisero”, nel 1930 il primo disco cubano a superare il milione di copie vendute).
“Fado tango”, apparso nel 2010 in Portogallo, si è piazzato al secondo posto delle vendite nazionali già a poche settimane dalla sua uscita e su youtube i commenti sono enfatici! Noi di Babelmed siamo da tempo fans di quest’artista, che possiede una delle voci più espressive che ci sia capitato di ascoltare e che bisogna assolutamente vedere in concerto: attualmente è in tournée in Europa, le date sono sul suo sito.

Per ascoltare “Não há só tangos em Paris”:  www.youtube.com/watch
La versione originale di “Dos Gardenias” di Antonio Machin: www.youtube.com/watch
www.cristinabranco.com


MUZZIKA! Maggio 2011 | Nadia Khouri-DagherMOR KARBASI, Daughter of the spring, Le chant du monde/Harmonia Mundi

Dopo Cristina Blanco, un’altra voce femminile straordinariamente simile, proveniente questa volta da Israele, proposta dall’etichetta “nomade” Le chant du monde. Il collegamento con la penisola iberica non è fortuito, perché in quest’album Mor Karbasi canta in spagnolo e ladino, lingua meticcia degli ebrei della Spagna arabo-andalusa di un tempo. Le chitarre sono ovviamente molto presenti, in questo disco dall’atmosfera spagnola (superbe per esempio in “Un beso de vida”), in cui si sentono anche percussioni e ritmi arabi (in “Ay ke buena”,dove la voce è accompagnata solo da percussioni, o in “Dezile al mi amor”) o ancora il flauto beduino ney (nell’onirica apertura di “Morenika sos”, cantata come se la voce si levasse nel deserto…).
Mor Karbasi non è solo interprete: con il chitarrista Joe Taylor ha composto le musiche delle canzoni che canta e i testi sono stati scritti da lei stessa o da sua madre, Shoshana Karbasi (come la canzone che da il titolo all’album “La hija de la primavera”); insieme hanno realizzato gli arrangiamenti delle canzoni sefardite tradizionali (come “Morenika Sos” o “Arvoles”). Ci è piaciuta molto “Asentada en mi ventana”, canzone sefardita tradizionale che Mor canta a cappella, come sua madre, di origini marocchine, le cantava canzoni e ninna nanne ladine quando era piccola, come tutte le madri con i loro bambini. Canzoni di una madre a sua figlia che hanno fatto nascere nella piccola Mor la sua vocazione alla musica.
Un album che segna la nascita di un’artista.
Per ascoltare “La hija de la primavera”: www.youtube.com/watch
Il documentario su Mor Karbasi: : www.youtube.com/watch
www.myspace.com/morkarbasi


MUZZIKA! Maggio 2011 | Nadia Khouri-DagherFROM THE KASBAH/TUNIS TO TAHRIR SQUARE/CAIRO AND BACK, Our dreams are our weapons, Network
Ecco, dalla Germania, un disco che riprende alcune delle canzoni che hanno accompagnato le rivoluzioni in Tunisia ed Egitto, in particolare attraverso Youtube, a conferma di come internet sia stata una delle principali “armi” dei manifestanti.
L’interesse del disco è più politico che musicale e diversi titoli – successo popolare obbliga – non sono che canzoni popolari concepite al momento e poco significative. Anche le parole suonano a volte un po’ troppo “patriottiche” e retoriche (per esempio la tunisina Zorah Lajnef).
Questo cd ha almeno il merito di farci scoprire il rapper tunisino Hamada Ben Amor, detto “Le Général” (il generale), la cui canzone “Raïs lebled” (Presidente del paese), registrata nel 2010 prima della rivoluzione, non aveva attirato grossa attenzione fuori dalla Tunisia. Hamada sarà arrestato il 7 gennaio 2011 “da 40 poliziotti” e liberato il 14 gennaio, giorno della fuga del presidente Ben Ali:

“Presidente del paese, oggi ti parlo a nome del popolo.
Oggi, c’è tanta gente che ha fame, che cerca lavoro, ma nessuno li ascolta.
Va’ per le strade, vedrai tu stesso la brutalità della polizia che picchia a colpi di manganello e nessuno osa fermarli.
Tutti i giorni ci sono persone accusate ingiustamente, anche se la polizia sa bene che sono innocenti.
Vedrai anche come le donne velate vengono picchiate.
Accetteresti che tua figlia fosse trattata in questo modo?
Ecco, è un messaggio per te, prendilo come se ti fosse inviato da uno dei tuoi figli…”

Altro merito del disco è quello di farci ascoltare il grande cantante egiziano Mohamed Mounir, troppo poco conosciuto in Europa, cantante impegnato e anche per questo molto popolare in Egitto; di farci scoprire il duo dei fratelli Amine e Hamza, artisti tunisini che suonano rispettivamente lo ‘oud e il kanoun; e rivelare la straordinaria mobilitazione, al di là di queste rivoluzioni, delle diaspore degli emigrati: come i fratelli Joseph e James Tawadros, australiani di origine egiziana, accorsi in Egitto per partecipare alla rivoluzione e subito espulsi dal paese.
Per ascoltare Hamada Ben Amor, “Raïs lebled”: www.youtube.com/watch
www.networkmedien.de


MUZZIKA! Maggio 2011 | Nadia Khouri-DagherMASSILIA SOUND SYSTEM, Live et libertat, CD& DVD, Roker Promocion/Distrib. Wagram

Massilia Sound System è uno dei gruppi faro della nuova scena musicale di Marsiglia. Fondato nel 1984 da René Mazzarino e François Ridel, appassionati di reggae, inventano “una versione provenzale del reggae giamaicano”, con canzoni anche politicamente impegnate e che vogliono rappresentare socialmente il popolo, come quelle del loro idolo Marley.
Innamorati pazzi della loro città, come molti marsigliesi, i Massilia Sound System celebrano da anni la città che adorano e i paesaggi che la circondano, in canzoni come “Qu’elle est bleue” o, in quest’ultimo album, registrazione di un concerto dato al festival Les Estivales a Carpentras nel 2008, “Rendez-vous à Marseille”, di cui non resistiamo al piacere di riportare le parole, più in basso. Riabilitano il provenzale, un altro modo per cantare la fierezza del loro paese.
Ma Massilia Sound System vuole anche, con le sue canzoni, “dare un’identità positiva a una generazione intera di giovani marsigliesi, fieri della loro città e della sua capacità di accogliere le diverse culture”, tema, quello dell’amalgama di culture e di un’identità marsigliese resa meticcia dalla storia, che costituisce uno dei leitmotiv delle loro canzoni e del loro impegno politico. Snobbato dalle case discografiche e dalle radio all’inizio, senza dubbio perché troppo sovversivi, il gruppo (che ha creato una propria casa di produzione, Roker Promocion, facendo emergere altri gruppi come IAM o i tolonesi Fabulous Trobadors) non cessa di cantare una Marsiglia composta da genti di tutto il mondo e pubblica nell’album “Aïollywood” (al gruppo piace l’humour, da perfetti marsigliesi!) del 1997, una canzone manifesto, “Ma ville est malade” (La mia città è malata), in pieno periodo di elezioni legislative, quando l’estrema destra montava consensi nella regione.
Questo doppio album, CD e DVD, ha il merito di mostrarci questi piccoli generosi geni sul palco: genuini, vestiti semplicemente e non come delle rockstar, coinvolgono in maniera amichevole il pubblico, che li adora e li acclama! I Massilia Sound System cantano, come il grande Marley, in nome della gente per cui fanno musica. François Ridel prosegue la sua battaglia per la valorizzazione di una Marsiglia spesso “sotto-valutata” dai non marsigliesi e per l’impegno sociale attraverso l’altro gruppo che ha fondato, Moussu T e lei Jovents. Non sapevate ci fossero ancora artisti impegnati in Francia, che cantano per il popolo? Allora andate a Marsiglia, città popolare: parola ben nobile!

RENDEZ-VOUS À MARSEILLE
Un peu partout tout le monde dit
Que la plus belle ville du monde est sans doute Paris
Ça ne me vexe pas, au contraire je ris
J’instaure le débat et je vais être précis:
Y’a pas d’enfer, y’a pas de paradis
Moi j’aime ma cité et c’est pourquoi j’y vis.
Dans la compétition au titre par catégorie
Si Paris est la plus belle, Marseille est la plus jolie.

La Canebière et le Vieux Port et Notre Dame de la Garde,
Les Réformés, le Cours Julien, la Plaine et la gare St Charles,
La rue Loubon, Palais Longchamp, Cinq Avenues, boulevard Chave,
Rue de Lyon, la place d’Aix, le cours Lieutaud et Castellane.
C’est un rendez-vous à Marseille,
Là sur le quai.
Voyage au pays des merveilles,
Ensoleillé.
C’est un rendez-vous, dépêchez-vous,
Avec la cité qui vous rendra fou.

Blu e blanc
Son lei colors.
Lo ciele es grand
O que calor.
L’a d’enfants
La nuech e lo jorn
E brunas son
Lei beleis amors.
Es ma ciutat, ma dòna, ma capitala.
Es ma nacion,ma doça, ma generala.
Es mon illa, mon batèu, mon recapti,
O mon bèu jardin dei delicis,
Dei delicis (...)

Per ascoltare “Un rendez-vous à Marseille”: www.youtube.com/watch
Per ascoltare “Ma ville est malade”: www.youtube.com/watch
www.myspace.com/massilia
www.massilia-soundsystem.com


MUZZIKA! Maggio 2011 | Nadia Khouri-DagherSORAYA ZEKALMI, Darshan, Autoproduction
Un’algerina che diventa cantante indiana: di sicuro non si vede tutti i giorni! Si sa che gli arabi furono i primi a padroneggiare le vie della Seta e delle Indie, prima delle rotte oceaniche praticate dai portoghesi e da altri europei. Ed ecco che Soraya Zelkami, attraverso una lezione di storia “musicale”, ci ricorda quanto i legami tra musica indiana e musica araba siano evidenti, radicati nella storia, derivanti dallo stesso DNA.
Soraya Zekalmi è nata in Algeria, vive in Belgio e ha scoperto l’India e la sua musica nel 1994, in occasione di un’iniziazione spirituale. Si innamora di quelle melodie così vicine al suo orecchio e alla sua sensibilità, lei che cantava già musica araba. Comincia allora uno studio intenso, in particolare presso Dhruba Ghosh, maestro di sarangi, il violino tradizionale indiano, che le insegna la musica classica dell’India del Nord, la regione dell’India in cui è più forte l’influenza musulmana.
Oggi l’algerina Soraya canta, in urdu o in una qualsiasi delle altre lingue del continente indiano, canti che raccolgono la tradizione indiana classica. Perché meravigliarsene, nell’epoca della globalizzazione, visto che oggi cinesi o giapponesi suonano e cantano Debussy e Mozart alla perfezione? Tuttavia restiamo ammirati per un tale apprendistato, che non è solamente musicale, ma anche culturale e linguistico.
Il primo brano dell’album si apre con alcuni “doum takata - takata doum takata ....” scanditi da una voce maschile tipica della musica indiana, prima che si alzi il canto di Soraya nella lingua che ha imparato. Ci è piaciuta molto “Ik pyaar”, di una serenità infinita: la saggezza indiana messa in musica...? E quando Soraya canta in arabo classico un mouwashah, poema musicale dell’epoca classica andalusa (“Moushah”), il brano si inserisce con l’armonia che avrebbe un tavolino incastonato di madreperla in un salone indiano o una stoffa di seta dorata su un caftano marocchino: perché il ritmo del brano, lento, che suggerisce il ritmo di una lunga marcia nel deserto (quello del Rajastan è impressionante!), potrebbe essere arabo quanto indiano.
Facendo questa riflessione abbiamo avuto un’intuizione, un’ipotesi: e se fosse il paesaggio, quegli immensi deserti – d’Arabia, del Sahara o del Nord dell’India – da attraversare senza dubbio cantando per far passare il tempo, come fanno da sempre uomini e donne accompagnando i compiti più gravosi, se fossero queste lunghe traversate a spiegare la straordinaria lunghezza delle canzoni arabe e dei ragas indiani? Lasciamo la risposta ai ricercatori professionisti. E vi invitiamo a scoprire un’artista che ha saputo, all’inizio del XXI secolo, ravvivare legami musicali antichi di secoli fra l’India e il mondo arabo. Come vediamo nelle miniature moghul e persiane del XVIII secolo, che mostrano scene musicali simili… L’artista è sostenuta dal centro Wallonie-Bruxelles Musiques, che lavora per far conoscere artisti belgi fuori del paese.
www.myspace.com/sorayaworld
www.soraya-zekalmi.com
Wallonie-Bruxelles Musiques: www.wbm.be


MUZZIKA! Maggio 2011 | Nadia Khouri-DagherANWAR ABUDRAGH & MAQAMAT ENSEMBLE, Maqamatna, Autoproduction
Cosa succede ai musicisti quando il loro paese conosce la guerra, i bombardamenti, e scompare dalle carte geografiche, come l’Iraq di oggi, un tempo così ricco musicalmente? Immaginate che Londra, uno dei luoghi più fecondi al mondo per la musica rock e pop, sia distrutta da bombardamenti stranieri, o che la Germania, da secoli focolare della musica classica europea, non esista più: ecco cosa rappresenta, per la musica araba, l’annientamento dell’Iraq oggi. Dall’impero Abbaside (750-1258) Baghdad è stata una delle fucine della musica classica araba e ha dato i natali auno dei più celebri musicisti arabi del mondo: Mounir Bachir (1930-1997).
Anwar Abudragh, che è nato a Baghdad nel 1970 e si è formato all’Istituto di musica di Baghdad, prima di diventarvi professore, adesso vive in Belgio, dove insegna ‘oud al Centro culturale arabo di Bruxelles. Dopo aver formato l’ensemble Maqamat, continua a portare avanti in Europa la tradizione della musica colta irachena, lo stile chiamato “maqam”, che era suonato soprattutto nelle floride città di Baghdad, Mossul e di Kirkuk, ed è ancora vivo in tutto il Medio Oriente, Libano, Giordania e Siria.
Questo stile, chiamato arabo-andaluso in Africa del Nord o mouwachah in Medio Oriente, si basa sulla struttura di una poesia cantata, accompagnata da strumenti che ne riprendono spesso la melodia. Ci è piaciuta molto, in questo quinto album di Anwar Abudragh, “Maqam Nahawand”, dove la voce è accompagnata da uno ‘oud, da violini, da un flauto ney e da percussioni. Il canto si apre con un lamento, seguito da “Aman Aman”, grido di dolore e solitudine sul quale Anwar Abudragh improvvisa lunghi melismi, seguiti dalle tradizionali lamentazioni (“Ya Ba Ya Ba Ya Ba Ya Oyouni” “Padre mio padre mio o miei occhi”): una tristezza che appartiene alla musica araba e ne costituisce parte della bellezza.
Dopo qualche minuto di ascolto, trasportati dal soffio del ney che dà il cambio alla voce in un lungo assolo e dalla lunga scansione della poesia in arabo classico cantata alla maniera mediorientale, veniamo trasportati molto lontano da Bruxelles, lontano dall’Europa, ci ritroviamo in una città del Medio Oriente e quel canto di dolore, scritto secoli fa da un poeta e da un musicista anonimi, suonano straordinariamente attuali cantati da un musicista iracheno orfano del proprio paese, che sembra piangere l’Iraq distrutto dalla guerra e il dolore di tutti quegli uomini e donne che in guerra hanno perso qualcuno o il loro paese, in un Medio Oriente violentato da decenni.
Per ascoltare Anwar Abudragh e l’ensemble Maqamat:  www.youtube.com/watch
www.anwarabudragh.com


Nadia Khouri-Dagher
Traduzione dal francese di A.Rivera Magos
(24/05/2011)


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