MUZZIKA! Giugno 2011 | Nadia Khouri-Dagher
MUZZIKA! Giugno 2011 Stampa
Nadia Khouri-Dagher   
Questo mese, la chitarra di Fabienne Magnant ci porta in Brasile e in Spagna. Quattro musicisti belgi e turchi presentano delle malinconiche “Chansons pour la fin d’un jour” (Canzoni per la fine di un giorno). Altri artisti belgi, i Turlu Tursu, ci fanno ballare su arie ispirate a tutti i paesi. Il marocchino Aziz Sahmaoui mescola elegantemente gnawa e reggae. Infine alcuni artisti che non possono più passare inosservati: i fratelli tunisini Amine e Hamza nel loro duo ‘oud-kanun e lo ‘oudista palestinese Adel Salameh.


Il colpo di fulmine di Babelmed
MUZZIKA! Giugno 2011 | Nadia Khouri-DagherFABIENNE MAGNANT, La Trinidad, Buda Musique
Fabienne Magnant è nata ad Orléans, ma il suo cuore è brasiliano e spagnolo. Questa chitarrista di formazione classica ha trovato nella musica brasiliana e flamenca un universo che corrisponde alla sua sensibilità e in particolare al suo gusto per i mélanges e i meticciamenti che fonda l’identità brasiliana, e si rifiuta di creare gerarchie tra i diversi tipi di musica, visto che anche i più grandi compositori brasiliani e di flamenco hanno composto temi propriamente popolari.
Formatasi in Francia presso Roland Dyens, professore di chitarra al Conservatorio nazionale superiore di musica di Parigi e appassionato di jazz, studentessa piena di premi, Fabienne Magnant è andata a studiare la musica brasiliana direttamente in Brasile, in due soggiorni a Rio e Bahia, dove ha seguito dei corsi di percussioni per acquisire la complessa ritmica della musica carioca. Ha fatto lo stesso andando alla Scuola Carmen Cuevas di Granada per perfezionarsi nella chitarra flamenca.
Il suo primo cd, “Mémoire vivante”, per chitarra solista, era dedicato alle musiche tradizionali brasiliane. Su questo quarto cd suona, sempre in solo, su tre tipi di chitarre (da cui il titolo dell’album): classica, flamenca e “viola caïpira”, chitarra brasiliana a 5 corde doppie di metallo. Quest’album è dunque un viaggio in Brasile quanto nella terra del flamenco, attraverso delle composizioni dei brasiliani Marco Pereira o Garoto, star del choro negli anni ‘40 in Brasile, o degli spagnoli Sabicas e Gerardo Nuñez. Ma le più notevoli sono le composizioni di Fabienne Magnant, totalmente brasiliane, come “Fragrancia de Recife”, “Clin d’oeil”, o “Impression”, titolo, quest’ultimo, che evoca decisamente Villa-Lobos…
Nell’insieme un album delizioso all’ascolto, mélange stupefacente di dolcezza ed energia, tipico della musica brasiliana.
Per ascoltare: www.youtube.com
Vi segnaliamo anche l’eccellente doppio album “Le choro contemporain : 1979-1999”, per Frémeaux & Associés www.fremeaux.com
www.fabiennemagnant.com - www.myspace.com


MUZZIKA! Giugno 2011 | Nadia Khouri-DagherEMRE GÜLTEKIN, JORIS VANVINCKENROYE, WOUTER VANDENABEELE, ERTAN TEKIN, Chansons pour la fin d’un jour, Homerecords
Ecco un altro gruppo di europei che suonano - e soprattutto compongono! - musiche di paesi lontani come se gli appartenessero: i belgi Wouter Vandenabeele (al violino e al mandolino) e Joris Vanvinckenroye (al contrabbasso) si sono associati agli altrettanto straordinari turchi Emre Gültekin (al saz e al tanbour) e Ertan Tekin (duduk e ney) per proporci questo viaggio musicale, fortemente incentrato su Istanbul, ma che ci accompagna per tutte la riva Est del Mediterraneo, in un’atmosfera malinconica ma mai triste, com’è il cielo sul ponte Galata al tramonto, che mescola grigio e rosa con dolcezza infinita…
Abbiamo adorato quest’album senza parole – i brani sono unicamente strumentali, malgrado il titolo –, dall’atmosfera vaporosa e onirica, leggera come il vento che spinge noi musicisti-viaggiatori sulle strade e le riempie di musiche venute da altrove.
Le prime note dell’album danno il tono al resto: lo duduk entra in scena, solo, come un bisbiglio, subito raggiunto dalle note gravi del contrabbasso, insieme in maniera inconsueta, poi le corde del mandolino con i suoi mezzi-toni orientali e sottili, poi un violino aggiunge un accento jazz o manouche alla Grapelli, che si integra perfettamente in questa atmosfera orientale, perché jazz e musica d’Oriente condividono il gusto della libertà e dell’apertura.
La dolcezza e il sogno non ci lasceranno per tutto il tempo, con ballate dai nomi come: “Sogno di una vita”, “Canzone del popolo dimenticato”, “Canzone delle quattro ore del mattino”… Un album sontuoso, che sarà un compagno fedele, come certi album che si continuano ad amare anche riascoltandoli a lungo, senza sosta.
Ascoltare: www.youtube.com
www.homerecords.be - www.woutervandenabeele.be


MUZZIKA! Giugno 2011 | Nadia Khouri-DagherAMINE & HAMZA, Perpetual motion, Network
Il pubblico francese ha da tempo decretato il trionfo ai fratelli Joubran, trio di ‘oud che in questi ultimi anni è sempre stato al top delle vendite fra gli album di musica del mondo, per l’etichetta Harmonia Mundi. Adesso bisognerà fare i conti con i fratelli Amine & Hamza, tunisini, il primo allo ‘oud e il secondo al kanun. Ancora poco conosciuti in Francia, si esibiscono da diversi anni in numerosi festival nel mondo come il Festival di musica araba di Montréal o il BBC International World Festival, e naturalmente i festival in Tunisia, come il festival jazz di Cartagine o il festival della Medina.
In questo sesto album, “Perpetual motion”, pubblicato dall’etichetta tedesca Network, il duo è accompagnato da un quartetto a corde classico occidentale di musicisti americani, polacco, e serbo e altri artisti invitati dal duo, siano strumentisti o cantanti. Perché abbiamo pensato ad Anouar Brahem all’ascolto delle prime note? Forse perché il carattere solare e marino della Tunisia, tutto bianco e blu, risparmia alla sua musica la cifra troppo malinconica, quando non triste o disperata, che spesso prende lo ‘oud nei paesi del Medio Oriente, culla dello strumento… Questa invece è musica che esprime luminosità e dolcezza, ad immagine del loro paese.
La chitarra flamenca (di Quentin Dujardin) si inserisce con naturalezza in “Omar”, dei violini classici introducono “Meni Nessi” (Non dimentico), canzone in arabo, mentre nell’introduzione di “The challenge”, le corde gravi dello ‘oud da solo suonano come un basso rock.
Una fantasia enorme, una perfetta maestria musicale: i due fratelli Amine e Hamza si sono dedicati alla musica, sotto il controllo del padre medico e melomane, alle rispettive età di 3 e 4 anni, prima di poter entrare al Conservatorio di Tunisi compiuti i 10 anni. L’album è dedicato a questo “padre eccezionale”, “maestro e amico”. Da tempo aspettiamo degli artisti tunisini di qualità, come Anouar Brahem: la nostra attesa è stata ripagata!
Per ascoltarli: www.youtube.com
La loro intervista su Mondomix, a 14 e 15 anni: http://amine_et_hamza
www.amine-hamza.com - www.myspace.com/aminehamza - www.networkmedien.de


MUZZIKA! Giugno 2011 | Nadia Khouri-DagherAZIZ SAHMAOUI & University of Gnawa, General Pattern, Distrib. Socadisc
Per gli appassionati di musica gnawa, ecco il primo album personale del marocchino Aziz Sahmaoui, chitarrista co-fondatore dell’Orchestre National de Barbès negli anni ’90, che abbiamo anche visto in diverse formazioni jazz, in particolare a fianco del pianista austriaco Joe Zawinul o nell’ensemble Sixun.
Aziz in quest’album torna alla sua infanzia, a Marrakech, dove la musica gnawa invade piazza Jemaâ el Fna tutte le sere, non solo per il piacere dei turisti, ma soprattutto per quello dei marrachki, per cui rappresenta la musica del quotidiano. L’album comprende un buon numero di canzoni tradizionali, arrangiate dall’artista, canti religiosi come tutto il repertorio gnawa, musica sacra che ha lo scopo di stabilire un legame diretto con i santi protettori e allontanare gli spiriti malvagi, in un sincretismo afro-islamico.
Aziz Sahmaoui in quest’album si è anche circondato di tre musicisti senegalesi per ritrovare il suono “africano” della musica gnawa: Alioune Wade al basso, Cheick Diallo alla kora e alle tastiere e Hervé Samb alla chitarra (oltre Guillaume Pihet e Adil alle percussioni). Lui stesso in quest’occasione suona la chitarra n’goni, versione saheliana del guembri gnawa, come per accentuare ulteriormente le radici africane dell’album. Il primo titolo per esempio, “Salabati”, suona decisamente saheliano: tanto per il suo canto maschile, appello a cui risponde un coro, che per il suo ritmo tranquillo ed equilibrato che evoca la musica maliana e nigeriana.
Ma Aziz in alcune canzoni introduce anche il reggae, ritmo altrettanto tranquillo ed equilibrato che qui si trova a suo agio e a cui fa cantare le invocazioni religiose: “Sallah Allah Ah Ya Mustapha/Ya Nabi Illah Ya Rasoul Allah” (Preghiamo Dio oh Mustapha, Oh inviato di Dio oh profeta di Dio)...
L’album comprende anche diverse canzoni composte dall’artista, come “Maktoube” (Il destino) che potrebbe benissimo rivolgersi ad uno dei diversi paesi arabi oggi in pieno caos:

“Fatima, sur une pierre, ruine de sa maison démolie
Assise, elle pleure, elle pleure
C’était son palais à elle mais il n’est plus
A qui va-t-elle se plaindre?
Sa maison est détruite, n’est plus qu’un tas de pierres
Elle est tombée, victime du malheur et du désastre de la guerre (...)

Le ciel ne voit-il pas?
Pourquoi pleut-il des braises?
Et qu’est-ce qu’il a, Dieu? A-t-il trébuché? ....”

Questo primo album personale è prodotto da Martin Meissonier, che ha organizzato il primo festival di raï a Bobigny nel 1986, ed è stato produttore di Khaled, di Fela e di Manu Dibango. Il disco ha ricevuto il premio Mondomix assegnato dal famoso magazine di musiche del mondo e l’artista sarà impegnato tutta l’estate in diversi festival.

Per ascoltare “Rofrane”: www.youtube.com
www.azizsahmaoui.com - www.myspace.com/azizsahmaoui


MUZZIKA! Giugno 2011 | Nadia Khouri-DagherADEL SALAMEH, Awda, Enja/Distrib. Harmonia Mundi
Abbiamo apprezzato molto l’album precedente di Adel Salameh, Rissala (Enja Records), in duo con la sua compagna, la cantante algerina Naziha Azzouz, che vi abbiamo presentato a marzo 2007 ( www.babelmed.net/2312fr ). L’8° album dello ‘oudista palestinese, ormai stabilitosi a Lione, è un trio che include il malinconico violoncello di Valérie Dulac, perfettamente in accordo con la malinconia intrinseca dello ‘oud e la chitarra complice di Philippe Roche.
Adel Salameh è un musicista curioso, che ha collaborato con il chitarrista flamenco Eduardo Niebla (in duo nel loro album “Mediterraneo”), con il suonatore di lira cretese Ross Daly, o ancora con il suonatore di sarod (il rabab indiano) K. Sridar. Di disco in disco, l’artista non cessa di impregnare il suo ‘oud di atmosfere musicali diverse, come un ricercatore-esploratore di musica. A volte dà al suo ‘oud un suono molto contemporaneo (“Awda” o “Jasmine”), altre volte si lancia in danze francesi medievali (“Constellations”) o in un’atmosfera manouche (“Coyotito), senza naturalmente dimenticare le radici nelle melodie e nei ritmi arabi che fanno la musica dello ‘oud.
Un artista discreto, poco conosciuto in Francia e tuttavia riconosciuto all’estero per il suo valore: uno dei suoi album è stato prodotto in Giappone, gli ultimi dalla etichetta tedesca Enja, e si è esibito in una trentina di paesi su palchi prestigiosi come il Royal Festival Hall o il Barbican Center di Londra o il Concertgebow ad Amsterdam. Questo nuovo trio ‘oud-violoncello-chitarra, perfettamente riuscito, fa evolvere ancora la musica di questo musicista camminatore infaticabile, verso dove ancora non era stato.
Per ascoltare: www.youtube.com
www.adelsalameh.com - www.myspace.com/adelsalameh - www.enjarecords.com


MUZZIKA! Giugno 2011 | Nadia Khouri-DagherTURLU TURSU, The all weathers country, Homerecords

“Entrate nella danza”, invita il sito web di questi artisti. In effetti questo sembra proprio un gruppo che potrebbe ben animare delle serate di festival estivi, visto che la fisarmonica, strumento centrale del gruppo, è uno strumento che sa far ballare le folle.
Turlu Tursu è il nome di un trio belga composto da Fabian Beghin alla fisarmonica e al flauto indiano bansuri, da Nicolas Dechêne al basso ed Etienne Plumer alle percussioni. La loro musica è festosa e allegra, ispirata a diverse regioni del mondo pur restando europea nell’animo. Fabian Beghin è attratto dalla Turchia e dall’India e ha soggiornato in questi paesi per studiare il flauto bansuri. Etienne Plumer è belga di origine coreana. Nicola Dechêne ha barattato un premio di chitarra classica del Conservatorio di Liegi per il basso elettrico e l’improvvisazione jazz.
In quest’album ritroveremo sentori di Turchia (“Alap Sabam Hussein”), dei Balcani (“Balkan surf”), del Brasile (“Forro do Sargento Garcia”) e di altri paesi reali o immaginari: come l’“All weathers country” del titolo o l’India rivisitata di “Maha Bhara Tatouille”. E siccome humor e allegria vanno spesso insieme, l’avrete capito: i Turlu Tursu non si prendono affatto sul serio… per il nostro più grande piacere!
Per ascoltarli: www.youtube.com
www.turlutursu.be - www.homerecords.be


Nadia Khouri-Dagher
Traduzione dal francese di A.Rivera Magos
(21/06/2011)


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