MUZZIKA! Luglio 2011  | Nadia khouri-Dagher
MUZZIKA! Luglio 2011 Stampa
Nadia khouri-Dagher   
Il colpo di fulmine di Babelmed
MUZZIKA! Luglio 2011  | Nadia khouri-DagherRICHARD GALLIANO, The essential, Dreyfus Music
Francis Dreyfus, fondatore dell’etichetta di jazz Dreyfus Music, è morto l’anno scorso. Uno dei maggiori attori della scena musicale francese degli ultimi 50 anni, ha creato la sua prima casa discografica quando aveva appena una ventina d’anni e ha prodotto artisti come Johnny Hallyday e Sylvie Vartan. È stato lui a scoprire e produrre star come Bernard Lavilliers, Alain Bashung, e a produrre in Francia i Pink Floyd, Jimmy Cliff, David Bowie, Cat Stevens, o Ten Years After. Al suo attivo inoltre, diversi concerti e album di Jean-Michel Jarre che conobbero un successo mondiale – Jean-Michel Jarre è ad oggi l’artista francese che ha venduto più dischi all’estero: si parla di milioni di copie. Nel 1991 Francis Dreyfus ha creato un’etichetta di jazz, Dreyfus Jazz, che ha fatto conoscere Richard Galliano, Michel Petrucciani, Biréli Lagrène o Steve Grossman. Nel 1995 la SACEM gli assegnerà il suo Grand Prix per l’edizione musicale. “Sono un sognatore, che persiste nel voler creare desideri, scoperte, incontri. Il mio compito è di suscitare”, amava dire.
Per rendergli omaggio, Richard Galliano ha riunito in questo doppio album alcuni dei temi che sono stati fra i suoi più grandi successi. “Francis Dreyfus mi ha offerto la possibilità di registrare i miei lavori con formazioni differenti: accompagnato a volte da un’orchestra a corde, o in un quartetto jazz, in trio, in duo. Oggi sono fiero del nostro lavoro, ricompensato in particolare da due Vittorie della Musica (…). Io e Francis Dreyfus avevamo la stessa concezione del suono, come dna e aura di un musicista. Sono felice di aver avuto la possibilità di registrare momenti così intensi della mia vita di musicista”.
I fan di Galliano come noi, ritroveranno in questo lavoro “La valse à Margaux”, composizione del musicista diventata un classico dei fisarmonicisti; “La historia de un amor”, celeberrima canzone scritta dal panamense Carlos Almaran Eleta, il cui tema si addice perfettamente al suono della fisarmonica, che sa essere molto malinconica; o ancora il poetico II movimento de l’Opale Concerto scritto da Galliano, artista jazz che adora la musica classica (il suo disco precedente, che vi abbiamo presentato l’estate scorsa, era dedicato a Bach) ( www.babelmed.net/index.php?c=5777&m=&k=&l=fr ) . Un doppio album in forma di best-off da regalarsi assolutamente e da regalare ai vostri migliori amici.
“La valse à Margaux”: www.youtube.com/watch?v=evtw_iAldpw
www.richardgalliano.com - www.disquesdreyfus.com


MUZZIKA! Luglio 2011  | Nadia khouri-DagherGUAPPECARTO, L’amour c’est pas grave, Autoproduction d’artiste

Restiamo nell’universo della fisarmonica, con il riuscitissimo album di un gruppo di cinque giovani italiani, i Guappecarto. Formatosi a Perugia nel 2004, dopo aver animato le strade e i caffè della città il gruppo si è trasferito in Francia nel 2005, dove si esibisce su palchi come quello de La Bellevilloise, Le Divan du Monde o lo Studio de l’Ermitage e in diversi festival dedicati alla fisarmonica.
Proprio come fa Richard Galliano, questo strumento anche in questo caso è al servizio della dolcezza e di un universo musicale melodico e tenero. Siamo stati sedotti dalle loro composizioni leggere, a volte malinconiche, che a volte spingono verso un universo zigano o verso quello di un valzer musette, pur restando profondamente personali. Guappercarto viaggia in un mondo onirico, dove la musica a volte si fa concreta alla maniera di un Phil Glass, minimalista quando suonare è una sola corda di violino tesa, come se questi cinque volessero esplorare i limiti di un mondo musicale come si esplorano le frontiere di un paese. Adorerete, come noi, “Delicate infiorescenze” o “L’arraggia”.
Un violino, una fisarmonica, una chitarra, un contrabbasso e delle percussioni, a volte accompagnate dall’ispirato pianoforte jazz di Nico Morelli: i Guappecarto vanno annoverati fra quei gruppi che da qualche anno in Francia ridanno valore alla fisarmonica e alle musiche nomadi, rinnovandole con una buona dose di freschezza.
Per ascoltarli:
www.youtube.com/watch?v=EOdtHmNXTLM&feature=related
www.myspace.com/guappecartomusica - www.koudju.com


MUZZIKA! Luglio 2011  | Nadia khouri-DagherCHLOÉ LAUM, 40°N Quarante degrés Nord, Autoproduction d’artiste
“Una leggenda racconta che da qualche parte nel quarantesimo parallelo nord, tra le longitudini 10°W e 50°E ci sono delle terre dove uomini e donne, da quando il mondo esiste, hanno trovato il modo di rendere le emozioni eterne attraverso la musica. Si mormora che laggiù i sentimenti non muoiono mai. Si dice scivolino negli accordi di chitarra, nel legno degli strumenti, nelle armonie delle corde e che viaggino così da sempre, senza mai tacere…”: è così che Chloé Laum, che ha “il Nord nel cuore/ il Sud nel ventre”, presenta il suo primo album, dedicato al Mediterraneo, in cui la prima traccia presenta il rumore delle onde…
Chloé Laum non è una cantante: è una poetessa e rivendica l’eredità di Aragon, Ferré, Brel, di quella certa tradizione della canzone francese in cui le parole erano anche al servizio della lotta, o almeno di messaggi importanti… Ascoltatela in “Mes aînés:”
Vous avez chanté vos combats et vos maîtres à penser
Cru pouvoir changer les débats et vous mettre à rêver
Vous avez chanté pour ceux d’en bas, les délaissés
Chanté Aragon, Neruda, et je vous ai écoutés.

Moi, je voudrais reculer dans le temps
Avoir vingt ans à vos côtés
Juste pour oublier que vous avez dû être tristes
Et que moi je suis déjà déjà désabusée.

Ormai è chiaro: qui niente roba leggera, ma testi forti, canzoni che potremmo definire impegnate, anche se la parola è caduta in disuso in Occidente, proprio come le utopie di cui questa parola era carica, da quando il liberalismo sembra aver anestetizzato ogni desiderio di cambiamento… Ascoltate a questo proposito “Genèse”, dove Chloé Laum lancia una requisitoria feroce contro il capitalismo e il disordine che ha provocato:
Moi, on me traitera toujours de gaucho
Sans solution, le cul bien au chaud
Moi qui attend toujours le “Mais si on reprenait tout à zéro?”

Melodie orientaleggianti o una chitarra spagnola per rendere omaggio al Mediterraneo, un violoncello classico quando l’intento si fa più serio, Chloé Laum osa avventurarsi in un percorso in cui pochi giovani artisti si arrischiano, perché sono l’audience e la superficialità a decidere ormai i programmi radiofonici. Ma coloro che sono restati fedeli a Brel, Ferré, Aragon e Neruda, apprezzeranno la nascita di una nuova giovane stella nel firmamento dei cantanti-poeti che sognano un mondo migliore.
Per ascoltare “Comme la mer”: www.youtube.com/watch?v=D1klnDnK4tM&feature=related
www.chloelaum.com


MUZZIKA! Luglio 2011  | Nadia khouri-DagherSOPHIA CHARAÏ, Pichu, Universal Music
La marocchina Sophia Charaï, che vive a Parigi da quando ha 17 anni, ci aveva già incantati nel suo primo album (Live au Satellit Café, 2008) con la sua versione della celebre “I love Paris” di Cole Porter, che lei cantava in arabo. Apparsa sulle scene parigine agli inizi degli anni 2000, ha fatto da pioniera, perché allora poche donne del Maghreb osavano avventurarsi sul terreno del jazz, dalla reputazione solforosa… In quest’album Sophia Charaï torna ad atmosfere musicali più meticce, musiche composte dal suo compagno il chitarrista Mathias Duplessy, dopo diversi viaggi tra Spagna, India e America Latina.
Ha scelto di cantare in arabo marocchino, mentre il suo primo album era in arabo classico, lingua che nessuno parla e che tuttavia cantava Oum Kalthoum, perché è quella in cui i poeti arabi scrivono canzoni da secoli. Sophia ha scelto per questo lavoro l’arabo marocchino, che le è più naturale, più vicino anche allo spirito del jazz, che era cantato nell’inglese degli americani e in particolare dei neri americani, e non nell’inglese di Shakespeare.
Così, “Un p’tit chouïa” è sia un omaggio al bilinguismo che struttura l’artista, che una piccola lezione di arabo marocchino:
Wahed jouj tlata
Au bled ça veut dire 1,2,3
Le français et l’arabe
Ça rime bien pour moi
(...)
Ça y est cette fois
Tu comprends mieux mon charabia
Un p’tit chouïa de toi et un p’tit chouïa de moi
Inchallah et puis voilà”

Ma i temi dell’album, nei testi e nella musica, sono i più vari: in “Casa”, ricorda una serata di transe gnawa e somiglia alla cantante peruviana Yma Sumac nel modo di prendere gli acuti; “Raksa” parla di una ragazzina che balla per la strada, magari Sophia da piccola; “Habiba”, secondo la tradizione della canzone araba dedicata alla madre, evoca una mamma che sta per morire. Un album che conferma lo spirito di rinnovamento che pervade la canzone arabo-maghrebina di oggi.
  “I love Paris”: www.youtube.com/watch?v=Up7CWMW769s
  “Pichu”: www.youtube.com/watch?v=UidDZdO3USM
www.sophiacharai.com


MUZZIKA! Luglio 2011  | Nadia khouri-DagherAÏCHA REDOUANE, Maqâm d’Amour, Le chant du monde/Harmonia Mundi
La cantante marocchina Aïcha Redouane e il percussionista libanese Habib Yammine musicano da diversi anni le poesie dei grandi mistici sufi: Ibn Arabi, Al Hallaj, Al Boraï, Ibn al Farid, Nabolosi... In Venti anni hanno creato l’ensemble Al Adwar, registrato diversi album e si sono esibiti sulle scene più diverse in Occidente e in Oriente, con il loro repertorio di musica araba classica.
Il loro ultimo album è dedicato a Rabia Al Adawiyya, vissuta a Basra in Iraq nel VIII secolo, una delle rare figure femminili della mistica sufi, alla quale sono state dedicate numerose opere, in particolare “Chants de la recluse” (I canti della reclusa), tradotto da Mohammed e Gérard Pfister, Editions Arfuyen, 1984), o più recentemente, , “La vie de Rabia Al Adawiyya” (La vita di Rabia Al Adawiyya) di Jamal-Eddine Benghal (Editions Iqra, 2000).
Come una Mahalia Jackson che canta “In the upper room with Jesus”, Rabia Al Adawiyya utilizzava un linguaggio decisamente terreno per cantare il suo amore divino. Così in “Oh amato del mio cuore” (Ya habib al qalb):
Ô aimé de mon coeur, je n’ai que Toi
Aie pitié, aujourd’hui, d’un pécheur qui vient à Toi
Ô mon espoir, mon repos, ma joie
Le coeur ne veut aimer d’autre que Toi”

Ou encore, dans “Ô ma joie”:
Ô ma joie, mon désir, ô mon appui
Mon compagnon, ma provision, ô mon but
Tu es l’esprit du coeur, Tu es mon espoir
Tu es mon confident, mon désir de Toi est mon viatique
Désormais Ton amour est mon but et mon délice
Et la splendeur de l’oeil de mon coeur assoiffé
Si tu trouves plaisir en moi
Alors ô désir de mon coeur, ma joie débordera.

Aïcha Redouane, che si è formata al canto classico presso maestri della recitazione del Corano, canta in quest’album questo amore fatto di gioia e dolore e che darà vita a tutta la tradizione della poesia d’amore andalusa, e latino-americana contemporanea, in cui si parla di passione e di lacrime, di desiderio e di “morir d’amore”…
Per ascoltare “De deux amours je t’aime”: www.youtube.com/watch?v=-Co5yLhr_uk
www.aicharedouane-maqam.fr


MUZZIKA! Luglio 2011  | Nadia khouri-DagherCHANSONS POUR ENFANTS (tunisiennes), Samaka Fen/Distrib. DOM Disques

Ecco un disco che dovrebbe avere lo stesso potere della madeleine (dolce simile al plum cake) di Proust per tutti coloro che sono nati in Tunisia qualche decennio fa, all’epoca in cui le canzoni e i film venuti dall’Egitto inondavano il paese, come ha fatto il rock anglo-sassone in Europa negli anni ’60. Molte delle canzoni tunisine di quest’album, infatti, sono segnate da una forte influenza egiziana o mediorientale: nell’orchestrazione - con le celebri batterie di violini all’unisono – e più sorprendentemente anche nella lingua dei testi, che non è il tunisino parlato ma l’egiziano o il libanese.
“Ytaouel omrak ya mima” (Dio ti doni lunga vita, mamma) fa parte del genere, cantato fino ai nostri giorni dagli artisti di ogni genere, della canzone alla madre. Violini egiziani e flauto ney libanese – perché anche la canzone libanese era in voga – e ritmi di dabke, la danza popolare libanese che è apparsa in diversi film, con Sabah o Omar Sharif come star principali. Gli altri titoli “Ktabi ktabi” (Miei libri, miei libri) o “Sabah el kheir” (Buongiorno) appartengono allo stesso genere, tanto fedelmente che nell’insieme si ha l’impressione di ascoltare la colonna sonora di una commedia musicale egiziana degli anni ’40… o un canto di propaganda del giovanissimo regime bourguibiano nato dall’Indipendenza…
Un disco da regalare alla mamma dei vostri amici tunisini, per farle ricordare, probabilmente con qualche lacrima, i suoi anni giovani…
www.domdisques.dom


Nadia Khouri-Dagher
Traduzione dal francese di A.Rivera Magos
(24/07/2011)


parole-chiave: