MUZZIKA! Agosto 2011  | Nadia Khouri-Dagher
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Nadia Khouri-Dagher   
Il colpo di fulmine di Babelmed
MUZZIKA! Agosto 2011  | Nadia Khouri-DagherUXÍA, Meu canto, Fol Musica
Uxía è una delle cantanti più popolari della Galizia, la regione a nord-est della Spagna che sembra un piccolo Portogallo e che con quest’ultimo condivide una lingua molto vicina a quella lusofona.
Questo album superbo, che festeggia i 25 anni di carriera dell’artista, è una riflessione sull’atto del cantare e sulle emozioni che provoca, attraverso una selezione di poesie. Così in “Minha missão”, su un testo di Paulo César Pinheiro, poeta e compositore brasiliano, in particolare paroliere di Baden Powell:

Quando eu canto
É para aliviar meu pranto
E o pranto de quem já
Tanto sofreu

Quando eu canto
Estou sentindo a luz de um santo
Estou ajoelhando
Aos pés de Deus

Canto para anunciar o dia
Canto para amenizar o noite
Canto pra denunciar o açoite
Canto também contra a tirania

Canto porque numa melodia
Acendo no coração do povo
A esperança de um mundo novo
E a luta para se viver em paz!


Gli altri titoli declinano lo stesso tema, come “Cantar e sorrir”, “Alalás encadeados” o “O Cuco a cantar”. L’album include alcune canzoni del portoghese José Afonso ed è stato registrato in Brasile: altri ospiti sono il cantante Lénine e il chitarrista brasiliano Sergio Tannus, virtuoso della viola caïpira. Galizia, Portogallo e Brasile sono uniti dalla parentela che la Galizia rivendica con questi altri due paesi lusofoni: il galiziano, come si vedrà dal libretto, è molto simile al portoghese. Le canzoni hanno però stili molto diversi: dall’aria tradizionale galiziana, ora leggera e ora più danzante, a una melodia cugina del fado fino a una canzone che si tinge di bossanova.
Non conoscevamo niente delle musiche galiziane e siamo stati sedotti dall’album di una cantante che è già tra i nostri artisti preferiti.
Per ascoltare Uxía: www.youtube.com/watch
www.uxia.net - www.folmusica.com


MUZZIKA! Agosto 2011  | Nadia Khouri-DagherMUSICA GALEGA HOXE, Fol Musica
L’etichetta Fol Musica, per far scoprire la musica della Galizia, ha realizzato una compilation di alcuni degli artisti della nuova scena musicale regionale. L’album comincia con un brano dai ritmi arabi, di Mercedes Peòn, e non a caso, visto che il suo sito internet si apre con immagini di calligrafie arabe: “la mia musica è radicata in tradizioni antiche di secoli”, spiega l’artista.
Scopriamo così una decina di musicisti – fra cui Uxia, naturalmente. Tra gli altri: il duo Cristina Pato al piano e Rosa Cedron al violoncello, che mescolano letteratura galiziana e musica classica accompagnate da un’orchestra sinfonica. A Banda das Crechas, una delle formazioni che partecipano al rinnovamento delle musiche tradizionali fatte per danzare in ronda. Bonovo, invece, rivisita interamente questa tradizione, dandole un accento elettro-acustico che gli da più energia. Daniel Bellón è uno dei più famosi specialisti di cornamusa galiziana, le cui melodie somigliano “furiosamente” alle melodie bretoni o irlandesi, miracolo delle culture celtiche: lontane tra loro diverse migliaia di chilometri, eppure… Notiamo infatti che la cornamusa galiziana è chiamata “gaita galega” e “ghaïta” è il nome dei flauto marocchino tradizionale, e certo non si può dimenticare che furono essenzialmente i marocchini a invadere la penisola iberica all’epoca dell’Andalusia araba…
Nell’insieme, questo è un album che ci fa scoprire il panorama musicale di una regione della Spagna troppo poco conosciuta, ma molto fiera delle proprie radici e in pieno rinnovamento.
Per ascoltare questi artisti: www.folmusica.com


MUZZIKA! Agosto 2011  | Nadia Khouri-DagherCHANTS SACRÉS GITANS EN PROVENCE, Tchanélas, Opus 31

Il pellegrinaggio a Saintes-Maries-de-la-Mer, che si svolge ogni anno nel mese di maggio in Camargue, è il più grande raduno di gitani in Francia. Mostra tutto il fervore religioso di una comunità che è stata a lungo marginalizzata dal resto della popolazione sedentaria di Francia. Anche se le chiese evangeliche seducono un numero di persone sempre crescente all’interno della comunità, questa si rivendica ancora cristiana e credente, e i gitani che leggono la mano a Saintes-Maries a volte vi offrono una piccola medaglia della Vergine come portafortuna.
Questo è un album che presenta diversi canti sacri che vengono cantati tradizionalmente nella comunità dei gitani di Provenza, insieme ad alcune composizioni nuove. Il cantante Tchoune e il chitarrista Gil Aniorte-Paz sono i principali fautori di questo progetto. Il primo ha cantato a fianco di Manitas de Plata e di altre star della chitarra flamenca. Gil Aniorte-Paz è il leader del gruppo Barrio Chino, nato da spettacoli sul flamenco (in più ha diretto lo spettacolo “Les Orientales”, sul music-hall algerino prima dell’Indipendenza). Insieme hanno riunito una decina di artisti attorno a un disco di canti sacri, come Renat Sette e Henri Maquet per il canto provenzale o ancora Diego Amador e i suoi fratelli, gitani originari della Spagna.
L’album si apre con una superba introduzione di chitarre, vera colonna portante di questi canti come di tutta la musica gitana catalana , unici strumenti utilizzati nell’album, con l’eccezione di un contrabbasso per alcuni brani. “Los peces en el rio” è un canto tradizionale, “Los Bibilicos” è una romanza del XIV secolo, “Preière i Santi Mario” musica una poesia dello scrittore provenzale Frédéric Mistral (che scriveva in questa lingua), mentre “El Pelegri” è una composizione di Gil Aniorte-Paz.
Questi canti di ieri e di oggi, sorprendentemente simili tra loro stilisticamente, descrivono perfettamente il radicamento dei gitani di Provenza ad un’identità secolare – come vediamo in quest’album, per esempio, i gitani francesi cantano ancora in catalano – e i legami di parentela tra queste musiche e le lingue catalana, provenzale e gitana.
Ascoltate: www.opus31.fr/fiche
www.tchanelas.com - www.opus31.fr


MUZZIKA! Agosto 2011  | Nadia Khouri-DagherZAMAN FABRIQ, Buda Musique
Il chitarrista e suonatore di saz Bruno Allary ha creato a Marsiglia nel 2002 la rassegna “Per un Mediterraneo di musiche”, “esperienze collettive, in cui si mescolano canti flamenco, napoletani, greci, corsi, algerini, occitani, turchi, tutti testimoni delle diverse influenze presenti all’interno del gruppo”.
Per questo lavoro, eccolo partecipare alla creazione di una nuova formazione, “Zaman Fabriq” (“La fabbrica del passato” in arabo), dov’è affiancato da Isabelle Courroy ai flauti turchi “kaval”, da Zein Mahmoud ai canti egiziani e sufi, Philippe Guiraud al basso e alle tastiere, da Nicolas Glemza alla voce e Frédéric Braye al sintetizzatore.
L’album mescola melodie e canti tradizionali di Turchia, Siria, Egitto e Bulgaria, versioni musicate delle poesie sufi del mistico Ibn Al Farid e composizioni collettive. Ci è piaciuto moltissimo il magnifico assolo al flauto di Isabelle Courroy, come i ritmi di diverse composizioni, per esempio di “Makedonski tantsi”. Siamo rimasti meno sensibili alla voce di Zein Mahmoud, un po’ troppo grave e pesante. Un progetto da affinare con il tempo, quindi…
Ascoltate : www.youtube.com/watch
www.compagnierassegna.com


MUZZIKA! Agosto 2011  | Nadia Khouri-DagherTAKFARINAS, Lwaldine - Hymne aux parents, Distrib. Rue Stendhal

Takfarinas è una star della canzone cabila e quest’album è nato dopo un silenzio di tre anni dell’artista, che ha già più di 30 anni di carriera alle spalle ed è molto popolare in Algeria. Negli anni ‘80 ebbero enorme successo alcune sue canzoni come “Way telha” e “Arrac”, che passavano non solo sulle radio algerine, ma anche nei vicini paesi del Maghreb. Ricordiamo anche che Takfarinas ha ricevuto nel 2000, in Africa del Sud, un trofeo durante la cerimonia delle Kora che incorona i musicisti del continente.
In quest’ultimo album, come altri artisti algerini nati dopo l’Indipendenza – per esempio Rachid Taha o Amazigh Kateb – Takfarinas rende omaggio allo chaâbi, termine che designa una certa canzone algerina popolare nata tra le due guerre e cantata in dialetto, popolarissima tra la generazione dei suoi genitori.
I fan di Takfarinas e della musica cabila apprezzeranno un album dedicato alle festose e allegre musiche della Cabilia, che ancora è possibile ascoltare alle feste di matrimonio. Sarà inoltre possibile scoprire un altro aspetto dell’artista, con la sua versione di “Ne me quitte pas” di Brel, le cui parole (“ti darò perle di pioggia...”) potrebbero benissimo essere state scritte da un poeta dell’Andalusia o dell’antica Arabia felix!
Per ascoltare “Way telha”: www.youtube.com/watch
www.takfarinas.net


Nadia Khouri-Dagher
Traduzione dal francese di A.Rivera Magos
(22/08/2011)


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