MUZZIKA! Novembre 2011 | babelmed
MUZZIKA! Novembre 2011 Stampa
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Di ritorno dal formidabile festival “Fira Mediterrania de Manresa”, che si è svolto dal 3 al 6 novembre scorsi in Catalogna, abbiamo portato in valigia alcuni dischi di artisti conosciuti lì e dischi prodotti in Spagna.

Le coup de coeur de babelmed:
MUZZIKA! Novembre 2011 | babelmedCARLES DÉNIA, “El paradís de les paraules”, Poetes de l’Orient d’al-Andalus, Comboi Records (Espagne)

In uno degli stand sistemati su “Las Ramblas” di Manresa, durante la Fira Mediterrania, abbiamo comprato questo disco prodotto da un etichetta di Valencia, Comboi Records, creata nel 2005 e “abierta a la buena música, venga de donde venga”, come amano dire di sé stessi!
“Il paradiso di parole” mette in musica, tradotti in catalano da Josep Piera, i grandi poeti dell’epoca dell’Andalusia araba: Ibn Khafaja, Ibn Sahl, Ibn Al-Jannan, Ibn Lubbun…
Il disco si apre con una poesia declamata, e un po’ ricorda i dischi di poesie che si vendono nei paesi arabi, poesie semplicemente recitate dai loro autori, senza musica né accompagnamento, solo testo, dischi popolari venduti sui marciapiedi e che può capitare un tassista vi chieda di ascoltare con attenzione. Il che dice meglio di qualsiasi altra cosa quanto ancora sia forte l’amore del pubblico arabo per la poesia, arte riservata in Francia ad una piccolissima élite di cultori, e invece eminentemente popolare nel mondo arabo, dove anche i giornali e i magazine pubblicano spesso intere pagine di poesie scritte dai lettori.
La Spagna, e con lei tutta l’America Latina, ha conservato in eredità questa passione degli arabi per la poesia, arte nobile all’epoca dell’Andalusia araba, tanto che i più grandi personaggi politici erano al tempo stesso poeti (su questo, si legga l’eccellente libro, “L’Andalusia araba”, di Maria-Rosa Menocal, Editions Autrement, 2003).
Questo disco ha il merito di dimostrare quanto sia senza tempo la poesia arabo-andalusa, che parla d’amore, di gelsomino, di oro e di tramonti, e potrebbe essere stata scritta ieri.
Le poesie di ieri diventano le canzoni di oggi, accompagnate da musiche dagli accenti spagnoli, ma anche piano jazz, da una chitarra il cui tremolo evoca i mandolini napoletani, da semplici percussioni (come probabilmente facevano i trovatori secoli fa), da una milonga venuta direttamente dall’Argentina, da ritmi africani passati senza dubbio per il Marocco, e altri incroci ancora: gli arabi, proprio come gli spagnoli, hanno viaggiato enormemente per il mondo.
Rendere le poesie di questi poeti andalusi attuali come delle canzoni spagnole ascoltate per radio: senza dubbio il miglior modo per farle rivivere. Una buona idea del cantante Carles Dénia, riuscitissima!
Ascoltate “Deixeu-vos de retraure’m les passions”: www.youtube.com/watch
www.carlesdenia.com - www.comboirecords.com


MUZZIKA! Novembre 2011 | babelmedAMIR-JOHN HADDAD, “Pasando por tabernas”, Double Moon Records
Questo disco non è recente, perché è uscito nel 2006, ma abbiamo pensato che sarebbe stato interessante presentarvi Amir-John Haddad, per quanto ne sappiamo, l’unico musicista di origine araba – suo padre è palestinese – a far parte del ristretto cerchio di chitarristi di flamenco riconosciuti in Spagna, che ha accompagnato i cantanti più importanti.
Un ritorno alle origini per questo artista nato in Germania, che ha trovato in Spagna la sua patria adottiva e la musica che parla al suo cuore. Forse conoscerete Radio Tarifa, il gruppo spagnolo nato negli anni ‘90 e di cui Amir-John fu ‘oudista per una decina d’anni.
Amir-John Haddad ha imparato da bambino a suonare lo ‘oud da suo padre, ad orecchio, come in molte famiglie di ‘oudisti poi, da autodidatta si è dedicato alla chitarra flamenca. Nel 1997 decide di andare a vivere in Spagna, prima in Andalusia, nella mitica città di Jerez de Frontera, dove si forma presso Pepe Justicia e Enrique de Melquor, due grandi chitarristi e professori. Nel 1998 si trasferisce a Madrid, dove prende parte ai più svariati progetti musicali – tra gli altri, crea un gruppo di world music, Zoobazar, e un gruppo di heavy metal, i Members of Parliament.
Quello che ci ha colpito è che in questo disco il flamenco è fondamentalmente energico, e sono lontane le atmosfere malinconiche di un certo flamenco classico. Amir-John ha trovato nel flamenco un modo per celebrare la gioia di vivere, in quest’album non ci sono canti di dolore! “La musica mantiene vivo il nostro spirito e ci permette di sopravvivere” è la convinzione dell’artista: ascoltando la sua focosa chitarra, si capisce che il flamenco per Amir-john Haddad è prima di tutto pulsione vitale. Un disco più efficace del Prozac per caricarvi di energia!
Per ascoltarlo: www.youtube.com/watch
www.amirjohnhaddad.com


MUZZIKA! Novembre 2011 | babelmedCHEMIN DE FER, Occident Express, Autoproduction d’artiste
Mi è capitato di sentire passeggiando la loro musica allegra e seguirla con l’ascolto: durante la Feria Mediterrania de Manresa, questo novembre 2011, nello stand della regione Valle d’Aosta, tre giovani suonavano, rispettivamente la ghironda, la fisarmonica diatonica e il violino, musiche allegre e danzanti, di buon umore. Nello stand offrivano del vino bianco fresco, del formaggio e dei salumi con la loro musica come sottofondo: mi sono seduta per un momento... sono restata un’ora!
Il trio che compone Chemin de fer – Rémy Boniface al violino, Fernando Raimondo alla ghironda e Mathieu Aymonod all’organetto, una piccola fisarmonica diatonica italiana – ridà vita alle melodie tradizionali di questa regione alpina, e il disco presenta anche composizioni originali, scritte nello stesso stile così bene, che semplicemente ascoltandole sarebbe impossibile per un non esperto, dire se si tratti di arie antiche o brani nuovi. Il che vale, in sé, come prova della riuscita del loro progetto!
Che altro dire, se non che anche in un grigio pomeriggio di novembre a Parigi, questa musica è capace di comunicare l’allegria delle feste della Val d’Aosta e delle sue numerose danze: valzer, polka, mazurka, scottish, courenta, contro-danze e quant’altro. Queste musiche sono spesso accompagnate da canzoni, come è stato quel giorno alla Fira de Manresa, cantate dalla superba voce da bel canto di Vincenzo “Ciacio” Marchelli, “cantore di paese”. Canzoni che spesso parlano di emigranti che vanno lontano da casa propria, perché la Val d’Aosta a lungo ha visto partire i suoi uomini più validi, e delle belle amanti che non si vedeva l’ora di ritrovare... ma sempre con allegria!
Sul sito dell’associazione di cui fa parte, “Association Grand-mère”, che promuove queste musiche tradizionali, il trio spiega: “l’obbiettivo è quello di avere un sound non solo bello ma anche e soprattutto adatto al ballo”.
Se, come noi, amate ballare e amate la musica allegra, sarà un piacere ascoltare Chemin de fer sul vostro stereo o, meglio ancora, dal vivo magari ad un ballo! Per esempio andando in Valle d’Aosta l’estate prossima, al festival Etétrad, dedicato a queste musiche e che è organizzato da uno dei membri del trio, Rémy Boniface!
Per ascoltarli: www.youtube.com/watch
www.myspace.com/cdf - www.grand-mere.it - www.etetrad.com
Vincenzo Marchelli: lelladx@libero.it


MUZZIKA! Novembre 2011 | babelmedWORLD MUSIC FROM CATALONIA 2011, Generalitat de Catalunya
Questo disco non è in vendita perché, prodotto dalla Regione di Catalogna, è destinato alla promozione degli artisti locali. Ciò nonostante, ci è sembrato interessante parlarvi degli artisti magari molto attivi nella regione, ma non necessariamente conosciuti al di fuori dei suoi confini. La Catalogna negli ultimi anni è stata molto feconda, anche perché la Regione dedica alla cultura un ruolo molto importante, sostenendo festivals, sovvenzionando spazi per gli spettacoli, offrendo residenze agli artisti: non solo per ragioni ideologiche, ma anche perché, molto pragmaticamente, gli spagnoli hanno capito che la musica vuol dire anche economia, di solito nel senso di posti di lavoro e entrate locali, ed è anche un eccellente strumento di comunicazione esterna, per il “marchio d’immagine” della vitalità di una regione.
Elenchiamo rapidamente gli artisti presenti in questo disco, voi cercateli su youtube, su myspace o sulle loro pagine internet: Domini Màgic (che fa l’occhiolino all’Africa), Arianna Savall, S’Albaida (mattina d’Oriente), Las Migas (flamenco), Névoa (jazz), Bino Barros, Rafa Xambo, Canimas, Sol i Serena, Néila Benbey (orientale), La Troba Kung-Fu (hip hop), Che Sudaka (cumbia colombiana), Sabor de Gràcia (Cuba), El Tio Carlos, Rauxa, Banda Achilifunk, Companyia Elèctrica Dharma, e Alma Afrobeat ensemble.
Gli spagnoli adorano festeggiare, e visto che gran numero di latino-americani sono immigrati in Spagna negli ultimi anni, non c’è da meravigliarsi se tra questi gruppi una buona parte fa musica latino-americana: gruppi nati innanzi tutto per fare festa!
www.catalanarts.cat


MUZZIKA! Novembre 2011 | babelmedHUM TRIO, “Lei passa tèms”, Autoproduction d’artiste

I francesi sono appassionati delle “musiche del mondo” e di quegli artisti esotici d’Africa o d’Asia che mescolano tradizione e modernità. La stessa tendenza però è in atto in Francia, e sarebbe forse tempo di estendere l’etichetta di tradizionale anche a quegli artisti francesi che, in maniera dolce e non violenta, rivendicano le proprie radici e la loro identità, pur pescando a piene mani nella modernità. Il Trio Hum, composto da tre giovani musicisti di Montpellier, fa parte di questo gruppo.
Un piccolo passo indietro a proposito del rinnovamento delle culture occitane: a settembre scorso vi abbiamo presentato un libro pubblicato di recente su questa rinascita musicale ( “La vie en oc. Musique!”, di Elisabeth Cestor e Augustin Le Gall - www.babelmed.net/la_renaissance.fr ).
Questo rinnovamento musicale è stato accompagnato da un rinnovamento letterario, legati l’uno all’altro a stretto giro, perché per cantare in occitano servono dei testi. Come ha scritto Robert Lafont nella prefazione de “L’anthologie de la nouvelle littérature occitane” di Giovanni Agresti (Editions Jorn, 2004, edizione bilingue),
“Scrittori di un nuovo tipo, che non concedono più niente al pittoresco, scelgono di lavorare più in profondità rispetto ai loro antenati la propria parte di eredità culturale, di provare il sapore delle vecchie parole, restituite di dignità dinnanzi alle scuole contemporanee, e aprire allo stesso tempo il retaggio tradizionale ai venti del mondo”.
Joan-Ives Roier fa parte di questi nuovi autori occitani. Specialista della tradizione orale nella regione di Forcalquier in Alta-Provenza, dove vive, collezionista di racconti e di canzoni e narratore lui stesso, sue sono le poesie che il trio Hum (“hum” significa “fumato” in guascone) ha musicato per la raccolta “Les tems passa” (Editions Jorn). Poesie dalle tematiche senza tempo di cui vi presentiamo un estratto, per permettervi di assaporare la lingua occitana, che fu la lingua nella quale scrissero le loro poesie i trovatori. Lingua popolare perché parlata, e non colta come il latino nel quale allora venivano scritti tutti i libri. Una vera rivoluzione, un sovvertimento profondo per l’epoca.
“La luna ei dins son plen e lo vuege dins ieu creisse coma un chiron s'entrauca dins la fusta ; faudriá que lo fustier vèngue d'una man justa xilofenar mon còr en me durbent lo sieu...”

Vi rassicuro: neanch’io parlo occitano, e non c’è bisogno di conoscerlo per apprezzare questo disco del Trio Hum, proprio come si apprezza un disco del Mali pur non conoscendo il bambara, o le canzoni dei Rolling Stones senza capire tutte le parole. Aimé Brees al clarinetto e al canto, Vincent Crépin alla chitarra e al bouzouki e Christophe Montent alle percussioni (riq, daf, zarb,…) ci regalano un viaggio alle radici dell’Occitania, che si è bagnata a lungo alla fonte delle influenze orientali.
Si resta sorpresi, ascoltando alcuni brani, per l’evidente parentela dei ritmi e delle melodie tra Occitania e Oriente: l’orecchio da solo riesce a dire, più mille dotte analisi, fino a che punto furono vicine queste culture, e senza dubbio quanto lo siano rimaste. Così in “Como la molineta”: come una trottola la musica gira, su un ritmo circolare, di cui non si sa dire se sia arabo o quello di una danza paesana europea di altri tempi, che si ballava formando delle ronde… E il suono sordo delle percussioni che ritmano le melodie a intervalli lenti, sono a loro volta parenti delle percussioni che accompagnavano le lunghe marce e processioni medievali e che oggi accompagnano la musica orientale.
I riferimenti all’Oriente sono a volte molto più espliciti, come nel pezzo “Irish Muslim”, dove il clarinetto di Aimé Brees evoca chiaramente quelli che si possono ascoltare dalle parti di Istanbul… E, sorprendendosi, si apprende dal libretto del cd che questo tema altro non è che un arrangiamento, tutto orientale, di un brano della tradizione irlandese! Viaggio, viaggi…
Il trio Hum ci regala la visione di un’Occitania radicata in una lingua e dei ritmi secolari, ma anche aperta ad ogni nuovo vento e alla modernità, come testimonia l’irruzione di un canto hindi in “La curat de Lurs”, le evocazioni qui e lì di transe africane, musiche ripetitive e ipnotiche, o il finale di “Lo Peire”, molto pop-rock…
Se volete ascoltare l’Occitania moderna, e rispondere a tutti coloro che sostengono che internet sta uniformando il mondo e che la modernizzazione uccide le tradizioni…
Per ascoltarli: www.youtube.com/watch
www.myspace.com/humtrio


Nadia Khouri-Dagher
(29/11/2011)


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