Il Cairo, città senza cielo | Muhammad Hilmi Abd al-Wahhab
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Muhammad Hilmi Abd al-Wahhab   
Il Cairo, per molti secoli rifugio per l’anima, è ormai fonte di depressione e disperazione oltre che di una serie di malattie come insufficienze circolatorie, diabete e anemia.

Il Cairo, città senza cielo | Muhammad Hilmi Abd al-Wahhab
Moschea di ‘Amr Ibn al-‘As
Ma a ben guardare, il Cairo ha da sempre spinto i suoi abitanti a cercare oasi di pace al di fuori delle sue mura. Così, mentre ‘Amr Ibn al-‘As [conquistatore musulmano dell’Egitto, N.d.T] venne da Alessandria per fondare al-Fustat a sud-est dell’attuale Cairo, l’emiro Abu ‘Awn, il secondo governatore abbaside dell’Egitto, si costruì una città a nord di Fustat che chiamò al-‘Askar [il nome completo era Madinat al-‘Askar, La città dei militari, N.d.T.]. Poi, Ahmad Ibn Tulun [fondatore della dinastia tulunide in Egitto, N.d.T.] se ne andò ad al-Qata’i‘ [in arabo ‘I quartieri (militari)’, N.d.T.], alle pendici del monte Yashkur.

‘Abd al-‘Aziz Bin Marwan, governatore omayyade, fondò un’altra città, Hilwan, in un’area a sud del Cairo ricca di numerose fonti d’acqua calda dagli effetti terapeutici, immersa nella natura e in un clima incantevole. Oggi Hilwan si è trasformata in uno dei peggiori posti in Egitto dal punto di vista sia sanitario che ecologico, ricettacolo di asme, tubercolosi e difficoltà respiratorie per il fatto di ospitare, ad ogni angolo, fabbriche di cemento.

Ma non mi prolungo sulle origini e sullo sviluppo della città. Il mio intento è mostrare come uno stile architettonico particolare presente al Cairo, quello di gusto europeo, francese in particolare, diffusosi nell’era del “Cairo khediviale”, in riferimento al khedivé Isma‘il che governò l’Egitto dal 1863 al 1879, sia finito oggi nel degrado più totale, nell’era Mubarak (che governa l’Egitto dal 1981), patrocinatore del moderno rinascimento egiziano!

L’invenzione del Cairo khediviale
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Chiostro khediviale accanto alla piramide di Cheope
Per iniziare, è noto che lo stile architettonico del Cairo khediviale che ha modellato l’attuale centro del Cairo sia considerato un unicum , essendo il risultato di un’affascinante coniugazione di elementi cairoti e parigini. A metà del secolo XIX il khedivé Isma‘il incontrò il prefetto Haussmann, progettista della nuova Parigi, e si accordò per la creazione di una nuova urbanistica che differisse radicalmente dalle architetture islamiche avvicendatesi al Cairo (fatimida, ayyubide, mamelucca e ottomana).
Passarono appena cinque anni che “Il Cairo khediviale” vide la luce e, a sigillarne il battesimo, fu l’inaugurazione di Via Muhammad ‘Ali, poi le grandi piazze al centro della città, come Piazza della Ferrovia e della Cittadella. Rapidamente sorsero grandi edifici, uno dopo l’altro: il Teatro dell’Opera, il parco dell’Azbakeya, il parco dell’Orman [parola turca che significa ‘foresta’, N.d.T.], il giardino zoologico ecc.
Questa parte di città aveva la forma di un triangolo il cui vertice era rappresentato da Piazza della Liberazione (Midan al-Tahrir) e la cui base è Piazza del Teatro dell’Opera (Midan al-Opera) e Piazza Ramsete (Midan Ramsis). Da qui si dipartono numerose arterie attraversate, in un’area di tre chilometri quadrati, da 421 edifici meravigliosi tutti appartenenti alla seconda metà del XIX secolo e al primo ventennio del XX. Edifici che coniugano diversi stili architettonici: dal classico, al rinascimentale, all’art déco.

La ricercatrice americana Paula Sanders afferma in “L’invenzione del Cairo medievale” (in inglese, pubblicato dall’American University in Cairo) che la storia della salvaguardia dell’aspetto architettonico della città è stata raccontata in modi diversi. L’opera di ristrutturazione iniziò a metà del secolo XIX quando ingegneri europei, viaggiatori occidentali e architetti francesi chiesero ad alta voce di salvare un’urbanistica che versava in pessime condizioni. È a seguito di ciò che, nel 1881, si diede vita ad una commissione che si sarebbe dovuta occupare della ristrutturazione su indicazione del khedivé Tawfiq. Quel khedivé che più architetti oggi chiamano “il bulldozer” per la sua ossessione di realizzare il sogno di mescolare l’urbanistica fatimida all’urbanistica europea, dominata da tratti francesi, chiedendo aiuto ad esperti europei come Castman [lo stesso che costruì il nome palazzo Groppi per l’imprenditore italiano Achille Groppi, N.d.T.], Antonio Lasciac e Leo Nafilyan.

La Parigi d’Oriente
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Palazzo Sednawi
Nonostante il degrado, ancora oggi Il Cairo khediviale continua a mostrare gli antichi fasti attirando a sé gli sguardi dei visitatori della città. È per questo che dieci di questi edifici sono stati considerati i più begli edifici del Cairo. Essi sono:

1. Palazzo Immobilia – che si trova all’incrocio tra Via Sherif e Via Qasr al-Nil, costruito ai primi del Novecento. Occupa una superficie enorme (5444 metri quadri) ed ha 370 appartamenti distribuiti su 13 piani;
2. Immobile 8 – a Piazza Tal‘at Harb, costruito nel 1903. Nonostante non sia più alto di quattro piani, occupa una grande superficie della piazza con la quale si armonizza grazie alla sua facciata semicircolare;
3. Immobile 22 – a Via Qasr al-Nil, detto anche “Palazzo della Banca Abu Dhabi”. È caratterizzato da uno stile che coniuga il barocco al vittoriano. La facciata dà su Piazza Tal‘at Harb e sulle Vie Tal‘at Harb e Qasr al-Nil. L’architetto francese Leo Nafilyan volle decorarla con ornamenti in ferro e creare ampie verande per marcare lo stile francesizzante;
4. Palazzo Sednawi – si affaccia direttamente su Piazza Tal‘at Harb e Via Qasr al-Nil. È composto da sei piani e si caratterizza per la sua altezza e i suoi balconi, ben 14 su uno stesso piano;
5. Palazzo della Società nazionale per le Assicurazioni – simile agli altri palazzi che danno su Piazza Mustafa Kamel, secondo il noto architetto di fama mondiale Mamduh Hamza è il più bel palazzo del Cairo. Fu costruito nel 1900 in stile greco. Interessante è il fatto che esso non si appoggia su fondamenta armate e, ciononostante, nessun terremoto finora lo ha mai danneggiato. Si affaccia su tre zone: Piazza Mustafa Kamel, Via Qasr al-Nil e Via Muhammad Farid;
6. Immobile 3 – a Piazza Mustafa Kamel, anche detto “Palazzo del Circolo Risotto”. Di colore rosso, che gli dona un’eleganza particolare, fu in origine un circolo per francesi. Fu realizzato su imitazione dei palazzi francesi, in particolar modo per le colonne di granito che intramezzano i suoi balconi;
7. Palazzo Degla – nel quartiere di Zamalek. Si trova accanto al giardino ittiologico. Le facciate, una diversa dall’altra, mostra come non fosse un “condominio” bensì come ogni piano rappresentasse una sorta di villa indipendente che si armonizzava con gli altri piani attraverso i pergolati lignei, le pareti sospese, le sculture e le decorazioni floreali;
8. Palazzo Lebon – nel quartiere di Zamalek. Uno dei più tardivi dell’epoca del khedivé, era abitato spesso da artisti famosi;
9. Edificio al-Nasr - sul lungoNilo, nel quartiere di Giza, formato da trenta piani, spicca per le sue ampie verande dalle quali è possibile godere della vista del monte Muqattam;
10. L’edificio sportivo - sul lungoNilo. Caratteristici sono tre dei suoi piani realizzati orizzontalmente.

È possibile prendere esempio dagli altri?
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Luxor
Il 10 agosto 2004 la first lady egiziana Suzanne Mubarak inaugurò la sede dell’ente nazionale per il coordinamento civile creato dal ministero della Cultura che aveva l’obiettivo di restituire il fascino e l’equilibrio a tutte quelle città, villaggi, strade e piazze in Egitto che hanno caratteristiche architettoniche particolari. Tale apparato è stato fondato in base al decreto repubblicano 37/2001 grazie al quale è stato avanzato un progetto di legge per l’organizzazione di lavori nell’ambito del coordinamento civile.

Ma a quattro anni dalla creazione dell’ente niente è cambiato ad eccezione della città di Luxor, nell’Alto Egitto. Il Cairo, al contrario, diventa sempre più brutta e affollata oltre che sommersa dai cartelloni pubblicitari che, dopo aver guastato le piazze (in particolare Piazza della Liberazione) ora arriva fino alle periferie più lontane (fino ai caselli d’entrata ecc.).

Si era annunciato che tale apparato avrebbe ripensato la struttura urbanistica in modo armonico restituendole eleganza, bellezza, autenticità storica e culturale. Si sarebbe così concretizzata la necessità di una visione estetica capace di riqualificare questi luoghi, valorizzando elementi unici nel loro genere, così da offrirli rinati alle nuove generazioni.

Eppure, a sentir parlare così, solitamente gli egiziani rispondono, scettici, “Pesce, latte, tamarindo”! E hanno ragione se è vero che le parole sono tante ma i fatti ben pochi. Si pensi, per esempio, al fatto che la stessa Suzanne Mubarak aveva annunciato di voler sradicare totalmente l’analfabetismo per l’inizio del 2007 e, ad oggi, poco meno della metà degli egiziani ancora non sa né leggere né scrivere!

Inoltre, l’Egitto è stato incapace di prendere ad esempio, in questo senso, altre esperienze simili a livello mondiale. E’ il caso della Spagna, che è riuscita a salvaguardare i suoi edifici storici attraverso un enorme sforzo profuso dal ministero della Cultura e, in particolare, dai sindaci di Madrid e Barcellona; quest’ultima città sede dell’ “Istituto di studi mediterranei” ha preparato una serie di studi volti a trasformare il centro storico cittadino in un’area di interesse architettonico e turistico senza intaccare la storicità dei luoghi.

L’esperienza spagnola si è basata sulla suddivisione degli edifici in tre tipologie: 1. gli edifici di interesse archeologico di proprietà dello stato; 2. edifici di proprietà di privati; 3. edifici presi in affitto da privati/turisti senza possederli. Il governo spagnolo ha cooperato con i possessori delle ultime due tipologie o fornendo sostegno economico oppure concedendo mutui piuttosto vantaggiosi.

Domande senza risposta
Il Cairo, città senza cielo | Muhammad Hilmi Abd al-WahhabOggi non esiste un paese al mondo – ricco o povero che sia – che mostri un caos architettonico come quello egiziano. Generazioni di giovani egiziani sono vittime di una cultura totalmente diversa da quella nella quale sono stati educati gli egiziani del XIX secolo, proprio a causa dell’assenza di punti di riferimento estetici. E con il degrado in cui imperversano strade, stradine e marciapiedi, con le fogne che spesso vengono in superficie anche nelle zone più eleganti del paese, all’egiziano non resta che cantare, insieme a Sherin ‘Abd al-Wahab: “Hai bevuto mai dalle acque del Nilo? Hai provato mai a comporre per lei una canzone?”.

Oggi il Cairo mostra migliaia di edifici disarmonici privi del minimo gusto architettonico. Ovunque tu vada, incontrerai palazzi altissimi ricoperti, sui tetti e sui lati, da giganteschi cartelloni pubblicitari che contribuiscono, se è possibile, al già disastroso inquinamento visivo. Ciò rende la vita insopportabile sia in città sia nei quieti quartieri che sorgono in periferia che ben presto si trasformano in mostri circondati da tutti i lati da bidonvilles e dai cartelloni pubblicitari.

“Qui non c’è un posto dove rifugiarsi!”, mi diceva recentemente un amico mentre passavamo sul ponte 6 ottobre che è divenuto simbolo di inquinamento e sovraffollamento.

“Qui non si respira!”, urlava una persona sulla metro soffocata dalla folla.

“Qui non si dorme!”, diceva un bambino di strada mentre si copriva sul Ponte dell’Evacuazione in fuga dal freddo invernale.

“È senza cuore!”, questa fu la mia prima impressione sul Cairo quando vi arrivai proveniente dall’Alto Egitto alla fine degli anni Ottanta e ancora oggi ritengo vera questa mia antica impressione. Anzi, le cattive condizioni di vita me l’hanno resa ancora più vera.

Qui, in mezzo alle tombe dei cimitero di Sayyida ‘Aysha, dell’Imam al-Shafi‘i e del Ghafir, vive un milione e mezzo di egiziani; qui un’anziana ignota muore in Piazza di Sayyida Zaynab e resta due giorni per strada perché la polizia si rifiuta di farla seppellire in una tomba non sua! A pochi passi da qui, si trovano decine di bidonvilles abitate da milioni di persone che vivono continuamente sotto la minaccia di crolli (la recente tragedia di al-Duwayqa ne rappresenta un esempio) o che il vento porti via, insieme ai tetti in latta, il sogno di un luogo dove dormire.

Inoltre, da più parti si afferma che nel 2020 il contachilometri cairota segnerà, come velocità media in città, 18 km/h a causa di un traffico che spesso giunge alla totale paralisi e del numero delle auto, in crescita esponenziale, che ha raggiunto i due milioni malgrado le strade ne potrebbero sopportare soltanto 450 mila (secondo un’indagine della motorizzazione del Cairo). Tuttavia, pare che molti, oramai, siano riusciti ad esorcizzare questo incubo quotidiano trasformandolo in un carnevale, in una città dove il piombo nell’aria è il 30% oltre i limiti consentiti creando quella nuvola nera perenne che rende il Cairo, oggi, una città senza cielo.


Muhammad Hilmi ‘Abd al-Wahhab
traduzione dall’arabo di Marco Hamam
(03/11/2008)