Porte aperte a Montpellier | Emmanuel Vigier
Porte aperte a Montpellier Stampa
Emmanuel Vigier   
Porte aperte a Montpellier | Emmanuel Vigier
Peaple et Culture © Elodie Richard
Nella stampa locale, se ne è parlato molto. Per la Gazzetta di Montpellier, è “la regina dell’integrazione”, quella che “rovescia ogni barriera culturale”. Samia Khouaja resta perplessa davanti a tanti elogi e non vuole dare lezione a nessuno. La parola "barriera" la utilizza ancora, perché il cammino di un immigrato in Francia è fatto inevitabilmente di numerosi ostacoli. « C’è una barriera tra oriente e occidente, è questo che mi ha bloccata quando sono arrivata qui. Ho provato un terribile sentimento di solitudine. E poi ho fatto conoscenza con altre donne, la maggior parte di origine magrebina, che erano molto isolate e non uscivano mai di casa». Samia ha lasciato la città di Mahdia, dove è nata, dieci anni fa. "Era così dura che stavo quasi per tornare indietro". A Montpellier, è impegnata nel quartiere dove vive, Saint-Martin, alle porte della città.

Nel tempo, ha avviato dei corsi di ginnastica in francese e in arabo, iniziato un ciclo di alfabetizzazione per le donne, organizzato serate culturali. "Volevo dimostrare alle donne immigrate e alle altre che si poteva sollevare la testa”. “Grazie a te, il quartiere è cambiato”, le dicono. Nel novembre del 2005 ha creato l’associazione "Jasmin d'Orient", inizialmente per sole donne, con lo scopo di lottare contro il loro isolamento. Samia si rese conto che c’era molto da fare per tutti coloro che hanno conosciuto l’esilio. “Jasmin d’Orient” prese da allora altre direzioni e ora incoraggia gli scambi, sia economici che culturali, tra i due paesi: la Francia e la Tunisia.


"Sono qui e anche lì"
L'associazione ospita il centro di accompagnamento e d’informazione per la cooperazione internazionale, uno strumento per i tunisini candidati all’immigrazione e i francesi che vogliono trasferirsi in Tunisia (1). Il programma beneficia di un finanziamento europeo stanziato dal PNUD, il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo. "Lavoriamo con un’associazione tunisina. Abbiamo molti progetti dedicati alla formazione e al lavoro. Abbiamo anche un partenariato con una compagnia teatrale, l'Outil Théâtre, sulla scoperta di questa attività. Ci sono scambi di esperienze, di punti di vista con giovani dell’altra sponda del Mediterraneo, a Médenine". Samia Khouaja oggi è la rappresentante della popolazione migrante tunisina nell'Hérault. "È una piccola comunità, 5.700 persone, nella regione Linguadoca-Rossiglone. Il 60% vive a Montpellier, in tutta la città. Non ci sono quartieri più tunisini di altri. Certo, ci sono anche molti studenti. Molti giovani che vorrebbero rimanere in Francia. Provo a dire loro che non è affatto semplice. Quanto a me, certo, io sono qui e anche lì”.

Jasmin d'Orient è una delle cento associazioni finanziate dal consiglio generale dell’Hérault. “Attraverso la cooperazione decentralizzata, abbiamo creato legami preferenziali con la Tunisia, il Marocco e il Cile. E con la Diputacion de Séville, che fa parte di Arco Latino. Sono contatti che necessitano di un lavoro sul territorio, qui a Montpellier, con le comunità che provengono da questi paesi”, spiega Tom Ashwanden, direttore delle relazioni internazionali. "L’aspetto culturale è una delle nostre priorità”. In questo ambito, a Montpellier, la rete associativa conta numerosi attori che favoriscono la circolazione di idee e la mobilità delle persone. È a Mosson, uno dei quartieri abitati per la maggior parte da immigrati, principalmente marocchini che c’è la sede del centro culturale internazionale Musiche senza frontiere. Il suo fondatore, Fethi Tabet, liutista e cantante, gira il mondo con la sua musica e invita a Montpellier artisti dai cinque continenti. Il festival Quilombo, festival di cinema africano e della diaspora nera, è ormai giunto alla sua settima edizione. Il Cinémed da oltre trent’anni continua il suo lavoro di esplorazione delle cinematografie del Mediterraneo. Una serata "Diversità culturale" è già prevista nella prossima edizione del festival, in programma dal 22 al 30 ottobre 2010, e sarà dedicata a Fatih Akin, regista tedesco d’origine turca.

"Tra le due rive"
Porte aperte a Montpellier | Emmanuel Vigier
Atelier Peaple et Culture © Elodie Richard
Uno dei frutti del lavoro avviato dal dipartimento con il Marocco, in particolare con la regione Souss Massa Drâa, si tiene in una mano. Si chiama "Agadir Hip-hop", un cd registrato nel 2005 da giovani gruppi in arabo, francese e tachelhit, una lingua berbera del Marocco. È un vero successo, una mescolanza particolarmente ricca, la cui composizione è stata affidata alla "Uni'sons". Il lavoro di questa associazione è conosciuto e riconosciuto a Montpellier. "Uni'sons" è nata dieci anni fa e ha favorito l’emergere di nuovi talenti sulle due rive del Mediterraneo. Uno dei suoi fondatori, il musicista Habib Dechraoui, ne tiene ancora le redini. "Uni'sons combatte da dieci anni... abbiamo cominciato con... niente." Il locale è ai piedi di una torre degli Hauts de Massane, nella vasta e lontana periferia della città. "All’inizio abbiamo dato vita a laboratori di musica e canto negli anni Novanta. Sin dall’inizio, abbiamo puntato in alto, ci siamo circondati di professionisti”. Ogni anno, tra 300 e 400 giovani frequentano i loro laboratori. Dal 2003, l’associazione ha messo in piedi il Music Social Club per sostenere i giovani artisti. Sono stati creati già molti lavori: "Providence", "Au delà de J.Bralt'art", ("otto brani esplosivi in cui le due culture si fondono in un rap che conquista ", si legge in copertina), "Tra le due rive" di Mehdi, che canta i suoi “ due volti"...

La crescita dell’associazione ha contribuito a far uscire il quartiere dal suo isolamento, a cambiare la cattiva immagine che si porta appresso. Anche Habib Dechraoui ha fatto cadere delle barriere. "Abbiamo sempre detto di voler fare delle belle cose. E begli spettacoli”. Nel 2006, si presenta una nuova sfida. In tour nel vicino oriente, hanno un’idea folle: creare un festival interamente dedicato alle culture del mondo arabo nella regione. Arrivano a convincere le istituzioni. Il festival si chiama ‘Arabesque’ e in breve tempo diventa famoso. "Un terzo del pubblico viene da Mosson e siamo molto fieri di questo”. L’obiettivo è promuovere la diversità culturale. "Non volevamo affatto fermarci al Maghreb. E offrire al Mondo arabo una visione diversa da quella, spesso negativa, veicolata dai media”. Il pubblico è intervenuto: oltre 18mila persone hanno partecipato alle prime quattro edizioni dedicate all’arte e alla cultura. Ci sono stati grandi nomi: Fellag e Natacha Atlas nel 2009, Idir, Marcel Khalife e Hindi Zahra nell’edizione di quest’anno. La programmazione non è solo musicale. Quest’anno, il cantastorie Ali Merghache ha lavorato con alcuni studenti sul tema dell’immigrazione e la sua storia. Le testimonianze raccolte potrebbero essere conservate in un museo: la Città nazionale della storia dell’immigrazione s’interessa a questo incontro. Ci saranno anche delle immagini. In una delle serate, sarà proiettato un documentario, “Espulsi 1609”, un film sul destino dei mori, i musulmani convertiti a forza al cattolicesimo in Spagna ed espulsi nel 1609, costretti all’esilio verso il Maghreb e il regno di Francia, specialmente in Linguadoca...

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Note
(1) La Francia e la Tunisia hanno siglato numerosi accordi di cooperazione nell’aprile 2008, tra cui la convenzione di “gestione congiunta dei flussi migratori”.

Emmanuel Vigier
Traduzione Federica Araco
Giugno 2010


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