Nuoro, dai nuraghi alla modernita’  | Gavina Ciusa
Nuoro, dai nuraghi alla modernita’ Stampa
Gavina Ciusa   
La Sardegna, adagiata nel Mediterraneo, punto focale della civiltà, avrebbe potuto diventarne regina. Ma la felice posizione geografica, il sottosuolo ricco di minerali, la fiorente vegetazione, il suolo una volta granaio di Roma imperiale, la rendono per 25 secoli appetibile luogo di conquista.
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I suoi “barbari” discendono da un popolo politeista, adoratore delle forze della natura, organizzato in tribù di guerrieri e pastori. Da quel nuragico con civiltà ed economia evolute, risentirà via via di influssi greci, etruschi e longobardi, arabi e turchi, e delle invasioni di fenici, cartaginesi, romani, bizantini, ostrogoti, pisani, genovesi, aragonesi e spagnoli, austriaci. E se il sardo delle coste viene in qualche modo “colonizzato”, il popolo dell’interno non si sottomette. Sa che libertà è uguale invisibilità. Sopravvive alle numerose occupazioni ritirandosi in piccole comunità, ciascuna con usi, costumi e lingua propri. Dove povertà e analfabetismo consentiranno alla tradizione orale di tramandare integri usi e costumi arcaici, memoria biblica e omerica. E quel ‘Codice barbaricino’ che disciplinava i comportamenti e i fondamenti dell’onore. Così, come in una riserva dove, paradosso per un isolano, non si conosceva il mare, vive tra zone rocciose, impervie e inaccessibili del centro dell’isola, abitate da oltre 4.000 anni a.C., che i romani chiameranno Barbagia perché inespugnabili. E niente pareva poterne scalfire la primitiva identità.
L’11 settembre 1720, l’Isola è annessa al Regno Sabaudo. Nuoro, situata nel cuore della Barbagia, tra zone boscose d’incantevole bellezza, nasce come provincia attorno al 1700. Nel 1779, il vescovo di origine spagnola Roig vi fa ricostituire la sede dell'antico vescovado di Galtellì. Nel 1807 è sede del Tribunale di Prefettura. Nel 1836 città. Nel 1848 terza provincia sarda dopo Cagliari e Sassari. Nel 1859 degradata a sottoprefettura.
La Provincia di Nuoro conta attualmente 164mila abitanti contro i 270mila del 2005, quando la suddivisione amministrativa della Sardegna in 8 province anziché 4 (nel 1974 è nata la Provincia di Oristano), le toglie la Gallura meridionale, Ogliastra, Planargia e Sarcidano. La città mantiene le sedi degli uffici statali. Non c’è più la Banca d’Italia.

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Nel 1861 l’Isola fa parte dell’Unità d’Italia. Nuoro è Centro amministrativo con insediamento di funzionari piemontesi e di commercianti della Penisola. Sembrerebbe l’apertura alla modernità, ma il suo territorio viene disboscato, a malapena coltivato per la ventesima parte. Inoltre l’indifferente governo centrale attua prematuramente la riforma agraria del 6 ottobre 1820, nota come Editto delle Chiudende, autorizzando la recinzione dei terreni sino ad allora di uso comunitario, disponendone di fatto l'appropriazione selvaggia da parte del più forte. Ciò provoca nell'intera Barbagia forti dissensi, sanguinose rivolte, faide, omicidi. Nel 1858, dopo l’alienazione anche dei terreni demaniali, un crescendo di scontento sfocia nei moti de ‘su Connottu’ che il 26 aprile 1868 videro centinaia di persone assaltare il Municipio e bruciare gli atti di compravendita. Il Governo, sordo alle ragioni dei deboli, criminalizza. Li giudica fuorilegge costringendoli alla latitanza. Tramutando in violenza l’esasperato bisogno di un’inafferrabile giustizia, rinvigorendo una recrudescenza del banditismo che le numerose truppe inviate difficilmente riusciranno a contrastare.
Nella seconda metà dell’Ottocento, Nuoro è un borgo di poco più di 5mila anime. Luogo di contraddizioni inaspettatamente scosso da una feconda attività culturale, si proietta con accelerate reazioni a catena dal nuragico alla modernità, grazie a quei figli ansiosi di recuperarne i ritardi storici. Di rigenerarsi nella modernità, nella ricerca letteraria, poetica, antropo-sociologica, psicologia sociale, storia, giurisprudenza. Lucidi e colti, ansiosi di dialogo con realtà locali e non, compiono viaggi. Vagano tra la cultura dell’altrove. Arricchiscono la propria. Apprendono scienze e tecniche e ne elaborano di personali, perché la lotta diventi competizione intellettuale, non più sanguinosa. Sono Sebastiano Satta, poeta e avvocato. Antonio Ballero, letterato e pittore. Grazia Deledda (Nuoro 1871 – si trasferisce a Roma nel 1900 e lì muore nel 1936) che vincerà il Nobel per la letteratura nel 1926. Il più giovane del gruppo, Francesco Ciusa (Nuoro 1883 – Cagliari 1949), ha appena concluso gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Ha solo 24 anni quando rompe gli schemi classici, si apre al verismo espressivo e al dramma del vissuto e fa monumento dell’onda di sofferenze che agita la sua terra. La sua “Madre dell’ucciso” trionferà alla Biennale di Venezia del 1907, esaltata dalla critica su tutti i giornali dell’epoca. Primo fra gli artisti sardi, apre con clamore la via delle grandi esposizioni continentali, e sceglie l’isola come luogo d’elezione professionale, esaltandone l’identità nel solco di una storia più generale, con sempre più chiare proiezioni nel futuro. La sua opera ne diviene simbolo, egli stesso fulcro intellettuale. Primo scultore come primo incisore è Felice Melis Marini e primi pittori sono Giuseppe Biasi, frequentatore assiduo della Barbagia e del gruppo nuorese, e Filippo Figari. A questi si aggiungono Mario Delitala, Carmelo Floris, Giacinto Satta. Storia di prime volte, che, all’inizio del Novecento, accoglie con interesse l’arrivo nell’isola dei pittori Camillo Innocenti; Giovanni Battista Quadrone e i costumbristi spagnoli, autori di splendidi ritratti di gruppo, Eduardo Chicharro Agüerra e Antonio Ortiz Echagüe che instaurano rapporti di scambi culturali con i sardi.
È la Prima guerra mondiale a offrire alle masse l’agognato viaggio in continente. Il sardo è addestrato alla fame, al sacrificio, al disagio della campagna. È coraggioso, sensibile ai fruscii e agli odori portati dal vento. Capace di vedere nella macchia e nel buio. Di prevenire ed evitare i pericoli, di muoversi senza denunciare la sua presenza, pronto a morire o a uccidere per difesa o per onore. Di questo crede sia consapevole la Nazione che è chiamato a difendere, che promette - e a ostilità concluse disattende - l’assegnazione di appezzamenti di terreno. In realtà la carne dei sardi, graduati e non, è carne da macello. I caduti sono numerosi come gli atti di eroismo della pluridecorata Brigata Sassari: 13.602 cioè 138,6 ogni 1.000 richiamati. Chi torna ha spesso sacrificato parte del suo corpo. Miseria aggiunta in una terra che reagisce al dramma. Il dopoguerra tocca infatti con nuove consapevolezze ogni classe sociale e ne intacca le ferree separazioni. I pastori e gli ufficiali piccolo-borghesi-intellettuali si scoprono figli ugualmente discriminati di una stessa terra. Costituiscono il Movimento dei reduci e tengono il primo congresso a Nuoro nel 1919. Si preme verso un moderno partito di massa “per costruire una Sardegna padrona dei suoi destini e perciò capace di eliminare miserie e ingiustizie” (Girolamo Sotgiu, “Storia della Sardegna dalla Grande guerra al fascismo”).
Nel 1920 si elaborano i programmi autonomistici del Partito Sardo d’Azione, dove confluiscono confusione ideologica e tutte le componenti del liberalismo di sinistra. Di cementante c’è l’orgoglio di essere sardi, intellettuali, professionisti, contadini e pastori, proprietari e braccianti che sugli sviluppi della società non possono che avere visioni diverse.
Tra le due guerre, Nuoro relaziona le esigenze locali tra loro e con altre latitudini. Le arti divengono fonti di lavoro non asservito alle buone o alle cattive annate. Si fondano scuole. Negli anni Venti Francesco Ciusa, a Cagliari, è direttore della SPICA (Società Per l’Industria Ceramica Artistica) e per primo spinge verso la produzione in serie di oggetti non solo adatti all’uso domestico ma decorativi e con possibilità di mercato anche nel continente. Dal 1925 al 1929 fonda e dirige a Oristano la prima “Scuola statale d’arte della Sardegna” e chiama a insegnarci Carmelo Floris e Giovanni Ciusa Romagna. Nel 1925 Eugenio Tavolara e Tosino Anfossi fondano a Sassari il laboratorio Casa Atte (nel 1925 e nel 1929 medaglia d’oro all’Esposizione internazionale di Barcellona). Nel 1930 Giovanni Ciusa Romagna fonda e dirige a Nuoro la “Scuola bottega artigiana”. Melkiorre Melis è chiamato da Italo Balbo a Tripoli dove avvia e dirige la Scuola Artigiana di Ceramica Libica. Federico Melis fonda una scuola di ceramica a Urbania, città d’adozione che celebrerà lui e la moglie viventi nel “Museo di ceramica Federico e Isa Melis”, mentre la sua isola non gli consentirà di costituire il “Centro d’arte di glorificazione dell’antico popolo sardo” dove intendeva operare gratuitamente.
Durante la seconda guerra mondiale la Sardegna è ancora punto tra i più caldi del conflitto per la posizione geografica, e subisce offensive che distruggono porti e rete stradale aggiungendo allo sterminio del fronte quello dei civili. Nel secondo dopoguerra, un amalgama di trasformazioni continua a far entrare in scena tutto e tutti: medici, farmacista, intellettuali, giovani, gente comune, politici, per lo più avvocati pronti a tornare alla loro professione a mandato concluso, che sono stati sindaci di Nuoro, deputati, senatori, come Pietro Mastino, Luigi Oggiano, Antonio Monni, Salvatore Mannironi, Gonario Pinna. L’arte si conferma messaggio esistenziale e sociale. E gli artisti traggono forza dalla condivisione del lavoro e dalle sue finalità, coinvolgenti al punto da vincere per la prima volta l’individualismo e le invidie che sono vere piaghe dell’isola. Capaci di instaurare tra loro e chi per loro posa, o li segue nel lavoro, un forte richiamo di tipo antropologico.
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Il 26 febbraio 1948 l’isola è Regione Autonoma a statuto speciale. La rinascita del secondo dopoguerra è faticosa, e a Nuoro si lotterà su due fronti: contro le arretratezze e le invidie locali e contro l’etichetta di folklore superficialmente attribuita alla Sardegna, mentre la rappresentazione del costume è simbolo di una condizione umana che affronta il problema della trasformazione. Antonio Pigliaru, docente nella Facoltà di Giurisprudenza di Sassari, con il suo studio più noto, “La vendetta Barbaricina come ordinamento giuridico” (1959), segna un momento fondamentale nella comprensione della complessità isolana e nell’analisi di quanto avrebbe potuto favorirne lo sviluppo. Un’impresa non facile se nel dicembre 1968, in un Consiglio Regionale della Sardegna, ancora si dibatte il problema dell’isolamento delle zone interne. Giovanni Lilliu (Barumini, CA, 1914) [accademico dei Lincei e primo archeologo a usare metodi moderni nello scavo di siti nuragici, scopre tra il 1951 e il 1956 il villaggio nuragico e Su Nuraxi di Barumini, esempio completo e meglio conservato di nuraghe, “Patrimonio mondiale dell’Umanità” nella lista dell’UNESCO ndr], dichiara che «… si dovrà rompere prima conoscendo le origini, i contenuti, la ragione del processo dialettico della cultura resistente […e si dovrà provocare dall’interno] l’uscita ad un superiore livello culturale che non sia rifiuto dei valori originali ma ‘raccordo’” ‘Raccordo’ indispensabile per stabilire un dialogo tra le facce del localismo e tra localismo e dimensione globale. Perciò matura l’esigenza di salvaguardare l’opera di quanti hanno aperto il cammino alla modernità. Il “Comitato per le onoranze a Grazia Deledda” di Nuoro si prefigge di fare Museo della sua casa e di riportarne le spoglie da Roma al paese natale, per accoglierle nella chiesetta della Solitudine. Importante perché, letto oggi, crea un avvio concreto nella storia dei tentativi di colloquio sia con certe chiusure locali che con una penisola piena di pregiudizi. Nei primi anni del 2000, l’arte isolana è ignorata nelle esposizioni-revival a tema o dedicate alle minoranze, che indagano il Novecento. Eppure la lontana America aveva dedicato a Nuoro lunghi documentari e i Paesi d’oltralpe continuano ad avvertirne l’energia, la singolare sintesi tra studi e coscienza etnica.
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Oggi è Paolo Fresu, uno dei più famosi jazzisti al mondo, a indicare come sia possibile vivere tra Bologna, Parigi e l’Isola, a sentire il senso del passato barbaricino tanto che gli viene conferita la cittadinanza onoraria di Nuoro. A proiettarne specifici e fondamentali aspetti in una dimensione globale che non impone la rinuncia del proprio modo di essere. A creare situazioni corali di forte coinvolgimento. Attento al controllo dell'impatto ambientale dei festival in luoghi, strutture, risorse naturali che hanno segnato l’identità, con le iniziative “Green Jazz” sensibilizza sul risparmio energetico, l’uso delle energie alternative, la differenziazione dei rifiuti, dell’abbattimento delle emissioni di CO2. Tra i tanti appuntamenti di Fresu con la Sardegna, due sono per lui assolutamente imprescindibili. Nel mese d’agosto, il primo è nel Nord dell’Isola, a Berchidda dove è nato nel 1962 e dove, a 11 anni, ha fatto parte della banda musicale locale «senza la quale – dice - non sarei mai diventato musicista». È qui che ogni anno si tiene il “Festival Time in Jazz”, da lui ideato e organizzato dal 1988. Il grande palco in Piazza del Popolo accoglie concerti serali con nomi eccellenti (Ornette Coleman, Ralph Towner, Enrico Rava, Mario Brunello, Dhafer Youssef, Enrico Pieranunzi) e puntualmente si ripete il gran consenso di critica e pubblico giunto sempre più numeroso dall’Italia e dall’estero. Inevitabile che a Berchidda si creino situazioni di riflessione, si individuino problemi e soluzioni. Tutto il paese è coinvolto. Le porte delle case si aprono agli ospiti e offrono accoglienza secondo tradizione. I grandi locali in disuso di attività ormai obsolete, si rivitalizzano con mostre d’arte contemporanea e sono i ragazzi del luogo a ricevere i visitatori.
L’altro appuntamento di Paolo Fresu è con l’Ente Musicale di Nuoro che, tra le molte attività, vanta i Seminari Nuoro Jazz, i più longevi d´Italia con i corsi di Siena Jazz, e fra i più prestigiosi in Europa. Fresu ne è Direttore Artistico e nel 1989, ideatore con la cantante Antonietta Chironi. In 22 anni i Seminari hanno accolto circa 3mila musicisti, provenienti da Italia, Spagna, Francia, Germania, Egitto e Stati Uniti. Moltissimi di loro si sono affermati sulla scena nazionale e internazionale, con cartelloni di assoluto rilievo.A questi Corsi strumentali e teorici, tenuti dal quintetto italiano di Fresu, da Maria Pia De Vito e da Bruno Tommaso, si sono aggiunti i corsi di Baile flamenco, Fotografia, Giornalismo musicale. Tra agosto e settembre, circa 200 allievi affollano le aule della Scuola Civica che ospitano i corsi abbinandoli a un´intensa rassegna concertistica, fra le più importanti in Italia. 15-20 concerti si tengono in luoghi che portano in scena monumenti, siti, paesaggi di particolare valenza per la storia e la cultura sarda. A Nuoro città si svolgono nel cortile della Casa natale di Grazia Deledda, oggi Museo; tra le opere del MAN; nella piazza Sebastiano Satta; nella chiesa della Solitudine; tra gli alberi del Monte Orthobene; nella cappella del carcere di Badu'e Carros, che è appuntamento fisso. Nelle località vicine a Nuoro si svolgono nel Santuario di San Cosimo a Mamoiada; nel borgo di Lollove; nel trenino verde che unisce Bosa a Nuoro; tra le ciminiere di Ottana. I Seminari si concludono con il grande saggio-concerto finale al quale partecipano i docenti e gli allievi tutti.
Il presidente dell’Ente Musicale di Nuoro è Angelo Palmas. Medico dell’Ospedale "San Francesco" di Nuoro; fa parte dell’équipe diretta da Attilio Gabbas, nella divisione di Ematologia. Tra le prime in Italia ad effettuare il trapianto di midollo osseo, è divenuta modello di efficienza e competenza, forte dell’aggiornamento dei suoi componenti all’estero in centri all’avanguardia e, a sua volta, sede di aggiornamento per clinici di altre nazioni. Proprio nel 2010 è stata fra le sei strutture al mondo, unica in Italia, ad essere scelta dalla Società Americana di Ematologia, per ospitarvi ricercatori delle più lontane provenienze di realtà in via di sviluppo, per un periodo di ricerca e aggiornamento nel reparto e nel suo Laboratorio di Biologia Molecolare. Professionalità disparate, che crescono trasversalmente, curando il corpo, ma anche il “sentire”, in un panorama lontano da profitti personali, da strutture grette e chiuse, dai gruppi, dalle tribù, che così pesantemente condizionano e si spartiscono certa cultura.
Il motore – oggi come ieri - è la passione per l’arte, l’agire in senso trasversale, la volontà comune di non fare mai a meno di una scuola aperta, al passo con il progresso.

Gavina Ciusa
Giugno 2010
FOTO:
1 .Concerto del cubano Omar Sosa, di Battista Giordano e dei Tenores di Oniferi nel Santuario di San Cosimo, Mamoiada (NU), 2009. Foto degli allievi del Corso di fotografia Jazz dei Seminari Nuoro Jazz
2. Ritratto di Paolo FRESU da Palo Fresu, “Musica dentro”, Feltrinelli, 2009. Foto di Daniela Zedda
3. Mario Delitala, La cacciata dell’arrendadore , 1926, olio su tela 203,4x342,6cm, MAN, Museo Arte Nuoro
Il dipinto si riferisce a un episodio accaduto Il 6 gennaio 1772 a Nuoro. Il sindaco e i consiglieri giudicano “s’arrendadore”, l’esattore che siede per terra, legato, che ha tormentato il paese con esose gabelle e ne aggiunge altre per sé. Lo scacciano per sempre dalla città e lo diffidano dal tornarci, pena la morte per lui e per il Marchese di Orani di cui è emissario! Delitala sceglie di rappresentarlo un secolo e mezzo dopo, quale «esempio di libertà, di coraggio e di indipendenza: qualità che sempre nei Nuoresi sono stati il miglior vanto dall’epoca Romana fino alla guerra mondiale» Foto Archivio Gavina Ciusa, Venezia. Foto Archivio Provincia di Nuoro.
4. La Chiesa della Solitudine accoglie dal 1959 le spoglie di Grazia Deledda. Il progetto è del pittore Giovanni Ciusa Romagna che ne segue anche i lavori, conclusi nel 1954. Il portale, la campana, la via Crucis e gli arredi liturgici -tutti in bronzo- sono dello scultore Eugenio Tavolara. Il rilievo in marmo dell’abside è dello scultore Gavino Tilocca (SS 1911-1999). Foto d’epoca Archivio Gavina Ciusa, Venezia.



INDIRIZZI
Ente Musicale di Nuoro Via Convento, 12 - 08100 Nuoro
tel.0784.36156 info@entemusicalenuoro.it - www.entemusicalenuoro.it
  • ISRE, Istituto Superiore Regionale Etnografico via Papandrea, 6 - Nuoro. Tel 0784/242900
  • MUSEO DELEDDIANO CASA NATALE DI GRAZIA DELEDDA Via Deledda, 42 –Nuoro tel. 0784.258088-242900
  • MUSEO FRANCESCO CIUSA, Piazza Santa Maria della Neve, Nuoro
  • Chiesa della Solitudine, viale Ciusa -Nuoro
  • MAN Museo d'Arte di Nuoro - via Sebastiano Satta, 15 –Nuoro

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