Tangeri: la città, il vento e la cultura | Claudia Zanfi
Tangeri: la città, il vento e la cultura Stampa
Claudia Zanfi   
“A Tangeri non incontrerai mai due volti assolutamente identici. Non importa la bellezza o la bruttezza: queste sono cose relative” scriveva Tahar Ben Jelloun nel bellissimo libro dedicato alla sua città Giorno di silenzio a Tangeri. “Una città dove si incontrano l'Atlantico e il Mediterraneo, una città fatta di colline che si inseguono, avvolta di leggende, enigma dolce e indecifrabile”, continua l’autore.

Tangeri: la città, il vento e la cultura | Claudia Zanfi
Tangeri, Gran Teatro Cervantes 1913 (photo babelmed)

Così appare Tangeri a chi arriva per la prima volta col desiderio di scoprirla, di ripercorrerne la storia, le vicende umane, geografiche, culturali. Appoggiata tra il corno d’Africa e l’Europa, è il luogo dove s’incontrano le acque di due mari e allo stesso modo si mescolano le culture. Tangeri, la sua straordinaria atmosfera, la luce, il vento, che hanno reso unico questo luogo definito “l’Occidente Arabo”. Ospitale per vocazione, oggi terra capace di conservare buona parte dell’immensa cultura sviluppata dagli Arabi in Spagna, porta ancora con sé i retaggi della “free international zone” degli anni ’50. Qui gli scrittori della “Beat Generation” vennero alla ricerca di ispirazioni che l’Occidente sembrava negare. Qui William Burroughs – con l’aiuto di Allen Ginsberg - scrisse
Il pasto nudo , Paul Bowles scrisse Il the nel deserto e Bernardo Bertolucci lo tradusse in cinema.

Questo fenomeno letterario e culturale, dopo decadi e accadimenti storici, dopo la riappropriazione della città da parte del Marocco, è ancora oggi vivace e stimolante.
Tangeri sta di fatto conoscendo una sorta di “rinascimento” culturale grazie ad alcune iniziative di artisti. In linea con la tradizione letteraria, Nejma è la prima rivista artistico-poetico-letteraria del paese. Edita da Simon Pierre Hamelin – direttore della libreria “Des Colonnes” nel centro città - raccoglie testi pubblicati nelle varie lingue, che di fatto ancora si parlano a Tangeri: arabo, francese, inglese, spagnolo, tamazigh.
Con uscita quadrimestrale, affronta di volta in volta temi monografici, come Variations sur la Frontière. Testi, fotografie, poemi, disegni, si articolano intorno alla nozione di frontiera: dall’approccio etimologico alla più lontana allegoria. Espressioni creative, ideate e raccolte nella redazione della città di Tangeri, incrocio di tante frontiere e frontiera essa stessa.

Dallo Stretto di Gibilterra, attraversando colline e mari, la descrizione di una Tangeri fantastica da parte dello scrittore Mohamed Mrabet, il segno a china di Zakaria Ramhani, le indagini sociali della giornalista romana (tangerina d’adozione) Ornella Tommasi, le fotografie di Mohcine Nakari: tutto descrive una città densa di vitalità, di zone di luce ma anche di lunghe ombre.
E su quelle ombre si affaccia il lavoro di Yto Barrada, probabilmente la più conosciuta a livello internazionale tra gli artisti marocchini. Figlia di una benestante e antica famiglia marocchina, Yto ha studiato a Parigi e a New York per poi ritornare a produrre cultura nel proprio paese d’origine. Presente all’ultima Biennale di Venezia con una suggestiva installazione alle Corderie, Yto utilizza principalmente la fotografia per descrivere la realtà circostante. A Life full of Holes e The Strait Project (1998-2004) fanno parte di un ciclo di suoi lavori molto noto.

Si tratta di una ricerca per immagini di quella vita tangerina, di fronte allo stretto di Gibilterra, che scorre ai margini della legalità, nei buchi neri del quotidiano. Rigorosamente in bianco e nero, la fotografia di Barrada si pone tra l’indagine di un popolo attratto dal sogno del “Nord” del Mondo - con lo sguardo rivolto a idilliache immagini di paesaggi Alpini, e la cruda realtà dell’immigrazione clandestina. Le immagini descrivono non soltanto il dramma umano dell’abbandono forzato (della propria terra, la famiglia, le tradizioni), ma con delicata sensibilità mettono in luce la condizione di “rifugiato”. Disorientamento, insicurezza spaziale, sostituzione della realtà sognata, sono alcuni degli stati d’animo che traspaiono nel racconto per immagini di Yto, grazie anche a sapienti tagli e particolari messe a fuoco.

La figura del rifugiato, analizzata a partire dagli scritti di Giorgio Agamben, rappresenta il soggetto centrale nella situazione geopolitica attuale. Di fatto lo stato di nascita impone la sovranità di uno stato-nazione e il cittadino ha diritti solo in quanto riconosciuto all’interno di una “nazionalità”.
Di conseguenza il rifugiato rappresenta colui che vive al di fuori del “diritto”, senza alcuna protezione. Questa simmetria tra visione politica e artistica si fa maggiormente evidente nelle immagini che raccontano i “passeurs”, coloro che tentando di passare illegalmente lo Stretto di Gibilterra giacciono a terra stremati, semi-assiderati, coperti di stracci, in balia di onde e di futuri incerti. Yto ancora una volta ne descrive l’animo, la vita nuda, la melanconia.

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Cinema Rif (photo babelmed)
Successivamente al progetto A Life Full of Holes , Yto Barrada si dedica ad un’impresa straordinaria: riaprire, dopo un lungo periodo di restauro, il vecchio Cinema Rif degli anni ’30 nella Piazza del Gran Socco, nel centro storico di Tangeri, vicino alla Medina e ai Vecchi Mercati della città. Il progetto dell’artista, oltre alla ristrutturazione architettonica e al design degli interni, prevede una programmazione quotidiana di film d’autore, una raccolta di video di artisti e una piccola biblioteca pubblica. Geograficamente “Rif” è il nome della catena montuosa del Nord Marocco, proseguimento della “Sierra Nevada” spagnola, cordigliera che un tempo univa il continente africano a quello europeo, chiudendo l’intero bacino Mediterraneo.
Dalle ceneri di questo vecchio cinema, espressione di programmazioni di “B-Movies”, sorge ora la Cinemateque de Tanger, uno dei rari esempi in tutto il Maghreb di spazio culturale d’artista, luogo di incontro non solo per proiezioni di film accessibili a tutti al costo di soli 15 diram (1 euro), bensì per conferenze, readings, workshops, caffetteria Wi-Fi , ect…

Un altro gruppo da tempo attivo sulla scena culturale della città sullo stretto è l ’Observatorio del Estrecio , un collettivo formato sia da artisti marocchini che spagnoli. Essi conducono un’indagine accurata dei 100 chilometri di frontiera che dividono i due continenti, analizzando i punti di emigrazione, militarizzazione, comunicazione, e i flussi economici presenti nel territorio. L’indagine dura da tre anni e si concretizza in una pubblicazione dal titolo bilingue “Transacciones/Fadaiat” e una nuova mappa geopolitica, assai particolare: il rapporto nord/sud è capovolto e il continente africano è visualizzato a nord della mappa, mentre il confine europeo si trova a sud.

Tangeri: la città, il vento e la cultura | Claudia ZanfiTangeri è questo e molto altro. La musica, ad esempio, gioca un ruolo importante. In questi anni di rinascita culturale sono sorti vari Festival tra cui il Tanjazz , festival del jazz nel mese di maggio; “L’Orquesta de Mujeras de Tangers” progetto fondato da Jamal Ouassini allo scopo di valorizzare e far conoscere la particolare tradizione tangerina delle orchestre tutte al femminile, originariamente legate alle celebrazioni matrimoniali. Anche alcune caffetterie nella città vecchia sono luoghi di incontro culturali: associazioni di artisti si incontrano al Caffè Dalia nella Casbah, mentre i più giovani si riuniscono al Caffè Haifa , con i suoi piccoli tavolini e le splendide terrazze con vista sul porto, dove il profumo del tè alla menta si mescola alla salsedine.

Nei nuovi processi di trasformazione Tangeri si sta aprendo sempre più verso il nuovo e verso l’occidente, e il progetto voluto dal giovane Re per il porto “Tanger-Med”, vede la città concorrere per diventare il più importante e grande porto di tutto il bacino del Mediterraneo. Usando le parole stesse dell’artista Yto Barrada, Tangeri rischia di diventare una città “à vendre” (in vendita), a causa delle enormi speculazioni immobiliari che affiancano questi progetti commerciali e urbanistici. Ma una frase dello scrittore William Burroughs ci salva: “ Tangeri è veramente una città da sogno, adagiata tra il suo passato e il suo futuro. La sua topografia è ricca di scene oniriche, frontiera nuda tra sogno e realtà”.


Claudia Zanfi
(26/09/2008)

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