Tangeri, l’eterna cosmopolita | Kenza Sefrioui
Tangeri, l’eterna cosmopolita Stampa
Kenza Sefrioui   
La Città dello Stretto conosce un rinnovamento culturale e si reinventa una nuova Babele
Tangeri era “the Dream City”, la città del sogno descritta da Paul Bowles. Lo scrittore e compositore americano vi si era installato nel 1947 e vi ha vissuto fino alla morte nel 1999. Alla fine della sua vita scriveva: “Ancora oggi, l’immagine di Tangeri resta quasi immutata. Le persone vi arrivano sognando di immergersi nell’atmosfera fatta di eccessi e di prodigalità che qui vi regnava negli anni Quaranta: a volte pretendono persino che il sogno diventi realtà”.
Tangeri, l’eterna cosmopolita | Kenza Sefrioui
Tanger (photo Sébastien Sindeu)

Da città internazionale a città di frontiera
Tangeri affascina. Ha incantato Matisse e Delacroix. E’ stata una capitale culturale per degli artisti venuti da tutto il mondo, soprattutto nel periodo in cui era zona internazionale, dal 1923 al 1960. Tra i grandi nomi che hanno contribuito per un secolo al suo splendore: William Burroughs, Allen Ginsberg, Truman Capote, Jack Kerouac, Antoine de Saint-Exupéry, Tennessee Williams, Paul Morand, Roland Barthes, Jean Genet, Marguerite Yourcenar, Joseph Kessel, Samuel Beckett, i Rolling Stones, Camille Saint-Saëns, Francis Bacon, Ian Fleming, Maurice Ravel, Antonio Gaudi, Pierre Loti, Brion Gysin… e naturalmente Mohamed Choukri, o ancora Tahar Ben Jelloun e Rachida Madani. Tutti vi hanno lasciato la loro impronta. Paul Bowles, come è noto, che aveva imparato l’arabo e che aveva trascritto i racconti di scrittori come Mohamed Mrabet e tradotto in inglese Mohamed Choukri. L’autore del Journal tangérois e di Réveillon à Tanger non c’è più, ma s’incrocia ancora in città Mohamed Mrabet, il narratore inesauribile, che ha appena pubblicato le sue Mémoires fantastiques (Memorie fantastiche, éd. Rouge), dove racconta la Tangeri degli anni Sessanta. Un’altra figura che sembra arrivare proprio da quest’epoca è Hédy Saheb-Ettaba. Il primo concertista del mondo arabo, le cui radici affondano fino in Italia, Turchia, Germania e la cui ascendenza paterna risale alla famiglia del Bey di Tunisi, anche lui era l’amico di Paul Bowles. Egli aveva trionfato a Vienna nel 1998 interpretando le sue opere al pianoforte. Queste figure sembrano uscire dal periodo del massimo splendore di Tangeri, dove persone arrivavano a ogni parte del mondo per assaporare esotismo e libertà, dandole un prolungamento di tutto ciò, nonostante le difficoltà che la città ha conosciuto per molti decenni.
Tangeri, l’eterna cosmopolita | Kenza Sefrioui
Tanger (photo Sébastien Sindeu)

In effetti, dal 1940, Tangeri è il punto di arrivo di un esodo rurale, arrivato soprattutto dal Rif e dalle Jbala. La sua economia è molto legata al contrabbando, soprattutto con l’enclave spagnola di Ceuta, e al traffico di hascich. L’industria del tessile, che si è sviluppata a partire dagli anni Cinquanta facendola diventare il terzo polo industriale del Marocco, ha accolto una manodopera precarizzata dalla miseria ammassata nelle bidonville. Quelli che sono emigrati in Belgio, Olanda, Francia, Germania e Inghilterra hanno contribuito all’esplosione di un urbanesimo fortemente legato alla speculazione. A partire dal 1990, la Città del Diritto accoglie, oltre ai migranti interurbani del Marocco, i candidati all’emigrazione clandestina verso l’Europa. Quella che veniva chiamata “la città degli stranieri” in riferimento a tutti i conquistatori che vi erano passati - Fenici, Romani, Vandali, Arabi, Portoghesi, Inglesi, Francesi e Spagnoli - è diventata una città di frontiera. Soprattutto dopo politica di chiusura delle frontiere da parte dei paesi dell’Europa del Sud.
Tangeri, l’eterna cosmopolita | Kenza Sefrioui
Tanger (photo Sébastien Sindeu)

Oggi Tangeri è un luogo di passaggio e di attesa, ma anche un importante luogo di transito e un punto strategico della delocalizzazione industriale del Nord, soprattutto nei settori del tessile e della telefonia. Del resto la città ha conosciuto uno sviluppo spettacolare dopo gli anni Duemila: oggi è la quinta città del Marocco, con circa 670 mila abitanti secondo l’ultimo censimento del 2004 , e il secondo polo economico del paese, dopo Casablanca. Conta quattro zone industriali, di cui due, Tangeri FreeZone e quella portuaria che hanno lo statuto di zona franca. Sono stati lanciati dei grandi lavori, alcuni dei quali terminati nel 2007-2008. Ora Tangeri ha una nuova stazione, è collegata a una rete autostradale e oltre un milione di passeggeri transitano per il suo porto. Dispone di un centro-affari, di installazioni turistiche e il centro della città è stato restaurato. E, soprattutto, il secondo porto di Tangeri del Mediterraneo e le sue zone industriali sono stati aperti nel 2007, dando una svolta al traffico marittimo commerciale. Degli ingegneri marocchini e spagnoli stanno attualmente studiando la fattibilità di un tunnel sotto il Mediterraneo di una quarantina di chilometri, di cui 28 sarebbero sotto il mare.

Sguardi sulla città plurale

Tangeri, l’eterna cosmopolita | Kenza SefriouiQuesta situazione di città di frontiera, in un contesto di grandi progetti e di crocevia della migrazione, suscita nuovi cambiamenti. “Tangeri sta per rinascere – sottolinea la regista Farida Belyazid – Ciò viene fatto dolcemente. Si vedono soprattutto il cemento, le infrastrutture, ma non ancora il risultato. Certo, ci sono sempre più ristoranti, la città è più pulita ed è più piacevole viverci, ma è anche caotica in un periodo di transizione. La vita è sempre cara e non c’è abbastanza lavoro. C’è molta disoccupazione e i salari sono bassi. Ma oggi si respira speranza mentre dieci anni fa era la disperazione”. Questa figlia della città, nata nel 1948, guarda con occhio sereno i nuovi arrivati, candidati all’emigrazione, alcuni dei quali si sono installati, prima nell’antica medina, poi nei quartieri periferici e hanno intessuto dei legami di vicinato e di solidarietà. “Tangeri è sempre stata una città di passaggio. Gli Africani cominciano a parlare marocchino. Sono là, ecco perché succede. Molti vanno in chiesa o alla moschea. Hanno anche rivivificato la chiesa anglicana”. Mescolarsi per loro è normale. “Tangeri è una città universale, vecchia di migliaia di anni” . La città internazionale si arricchisce della zona franca “con dei prodotti del mondo intero, soprattutto di abbigliamento” .
Nel 2005, per rendere omaggio al mosaico umano e culturale della città, Farida Belyazid ha adattato per il cinema La Vida perra de Juanita Narboni di Angel Vasquez, un autore nato a Tangeri e morto nel 1975. “Ha vissuto il periodo internazionale. E’ uno scrittore maledetto, ma ha ricreato un universo molto esatto”. Farida Belyazid racconta di aver letto il romanzo negli anni Settanta e aver impiegato 20 anni a realizzare Juanita di Tangeri. “Per molto tempo m’infastidiva che la storia non fosse totalmente marocchina per cui frenavo. Poi si è presentata l’occasione di fare il film con una coproduzione tra il nord e il sud del Mediterraneo, con la Spagna. Ma è un’opera universale”.
Il film racconta la storia di una donna di padre inglese e di madre andalusa all’epoca della guerra civile spagnola, con l’entrata a Tangeri delle truppe sottoposte ai franchisti, poi durante la seconda guerra mondiale con l’arrivo dei rifugiati da tutta l’Europa. Uno dei problemi per la diffusione del film “è che vi si parlano diverse lingue, ma questo è importante. D’altronde si parla lo spagnolo di Tangeri, con delle aggiunte arabe e ebraiche”.
Per Pierre Hamelin, giovane francese e tangerino di adozione per sette anni, si ricorda dell’indifferenza delle persone nei suoi confronti: “E’ normale che un francese circoli per Tangeri. E’ sempre successo da più di mille anni: c’è un’abitudine alla tolleranza e alla curiosità”. Anzi, egli nota che la città è sempre più cosmopolita. Ma evidenzia il rimpianto per la mescolanza delle tre religioni e delle tre lingue diverse: “Le persone rimpiangono gli ebrei, gli spagnoli che erano più numerosi, la possibilità di avere accesso a diverse lingue, perché oggi spostarsi è meno possibile. Prima, i tangerini andavano piuttosto a Malaga che a Rabat”.

Le nuove iniziative

Tangeri, l’eterna cosmopolita | Kenza SefriouiPierre Hamelin lavora nella celebre Libreria delle Colonne, luogo di alta cultura, frequentato fin dal 1940 dai più grandi scrittori. Egli ha lanciato nel 2006 una piccola rivista letteraria “Nejma” perché le persone, marocchine e straniere, venivano a propormi dei testi da pubblicare in arabo, berbero, francese, spagnolo e inglese. Qui c’è una pratica consolidata di plurilinguismo. Ho lanciato Nejma per provare che la Tangeri dell’epoca d’oro non era morta, che c’erano ancora degli scrittori che scrivevano in diverse lingue”. Nejma è una Babele di lingue “una Babele di canti dagli accenti differenti” che risuonano in lingue originali multiple e in traduzioni. Fin dai primi numeri la rivista si presenta come un inno alla città: “Scrivere, far scrivere, tracciare la parola in terra, a Tangeri, su questa città mitica. Ascoltare, far ascoltare, queste voci perse nel vento dei due mari, i tenaci di una leggenda la cui realtà vorticosa, inebriante, annaspa. Così nasce Nejma, la stella, la nuova stella nel cielo del Passaggio, astro di carta che assomiglia agli uomini, insieme di parole, sposa le lingue, le influenze, le civiltà in un fazzoletto, Babele feconda e discreta, finestra sullo scambio. Crogiolo di una cultura unica, plurale, come in nessun’altra parte. Tangeri si sveglia e per questo merita che le sia dedicato il Verbo”. La rivista è al suo quinto numero ma ne ha già consacrati due speciali a Paul Bowles e a Jean Genet.
Il secondo cantiere di Pierre Hamelin è la Libreria delle Colonne, che ha riaperto il 16 dicembre 2010, dopo il suo acquisto da parte di Pierre Bergé e un anno di lavori. Pierre Hamelin si rallegra di aver arricchito i fondi della libreria, prima essenzialmente francofoni, con la letteratura in arabo, inglese e spagnolo. “La gente legge molto in inglese perché è utile e per impararlo acquistano i classici” . Ma è la parte della letteratura araba che va meglio. “C’è tutta la letteratura araba e la letteratura universale tradotta in arabo: Sartre, Simone de Bouvoir, Bourdieu. Mahmoud Darwich…”, spiega, stupito di aver rinnovato sette volte la parte consacrata alla letteratura russa (“un metro e trenta di scaffali”) . E’ soddisfatto: “Questo ha permesso di interessare gli intellettuali arabofoni che prima non venivano. Tutto questo contribuisce all’immagine multiculturale della città” .
C’è pure la Libreria “Gli Insoliti”, che si presenta nel suo blog come “la sola libreria di Tangeri che fa vedere, bere, leggere e meravigliarsi” e organizza regolarmente incontri con gli autori e delle mostre.
Altro risultato sorprendente: la Cinemateca di Tangeri, creata nel febbraio 2007 grazie all’iniziativa di un produttore francese, Cyriac Auriol, del regista e produttore marocchino Latif Lahlou e della grande fotografa tangerina Yto Barrada. La squadra ha rimesso a nuovo il cinema Rif, sulla piazza del Grand Socco, che si è imposto come un luogo conviviale, con la sua sala, la sua biblioteca-videoteca e il suo caffè. La Cinemateca di Tangeri ha protestato contro il fenomeno, endemico a Tangeri come nel resto del Marocco, della chiusura dei cinema: 5 sale oggi contro le 14 di trent’anni fa e contro la povertà della programmazione, limitata soprattutto ai film indiani e a quelli americani di azione. Essa offre una finestra sul cinema di tutto il mondo. In programma questa settimana: “Les Citronniers” di Eran Riklis, Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen, o ancora “Mémoire d’un saccage” di Fernando Solanas. Ha pure iniziato delle azioni in direzione dei bambini, come il primo cineclub per i giovani, “La Lanterna magica”, in partenariato con un’associazione svizzera. In breve, la Cinemateca di Tangeri prende parte attiva alla “ricostruzione del paesaggio culturale tangerino” .
Tangeri, l’eterna cosmopolita | Kenza Sefrioui
Tangeri, Gran Teatro Cervantes 1913 (photo babelmed)

Da parte sua, Farida Belyazid si ricorda con emozione del teatro Cervantès, e delle belle sale che proponevano una bellissima programmazione: “Questo si è rovinato ma ora sta rinascendo” . Ed enumera i festival che stanno dando dinamicità a Tangeri con una nuova apertura: il festival Tanjazz, il Salone internazionale del Libro di Tangeri, il Festival nazionale del film, e soprattutto il Festival del cortometraggio mediterraneo.
Allora, i Tangerini nostalgici? Non del tutto. Per Pierre Hamelin “Si ha nostalgia di ciò che non si è conosciuto. La nostalgia tocca soprattutto i visitatori”. E cita la riflessione di una signora: “Il periodo internazionale andava bene se eri ricco. Come oggi”. E conclude: “Tangeri oggi ha la fierezza di essere una città-faro”. Per Farida Belyazid: “I nostalgici sono sempre di meno. Sono gli stranieri che vengono a cercare il passato. I giovani, loro, vivono il loro tempo”.


Versiòn en espa
ñ ol


Version française


Kenza Sefrioui
(07/04/2011)

http://nejma.ma
http://librairielesinsolites.tanger.over-blog.com
http://www.cinemathequedetanger.com


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