Il crocevia Maiorca  | Cristina Artoni
Il crocevia Maiorca Stampa
Cristina Artoni   
Il monumento simbolo di Palma di Maiorca sovrasta la città dominando il mare antistante. E’ la Seu, che tutti chiamano la “cattedrale della luce”.
Un’imponente chiesa di struttura gotica, costruita nel XIII secolo, sopra l’antica Moschea maggiore. E’ qui che si racchiude il passato e il presente della storia che ha attraversato questo angolo di Mediterraneo.
Il crocevia Maiorca  | Cristina Artoni
La Cattedrale

A portare il mondo esterno dentro le mura antiche è stato recentemente uno degli artisti contemporanei più conosciuti a livello internazionale. Miquel Barcelò, maiorcano di Felanitx ha ricostruito la “creazione del mondo” rimodellando su un’immensa struttura di argilla elementi spesso estranei a un luogo di culto: pesci, fiori palme e il mare nel suo movimento sconnesso. L’unica figura dalle sembianze umane è il Cristo, che risalta con il bianco. Barcelò ha voluto esprimere così, come ha dichiarato lui stesso, “la spiritualità quotidiana”.
Ed è la stessa intensa spiritualità che si respira a Maiorca, attraversata da stili compositi, frutto di un crocevia di culture. Terra per secoli di conquista e d’emigrazione, che solo negli ultimi cinquant’anni si è trasformata in un luogo di immigrazione.
Prima dello sviluppo del settore terziario, fino al 1910 l’economia era dominata dall’agricoltura. In seguito comincia la crescita del settore terziario e di quello industriale, poi qualche anno dopo, negli anni Cinquanta, il turismo diventa il vero motore dell’economia. L’espansione costante dell’impresa turistica spinge ad una domanda di lavoro, che apre il mercato alla manodopera immigrata.
Il crocevia Maiorca  | Cristina Artoni
Francina Armengol
L’arcipelago delle Baleari ha cambiato quindi la propria struttura economica di pari passo alla tendenza migratoria, spiega Francina Armengol, Presidentessa del Consiglio Insulare, a capo anche dell’associazione Arco Latino: “A partire dagli anni sessanta iniziò l’emigrazione degli spagnoli della Penisola verso l’isola, che oggi, insieme ai suoi discendenti, costituiscono circa il 30% della popolazione che risiede a Maiorca. Lo shock culturale si produsse quando i nuovi arrivati scoprirono che a Maiorca la lingua in uso era il catalano, eravamo ancora sotto il Franchismo e il catalano era sottovalutato e non riconosciuto ufficialmente. Con la democrazia e l’autonomia dell’arcipelago, il catalano ottenne insieme al castigliano lo status di lingua ufficiale tanto che oggi si insegna nella maggior parte delle scuole”.

Una delle caratteristiche che si percepiscono rapidamente visitando Palma di Maiorca è la ricchezza di lingue della popolazione: il catalano (versione locale), il castigliano, il tedesco e l’inglese e l’arabo. Sono le lingue che corrispondono alle nuove comunità che negli ultimi decenni hanno messo radici sull’isola: “Negli anni novanta – conferma la Presidentessa Francina Armengol - inizia una nuova immigrazione di due tipi. La prima è composta da cittadini dell’Unione Europea che si trasferiscono a vivere a Maiorca per lavoro e prendono una nuova o una seconda residenza. L’altra è quella di immigrati non comunitari che trovano impieghi nei settori in ascesa come quelli dei servizi e delle costruzioni. Questa immigrazione apporta una pluralità linguistica e culturale che deve essere tenuta in conto dalle istituzioni per garantire le politiche di servizi comunitari e per tentare di evitare situazioni di ghetti sociali o culturali. Il risultato di queste migrazioni è una società che si caratterizza per la sua pluralità e si basa su un sistema educativo con un solido meccanismo d’integrazione”.
Il fenomeno migratorio verso l’arcipelago è però una realtà in continua evoluzione, tanto da influenzare costantemente i nuovi equilibri che si creano nel corso degli anni.
Nelle Baleari la popolazione straniera, secondo dati del 2009 dell’Istituto nazionale di Statistica(1) è aumentata nel giro di un anno del 17,2%. Il flusso migratorio è massiccio soprattutto verso Maiorca, con l’arrivo ogni anno di circa 32 mila stranieri e 9 mila spagnoli. Le Baleari rappresentano l’area autonoma spagnola con il maggior numero di immigrati. La comunità più ampia è composta da cittadini provenienti dalla Germania, con oltre 33 mila persone, segue la britannica con circa 22 mila persone. I cittadini marocchini sono come presenza al terzo posto con oltre 20 mila persone, cui seguono italiani, argentini, ecuadoriani e romeni. Palma di Maiorca è la città dell’intero arcipelago con il maggior numero di stranieri residenti (77,330) seguita dal centro urbano di Calvia.
Ma malgrado la forte presenza di nuovi “cittadini” la convivenza resta pacifica, tranne qualche frizione tra le comunità arrivate di recente e che stanno soffrendo maggiormente le conseguenze della crisi economica.

Da un’inchiesta della Fondazione Gadeso(2) emerge che anche gli ultimi arrivati nell’arcipelago hanno un’esperienza positiva per quello che riguarda l’accoglienza. Il 32% degli intervistati dichiara di ricevere un trattamento “molto buono” e il 38% sostiene di sentirsi “abbastanza” ben considerato dai locali. Solo un residuale 3% dà un giudizio negativo. Tra le comunità interpellate che risultano aver espresso qualche critica emergono la magrebina e quella dei cittadini provenienti dall’Africa subsahariana. L’inchiesta rivela al tempo stesso che il 60% degli immigrati non si sente discriminato. Alla domanda se hanno pensato di ritornare al proprio paese di origine, il 20% degli intervistati di prima generazione ha dichiarato di non voler rientrare e la percentuale si alza al 60% quando la domanda è rivolta ai figli di immigrati, quindi la seconda generazione.
Palma di Maiorca si sta trasformando in un reale laboratorio di analisi sociale, dove i cambiamenti demografici si accompagnano a quelli del territorio. L’alta qualità della vita e la forma di convivenza civile sembrano favorire la partecipazione attiva della popolazione. La presenza di decine di associazioni legate alle diverse comunità presenti sull’isola, sia culturali che di riferimento, sono il segnale di una società civile vivace. La conferma arriva anche dalla Caritas locale, che impegnata al sostegno dei nuovi arrivati, sottolinea: “La popolazione di Maiorca, protagonista in passato di emigrazione ha sperimentato nelle varie ondate migratorie, anche con successi ed errori, come integrare la maggior parte dei nuovi cittadini”.
E’ così in questa chiave che l’opera di Miquel Barcelò, il “miracolo di argilla e ceramica” nella cattedrale di Palma assume ancora più significato, perchè si tratta di un artista nomade, espressione della sua terra, ma con atelier in Mali, Parigi e nella stessa Maiorca. La sua “Creazione del mondo” è stata realizzata però a Vietri, nel salentino, nel cuore del Mediterraneo e culla di un’antichissima tradizione artistica.

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1) - www.mallorcaweb.com
2) - “Preocupaciones Ciudadanas (XIX)” pubblicato nel n.162 di Cuadernos Gadeso


Cristina Artoni
Giugno 2010



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