I mille volti di Istanbul (terza parte) | Enrico Galoppini
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Enrico Galoppini   
I mille volti di Istanbul (terza parte) | Enrico GaloppiniNella cultura islamica, la concezione del tempo è di tipo circolare, o meglio, ciclico: siamo nella fase finale di un particolare "ciclo dell'umanità", quella in cui nessun altro Inviato dopo Muhammad (Mehmet, in turco) verrà più come latore di un nuovo Messaggio da parte del Signore. Si tratta dei "tempi ultimi" che anche altre tradizioni, tra cui quella induista, indicano esplicitamente come la cosiddetta "Età oscura". Ora, in questa età non propriamente esaltante, è accaduto di tutto, tra cui la fine della concezione sacrale del potere (questo fu uno degli esiti della Prima guerra mondiale, con la caduta delle case regnanti della Mitteleuropa e della Russia), quindi del "califfato ottomano", che anziché schiudere le porte della restaurazione di un autentico "vicariato dell'Inviato di Dio" le ha sprangate a tripla mandata. E di califfo, guarda caso, di quest'istituto fondamentale dell'Islàm, non si è più parlato.

A proposito di "porta", proprio la "Sublime Porta" (in turco Bab-ı Ali) era simbolo di un potere che, nella specifica immagine ottomana, si concepiva come "orizzontale", successione di spazi (e delle relative "porte") sempre più intimi e riservati a chi deteneva l'autorità. Varcare la "Sublime Porta", oggi, è semplicissimo: essa si schiude quotidianamente per accogliere i turisti negli ambienti del Serraglio che videro padroni grandi sultani e statisti del calibro di Solimano il Legislatore (1520-1566, da noi noto come "il Magnifico") oppure mezze calzette in preda alle loro manie e dedite ai piaceri dell'harem. L'harem (da una radice araba hâ'- râ'- mîm che esprime l'idea di "sacro", di "rispetto" e di "proibizione") è evidentemente il luogo preferito da chi coltiva una "idea dell'Oriente" influenzata dal gusto dell'esotismo e dell'orientalismo, o da chi in cuor suo, senza ammetterlo, invidia il gineceo a disposizione dei Signori del Corno d'Oro. Ma il Topkapı (letteralmente "Porta del Cannone"), situato in posizione strategica sul promontorio del Serraglio (Sarayburnu), tra il Corno d'Oro e il Mar di Marmara, cela altre sorprese al visitatore.

I mille volti di Istanbul (terza parte) | Enrico GaloppiniSembrerà strano, eppure questo palazzo-museo è anche un luogo di pellegrinaggio. Sì, perché i sultani ottomani, alle prese con una legittimità "islamica" non del tutto in ordine sebbene dal 1453 avessero conquistato la "sede dell'Impero" e fossero perciò divenuti di fatto Imperatori (qaysar-ı Rum, "Cesare dei Romani", era uno dei titoli del sultano), patrocinarono una raccolta di reliquie del Profeta Muhammad e di altri Profeti tenuti in gran conto dall'Islàm (sarebbe errato definirli "biblici"). Ecco quindi che in un'ala degli ambienti del Palazzo - stridendo col quieto fluire cui si assiste tra i padiglioni espositivi e le sale di rappresentanza, i chioschi e i giardini - si accalcano eccitatissimi fedeli musulmani d'ogni dove, per guadagnarsi un attimo di prossimità, quasi fisica, col "modello perfetto" al quale s'ispirano seguendo la Sharî'a.
Per la verità, era forse "scritto" (maktûb) che Costantinopoli diventasse musulmana. La moschea di Eyyup (Ayyûb, "Giobbe") al-Ansârî sorge nella parte alta del Corno d'Oro, nel punto in cui sarebbero state rivenute, una volta conquistata la città, le spoglie di uno dei Compagni del Profeta caduto durante il primo assedio condotto già dagli arabi, dal 674-678.

Già, perché Bisanzio, poi Costantinopoli, poi Istanbul, ne hanno viste di tutti i colori. I "barbari" tentarono invano di prenderla, ma gli imperatori bizantini, sapientemente, seppero deviare verso l'Italia quelli che una storiografia amante delle immagini ad effetto descrisse a lungo come una "furia distruttrice", quando in realtà, da Alarico a Teodorico, i cosiddetti "barbari" non chiedevano altro che di romanizzarsi. Pericoli ben maggiori vennero invece in seguito. Dei primi tentativi islamici abbiamo già fatto cenno, ma non si ricorderà mai abbastanza che a mettere a sacco Costantinopoli furono… i Crociati, nel 1204. È quel che si dice una bella "contraddizione" per coloro che sogliono raccontare una Storia manichea di scontri tra Cristiani e Musulmani, tra "noi" e "loro"… La presa ottomana del 1453, poi, non rappresenta una di quelle date "fondamentali" della storia islamica, dato che ogni storiografia, una volta fissato il proprio centro di osservazione, si sceglie una sua cronologia degli eventi capitali. Molto più importante è semmai il biennio 1516-17, durante il quale Selim I, approfittando del tracollo dei Mamelucchi, assicurò ai domini della "Porta" tutto il Vicino Oriente arabo-musulmano, Egitto compreso.

I mille volti di Istanbul (terza parte) | Enrico GaloppiniIl Cinquecento e il Seicento rappresentarono l'apogeo. Poi, un lento, anche se non costante, declino, coinciso con l'arresto della spinta espansiva. È sintomatico che l'Impero, a metà dell'Ottocento, fosse definito a Parigi come a Londra il "grande malato d'Europa": segno che Istanbul non è "in Asia", come vorrebbe far credere chi accampa argomenti di tipo "culturale" per diffondere l'idea di una Turchia come "problema" in relazione alla "adesione" all'Unione Europea. A veder le cose con la lente d'ingrandimento della geopolitica, Istanbul, non è né "in Asia" né "in Europa".

Istanbul, dopo i disastri generati dall'imperialismo e da nazionalismi gretti e miopi (si pensi agli "scambi" di popolazioni tra Grecia e Turchia) che hanno stravolto gli equilibri demografici e perciò l'identità di una metropoli per secoli multietnica e pluriconfessionale, ha tutte le possibilità, anche in virtù di una rinnovata coscienza strategica (si pensi alla posizione-chiave di porta d'accesso mediterranea al sistema Mar Nero-Mar d'Azov-fiumi russi) di svolgere un ruolo pacificatore e di "dialogo di civiltà" in un inizio di millennio che ha tutta l'intenzione – ma non è detta l'ultima – d'infliggerci ben altri, perfidi scenari.

Enrico Galoppini
(28/10/2008)

Per approfondimenti:
AA. VV., İstanbul, (trad. it.) TCI, Milano 1993
Mansel, Philip, Costantinopoli. Splendore e declino della capitale dell'Impero ottomano 1453-1924 , (trad. it.) Mondadori, Milano 2003
Mantran, Robert, I stanbul , (trad. it.) Salerno, Roma 1998
Mantran, Robert, La vita quotidiana a Costantinopoli ai tempi di Solimano il Magnifico , (trad. it), Rizzoli, Milano 1985
Mantran, Robert, Storia dell'Impero ottomano , (trad. it) Argo, Lecce 1999



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