“Arco Latino” si apre al Mediterraneo | Stefanella Campana
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Stefanella Campana   
“Arco Latino” si apre al Mediterraneo | Stefanella Campana“Il Mediterraneo deve tornare a essere un luogo di dialogo e confronto, non di scontri. La sola via è aprirsi e sviluppare il dialogo interculturale ed è questo il lavoro che abbiamo fatto in questi anni. Per esempio, il problema dell’immigrazione può essere meglio affrontato se si conoscono le culture con cui ci si deve integrare”. Con queste parole Antonio Saitta, ha lasciato la sua presidenza, dopo due anni, di Arco Latino (è anche presidente della Provincia di Torino, prossima a nuove elezioni). Le consegne sono state passate a Francina Armengol, Presidente del Conseil Insular de Maiorca.

Costituita da settanta amministrazioni locali tra Province italiane, Diputaciones spagnole e Conséils Générals francesi, Arco Latino - rappresenta circa 45 milioni di cittadini europei - in questi ultimi due anni ha concentrato i suoi sforzi sul consolidamento delle attività sul territorio e sul ruolo delle Province per la coesione economica e sociale. “I governi locali – ha sottolineato Saitta nella sua relazione all’ultima Assemblea generale – hanno una responsabilità speciale nel momento in cui mettono in contatto le associazioni, le reti e gli attori che contribuiscono ad eliminare pregiudizi e stabilire meccanismi che permettano di godere di uno spazio pubblico come legame d’unione dell’insieme della cittadinanza”. Uno degli obiettivi principali di Arco Latino è “riunire i popoli rivalorizzando i legami comuni tra entrambe le rive del Mediterraneo”. Tra l’altro appoggia anche la Rete Europea dei Governi Locali per la Pace che sviluppa programmi di cooperazione decentrata in Israele e in Palestina, per contribuire a rilanciare il dialogo tra gli enti locali palestinesi e israeliani e sostenere tutte le iniziative di pace tra i due popoli.

“Arco Latino” si apre al Mediterraneo | Stefanella CampanaGruppo consultivo di Arco Latino è il Comitato dei Saggi del Mediterraneo, insediato nel 2008, Anno del dialogo tra le culture, di cui fanno parte quattordici personalità, nato nel solco di un’analoga iniziativa promossa a suo tempo nell’ambito dell’Unione Europea nel periodo della presidenza Prodi. Il Comitato è presieduto dall’Ambasciatrice del Re del Marocco (nonché docente di Diritto internazionale) Assia Ben Salah Alaoui che nell’assemblea generale svoltasi recentemente a Torino ha sottolineato le sfide che la crisi internazionale pone ai paesi del Mediterraneo. “È inevitabile che durante una crisi i paesi siano più chiusi verso le persone e le merci. Associazioni come Arco Latino devono essere vigili e impedire la deriva là dove esiste. Bisogna ricordare che dietro le cifre di perdite vertiginose vi sono persone e non numeri”.
Nelle sue osservazioni personali Aloui ricorda come la violenza reale e simbolica è strutturale nel Mediterraneo dove s’infiammano episodicamente i conflitti endemici e ricordando la tragedia di Gaza, l’ambasciatrice marocchina sottolinea come “questa guerra faccia il gioco degli estremisti, indebolisca la pace, radicalizzi i più moderati e semini irrimediabilmente odio e voglia di rivincita rendendo ancora più improbabile la riconciliazione”. L’Ambasciatrice non ha dubbi: “Senza una soluzione equilibrata e durevole o almeno senza una soluzione credibile per uscire dall’impasse palestinese e da tutti i conflitti in corso la fiducia non sarà più ripristinata nel Mediterraneo. Il dialogo interculturale sembrerebbe un sotterfugio per mascherare le realtà e legittimare lo status quo e i comportamenti dei potenti”.
L’ambizione di Arco Latino di essere un modello di integrazione nel Mediterraneo, “con la cultura come motore e l’interculturalità come un vettore essenziale per la realizzazione di questo obiettivo” deve fare i conti con non poche sfide a cominciare proprio dalla sua apertura al Mediterraneo, per “essere la voce delle sue strutture intermedie nell’ambito dell’Unione per il Mediterraneo”.
Non può mancare un’analisi sulla crisi globale e sul suo impatto sui partner. Secondo Assia Ben Salah Alaoui, “al di là dei guasti finanziari ed economici, le crisi generano paure e crisi identitarie, ma possono anche offrire l’occasione per innovare, per rimettere l’etica nelle relazioni umane ed economiche”. L’Ambasciatrice sottolinea le virtù del dialogo culturale per costruire un mondo con meno disuguaglianze, per veicolare dei valori nuovi grazie al métissage, all’ibridazione tra diverse identità e costruire così le passerelle di domani. “Ma non può sostituire le soluzioni concrete che sono alla base delle tensioni e conflitti. Occorre ridurre le disparità, gli squilibri e l’esclusione; favorire una gestione concertata dei flussi migratori, assicurare la libertà di circolazione di donne e uomini, promuovere il turismo responsabile rispettoso dell’ambiente e delle differenze culturali”.

Assia Ben Salah Alaoui si sofferma sul Marocco e sulla sua nuova effervescenza culturale: proliferazione di festival, l’emergere di numerosi gruppi musicali, nuove iniziative culturali come il “Mimouna Club”, creato da studenti dell’università Al Akhawayn per appropriarsi della cultura del Giudaismo marocchino, parte integrante dell’identità della cultura marocchina. A Casablanca il gruppo “Identità e dialogo” è impegnato a far sì che i musulmani dialoghino meglio con gli ebrei.
Aloui è convinta che il livello locale sia il luogo cruciale dove si gioca la sorte del dialogo interculturale, come sono cruciali i media locali quando incoraggiano delle “azioni mediaticamente responsabili”. Il gruppo dei Saggi ha proposto orientamenti operativi che ruotano sull’educazione “vettore centrale per la conoscenza dell’Altro” per promuovere la mobilità, lo scambio e la valorizzazione del sapere, delle competenze e delle migliori pratiche sociali, del principio di uguaglianza e di conoscenza. Per tutto questo i media sono visti come uno strumento privilegiato.

Stefanella Campana
(11/03/2009)


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